mercoledì 5 agosto 2026

LA DIVINA COMMEDIA – Dante Alighieri - JERONIMO STILTON

 

LA DIVINA COMMEDIA – Dante Alighieri    - JERONIMO STILTON

 


"Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno   sia schiavo." – Gianni Rodari

    "I bambini che leggono diventano adulti che pensano." 

In Italia è noto che si legge poco, le statistiche  evidenziano che il 60% della popolazione non legge neppure un libro durante l’anno  ma credo che l’intera popolazione sia consapevole di quanto sia importante LEGGERE perché chi legge attraversa i secoli, le storie e le emozioni di tutto il mondo.

Personalmente ritengo che attraverso la LETTURA di testi classici, saggi, letteratura in genere, si possano ottenere quegli strumenti che consentono di conoscerci  nel profondo  oltre a metterci in condizioni  di meglio affrontare la vita e soprattutto le vicissitudini in cui ci si trova coinvolti; la vita la si vive con gli strumenti e le conoscenze  che si sono acquisiti .

 E’ indubbio che leggendo s’impara a pensare e senza timore d’essere smentita affermo che  è importante  insegnare- trasmettere ai bambini  l’amore per la lettura : lettura che per i bambini deve essere intesa come divertimento .

Ebbene avendo occasione di trascorrere del tempo con un bimbo, ho preso l’abitudine di frequentare  i reparti  delle biblioteche  dedicati ai piccoli e sorprendentemente ho scoperto letture davvero avvincenti ed estremamente utili per stimolare la curiosità infantile.

Recentemente, nonostante le mie perplessità ,  il mio bimbo dalla biblioteca si è portato a casa LA DIVINA COMMEDIA di Dante Alighieri  / GERONIMO STILTON e poiché ho letto con lui,  alla fine pure io ne sono rimasta entusiasta.

Ovviamente si tratta di una narrazione alquanto semplificata , quasi si trattasse di una favola ma contiene tutti gli elementi necessari a conoscere il capolavoro del Sommo Poeta e soprattutto  a  conoscere l’anima umano, la differenza fra il bene e il male e l’importanza dell’Amore.

 Tutti possono perdersi in una selva oscura, ma tutti possono uscirne, se imparano a fare le scelte giuste, se cercano il bene e rifuggono il male, se aiutano gli altri e si fanno aiutare nei momenti difficili.

Ora so che esiste una luce infinita che brilla anche quando il mondo è buio. Guardo il cielo e sorrido.

Le stelle scintillano eterne sopra di me, illuminano la strada verso casa”.   

 

Il mio bimbo è rimasto molto coinvolto dalla separazione di VIRGILIO da DANTE al termine del PURGATORIO e più volte ha riletto  le pagine in cui l'episodio era descritto:

Stavo per protestare, ma il suo sguardo mi colpì intensamente. Con gli occhi lucidi, Virgilio mi prese le mani tra le sue e dichiarò: io devo fermarmi qui Dante. Ti ho accompagnato tra il buio dell’Inferno e le ombre del Purgatorio, ma non mi è concesso di godere della luce del Paradiso.

Provai una fitta di sgomento. Virgilio! Il mio Maestro, la mia guida! Lui che mi aveva fatto coraggio quando la paura mi frenava; lui, che mi aveva salvato quando i mostri dell’oltretomba mi minacciavano…

Una lacrima di commozione mi salì agli occhi e scivolò sulla guancia.

Virgilio allora mi sorrise con dolcezza.

-         Non hai più bisogno del mio aiuto, Dante – disse . – Hai imparato tante cose, sei diventato più coraggioso e più saggio. I pericoli della selva oscura non sono più una minaccia, ora il sole splende su di te! L’unica guida di cui hai bisogno è quella della tua volontà, perché hai imparato a distinguere il bene dal male.  

-         Ma come troverò Beatrice? – replicai . – Come farò a…?

Lui scosse la testa e strinse più forte le mie mani. – Sarà Beatrice a trovare te.”  

 

Agosto 2026 – Y.P.

martedì 4 agosto 2026

GALLIO: per le vie del borgo

 GALLIO: per le vie del borgo ( Lago di COMO)

 

Gallio

Durante il periodo che trascorro al  paese natio, il luogo dove spesso mi sento poeta e mi cimento ad indossare il ruolo di scrittrice, mi piace fare delle belle camminate in compagnia di me stessa, addentrarmi nel cuore di quei borghi che, essendo abituata ad agglomerati urbani vasti, spesso descrivo come “ pugni di case abbarbicati sul costone della montagna, sino a scendere per farsi accarezzare dalle acque del lago”.

Il territorio di SAN SIRO occupa una superficie di quasi diciannove chilometri quadrati e pure “ i pugni di case” sono diciannove, molto simili fra loro ma differenti se si osservano attentamente.



Fra tutti c’è GALLIO, un borgo con cui ho un rapporto speciale, un legame indefinibile forse dovuto a conoscenze oramai svanite e perciò non lo trascuro mai e non vi è anno che non lo raggiunga.

Vorrei comunque aggiungere che anche GALLIO non mi trascura poichè solo qualche anno fa, su in alto, nella contrada degli Uloc, un ritrovamento apparentemente banale, si è poi rivelato alquanto significativo a confermarmi che nulla accade per caso e che la vita spesso ci manda segnali che non sempre siamo in grado di decifrare. 





Ma andando oltre le divagazioni, torno a Gallio.

Ovviamente mi riferisco a GALLIO antico/vecchio, quello con le case di pietra e le scale esterne , le porte in legno manufatte in uno stile semplice; le stradine tortuose, all’incirca in salita, dalla pavimentazione a tratti disordinata o sconnessa, che corrono fra una casa e l’altra sino a comporre un dedalo e che non sempre consentono l’ingresso ai raggi del sole e neppure ai bagliori lunari.

Amo GALLIO con la lunga fontana oramai divenuta inutile poiché nessuno più si reca alla fontana a prendere l’acqua ed inoltre un tempo fungeva anche da abbeveratoio per gli animali ed oggi a Gallio, come in molti altri borghi , non vi sono più mucche, capre e asini. Forse neppure galline, conigli e pecore.

Il villaggio si sviluppa in orizzontale , come descrissi precedentemente quasi fosse una lunga sciarpa.

Le case rimaneggiate, viste dal basso, ossia dalla strada carrozzabile realizzata negli anni sessanta, sembrano più alte di quello che in realtà sono.


Definirei l’insieme “caratteristico”, richiamando l’attenzione del visitatore sulla torretta campanaria quadrangolare della chiesetta ora dedicata a Santa Lucia (pare che fino al 1952 fosse dedicata ai santi Rocco e Sebastiano, ma personalmente non ho elementi storici certi) e sugli affreschi che si possono vedere su qualche facciata delle case.


Ieri, arrivata davanti al VILLINO MARIANGELA ubicato nel GALLIO nuovo/moderno, tanto per intenderci quello sorto a fianco della carrozzabile, mi ha pervasa un velo di tristezza.

La porta era chiusa ed io, a differenza di sempre, non ho suonato il campanello.

Sarebbe stato inutile . “La” MARILAMP, la donna eclettica, che in molti conoscevano, femminista al tempo in cui le femministe ancora si dovevano organizzare, di ampie vedute e moderna nei suoi novant’anni, la settimana scorsa se ne è andata per non tornare più anche se, da donna operosa quale era, vivrà nei ricordi perché sarà impossibile cancellare le sue impronte. 

Oltrepassato il villino, mentre camminavo cercando di osservare tutto ciò che avevo attorno e soffermandomi di tanto in tanto a contemplare panoramiche impareggiabili, ad un tratto l’ho visto.

Entrambi sulla stessa strada, lui scendeva ed io salivo, anche se non sono propriamente corrette le definizioni discesa e salita: ci si trovava in un tratto di strada abbastanza pianeggiante.

Lui teneva fra le mani bastoni- racchette che forse lo supportavano nella camminata, mentre io tenevo un bastone di legno regalatomi da un cugino, ma senza conoscerne l’effettiva utilità.

Erano trascorsi molti anni senza che ci fosse stata occasione di un incontro ma io l’ho riconosciuto quasi subito e nel vederlo in un baleno sono emersi dalla mia memoria ricordi di un’infanzia serena.

Lui ha risposto gentilmente al mio saluto ma dall’aria interrogativa rivoltami mi è stato facile intuire che non mi riconosceva. Ho sentito comunque su di me l’intensità del suo sguardo e siccome non evito mai di conversare con coloro che pare abbiano un bagaglio ingente di vissuto, ho rallentato il passo, ho cercato di intavolare una conversazione di convenevoli e poi gli ho detto il mio nome.

Immediatamente mi ha regalato un cordiale sorriso ed imprevedibilmente mi sono sentita dire che leggeva con piacere i miei scritti fra i quali anche l’ultimo libro “ Le prigioni del buonsenso”.

Non mi sarei mai aspettata che quel distinto signore mi leggesse, ma ammetto che per un attimo mi sono gongolata poiché avendo l’esigenza di scrivere è innegabile che mi senta gratificata quando riscontro anche un minimo apprezzamento.

Lui ed io non siamo stati giovani insieme, non siamo mai andati in discoteca e neppure altrove poiché la nostra età è separata da decenni, ma essendo io figlia di genitori anziani e avendo avuto fratelli di gran lunga maggiori di me, ho una valigia di ricordi e conoscenze non trascurabile per cui è stato piacevole evocare il tempo in cui i suoi genitori avevano la bottega più fornita di un supermercato per la varietà merceologica offerta, fra cui le pedule blue con le stringhe bianche che tutti, bambini e adulti, calzavano per raggiungere le cascine dei monti di SAN SIRO dove in molti solevano trascorrere lunghi periodi estivi.

Figli, matrimoni, storie, conoscenze sino a concludere che forse il destino ci ha imparentati e nessuno dei due pareva volesse porre fine a quella conversazione disattesa sino a quando, quasi inspiegabilmente e con grande naturalezza mi sono ritrovata ad esternare uno stato d’animo di cui non amo parlare e nel contempo scoprire, che eravamo accomunati dal medesimo dolore e avere pure conferma che il dolore non ha età: il dolore è dolore e basta, è comprensibile soltanto da chi lo indossa o lo ha indossato e il dolore chiede soltanto di essere attraversato e mai negato. 

Il piacere reciproco non è rimasto muto e poi….ho proseguito nella mia camminata e il gorgoglio delle acque della Valle di Noledo ha fatto da colonna sonora alle mie riflessioni.

A Lucena i raggi del sole inargentavano il lago calmo che osservato dall’alto pare sempre più ampio mentre l’intensità della luce quasi mi accecava. Ho alzato lo sguardo verso la piccola chiesetta solitaria sull’altura e ho immaginato proteggesse il borgo.

 Nella piazzetta di Lucena mi ha raggiunta lo squillo del cellulare per cui ho affrettato il passo verso la mia casa di pietra: qualcuno mi stava aspettando, ma oramai avevo la consapevolezza anzi la certezza, che sarebbe stata una BUONA GIORNATA. 

Il piacere di un incontro, lo scambio di un sorriso, una conversazione gentile possono cambiare il verso di una giornata.

 

18 settembre 2025 – Y.Pelizzari ( Scrivo perchè non ne posso fare a meno, ho l'esigenza di fermare gli eventi sulle pagine di un quaderno)


mercoledì 22 luglio 2026

L’EREDITA’ di ESZTER – SANDOR MARAI

 

L’EREDITA’ di ESZTER – SANDOR MARAI

 



“ La legge del mondo esige che ciò che è iniziato una volta debba essere condotto a termine”

 «L'uomo comprende il mondo un po' alla volta e poi muore» -  Sándor Márai, nato Sándor Károly Henrik Groschenschmied de Mára, è stato uno scrittore e giornalista ungherese naturalizzato statunitense. La sua fama è legata in particolare al romanzo Le braci ma pure a L'eredità di Eszter.  Considerato fra i grandi maestri della narrativa mitteleuropea è morto suicida il 21 febbraio 1989, forse a seguito del dolore per la scomparsa della moglie e del figlio adottivo.

 Come  altre opere di Sandor Marai, anche L’EREDITA’ di ESZTER l’ho molto apprezzata  sia per lo stile letterario inconfondibile e per la profondità nell’analisi di pensieri, emozioni e comportamenti.

La storia  vede protagonisti principalmente  tale Lajos,  uomo molto affascinante, mistificatore e mascalzone sino al midollo ed Eszter  la  donna che s’innamora di lui e  con il quale per un breve periodo  vive quel “ senso di allarme continuo” che è stato il vero significato della sua vita.

Lajos sposa la sorella di Eszter  che muore prematuramente quindi lui  lascia la città e la casa dove viveva con lei  e sparisce dalla vita di ESZTER e dei conoscenti-amici  dopo essersi impossessato di mobili, oggetti di valore e quant’altro e aver lasciato dietro di sé debiti e molte promesse che ovviamente non manterrà.

 Si farà vivo dopo vent’anni per riprendersi il poco che era rimasto,  ossia la casa dove Eszter vive con un’anziana parente. Eszter pare che sia vissuta nell’attesa di questo ritorno e  sebbene abbia piena consapevolezza  della spregiudicatezza  e dell’opportunismo di  Lajos non si oppone e dinanzi al notaio, convocato preventivamente da Lajos medesimo,   firma il documento con il quale  lui diviene proprietario della casa e del giardino.

Forse la sola spiegazione di tale comportamento è da ricercarsi nel fatto  che gli amori infelici non finiscono mai…   

In sintesi la trama sarebbe alquanto semplice e a tratti grottesca  ma il talento narrativo di Sandor Marai, rende la storia molto coinvolgente e sorprendente.

Pregevoli le conversazioni, in particolare nel finale,  dalle quali emergono tutte le complessità dei sentimenti, a volte davvero di difficile comprensione. 

Dal confronto a quattro occhi fa Lajos ed Eszter al loro ultimo incontro, riporto uno stralcio che trovo davvero pregevole e nel contempo quasi mi rammarico che una simile riflessione Sandor Marai l’abbia messa in bocca all’affascinante mascalzone , forse a testimoniare la fascinazione dialettica che sapeva far trapelare da sè,  sino a indurre i famigliari di Eszter a leggere romanzi classici che lui stesso non aveva mai letto.

 La legge del mondo esige che ciò che è iniziato una volta debba essere condotto a termine. E questo non è davvero motivo di gioia. Nulla arriva mai in tempo, la vita non ci dà qualcosa nel momento in cui siamo preparati s riceverlo. Soffriamo a lungo a causa di questo disordine, di questi ritardi.Siamo convinti che qualcuno si prenda gioco di noi. Ma un bel giorno ci rendiamo conto che tutto era preordinato secondo un meccanismo perfetto… Due persone non possono incontrarsi neanche un giorno prima di quando saranno mature per il loro incontro…Mature non secondo le loro inclinazioni o preferenze, bensì nell’intimo, secondo i dettami di una specie di legge astronomica inoppugnabile, così come si incontrano i corpi celesti nell’immensità dello spazio  e del tempo, con precisione matematica, nello stesso attimo, che è il loro attimo nella successione infinita dei secoli e delle distese spaziali.Io non credo agli incontri fortuiti.”

Dal mio punto di vista è un’opera eccellente.

Luglio 2026 – Y.P.

sabato 18 luglio 2026

KOLCHOZ - EMMANUEL CARRERE

KOLCHOZ - EMMANUEL CARRERE 


Dopo aver fatto la conoscenza con EMMANUEL CARRERE tramite la lettura di LIMONOV, non 
ho esitato ad acquistare KOLCHOZ, attualmente rientrante nella classifica dei libri più letti e, qualche giorno fa l’ho terminato.
Forse l’inizio non è particolarmente avvincente, ma a mano a mano che si procede e si familiarizza con i vari protagonisti la lettura diviene coinvolgente. Infine il finale, quasi disatteso nel punto in cui è inizia, è addirittura commovente. 

Credo che se Emmanuel Carrere è considerato fra i grandi narratori contemporanei, un motivo ci sia : probabilmente consiste nel suo saper coinvolgere e sorprendere il lettore con uno stile letterario considerato ibrido e fluido: “ I suoi testi uniscono reportage, biografia, autobiografia e saggio storico. Rifiuta etichette come autofiction e preferisce muoversi liberamente tra realtà documentata e introspezione soggettiva”.

 KOLCHOZ (edito da Adelphi) è da considerarsi a tutti gli effetti un'opera autobiografica e memorialistica. Nello specifico è un memoir familiare e romanzo di formazione in cui Emmanuel Carrere esplora le proprie radici e il lutto per la scomparsa dei genitori. KOLCHOZ è traducibile in un momento di allegrezza e beatitudine vissuto dall’autore: durante l’infanzia in assenza del padre, lui e le due sorelle minori si trasferivano nella camera dei genitori portandosi i materassi e i cuscini che posizionavano intorno al letto. A quel rito la mamma aveva dato il nome di KOLCHOZ. 
Ed il kolchoz alla fine sarà ripetuto- rievocato nella camera dell’ hospice dove i tre fratelli assisteranno la madre nelle ultime ore di vita, a seguito di un cancro devastante.

La stesura di questo romanzo, iniziata pochi mesi dopo la morte della madre, è la ricostruzione puntigliosa della storia delle due famiglie da cui discendeva appunto la mamma, quella russa e quella georgiana: un omaggio esaltante a Helene Zourabichvili divenuta la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino ad essere eletta segretaria perpetua dell’Academie Francais.

Fatti storici da cui susseguono fatti contemporanei sino alla guerra in Ucraina, analisi che aiutano a comprendere ciò che sta avvenendo intorno a noi, Putin che storici ed esperti concordano sul fatto che la sua figura e il sistema di potere che ha instaurato, noto come putinismo, sfuggano alle classiche definizioni del 900. 

Pag. 108 “ Se il Partito gli dice che il bianco è nero e il nero è bianco, un bolscevico non deve credere a ciò che vede, ma a ciò che il Partito gli dice di vedere” .
 (Comunque penso che la dissonanza cognitiva abbia contagiato anche noi italiani) 

Molto interessante la storia e le vicissitudini georgiane di cui poco se ne parla e se ne scrive. La cugina di Emmanuel Carrère è Salomé Zourabichvili, che ha ricoperto l'incarico di Presidente della Georgia. La madre dello scrittore francese, Hélène Carrère d'Encausse, e la Zourabichvili erano cugine di primo grado, per cui Carrère e la ex Presidente georgiana sono cugini di secondo grado. In conclusione KOLCHOZ sono 407 pagine che meritano d’essere lette al termine delle quali è facile dedurre quanto sia complessa la giusta visione della realtà, e ancora maggiormente lo è se non si è conoscenza della storia, delle tradizioni e della cultura dei popoli coinvolti. 

Quasi inquietante quanto scritto a pag. 288 relativamente alla Georgia “ Le decisioni vengono prese nel cuore della notte nell’ufficio di Misha o nella sua lussuosa villa a Batumi .Sono tutti li, in gruppo, i giovani ministri e i consiglieri speciali americani lautamente foraggiati, stravaccati sulla moquette a divorare vassoi di sushi e sniffare piste di coca prima di partire all’alba su elicotteri dell’esercito per andare in montagna in Svanezia.”

 STRALCI ( significativi soprattutto per chi ama la psicologia come me, e comunque il romanzo di Carrere è considerata pure un’opera psicologicamente potente)

 Da piccoli, i figli amano i genitori; diventati adulti, li giudicano; e qualche volta li perdonano.

 Pag 152: C’entra il carattere, certo, e ciò che facciamo di ciò che è stato fatto di noi – l’unica cosa che conta, diceva Sartre. Ma anche ciò che è stato fatto di noi è importante. E’ importante il luogo da cui veniamo, e ciò che ha formato coloro che ci hanno formato. Sono importanti le scelte, più o meno libere, dei nostri genitori. Quelli che hanno fatto le scelte giuste hanno il mondo in mano e lo lasciano in eredità ai figli. Agli altri restano la vergogna, il risentimento, la sfiducia in sé stessi o la triste risorsa di rappresentare come poetici stravaganti coloro che sono stati oggettivamente complici dell’orrore. In breve: non è la stessa cosa, non genera lo stesso rapporto con il mondo avere avuto come amico di famiglia Romain Gary o Maurice Bardeche. 

Pag 231 – Secondo Freud: ciò che è accaduto nei rapporti con i nostri genitori durante l’infanzia, lo riproponiamo per tutta la vita con i nostri successivi oggetti di affetto. I nostri amori e i nostri odi, la mescolanza fra i due che permea le nostre vite, riproducono i remoti sentimenti di amore e di odio che abbiamo provato per i nostri genitori. 

Pag 207 – Gli scrittori che amo sono gli amici più intimi, più fedeli, più interessanti di quasi tutte le persone che frequento nella vita reale. 

18 luglio 2026 – Y.P.

mercoledì 3 giugno 2026

MUSEO CIVICO STORICO DI MUSSO

 

MUSEO CIVICO STORICO DI MUSSO ( Lago di Como)

  Comune di Musso  Ex-fabbrica occhiali Salice

 

Musso


Era da parecchio che ero intenzionata a visitare il Museo di Musso ma come accade spesso,   non si da mai priorità a ciò che ci sta vicino e soltanto stamattina mi sono decisa ad andarci…

E’ stata davvero una piacevole sorpresa perché il MUSEO CIVICO di MUSSO oltre a non essere particolarmente piccolo, poiché è collocato sui due piani della ex- fabbrica di occhiali SALICE, custodisce delle vere e proprie rarità.

Sul  pieghevole informativo c’è scritto che nei mesi di maggio e giugno è possibile vedere in allevamento i bachi da seta ed io stamattina ho avuto modo di esaminare il processo completo – dalla farfalla alla seta -  supportata dalle informazioni che l’addetta al Museo si è prodigata a fornirmi.

Ero convinta di ben conoscere e invece mi sono dovuta ricredere poiché ignoravo diversi dettagli ma soprattutto ignoravo anche la pregevole storia recente che da Musso  giunge sino nel Sud America.

All’interno del museo si possono anche ammirare pregiati manufatti di pura seta che soltanto conoscendo il processo al completo se ne può comprendere il valore.

Il Museo è suddiviso in  più sezioni: 

1 -  La GELSIBACHICOLTURA






2 – Il MARMO di Musso e le sue cave

Le cave sono rimaste in esercizio  fino al secolo scorso, ma  verso gli anni settanta non erano quasi più  sfruttate  per cui la sovraintendenza ai monumenti, al fine di preservare i resti del Castello Medeghino, decise di porre fine all’estrazione. Il MARMO di Musso, che aveva della caratteristiche particolari,  venne utilizzato anche per la realizzazione del Duomo di  COMO e MILANO.           


3 – Il CASTELLO di Musso edificato in epoca pre-romana godeva di una posizione strategica dominante sul lago: utilizzato dai Romani come sbarramento alle invasioni barbariche fu occupato dai Goti e dai Longobardi.  Nel XII secolo il feudo di Musso e il Castello divennero proprietà della famiglia Malacrida e successivamente , nel 1522, Gian Giacomo de Medici, detto il Medeghino s’impossesso della fortezza. E la storia continuò……

 

Plastico del Castello di cui ora sono rimasti pochi ruderi 

4 – Il MEDEGHNO – Gian Giacomo De Medici ( estraneo al casato di Firenze)  nacque a Milano  fra il 1495 e 1498, primogenito di 14 fratelli , la sua storia è degna d’ essere conosciuta, e presso il Museo c'è il materiale che lo consente. 

5 – L’emigrazione verso l’AMERICA e l’EUROPA

In questa sezione vi si trovano registri di viaggio con nominativi vari, passaporti, documenti  risalenti alla fine del 1800 relativi agli appartenenti a famiglie della zona che emigrarono verso le Americhe e l’Europa.


 6 – La fine della seconda guerra mondiale : la cattura di MUSSOLINI e dei gerarchi

Qui ci sono  reperti storici , testimonianze scritte, fotografie e molto altro relativi ai fatti storici accaduti nel 1945 e la  cattura da parte dei partigiani  di Benito Mussolini    mentre stava fuggendo .

 Nel giorno in cui avvenne la cattura di Mussolini, il parroco di Musso  DON MAINETTI scrisse ora per ora il susseguirsi degli eventi e le pagine del  diario sono qui esposte. ( Ovviamente trattasi di copie poiché gli originali sono custoditi altrove)

 Concludendo: per me è stata una visita molto interessante . Ritengo che il MUSEO DI MUSSO sia davvero apprezzabile e una visita  magari insieme a figli e nipoti  sia da farsi  poichè la gelsibachicoltura è un’attività in estinzione. Inoltre considerata la preziosità del filato che a volte indossiamo, è  bene conoscerne la storia.

Non solo: La visita ai MUSEI è importante poichè non c'è futuro senza passato e la conoscenza della STORIA è indispensabile per ciascuno di noi poichè le nostre convinzioni scaturiscono dalle conoscenze.  

Grande ammirazione e gratitudine verso  tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del MUSEO di MUSSO.

Oggetti in seta pura

                                                                                                             3 giugno 2026 - Y.Pelizzari







martedì 2 giugno 2026

Il borgo di MARENA si è vestito di nuovo!

 Il borgo di MARENA si è vestito di nuovo!



Forse le mie lacrime di ieri sono diventate pioggia, pioggia benefica.
Tormenti , nostalgia e inquietudini si sono liquefatti e in un’ora indefinita della notte una pioggia torrenziale, facendomi svegliare di soprassalto, si è abbattuta sulla casa di pietra, sui tetti di tutte le case del mio borgo e su molte zone della Lombardia: una pioggia benemerita che ha dissetato la terra arsa dalla calura dei giorni scorsi, ha dato vigore alle foglie degli alberi, ha ravvivato i fiori nei giardini e ha stimolato la crescita delle verdure negli orti.


Qui nella casa di pietra dove le emozioni in costante trasformazione cambiano colore e la vista è sempre appagata dalla grande bellezza che le sta dinnanzi, anche in giornate di cielo basso colore acciaio come stamattina, l’atmosfera a tratti persino surreale, emana magia.
Oltrettutto il mio borgo che da anni era sprofondato in un sonno profondo, quest’anno sorprendentemente si è risvegliato ed io non ho più ragione di scrivere che quando cala la sera il buio lo ingoia.
Marena si è evoluto e la sua nuova immagine è ben differente da quella degli anni precedenti: sin dall’affacciarsi delle prime ombre del crepuscolo, sugli ulivi dai tronchi nodosi recentemente ben disposti nel giardino poco distante dalla casa di pietra, si accendono fili di luci che sembrano stelle.
Non più silenzio sepolcrale bensì voci parlanti lingue diverse e qualche volta nell’aria s’ode pure della musica.
Anche i viottoli che s’addentrano nel cuore del borgo, dove le auto non possono accedere, non sono più deserti e frequenti sono gli incontri con stranieri.
Marena sta cercando di farsi conoscere nel mondo e i turisti stanno affluendo.



Anni addietro, quando mi venne l’idea di offrire la casa di pietra per brevi soggiorni turistici, a Marena era la sola casa vacanza mentre oggi, a distanza di un decennio o poco più, sono numerose e recentemente vi si sono introdotte pure agenzie straniere che forse hanno odorato profumo d’affari.
Marena comunque sta perdendo la sua autenticità e degli abitanti “ qui nati” saremo rimasti forse una decina.
Quella che è fu la casa dove nacque mio padre, che da tempo versava in condizioni funeste è stata acquistata da stranieri e completamente restaurata anche se la struttura originale è rimasta all’incirca la stessa: comunque le finestre sono tornate ad illuminarsi, sul terrazzo che corre lungo l’intera facciata sono stati posizionati vasi con fiori e piante e da “ Vecchia casa di MARON” è divenuta Villa Volpe.

Tanto vorrei scrivere e forse prossimamente lo farò, su questa casa che custodisce gli spiriti degli avi di mio padre dei quali, sebbene molti non li ho conosciuti, conservo il ricordo che mi è stato trasmesso attraverso le narrazioni verbali poiché la famiglia dei Pelizzari detti Maron nel borgo di Marena ebbe una rilevanza significativa.
Certamente i proprietari di Villa Volpe nulla sanno e molto probabilmente nulla importa loro di quella storia che non gli appartiene, ma ciò è irrilevante: in silenzio a loro esprimo la mia gratitudine poiché con il loro intervento hanno evitato che la vecchia casa andasse in malora e trasformandola in casa vacanza permettono al “vivere” di tornare fra quelle mura.
Si, credo proprio che il mio borgo possa avere un futuro interessante e forse del tutto impensato.
Infatti sin d'ora la piazzetta del lavatoio è tornata ad essere il ritrovo di bimbi giocosi (a Marena ci sono diversi bambini ) ed è marginale se il lavatoio oramai funge da ricovero per i loro giochi. Del resto perché mai si dovrebbe fare il bucato a mano considerato che la lavatrice è divenuto un elettrodomestico di uso comune?

Mi fermo qui, poiché al mio borgo ho già dedicato un libro “ Il mio paese dentro un romanzo” e in più occasioni ho descritto accadimenti e impressioni personali.
2 giugno 2026 – Y.Pelizzari

lunedì 1 giugno 2026

DIVORZIO A BUDA - SANDOR MARAI

 

DIVORZIO A BUDA  - SANDOR MARAI

 


Dopo aver riletto LE BRACI qualche mese fa, mi sono immersa a capofitto nelle opere di SANDOR MARAI ( Kassa 1900- San Diego 1989) , annoverato fra i grandi maestri della narrativa mitteleuropea e così dopo L’ISOLA, ho letto LA DONNA GIUSTA e qualche giorno fa ho terminato DIVORZIO A BUDA.

Scritto nel 1935, DIVORZIO A BUDA venne rivisto dall’autore medesimo e pubblicato nel 1939. 

Come tutte le opere di SANDOR MARAI non si tratta di un romanzo particolarmente “LEGGERO” ma  lo stile letterario elegante e meticoloso oltre che l’avvicendarsi delle situazioni  sempre sorprendente,  rendono la lettura molto piacevole e soprattutto appassionante tanto da faticare a fare delle pause.

 Già dal titolo è chiara la trama,  ovvero la fine di un matrimonio e quindi il divorzio che entrambi i coniugi intendono sottoscrivere .

Apparentemente nulla che rivelasse insoddisfazione, anzi pareva proprio una coppia ben assortita, forse un grande amore ma nulla è come appare. E dopo i primi quattro anni d’intesa, sono sopraggiunti quattro anni in cui è calato il silenzio.

Non esiste il momento preciso in cui una storia d’amore finisce. Le avvisaglie spesso neppure si avvertono anche perché in tema di sentimenti è coinvolta l’anima e l’anima è racchiusa in un luogo inaccessibile.  

Comunque spesso dapprima appare un dolore quasi impercettibile simile a un soave malcontento a cui non si presta attenzione ma  poi lentamente si scopre che “ è già successo” :  le conversazioni perdono tono,  il silenzio si amplifica, e tutto ciò che ieri aveva senso, oggi non ce l’ha più.

La nascita di un amore è rinascita, ma quando “tutto diviene vacuo, incomprensibilmente privo di significato, se questo darsi da fare, questo interessamento nei confronti del prossimo, non è animato da quella strana corrente, quel misterioso flusso di energia che scorre fra te e un’altra creatura umana….La vita è tutta qui. Poi ci sono altre cose che riempiono la vita. Ma la macchina funziona a vuoto, non macina niente”.

 Certo può subentrare la resistenza, la sopportazione, ma può pure accadere che uno  dei due decide di abbandonare il palcoscenico.

 Sandor Marai comunque anche in questo romanzo si sofferma sugli incontri che avvengono una sola volta nella vita, quegli incontri che lasciano il segno, indipendentemente da qualsiasi circostanza. Incontri che ti porti dentro a volte inconsapevolmente 

Ma poi, la vita, sai com’è…e l’altra persona…talvolta passa oltre. Non si riesce a spiegare. Nessuno può farci nulla. La vita va avanti, l’ordine inequivocabile è stato pronunciato, ….”

 Cenni di trama

 Il giudice Kristof Komives seduto alla scrivania del suo ufficio  esamina gli atti della causa di divorzio della quale l’indomani si terrà la sentenza. Lui è un bravo giudice, figlio di giudice, s’addentra negli atti, è suo obbiettivo emettere sentenze “giuste”.

Lo sfortunato eroe dell’udienza fissata per l’indomani  è un giovane medico che gode già di ottima reputazione,  è direttore del laboratorio chimico di uno degli ospedali di Budapest ed  era stato compagno di  Scuola di Komives: avevano frequentato insieme le medie e successivamente, ai tempi in cui erano studenti universitari,  si erano incontrati in qualche occasione mondana, alle serate danzanti e alle riunioni studentesche. Non sono comunque amici.

Entrambi si sono sposati, professionalmente realizzati.

Il matrimonio del giudice con figli e cane sembra proseguire al meglio, invece per il medico le cose sono andate diversamente nonostante lui di Anna, la donna che ha sposato, si era perdutamente innamorato e lo è ancora.

 Non vado oltre, non mancano i colpi di scena, Sandor Marai ritengo sia un genio a capovolgere le situazioni, a fornire al lettore la  sorpresa inimmaginabile.

 L’importanza del romanzo è da collocarsi nell’esamina dei sentimenti, nell’importanza di non trascurare i dettagli,  perché sono proprio i dettagli che spesso racchiudono “ il senso della vita”.

Nulla accade per caso .

 È un romanzo che ho apprezzato moltissimo anche perché nelle pagine di Sandor Marai ho trovato conferma alle mie convinzioni: un libro deve essere anche un confronto .

Inoltre essendo andata a BUDAPEST più di una volta, ho rispolverato ricordi sbiaditi, soprattutto le immagini del Danubio con gli spettacolari ponti  e poi BUDA e PEST.

 Maggio 2026 – Y.P.