giovedì 29 marzo 2018

MADRE TERRA IO TI AMO - Monica Engelsberger


MADRE TERRA IO TI AMO
Monica Engelsberger  




Alcuni giorni fa in occasione di un “ ritrovarsi”, ho ricevuto in regalo un libro con una bella copertina dai colori degradanti dal giallo all’arancione dal titolo insolito “ MADRE TERRA, ti amo”.
Regalo molto gradito poichè io senza libri non so stare e continuo ad essere fedele  al libro tradizionale : anzichè acquistare ebook recentemente  ho preferito ampliare la libreria.

" MADRE TERRA, IO TI AMO" - Un libro alquanto insolito poiché le pagine sono scritte in colori diversi: azzurro, lilla, verde, rosso, etc. , ed  inoltre ogni capitolo  è raffigurato da immagini rappresentanti animali o quadri molto colorati.
Ovviamente l'immagine risulta poi assolutamente attinente all'argomento oggetto nel capitolo di cui trattasi.

La trama

E’ un viaggio fantasioso  i cui protagonisti sono un  LUI e una LEI: entrambi intraprendono separatamente lo stesso viaggio attraverso boschi, laghi,montagne,  etc. alla ricerca di una condizione migliore per la loro anima, ed infine si troveranno  scoprendosi completamente affini. Armoniosamente insieme.
E’ una viaggio, una favola a lieto fine,  in cui l’autrice esalta la bellezza e la potenza della natura.
La natura, se rispettata e ascoltata  è fonte di benessere per l’anima.


Non mi dilungo  e riprendo quanto scritto dall’autrice stessa:

Esprimersi è viversi e viverti è il regalo più bello che tu possa fare a te ed all’Universo.
La nostra vita è una continua ricerca di equilibrio, dove si trova la gioia più profonda. Ogni cosa è in movmento ed in questo movimento tu puoi scegliere. Sempre.
Questo è il racconto di un viaggio, di una scelta che cambia la prospettiva, prmettendo ai protagonisti di trovare una dimensione diversa dove esprimersi liberamente e da li ripartire verso nuovi orizzonti. “  

Una bella idea regalo, una lettura gradevole.


Marzo 2018 - Yvonne


mercoledì 28 marzo 2018

STORIA DELLA MIA ANSIA – DARIA BIGNARDI


STORIA DELLA MIA ANSIA – DARIA BIGNARDI


L’ho visto esposto fra le novità e l’ho acquistato poiché avevo già letto i precedenti di Daria Bignardi ( giornalista e scrittrice)  e, ad eccezione di  “Santa degli impossibili”, li avevo apprezzati.
Quest’ultimo dal titolo “ Storia della mia ansia” mi ha quasi richiamata perché l’ansia la conosco bene, forse in tutte le sue sfumature: è stata mia compagna inseparabile durante l’adolescenza di mio figlio e non solo…
Quindi mi sono detta. “ perché oltre la mia ansia non devo conoscere anche l’ansia altrui?”
Tanto per fare una comparazione.

TRAMA in sintesi e qualche stralcio

Si tratta di un romanzo molto coinvolgente.
Io l’ho percepito come un romanzo scritto con l’anima.
 E’ la storia di una donna scrittrice che porta in teatro i suoi monologhi: età quarantanove anni, sposata con un uomo a dir poco “ problematico” che affonda stati d’animo e pensieri in lunghi silenzi ( ma  davvero lunghi )  e, appare assolutamente incurante di quanto dolore quei silenzi possono procurare a chi gli vive  accanto.
La famiglia è allargata poiché  sia lei che il marito hanno un figlio da matrimoni precedenti e uno loro.
Senza dilungarmi troppo poiché il mio obbiettivo e suggerire la lettura di questo bel romanzo, aggiungo che ad un certo punto a Lea, la protagonista, viene diagnosticato un carcinoma al seno.
Da quel momento la vita cambia volto: lei entra in un altro mondo . Medici, infermieri, infermieracci, la chemioterapia con gli effetti collaterali devastanti oltre alla perdita dei capelli.
La consapevolezza della precarietà della vita che inevitabilmente porta a riesaminare abitudini e priorità.

Il buono di una malattia è che capisci cosa viene prima. Lo senti senza più incertezza, ed esci dalla ruota del criceto

-          Imparerò a prendermi cura di me e a mettere i miei desideri davanti a quelli degli altri, fare il contrario, tanto, non funziona…….E’ stata quella contro me stessa la battaglia più lunga e cruenta. Sono io il mio peggior nemico.

“...non bisogna indugiare sui progetti di felicità, perché non è garantito che avremo il tempo di realizzarli

E  ancora,  questa riflessione a pag 179 apparentemente banale, non lo è affatto perché dalle parole che seguono si può evincere quanto a volte il dolore che si vive è puro autolesionismo.
Non sono tua madre. Ognuno bada a sé. Ognuno è responsabile del suo dolore. Vuoi stare male? Accomodati. Stai male finchè vuoi, ma da sola”.

Infine stasera, suggerendone la lettura a un’amica sono venuta a conoscenza che  l’autrice ha avuto un tumore al seno e quindi la sensazione da me percepita durante la lettura,  ovvero che si tratta di un romanzo scritto con l’anima, non era solo una sensazione.
Poiché anch’io amo scrivere e leggere libri scritti da altri, ritengo di saper cogliere dalle sfumature, dai dettagli della narrazione, quando si tratta di storie inventate oppure frutto di esperienze personali.

La lettura corre veloce, 186 pagine voltate, lette  nei ritagli di tempo libero durante un paio di giorni oltre a qualche ora notturna rubata al sonno.
Marzo 2018- Yvonne

sabato 24 marzo 2018

MILANO - PARCO SEMPIONE


Il parco del CASTELLO SFORZESCO di Milano  - PARCO SEMPIONE




Milano non è il mio luogo natale. La prima volta che sono arrivata  in Stazione Centrale  avevo 19 anni e   appena fuori, l’incontro vero e proprio con la città mi ha trasmesso un senso di smarrimento, anzi paura.
Tutto era troppo grande per me che ero troppo piccola. Ma questa città dai mille volti io ben presto ho imparato ad amarla. Più mi addentravo nel suo cuore e più la paura svaniva.
Nel contempo che imparavo a percorrere le sue strade,  a riconoscere piazze, monumenti, chiese, locali   più ne rimanevo incantata.
Ora io Milano la amo.
 Possiede un fascino singolare, unico e ineguagliabile che io non ho trovato nelle molte città italiane che ho visitato.
Il DUOMO ripreso di lato - foto scattata marzo 2018
L’amo in Inverno con la spettacolarità degli allestimenti natalizi, la amo nei giorni  in cui gente di tutto il  mondo richiamate da eventi importanti  la riempie anzi, la invade.
Trovo straordinario il brusio multietnico in piazza Duomo e le code di persone in fila anche per ore per entrare a  Palazzo Reale,  sede di numerose mostre . 
Mi piacciono gli orientali  che scattano foto e foto in piazza della Scala , forse sperando di portare nei loro paesi Il Teatro alla Scala.

Comunque mi fermo qui: questa era una  soltanto una semplice premessa.

Vorrei invece  descrivere un luogo che frequento abbastanza spesso e che ieri  mi ha particolarmente affascinata, ovvero '''il parco del Castello Sforzesco''' appunto nel cuore della città , a pochi centinaia di metri da piazza del Duomo.


Un ampio parco  in stile romantico  all’ inglese realizzato nel 1893, che ricopre un superficie di 386.000 metri quadrati  e dal Castello Sforzesco  si allunga fino all’Arco della Pace, passando per la piazza del Cannone : prati verdissimi, aiuole ben curate, alberi dai tronchi assimilabili a opere d’arte , vialetti, spazi ricreativi idonei  al divertimento dei bambini, chioschetti, percorsi ciclabili e altro.
Ovviamente non mancano le fontanelle “ drago verde” a cui dissetarsi.
Una zona che nulla fa immaginare di trovarsi nel cuore della metropoli milanese che spesso, erroneamente, viene  assimilata a nebbia e freddo.
In primavera, nelle giornate dal gradevole clima come ieri, il parco è molto frequentato e non è raro vedere sotto gli alberi artisti di strada che regalano concerti e capannelli di persone che  ascoltano, osservano.



La flora è davvero ricchissima e poiché per me è impossibile ricordare tutte le specie, ricopio quanto sta specificato nella descrizione ufficiale:

"Flora: Tra le specie arboree, agrifoglio (Ilex aquifolium), catalpa (Catalpa bignonioides), cedro dell’Atlante (Cedrus atlantica), cedro dell’Himalaya (C. deodara) e della California (Calocedrus decurrens), faggi (Fagus sylvatica ‘Aspelinifolia’, F. ‘Pendula’, F. ‘Purpurea’), liquidambar (Liquidambar styraciflua), pini (Pinus wallichiana e P. strobus), ginkgo (Ginkgo biloba), ippocastano (Aesculus hippocastanum), noce nero (Juglans nigra), noce del Caucaso (Pterocarya fraxinifolia), pioppo cipressino (Populus nigra‘Italica’), pioppo canadese (Populus x canadensis), leccio (Quercus ilex), magnolia (Magnolia grandiflora), ontano nero (Alnus glutinosa), paulonia (Paulownia tomentosa), sofora (Sophora japonica). Bei gruppi di querce rosse (Quercus rubra), tassi (Taxus baccata), tigli (Tilia americana e platyphyllos) e di cipressi calvi (Taxodium distichum). Un’interessante scelta di aceri (Acer negundo, A. campestre, A. pseudoplatanus, A. platanoides e A. saccharinum).
Tra le specie arbustive,collezioni di cornus (Cornus alba, C. controversa, C. florida, C. kousa, C. nuttalii e
C. sanguinea), osmanti (Osmanthus spp.), viburni (Viburnum x bodnantense, V. carlesii, V. davidii, V. opulus, V. plicatum, V. x pragense, V. x rhytidophylloides, V. tinus), ortensie (Hydrangea arborescens, H. macrophylla, H. paniculata e H. villosa), camelie, rododendri, azalee e rose antiche; esemplari di arancio trifogliato (Poncirus trifoliata) e di arbusti a fioritura invernale sarcococca (Sarcococca confusa), amamelide (Hamamelis mollis e H. virginiana), loropetalum (Loropetalum chinense), maonia (Mahonia japonica), camelia (Camellia sasanqua), calicanto (Chimonanthus praecox).
Tra le erbacee perenni, canapa acquatica (Eupatorium cannabinum), hosta (Hosta plantaginea), lysimachia (Lysimachia punctata), potentilla (Potentilla fruticosa), iris (Iris spp)".

Non sto a raccontare la storia del Castello Sforzesco in quanto chi desidera conoscerla è sufficiente che vada sul sito apposito www.milanocastello.it/    che offre anche la visita virtuale.
 
Fontana dinnanzi al Castello Sforzesco - foto scattata marzo 2018
Io vorrei semplicemente invitare tutti coloro che avendo a disposizione un pomeriggio libero di un qualsiasi giorno e lo  volessero trascorrere in un ambiente rasserenante , ad andare al Parco del Castello Sforzesco, il Parco Sempione, il cui ingresso è gratuito.
In questo periodo d’aprile  ci si trova dinnanzi a scenografie non facilmente immaginabili: il vigore della primavera è nel pieno delle forze  e la tavolozza dei colori è super variegata. Le tonalità del verde credo siano tutte presenti  e le policromie floreali creano effetti da favola. Inoltre nel parco è presente anche un bel laghetto artificiale dalle dimensioni non trascurabili dentro il quale tronchi e chiome si specchiano offrendo ingannevoli e strabilianti immagini .

In ogni caso , il parco è visitabile e frequentabile in qualsiasi  periodo dell’anno.
Per me oltre che in primavera, lo trovo straordinario anche avvolto nelle magiche  atmosfere autunnali.

Sintetizzando il parco è un grande spazio verde, un cosiddetto "polmone" nel centro di Milano,  ai cui margini oltre al Castello Sforzesco con tutti i suoi Musei,  si trovano l’Arco della Pace, l’Arena Gianni Brera , la Triennale e l’Acquario civico.

Una zona imperdibile per chi visita Milano e  anche luogo ideale per sdraiarsi in qualsiasi prato e riscoprire il profumo dell'erba  verde.
 E non solo: per chi ama la lettura ritengo che nulla può essere più gratificante di perdersi nelle pagine di un buon libro circondati da tale scenario.
E ancora: luogo ideale per scattare ottime fotografie.

Da Piazza del Duomo è raggiungibile a piedi in dieci minuti.


giovedì 22 marzo 2018

La VILLA del BALBIANELLO - La perla di LENNO



La mia forte attrazione per il Lago di Como non è una rivelazione, come non è una novità che il Lago di Como è ricco di attrattive e quest'anno pare sia stato classificato come IL LAGO PIU' BELLO DEL MONDO.
Oltre alle spettacolarità paesaggistiche di alcuni angoli e borghi,  a volte penalizzati dalla strada provinciale che li ha nascosti , godono di forte richiamo turistico, le Ville, molte della quali visitabili.

In occasione della giornata del Fai ( Fondo Ambiente Italiano - apertura al pubblico di ville e musei con ingresso gratuito) la mia meta è stata la visita alla Villa del Balbianello, aperta al pubblico per l’occasione.

Contornata da una scenografia di rara bellezza su un lembo di terra simile ad una piccola penisola, la Villa del Balbianello si erge sul punto più alto del dosso di Lavedo da cui è possibile ammirare da due lati le straordinarie vedute del lago.
Appartiene al territorio del Comune di LENNO, un paese di circa 1800 abitanti situato sulla sponda occidentale del lago e distante da Como 27 chilometri.

Cenni storici
Fu costruita come dimora di villeggiatura e svago letterario alla fine del settecento per voler del cardinal Durini che acquistò la punta di Lavedo per tale scopo. 
Il luogo fino al XVI secolo ospitò un cenobio religioso di frati cappuccini, del quale rimane a testimonianza solo la stretta facciata della chiesetta con due campanili.

Nel 1797 quando avvenne la morte del cardinale Durini la Villa si presentava già costituita da due corpi comunicanti fra loro da un elegante loggiato che fungeva da tratto di unione fra la biblioteca e il salotto della musica.
 Il cardinale la lasciò in eredità al nipote e patriota Luigi Porro Lambertenghi che cambiò uso alla Villa.
La trasformò da luogo di meditazione a ritrovo per massoni.

Silvio Pellico quando andrà in carcere con grande nostalgia ricorderà i giorni trascorsi alla Villa del Balbianello. Successivamente Luigi Porro andò volontariamente in esilio in Belgio e la Villa fu venduta a Giuseppe Arconati Visconti che insieme alla moglie la trasformò in un salotto prestigioso frequentato anche da Manzoni e Berchet.

Poi, per un certo periodo la Villa fu abbandonata fino a che, nel 1919, un generale americano l’acquistò e fece importanti opere di restauro e recupero dei preziosi arredi. 
Infine alla morte del generale gli eredi la vendettero al noto imprenditore milanese Guido Monzino il quale non esitò a far effettuare importanti rimaneggiamenti ed a trasformare parte della Villa in un museo privato che raccoglie ricordi di viaggio, oggetti , cimeli delle sue numerose spedizioni e rare collezioni di arte .
Monzino era un grande viaggiatore che partecipò alla spedizione al Polo Nord nel 1971 e alla scalata dell’Everest nel 1973. Morì nel 1988 e per suo volere testamentario la Villa con il grande parco e giardino e con una dote che consente ancora oggi la manutenzione, passò in eredità al FAI.


La Villa oggi
Esternamente la villa del Balbianello è di una sobrietà elegante e raffinata, mentre le sale interne che si possono vedere, sono riccamente arredate con mobilio francese e inglese, tappeti orientali, arazzi e grandi lampadari.
E’ caratterizzata da due ambienti chiusi collegati fra loro da una grande loggia: la Biblioteca e il Cartografo ( ex- sala della Musica). Nella Biblioteca vi sono oltre 4000 volumi di pregio che trattano prevalentemente temi di viaggi e geografia appartenenti alla collezione di Monzino . 
Vi è pure una rarissima raccolta di stampe antiche del Lago di Como.
La Loggia consente la vista di un doppio panorama: da una parte la Tremezzina (centro –lago) e dall’altra il bacino che orienta verso l‘Isola Comacina ( la piccola isoletta presente sul lago che fu teatro delle grandi battaglie fra Milanesi e Comaschi).

Ciò che lascia senza fiato sono i lussureggianti giardini all’italiana che scendono gradatamente sul lago, che in questo punto fa pensare sia assai profondo. Giardini molto curati con rilevante presenza di platani secolari che già per la particolarità naturale dei tronchi maculati non passano inosservati, qui vengono potati a candelabro offrendo al visitatore uno scenario fiabesco.


Alcuni inoltre hanno attorno aiuole di glicini: non oso immaginare la bellezza nel periodo della fioritura, quindi siepi di lauro e bosso e infine a rendere perfetto l’insieme, disseminate in punti strategici numerose statue.
L’attracco per l’imbarcadero è dominato da 4 colonne sulle quali sono posizionate 4 enormi anfore ed elaborati cancelli in ferro battuto.
La Villa è raggiungibile con motoscafo in partenza dal Lido di Lenno oppure con una breve passeggiata a piedi – circa 20 minuti - percorrendo un sentiero attraverso il parco
La visita alla Villa Balbianello gratifica la vista con scorci panoramici mozzafiato e l’atmosfera rilassante e romantica infonde serenità.
Per un attimo ho desiderato nascondermi , lasciare partire i numerosi visitatori e trascorrere una notte in qualche stanza della Villa per assaporare meglio panorama e silenzio.
Guido Monzino è sepolto dentro una semplice cappella completamente in pietra, in un angolo particolarmente scosceso del giardino.
Infine un grazie al Fai per la lodevole iniziativa.

Y.P. - Marzo 2018

mercoledì 21 marzo 2018

BELLA MIA di Donatella Di Pietrantonio


“Quando leggo un libro, desidero che anche tu lo stia leggendo. Voglio sapere cosa ne pensi. Non è forse amore, questo?”  (Gabrielle Zevin)

BELLA MIA di Donatella  Di Pietrantonio


BELLA MIA, titolo che potrebbe far immaginare molteplici argomenti, in realtà è il titolo di un
emozionante canto aquilano e il romanzo  di Donatella Di Pietrantonio è incentrato sulle distruzioni del terremoto del 6 aprile e soprattutto  sulle devastazioni psicologiche di cui sono state vittime i sopravvissuti.  
Un romanzo doloroso, le cui descrizioni non lasciano spazio all’immaginazione.
Famiglie mutilate relegate a vivere in estranei moduli abitativi   in attesa di una ricostruzione che tarda a realizzarsi.
Cose accadute che non sarebbero dovute accadere , che forse non sarebbero accadute se le costruzioni fossero state realizzate tenendo in seria considerazione la morfologia  del territorio.
Tanto si è parlato e si è scritto relativamente alla dignità di questi abitanti che con rabbia silenziosa hanno visto sfilare dinnanzi a  loro i vari politici in abbigliamento sportivo accuratamente scelto e indossato per la circostanza… Muti hanno ascoltato le loro promesse dentro la consapevolezza che fra il dire e il fare ci sta di mezzo il mare.
Ma forse poco si è raccontato dei traumi delle anime.... Donatella Di Pietrantonio lo ha fatto in questo romanzo " BELLA MIA".  

TRAMA  in gocce

Io direi che il vero protagonista del romanzo è il LUTTO. Quel lutto che ha  fatto convivere dentro “un modulo abitativo” un ragazzo adolescente che “prima” viveva con la mamma Olivia separata e deceduta sotto una trave della propria casa durante il terremoto, la zia Caterina, sorella-gemella di Olivia e la nonna, mamma di Olivia e Caterina.
Ciascuno il proprio tormento:  la disperazione di Caterina per aver perso la sorella gemella con la quale aveva un fortissimo legame e  ora la  pesante responsabilità di doversi prendere cura  di Marco, suo nipote.
La mamma di Caterina  e nonna di Marco, con il dolore implacabile, quel dolore senza nome per la perdita della figlia Olivia , perdita di cui rende responsabile l’ex-marito per averla lasciata.
 ( Olivia viveva a Roma e dopo la separazione era tornata a vivere in Abruzzo)
E Marco che oltre ad aver vissuto qualche anno prima il disagio della separazione dei genitori , ora si trova a dover affrontare il lutto per la perdita della mamma.
La sua adolescenza diviene problematica facendo insorgere in lui una grande ribellione.

Nella drammaticità di queste esistenze frantumate  fa da sfondo L’AQUILA bella mia, la città delle 99 chiese in attesa della ricostruzione.

Infine un raggio di luce: forse l’inizio di una storia d’amore fra Caterina con il proprietario dello stabile dentro il quale lei  tiene un laboratorio per decorazioni delle ceramiche.

Un romanzo molto coinvolgente  le cui pagine non consentono pause.
 L’ho iniziato e terminato in un paio di giorni.
 Lo stile letterario alquanto originale è molto incisivo e materializza traumi e sentimenti.

L'autrice

Donatella di Pietrantonio vive a Penne dove esercita la proessione di dentista pediatrico. Ha esordito con il romanzo MIA MADRE E’ UN FIUME  ( Elliot 2011, Premio Tropea) . - Leggerò prossimamente.
Ha pubblicato L’ARMINUTA ( 2017 Premio Campiello 2017)  - Letto e apprezzato
Con BELLA MIA ha partecipato al Premio Strega 2014 e ha vinto il Premio Brancati e il Premio Vittoriano Esposito Città di Celano.


STRALCI

-          I ricordi mordono con denti di iena
-          Una casa abitata da tensioni invisibili
-          Già si deteriorano le C.A.S.E., le hanno tirate su in fretta e a caro prezzo per non durare. Qua si stacca un pannello, lè la vernice si scrosta, l’umidità si arrampica subdola e tenace lungo le superfici. Resiste il giallo ocra delle persiane che identificano il nostro modulo, l’azzurro di quello dopo, il verde giù in fondo. Resistono gli abitanti, tra condivisioni forzate e insofferenze.
-          …Che la mancanza si riproduce nelle generazioni successive come un vizio ereditario, una maledetta necessità.

Terminato il libro è sorto in me il desiderio di andare in Abruzzo e visitare L’Aquila allo stato attuale, pare sia ancora un cantiere all’aperto.

Marzo 2018 - Yvonne

martedì 20 marzo 2018

VENEZIA E’ UN PESCE - TIZIANO SCARPA

VENEZIA E’ UN PESCE




TIZIANO SCARPA, vincitore del Premio Strega 2009 con STABAT MATER, un romanzo che mi ha catturata sin dalle prime pagine e che a distanza di dieci anni me lo ricordo come se l’avessi letto ieri, è nato a Venezia nel 1963 ed è autore di molti libri.
Poiché recentemente sono ritornata a Venezia, durante una delle mie solite escursioni in libreria La Feltrinelli, vedendo esposto questo piccolo volume ( 126 pagine) “ VENEZIA E’ UN PESCE” Una Guida - di cui già conoscevo l’esistenza, non ho esitato ad acquistarlo e non me ne sono pentita.
E’ un volumetto prezioso che ci presenta Venezia con gli occhi e lo spirito di un veneziano sicuramente innamorato della sua città e ci permette di conoscerla un pochino più nel profondo.
Sotto il titolo ci sta la scritta “ Una guida”, ma non si tratta affatto di una guida turistica, di un elenco di monumenti o di itinerari bensì è la narrazione della quotidianità , le esperienze che in questa città si possono fare e le difficoltà anche le più banali che si possono incontrare perché vivere a Venezia significa adattarsi ad uno stile di vita particolare.
Venezia è unica, soltanto due strade si chiamano “vie”, le case sono l’una a ridosso dell’altra e non è difficile scoprire cosa avviene dentro la finestra di fronte….
Molti sono i dettagli che evidenzia l’autore, dettagli che anche il visitatore più accorto e informato non sempre riesce a cogliere.
Pag 44: - Henry James ha scritto che Venezia è come un interno, un appartamento fatto di corridoi e salotti: si cammina sempre dentro, non si è mai veramente fuori, non esiste l’esterno nemmeno per la strada. Apparentemente la passione veneziana per la maschera è nata da questo bisogno di incognito, di protezione per la propria identità.”
Una lettura deliziosa, meritevole.
Perfetta per chi ha già visitato Venezia e utilissima per chi intende andarci.
Gennaio 2018- Y.P.

domenica 18 marzo 2018

VILLAGGIO CRESPI - Emblema di armonia


Villaggio CRESPI- Emblema di armonia




Tempo addietro casualmente ho letto una descrizione di un Villaggio sorto verso la fine nel 1800 nei pressi di TREZZO d’ADDA  all’incirca nel punto in cui il fiume Brembo confluisce con il fiume ADDA.  Rimasi particolarmente colpita  poiché lessi   che Villaggio Crespi era stato realizzato ispirandosi   all’architettura inglese  e destinato ai numerosi  dipendenti di un’importante tessitura del luogo. Ne fui incuriosita e mi promisi di andarlo a visitare.
La settimana scorsa transitando in quella zona di ritorno da Bergamo, mi sono ricordata di quanto avevo letto e   ho deciso di fare una deviazione per addentrarmi nel Villaggio che chiedendo qualche informazione ho raggiunto senza particolari difficoltà.


Villaggio Crespi d’Adda, sorto alle fine dell’ottocento per volere dell’industriale Cristoforo Benigno Crespi e suo figlio Silvio Benigno,  appartiene al comune di Capriate San Gervasio in provincia di Bergamo e l’Unesco lo ha inserito  nella Lista del Patrimonio Mondiale poiché lo ha ritenuto “ Esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai , il più completo e meglio conservato del Sud Europa”.

Colpo d’occhio su Villaggio Crespi

In effetti  per me è stata davvero una sorpresa: mi sono trovata in un contesto completamente diverso  dai vari paesi circostanti. Villaggio Crespi è una piccola cittadina realizzata con indubbio  gusto e ricercatezza e addentrandosi   per le vie interne   risulta ben evidente che il progetto è stato accuratamente  studiato affinché  oltre alla estetica fosse garantita anche la funzionalità per un buon e comodo vivere.


Graziose casette di stili diversi,  alcune riconducibili  allo stile medioevale altre al classicismo, altre ancora al  romanticismo ,  alcune davvero poco  dissimili dai  cottage  inglesi  circondate da  appezzamenti coltivati a orti e giardini. Parchi ben tenuti , la Chiesa imponente quel tanto che  basta che dalle   informazioni ricercate ho scoperto che si tratta di una copia  della chiesa di Busto Arsizio, paese natale dei Crespi,  quindi l’asilo  di un tempo,oggi   scuola materna, il cimitero assolato di stile eclettico dominato da un massiccio  mausoleo ovvero la Cappella Crespi e   il cui accesso è consentito percorrendo un lungo viale alberato dall’atmosfera molto  suggestiva denominato  la via del silenzio. Ovviamente  importante la presenza della fabbrica con alte ciminiere , un grande opificio tessile cotoniero attualmente  in disuso, ma che ha funzionato fino al 2004 e che nei periodi più fiorenti dava lavoro a più di 4000 lavoratori . Vicino alla fabbrica la  lussuosa Villa padronale ove risiedevano i Crespi assimilabile ad un castello medioevale. Qualche bar qua è la, un grande lavatoio, un edificio adibito a dopolavoro ove i dipendenti si riunivano nel tempo libero  e il tutto immerso e circondato  da rigogliosa vegetazione


Un contesto davvero gradevole che merita di essere visitato. In primavera è meta  di numerose scolaresche e annualmente sopraggiungono qui più di 20.000 visitatori.
Attualmente vi abitano per lo più i discendenti  dei lavoratori della fabbrica e alcuni edifici necessiterebbero di maggior manutenzione ma pare che la cura del patrimonio dell’Unesco sia completamente a carico del Comune di Capriate e ai giorni nostri le risorse come è noto,  scarseggiano. C’è da augurarsi che vengano davvero tempi migliori in cui  venga prestata maggior attenzione alle ricchezze architettoniche  e di vario genere   sparse per il nostro bel Paese.

Qualche cenno di storia sui fondatori del Villaggio

Cristoforo Benigno Crespi primogenito di Antonio Crespi  nasce a Busto Arsizio nel 1833 e nel 1878 fondò la Tessitura di Crespi d’Adda avvalendosi dei più  moderni metodi di  tessitura dell’epoca. Nel 1904 costruì la Centrale  idroelettrica di Trezzo
sulla Adda, ricevette il titolo di  Cavaliere del Lavoro e Commendatore della Corona d’Italia. Morì a Milano nel 1920.
Silvio Benigno, figlio di Cristoforo Benigno Crespi nacque nel 1868 e nel 1889  dopo aver terminato gli studi in Inghilterra entrò a far parte dell’azienda paterna  e in seguito  ne assunse la direzione. Uomo dotato di tenacia e talento pubblico un libro sulla sicurezza sul lavoro, divenne il primo presidente dall’Associazione dei Cotonieri  e fu pure Presidente della Banca Commerciale Italiana e dell’Automobile Club.
Fu pure deputato e senatore e morì  a Cadorago nel 1944.
Padre e figlio personaggi pregevoli di ampie vedute e  precursori dei tempi moderni in ambito imprenditoriale e non solo.

Cimitero


Effettuando ricerche su Villaggio Crespi  e i suoi fondatori si scoprono molte curiosità interessanti: per esempio pur rientrando nel territorio bergamasco, telefonicamente ha il prefisso di Milano poiché  i Crespi fecero installare una linea privata che faceva capo a Milano. Silvio Benigno  nel 1920 fu fra i primi a promuovere la costruzione delle prime autostrade etc. etc.  

Inoltre in  commercio si trovano testi molto esaustivi (  per esempio “Crespi d’Adda  di Luigi Cortesi)  che trattano l’argomento, ma  il mio obbiettivo è semplicemente quello di stuzzicare la curiosità di coloro che non ne hanno mai sentito parlare. Chi abita a Milano e dintorni sicuramente vale la pena che ci faccia un salto e ci trascorra un mezza giornata: sono certa che ne rimarrà piacevolmente impressionato.
Chi  invece decide di visitare Bergamo e dintorni, farà bene a tenere in considerazione anche Villaggio Crespi.   Garantisco che vi sono scorci spettacolari.
In questa stagione le rive del fiume Adda offrono  immagini da cartolina.

Visitando Villaggio Crespi, personalmente mi sono domandata se per caso anni dopo, Enrico Mattei che  fondò Metanopoli ( San Donato Milanese) , villaggio  architettonicamente molto  diverso, ma con il medesimo scopo (destinato ai dipendenti ENI),  non prese spunto dai Crespi. Approfondirò.

Come si raggiunge:

TRAMITE AUTOSTRADA
Autostrada Milano-Bergamo: uscite al casello di Capriate, che dista da Crespi 2,5 km. Dal casello è sufficiente seguire le indicazioni per Crespi d'Adda.
FUORI DALL'AUTOSTRADA
Seguite le indicazioni per Capriate San Gervasio, raggiungete il semaforo di Via Vittorio Veneto, quindi seguite le indicazioni per Crespi d'Adda.



Maggio 2011- Yvonne