mercoledì 22 luglio 2026

L’EREDITA’ di ESZTER – SANDOR MARAI

 

L’EREDITA’ di ESZTER – SANDOR MARAI

 



“ La legge del mondo esige che ciò che è iniziato una volta debba essere condotto a termine”

 «L'uomo comprende il mondo un po' alla volta e poi muore» -  Sándor Márai, nato Sándor Károly Henrik Groschenschmied de Mára, è stato uno scrittore e giornalista ungherese naturalizzato statunitense. La sua fama è legata in particolare al romanzo Le braci ma pure a L'eredità di Eszter.  Considerato fra i grandi maestri della narrativa mitteleuropea è morto suicida il 21 febbraio 1989, forse a seguito del dolore per la scomparsa della moglie e del figlio adottivo.

 Come  altre opere di Sandor Marai, anche L’EREDITA’ di ESZTER l’ho molto apprezzata  sia per lo stile letterario inconfondibile e per la profondità nell’analisi di pensieri, emozioni e comportamenti.

La storia  vede protagonisti principalmente  tale Lajos,  uomo molto affascinante, mistificatore e mascalzone sino al midollo ed Eszter  la  donna che s’innamora di lui e  con il quale per un breve periodo  vive quel “ senso di allarme continuo” che è stato il vero significato della sua vita.

Lajos sposa la sorella di Eszter  che muore prematuramente quindi lui  lascia la città e la casa dove viveva con lei  e sparisce dalla vita di ESZTER e dei conoscenti-amici  dopo essersi impossessato di mobili, oggetti di valore e quant’altro e aver lasciato dietro di sé debiti e molte promesse che ovviamente non manterrà.

 Si farà vivo dopo vent’anni per riprendersi il poco che era rimasto,  ossia la casa dove Eszter vive con un’anziana parente. Eszter pare che sia vissuta nell’attesa di questo ritorno e  sebbene abbia piena consapevolezza  della spregiudicatezza  e dell’opportunismo di  Lajos non si oppone e dinanzi al notaio, convocato preventivamente da Lajos medesimo,   firma il documento con il quale  lui diviene proprietario della casa e del giardino.

Forse la sola spiegazione di tale comportamento è da ricercarsi nel fatto  che gli amori infelici non finiscono mai…   

In sintesi la trama sarebbe alquanto semplice e a tratti grottesca  ma il talento narrativo di Sandor Marai, rende la storia molto coinvolgente e sorprendente.

Pregevoli le conversazioni, in particolare nel finale,  dalle quali emergono tutte le complessità dei sentimenti, a volte davvero di difficile comprensione. 

Dal confronto a quattro occhi fa Lajos ed Eszter al loro ultimo incontro, riporto uno stralcio che trovo davvero pregevole e nel contempo quasi mi rammarico che una simile riflessione Sandor Marai l’abbia messa in bocca all’affascinante mascalzone , forse a testimoniare la fascinazione dialettica che sapeva far trapelare da sè,  sino a indurre i famigliari di Eszter a leggere romanzi classici che lui stesso non aveva mai letto.

 La legge del mondo esige che ciò che è iniziato una volta debba essere condotto a termine. E questo non è davvero motivo di gioia. Nulla arriva mai in tempo, la vita non ci dà qualcosa nel momento in cui siamo preparati s riceverlo. Soffriamo a lungo a causa di questo disordine, di questi ritardi.Siamo convinti che qualcuno si prenda gioco di noi. Ma un bel giorno ci rendiamo conto che tutto era preordinato secondo un meccanismo perfetto… Due persone non possono incontrarsi neanche un giorno prima di quando saranno mature per il loro incontro…Mature non secondo le loro inclinazioni o preferenze, bensì nell’intimo, secondo i dettami di una specie di legge astronomica inoppugnabile, così come si incontrano i corpi celesti nell’immensità dello spazio  e del tempo, con precisione matematica, nello stesso attimo, che è il loro attimo nella successione infinita dei secoli e delle distese spaziali.Io non credo agli incontri fortuiti.”

Dal mio punto di vista è un’opera eccellente.

Luglio 2026 – Y.P.

sabato 18 luglio 2026

KOLCHOZ - EMMANUEL CARRERE

KOLCHOZ - EMMANUEL CARRERE 


Dopo aver fatto la conoscenza con EMMANUEL CARRERE tramite la lettura di LIMONOV, non 
ho esitato ad acquistare KOLCHOZ, attualmente rientrante nella classifica dei libri più letti e, qualche giorno fa l’ho terminato.
Forse l’inizio non è particolarmente avvincente, ma a mano a mano che si procede e si familiarizza con i vari protagonisti la lettura diviene coinvolgente. Infine il finale, quasi disatteso nel punto in cui è inizia, è addirittura commovente. 

Credo che se Emmanuel Carrere è considerato fra i grandi narratori contemporanei, un motivo ci sia : probabilmente consiste nel suo saper coinvolgere e sorprendere il lettore con uno stile letterario considerato ibrido e fluido: “ I suoi testi uniscono reportage, biografia, autobiografia e saggio storico. Rifiuta etichette come autofiction e preferisce muoversi liberamente tra realtà documentata e introspezione soggettiva”.

 KOLCHOZ (edito da Adelphi) è da considerarsi a tutti gli effetti un'opera autobiografica e memorialistica. Nello specifico è un memoir familiare e romanzo di formazione in cui Emmanuel Carrere esplora le proprie radici e il lutto per la scomparsa dei genitori. KOLCHOZ è traducibile in un momento di allegrezza e beatitudine vissuto dall’autore: durante l’infanzia in assenza del padre, lui e le due sorelle minori si trasferivano nella camera dei genitori portandosi i materassi e i cuscini che posizionavano intorno al letto. A quel rito la mamma aveva dato il nome di KOLCHOZ. 
Ed il kolchoz alla fine sarà ripetuto- rievocato nella camera dell’ hospice dove i tre fratelli assisteranno la madre nelle ultime ore di vita, a seguito di un cancro devastante.

La stesura di questo romanzo, iniziata pochi mesi dopo la morte della madre, è la ricostruzione puntigliosa della storia delle due famiglie da cui discendeva appunto la mamma, quella russa e quella georgiana: un omaggio esaltante a Helene Zourabichvili divenuta la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino ad essere eletta segretaria perpetua dell’Academie Francais.

Fatti storici da cui susseguono fatti contemporanei sino alla guerra in Ucraina, analisi che aiutano a comprendere ciò che sta avvenendo intorno a noi, Putin che storici ed esperti concordano sul fatto che la sua figura e il sistema di potere che ha instaurato, noto come putinismo, sfuggano alle classiche definizioni del 900. 

Pag. 108 “ Se il Partito gli dice che il bianco è nero e il nero è bianco, un bolscevico non deve credere a ciò che vede, ma a ciò che il Partito gli dice di vedere” .
 (Comunque penso che la dissonanza cognitiva abbia contagiato anche noi italiani) 

Molto interessante la storia e le vicissitudini georgiane di cui poco se ne parla e se ne scrive. La cugina di Emmanuel Carrère è Salomé Zourabichvili, che ha ricoperto l'incarico di Presidente della Georgia. La madre dello scrittore francese, Hélène Carrère d'Encausse, e la Zourabichvili erano cugine di primo grado, per cui Carrère e la ex Presidente georgiana sono cugini di secondo grado. In conclusione KOLCHOZ sono 407 pagine che meritano d’essere lette al termine delle quali è facile dedurre quanto sia complessa la giusta visione della realtà, e ancora maggiormente lo è se non si è conoscenza della storia, delle tradizioni e della cultura dei popoli coinvolti. 

Quasi inquietante quanto scritto a pag. 288 relativamente alla Georgia “ Le decisioni vengono prese nel cuore della notte nell’ufficio di Misha o nella sua lussuosa villa a Batumi .Sono tutti li, in gruppo, i giovani ministri e i consiglieri speciali americani lautamente foraggiati, stravaccati sulla moquette a divorare vassoi di sushi e sniffare piste di coca prima di partire all’alba su elicotteri dell’esercito per andare in montagna in Svanezia.”

 STRALCI ( significativi soprattutto per chi ama la psicologia come me, e comunque il romanzo di Carrere è considerata pure un’opera psicologicamente potente)

 Da piccoli, i figli amano i genitori; diventati adulti, li giudicano; e qualche volta li perdonano.

 Pag 152: C’entra il carattere, certo, e ciò che facciamo di ciò che è stato fatto di noi – l’unica cosa che conta, diceva Sartre. Ma anche ciò che è stato fatto di noi è importante. E’ importante il luogo da cui veniamo, e ciò che ha formato coloro che ci hanno formato. Sono importanti le scelte, più o meno libere, dei nostri genitori. Quelli che hanno fatto le scelte giuste hanno il mondo in mano e lo lasciano in eredità ai figli. Agli altri restano la vergogna, il risentimento, la sfiducia in sé stessi o la triste risorsa di rappresentare come poetici stravaganti coloro che sono stati oggettivamente complici dell’orrore. In breve: non è la stessa cosa, non genera lo stesso rapporto con il mondo avere avuto come amico di famiglia Romain Gary o Maurice Bardeche. 

Pag 231 – Secondo Freud: ciò che è accaduto nei rapporti con i nostri genitori durante l’infanzia, lo riproponiamo per tutta la vita con i nostri successivi oggetti di affetto. I nostri amori e i nostri odi, la mescolanza fra i due che permea le nostre vite, riproducono i remoti sentimenti di amore e di odio che abbiamo provato per i nostri genitori. 

Pag 207 – Gli scrittori che amo sono gli amici più intimi, più fedeli, più interessanti di quasi tutte le persone che frequento nella vita reale. 

18 luglio 2026 – Y.P.