GALLIO: per le vie del
borgo ( Lago di COMO)
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| Gallio |
Durante il periodo che
trascorro al paese natio, il luogo dove spesso mi sento poeta e mi cimento
ad indossare il ruolo di scrittrice, mi piace fare delle belle camminate in compagnia
di me stessa, addentrarmi nel cuore di quei borghi che, essendo abituata ad
agglomerati urbani vasti, spesso descrivo come “ pugni di case abbarbicati sul
costone della montagna, sino a scendere per farsi accarezzare dalle acque del
lago”.
Il territorio di SAN
SIRO occupa una superficie di quasi diciannove chilometri quadrati e pure “ i
pugni di case” sono diciannove, molto simili fra loro ma differenti se si
osservano attentamente.
Fra tutti c’è GALLIO,
un borgo con cui ho un rapporto speciale, un legame indefinibile forse dovuto a
conoscenze oramai svanite e perciò non lo trascuro mai e non vi è anno che non
lo raggiunga.
Vorrei comunque
aggiungere che anche GALLIO non mi trascura poichè solo qualche anno fa, su in
alto, nella contrada degli Uloc, un ritrovamento apparentemente banale, si è
poi rivelato alquanto significativo a confermarmi che nulla accade per caso e
che la vita spesso ci manda segnali che non sempre siamo in grado di decifrare.
Ma andando oltre le
divagazioni, torno a Gallio.
Ovviamente mi
riferisco a GALLIO antico/vecchio, quello con le case di pietra e le scale
esterne , le porte in legno manufatte in uno stile semplice; le stradine
tortuose, all’incirca in salita, dalla pavimentazione a tratti disordinata o
sconnessa, che corrono fra una casa e l’altra sino a comporre un dedalo e che
non sempre consentono l’ingresso ai raggi del sole e neppure ai bagliori
lunari.
Amo GALLIO con la
lunga fontana oramai divenuta inutile poiché nessuno più si reca alla fontana a
prendere l’acqua ed inoltre un tempo fungeva anche da abbeveratoio per gli
animali ed oggi a Gallio, come in molti altri borghi , non vi sono più mucche,
capre e asini. Forse neppure galline, conigli e pecore.
Il villaggio si
sviluppa in orizzontale , come descrissi precedentemente quasi fosse una lunga
sciarpa.
Le case rimaneggiate,
viste dal basso, ossia dalla strada carrozzabile realizzata negli anni
sessanta, sembrano più alte di quello che in realtà sono.
Definirei l’insieme
“caratteristico”, richiamando l’attenzione del visitatore sulla torretta
campanaria quadrangolare della chiesetta ora dedicata a Santa Lucia (pare che
fino al 1952 fosse dedicata ai santi Rocco e Sebastiano, ma personalmente non
ho elementi storici certi) e sugli affreschi che si possono vedere su qualche
facciata delle case.
Ieri, arrivata davanti
al VILLINO MARIANGELA ubicato nel GALLIO nuovo/moderno, tanto per intenderci
quello sorto a fianco della carrozzabile, mi ha pervasa un velo di tristezza.
La porta era chiusa ed
io, a differenza di sempre, non ho suonato il campanello.
Sarebbe stato inutile
. “La” MARILAMP, la donna eclettica, che in molti conoscevano, femminista al
tempo in cui le femministe ancora si dovevano organizzare, di ampie vedute e
moderna nei suoi novant’anni, la settimana scorsa se ne è andata per non
tornare più anche se, da donna operosa quale era, vivrà nei ricordi perché sarà
impossibile cancellare le sue impronte.
Oltrepassato il
villino, mentre camminavo cercando di osservare tutto ciò che avevo attorno e
soffermandomi di tanto in tanto a contemplare panoramiche impareggiabili, ad un
tratto l’ho visto.
Entrambi sulla stessa
strada, lui scendeva ed io salivo, anche se non sono propriamente corrette le
definizioni discesa e salita: ci si trovava in un tratto di strada abbastanza
pianeggiante.
Lui teneva fra le mani
bastoni- racchette che forse lo supportavano nella camminata, mentre io tenevo
un bastone di legno regalatomi da un cugino, ma senza conoscerne l’effettiva
utilità.
Erano trascorsi molti
anni senza che ci fosse stata occasione di un incontro ma io l’ho riconosciuto
quasi subito e nel vederlo in un baleno sono emersi dalla mia memoria ricordi
di un’infanzia serena.
Lui ha risposto
gentilmente al mio saluto ma dall’aria interrogativa rivoltami mi è stato
facile intuire che non mi riconosceva. Ho sentito comunque su di me l’intensità
del suo sguardo e siccome non evito mai di conversare con coloro che pare
abbiano un bagaglio ingente di vissuto, ho rallentato il passo, ho cercato di
intavolare una conversazione di convenevoli e poi gli ho detto il mio nome.
Immediatamente mi ha
regalato un cordiale sorriso ed imprevedibilmente mi sono sentita dire che
leggeva con piacere i miei scritti fra i quali anche l’ultimo libro “ Le
prigioni del buonsenso”.
Non mi sarei mai aspettata
che quel distinto signore mi leggesse, ma ammetto che per un attimo mi sono
gongolata poiché avendo l’esigenza di scrivere è innegabile che mi senta
gratificata quando riscontro anche un minimo apprezzamento.
Lui ed io non siamo
stati giovani insieme, non siamo mai andati in discoteca e neppure altrove
poiché la nostra età è separata da decenni, ma essendo io figlia di genitori
anziani e avendo avuto fratelli di gran lunga maggiori di me, ho una valigia di
ricordi e conoscenze non trascurabile per cui è stato piacevole evocare il
tempo in cui i suoi genitori avevano la bottega più fornita di un supermercato
per la varietà merceologica offerta, fra cui le pedule blue con le stringhe
bianche che tutti, bambini e adulti, calzavano per raggiungere le cascine dei
monti di SAN SIRO dove in molti solevano trascorrere lunghi periodi estivi.
Figli, matrimoni,
storie, conoscenze sino a concludere che forse il destino ci ha imparentati e
nessuno dei due pareva volesse porre fine a quella conversazione disattesa sino
a quando, quasi inspiegabilmente e con grande naturalezza mi sono ritrovata ad
esternare uno stato d’animo di cui non amo parlare e nel contempo scoprire, che
eravamo accomunati dal medesimo dolore e avere pure conferma che il dolore non
ha età: il dolore è dolore e basta, è comprensibile soltanto da chi lo indossa
o lo ha indossato e il dolore chiede soltanto di essere attraversato e mai
negato.
Il piacere reciproco
non è rimasto muto e poi….ho proseguito nella mia camminata e il gorgoglio
delle acque della Valle di Noledo ha fatto da colonna sonora alle mie
riflessioni.
A Lucena i raggi del
sole inargentavano il lago calmo che osservato dall’alto pare sempre più ampio mentre
l’intensità della luce quasi mi accecava. Ho alzato lo sguardo verso la piccola
chiesetta solitaria sull’altura e ho immaginato proteggesse il borgo.
Nella piazzetta di
Lucena mi ha raggiunta lo squillo del cellulare per cui ho affrettato il passo
verso la mia casa di pietra: qualcuno mi stava aspettando, ma oramai avevo la
consapevolezza anzi la certezza, che sarebbe stata una BUONA GIORNATA.
Il piacere di un
incontro, lo scambio di un sorriso, una conversazione gentile possono cambiare
il verso di una giornata.
18 settembre 2025 –
Y.Pelizzari ( Scrivo perchè non ne posso fare a meno, ho l'esigenza di fermare
gli eventi sulle pagine di un quaderno)