martedì 4 agosto 2026

GALLIO: per le vie del borgo

 GALLIO: per le vie del borgo ( Lago di COMO)

 

Gallio

Durante il periodo che trascorro al  paese natio, il luogo dove spesso mi sento poeta e mi cimento ad indossare il ruolo di scrittrice, mi piace fare delle belle camminate in compagnia di me stessa, addentrarmi nel cuore di quei borghi che, essendo abituata ad agglomerati urbani vasti, spesso descrivo come “ pugni di case abbarbicati sul costone della montagna, sino a scendere per farsi accarezzare dalle acque del lago”.

Il territorio di SAN SIRO occupa una superficie di quasi diciannove chilometri quadrati e pure “ i pugni di case” sono diciannove, molto simili fra loro ma differenti se si osservano attentamente.



Fra tutti c’è GALLIO, un borgo con cui ho un rapporto speciale, un legame indefinibile forse dovuto a conoscenze oramai svanite e perciò non lo trascuro mai e non vi è anno che non lo raggiunga.

Vorrei comunque aggiungere che anche GALLIO non mi trascura poichè solo qualche anno fa, su in alto, nella contrada degli Uloc, un ritrovamento apparentemente banale, si è poi rivelato alquanto significativo a confermarmi che nulla accade per caso e che la vita spesso ci manda segnali che non sempre siamo in grado di decifrare. 





Ma andando oltre le divagazioni, torno a Gallio.

Ovviamente mi riferisco a GALLIO antico/vecchio, quello con le case di pietra e le scale esterne , le porte in legno manufatte in uno stile semplice; le stradine tortuose, all’incirca in salita, dalla pavimentazione a tratti disordinata o sconnessa, che corrono fra una casa e l’altra sino a comporre un dedalo e che non sempre consentono l’ingresso ai raggi del sole e neppure ai bagliori lunari.

Amo GALLIO con la lunga fontana oramai divenuta inutile poiché nessuno più si reca alla fontana a prendere l’acqua ed inoltre un tempo fungeva anche da abbeveratoio per gli animali ed oggi a Gallio, come in molti altri borghi , non vi sono più mucche, capre e asini. Forse neppure galline, conigli e pecore.

Il villaggio si sviluppa in orizzontale , come descrissi precedentemente quasi fosse una lunga sciarpa.

Le case rimaneggiate, viste dal basso, ossia dalla strada carrozzabile realizzata negli anni sessanta, sembrano più alte di quello che in realtà sono.


Definirei l’insieme “caratteristico”, richiamando l’attenzione del visitatore sulla torretta campanaria quadrangolare della chiesetta ora dedicata a Santa Lucia (pare che fino al 1952 fosse dedicata ai santi Rocco e Sebastiano, ma personalmente non ho elementi storici certi) e sugli affreschi che si possono vedere su qualche facciata delle case.


Ieri, arrivata davanti al VILLINO MARIANGELA ubicato nel GALLIO nuovo/moderno, tanto per intenderci quello sorto a fianco della carrozzabile, mi ha pervasa un velo di tristezza.

La porta era chiusa ed io, a differenza di sempre, non ho suonato il campanello.

Sarebbe stato inutile . “La” MARILAMP, la donna eclettica, che in molti conoscevano, femminista al tempo in cui le femministe ancora si dovevano organizzare, di ampie vedute e moderna nei suoi novant’anni, la settimana scorsa se ne è andata per non tornare più anche se, da donna operosa quale era, vivrà nei ricordi perché sarà impossibile cancellare le sue impronte. 

Oltrepassato il villino, mentre camminavo cercando di osservare tutto ciò che avevo attorno e soffermandomi di tanto in tanto a contemplare panoramiche impareggiabili, ad un tratto l’ho visto.

Entrambi sulla stessa strada, lui scendeva ed io salivo, anche se non sono propriamente corrette le definizioni discesa e salita: ci si trovava in un tratto di strada abbastanza pianeggiante.

Lui teneva fra le mani bastoni- racchette che forse lo supportavano nella camminata, mentre io tenevo un bastone di legno regalatomi da un cugino, ma senza conoscerne l’effettiva utilità.

Erano trascorsi molti anni senza che ci fosse stata occasione di un incontro ma io l’ho riconosciuto quasi subito e nel vederlo in un baleno sono emersi dalla mia memoria ricordi di un’infanzia serena.

Lui ha risposto gentilmente al mio saluto ma dall’aria interrogativa rivoltami mi è stato facile intuire che non mi riconosceva. Ho sentito comunque su di me l’intensità del suo sguardo e siccome non evito mai di conversare con coloro che pare abbiano un bagaglio ingente di vissuto, ho rallentato il passo, ho cercato di intavolare una conversazione di convenevoli e poi gli ho detto il mio nome.

Immediatamente mi ha regalato un cordiale sorriso ed imprevedibilmente mi sono sentita dire che leggeva con piacere i miei scritti fra i quali anche l’ultimo libro “ Le prigioni del buonsenso”.

Non mi sarei mai aspettata che quel distinto signore mi leggesse, ma ammetto che per un attimo mi sono gongolata poiché avendo l’esigenza di scrivere è innegabile che mi senta gratificata quando riscontro anche un minimo apprezzamento.

Lui ed io non siamo stati giovani insieme, non siamo mai andati in discoteca e neppure altrove poiché la nostra età è separata da decenni, ma essendo io figlia di genitori anziani e avendo avuto fratelli di gran lunga maggiori di me, ho una valigia di ricordi e conoscenze non trascurabile per cui è stato piacevole evocare il tempo in cui i suoi genitori avevano la bottega più fornita di un supermercato per la varietà merceologica offerta, fra cui le pedule blue con le stringhe bianche che tutti, bambini e adulti, calzavano per raggiungere le cascine dei monti di SAN SIRO dove in molti solevano trascorrere lunghi periodi estivi.

Figli, matrimoni, storie, conoscenze sino a concludere che forse il destino ci ha imparentati e nessuno dei due pareva volesse porre fine a quella conversazione disattesa sino a quando, quasi inspiegabilmente e con grande naturalezza mi sono ritrovata ad esternare uno stato d’animo di cui non amo parlare e nel contempo scoprire, che eravamo accomunati dal medesimo dolore e avere pure conferma che il dolore non ha età: il dolore è dolore e basta, è comprensibile soltanto da chi lo indossa o lo ha indossato e il dolore chiede soltanto di essere attraversato e mai negato. 

Il piacere reciproco non è rimasto muto e poi….ho proseguito nella mia camminata e il gorgoglio delle acque della Valle di Noledo ha fatto da colonna sonora alle mie riflessioni.

A Lucena i raggi del sole inargentavano il lago calmo che osservato dall’alto pare sempre più ampio mentre l’intensità della luce quasi mi accecava. Ho alzato lo sguardo verso la piccola chiesetta solitaria sull’altura e ho immaginato proteggesse il borgo.

 Nella piazzetta di Lucena mi ha raggiunta lo squillo del cellulare per cui ho affrettato il passo verso la mia casa di pietra: qualcuno mi stava aspettando, ma oramai avevo la consapevolezza anzi la certezza, che sarebbe stata una BUONA GIORNATA. 

Il piacere di un incontro, lo scambio di un sorriso, una conversazione gentile possono cambiare il verso di una giornata.

 

18 settembre 2025 – Y.Pelizzari ( Scrivo perchè non ne posso fare a meno, ho l'esigenza di fermare gli eventi sulle pagine di un quaderno)


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