domenica 8 marzo 2026

L’ISOLA - SANDOR MARAI

 

Mi ripeto: la lettura è una felicità silenziosa, apre le finestre su nuovi mondi,  interiori ed esteriori. Rende più ricca la  vita e se poi ci si trova fra le pagine di SANDOR MARAI, la solitudine diviene beatitudine.



 

Sandor MARAI  ( 1900 -1989) è annoverato fra i grandi maestri della narrativa mitteleuropea. La sua opera

Bandita dall’Ungheria per decenni, torna ora in primo piano in patria come all’estero.

L’ISOLA  è  apparso per la prima volta a Budapest nel 1934 ed io l’ho appena terminato di leggere.

Credo che si possa considerare l’anticipazione del capolavoro LE BRACI, poiché è lo stesso genere ossia narrazione incentrata sull’ introspezione, sulla ricerca  di sé stessi e l’analisi dei sentimenti:   domande, dubbi, mai risposte definitive.                                                                     

“ Quel lungo tacere era l’unica forma di comunicazione, l’unica possibilità di dialogo in quel momento. Sentiva di non aver mai discusso con nessuno con tale foga, profondità e ricchezza di argomenti come durante quel silenzio”.

 Gocce di trama

Il professore  Victor Henrik Askenasi, giunto all’età di quarantasette anni lascia Parigi intenzionato a raggiungere un’isola in Grecia,  dove spera di trovare una risposta  ad una domanda che da sempre lo tormenta.

Un interrogativo potente che nei mesi antecedenti la decisione di intraprendere quel viaggio, lo ha indotto a lasciare la moglie, gli studi, la cattedra di greco antico, e ad andare a vivere con una donna assai equivoca: una ballerina russa di nome Eliz che comunque non si rivelerà la sua meta, ma poteva comunque indicargli la strada . Eliz era sena dubbio inferiore alla moglie Anna, ma lui non l’amava più.

Non raggiungerà mai la Grecia, poichè a viaggio in corso, quasi come se il destino decidesse al posto suo , si ferma a Dubrovnick (che nel tempo in cui è stato scritto il romanzo si chiamava ancora RAGUSA ).

E così a Ragusa, in un pomeriggio dal caldo asfissiante, trovandosi nella hall dell’hotel dove soggiornava  decide di andare a bussare alla porta della sconosciuta che dopo aver chiesto al portiere ad altissima voce  la chiave della sua camera, salendo la scalinata si era rivolta verso di lui con uno sguardo provocante.

A quel punto il professore aveva avuto la chiarissima sensazione che la risposta di cui andava in cerca, era vicina: forse era arrivato il momento di oltrepassare quel limite al di là del quale forse ci sono le tenebre del crimine e della follia oppure la verità.

 La lettura è avvincente poiché i colpi di scena non mancano e l’evolversi imprevedibile delle situazioni

fa emergere la complessità dell’animo umano con tutte le inevitabili contraddizioni perché l’autore si addentra fra le pieghe dell’anima, del cuore, della mente .

E infine eleganti descrizioni di luoghi , della natura… Meraviglioso!

Io l’ho molto apprezzato: trovo lo stile narrativo di Sandor Marai  eccellente, singolare, a tratti persino poetico e non credo di fermarmi qui, ho intenzione di leggerne altri  ad esempio IL GABBIANO.

 

STRALCI

 -         La mediocrità dell’essere umano non allevia il dolore della perdita

 -         La gente ha un inventario ristretto di nozioni bell’è pronte: amicizia, amore, matrimonio, avventura, infedeltà ed è convinta che la vita stia tutta qua dentro. E invece non ci sta per niente.  E quel che c’era tra lui, Anna e la sconosciuta non era né matrimonio, né avventura, non aveva alcun nome e sarebbe stato difficile da spiegare che cosa fosse.

 -         Cominciò a realizzare che la felicità non può essere considerata come una proprietà privata, di cui un giorno si entra in possesso quasi si trattasse di un’eredità, e poi bisogna soltanto averne cura e custodirla per impedire che venga  rubata o si svaluti. In realtà la felicità andava inventata di volta in volta, ogni mezz’ora, ogni minuto, si manifestava in maniera del tutto imprevedibile….

 -         Nutriva il vago sospetto  che parlare non fosse lo stesso che conversare.

-         La gente si accontenta della superficie, di quei segni convenzionali che può scambiarsi senza pericolo, dell’assaggio, e resta assetata per tutta la vita.

 -         Senza la notte non può esserci vita, in essa si sgretola tutto ciò che il giorno ha unito e costruito.

 -         Custodire qualcosa è una forma di schiavitù, e lui ormai non aveva più nulla da custodire….

 -         Non è neanche vero che i grandi dolori sono i più difficili da sopportare…Quelli davvero intollerabili sono i piccoli, e non sono nemmeno dolori, se li consideri uno per volta non te ne accorgi neppure, è nel loro insieme che fanno male.  

 8 marzo 2025 – Y.P.

giovedì 5 marzo 2026

LE BRACI SANDOR MARAI

La lettura è una felicità silenziosa : apre le finestre su nuovi mondi,  interiori ed esteriori. Rende più ricca la  vita e se poi ci si trova fra le pagine di libri come LE BRACI , la solitudine diviene beatitudine.


Letto per la prima volta forse più di venti anni fa, lo apprezzai e lo inserii nell’elenco dei libri imperdibili.

Qualche settimana fa l’ho rivisto in libreria e lo acquistai intenzionata a farne regalo a un amico.

Ma l’altra sera il libro stava ancora sul tavolino del soggiorno ed io, quasi come se  mi chiamasse, l’ho preso in mano ed ho ricominciato a leggere le prime pagine. Immediatamente ne sono stata catturata scoprendo che non lo ricordavo bene: ho quindi letto le prime 30 e decisi così che l’avrei riletto.

Ebbene ieri dopo l’allenamento quotidiano, sono rientrata in casa, ho spento il cellulare, ho rinviato le varie attività programmate precedentemente e ieri sera l’avevo terminato.

Ho letto davvero molti libri nel corso degli anni ed affermare che questo sarebbe il più bello in assoluto, sarebbe un azzardo, quindi mi limito a definirlo, straordinario, intenso, meraviglioso.

Alla fine della lettura avevo un groppo in gola e le lacrime agli occhi, ma sia chiaro non è un libro commovente : da una storia apparentemente comune, Sandor Marai fa scaturire le domande che durante la vita di  chi vive alla ricerca di sè stesso, non può evitare di porsi. Le relazioni sono sempre complicate poiché l’animo umano ha caratteristiche immutabili.

E la verità sta dietro ai fatti oppure no? I fatti sono solo la conseguenza di una causa?

Quante domande alle quali quasi mai c’è una sola risposta. 

L’autore è nato a Kassa  nel 1900 e morto a San Diego nel 1989  ed è comunque considerato uno scrittore ungherese. Il libro è stato pubblicato a Budapest nel 1942.                                                                          

La trama è molto intensa e soprattutto sorprendente. Accade sempre qualcosa che non ci si immaginava.

Due ragazzi di dieci anni si trovano in un collegio a Vienna entrambi indirizzati dalle rispettive famiglie a intraprendere la carriera militare. Enrik è figlio dell’ufficiale della guardia  ed è molto ricco, l’altro Konrad  proviene dalla Galizia ed i genitori per farlo studiare sono costretti ad affrontare sacrifici immensi.

Il figlio dell’ufficiale della guardia è meno brillante di Konrad, forse anche leggermente rozzo, mentre Konrad apprende tutto velocemente ed è  dotato di una  sensibilità notevole con una naturale predisposizione per la musica.  

Fanno amicizia, un’amicizia che dura 24 anni ,  condividono la stanza dove dormono e Konrad frequenta la casa dell’amico abitualmente : proprio come se fossero fratelli anche se sono molto diversi.

Ma poi accade “qualcosa” di importante , qualcosa che nessuno dei due avrebbe desiderato accadesse,  e quel “ qualcosa”  indurrà  Konrad a partire, anzi  a fuggire.

Fuggire dalla situazione o forse fuggire inutilmente da sé stesso.

Invia soltanto la lettera di dimissioni all’esercito e la mattino di buona ora prende il treno, a dire dal suo attendente, diretto alla capitale. Non informa e non saluta l’amico Enrik nonostante la sera avessero cenato insieme.

Tornerà a Vienna dopo 41 anni e troverà l’amico oramai 75enne ad attenderlo poiché  quest’ultimo aveva la certezza che  Konrad sarebbe ritornato.

Ma poi sei tornato, perché non potevi fare diversamente. E io ti ho aspettato, perché nemmeno io potevo fare diversamente. E sapevamo entrambi che ci saremmo incontrati ancora una volta…”

Un’amicizia, un segreto,  sentimenti plurimi quelli di cui nessuno è esentato a provare,  la complessità della vita e l’ imprevedibilità dell’amore la cui forza a volte devasta ciò che trova. 

Ovviamente questo libro non posso più regalarlo per le troppe sottolineature e le numerose annotazioni.

 STRALCI 

-         Si trascorre una vita intera preparandosi a qualcosa. Prima ci si sente offesi e si vuole vendetta. Poi si attende. 

-         Nel corso del tempo tutto si conserva, però si scolorisce come quelle fotografie di un passato ormai lontano che venivano fissate su una lastra di metallo. La luce i il tempo sfumano i tratti più nitidi e spiccati, che a poco a poco scompaiono dalla lastra. 

-          L’ufficiale della guardia e sua moglie si combattevano in silenzio, avendo come armi la musica e la caccia, i viaggi e i ricevimenti. 

-         …come se la vita fosse una specie di cerimonia disperata, di festa tragica e solenne a conclusione della quale i trombettieri avrebbero fatto squillare i loro strumenti per annunciare ai partecipanti storditi un decreto infausto. 

-         La loro amicizia era seria e silenziosa come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera. E come tutti i grandi sentimenti anche questo conteneva una certa dose di pudore e di senso di colpa. Non ci si può appropriare impunemente di una persona, sottraendola a tutti gli altri. 

-         Il figlio dell’ufficiale della guardia sentiva che la loro amicizia , la loro alleanza, fragile e complessa come ogni relazione umana, doveva essere salvaguardata da tutte le complicazioni causate dal denaro, da ogni ombra di invidia  o di indiscrezione. 

-         I fatti non sono la verità. I fatti ne sono soltanto una parte. 

-         Si a volte i dettagli hanno grande importanza. In un certo senso fungono da adesivo, fissano la materia essenziale dei ricordi. 

-         L’uomo vive finchè ha qualcosa da fare su questa terra…… 

-         Anche la solitudine è un fatto abbastanza singolare… a volte è simile a una giungla, piena di pericoli e   sorprese. La conosco in tutte le sue forme….Si anche la solitudine è misteriosa come la giungla 

-         Ma la cosa peggiore è soffocare in sé le passioni che la solitudine gli ha accumulato dentro.  

-         Perché esiste una verità basata sui fatti. E’ accaduto questo e quest’altro, in questo o quel momento. Sono cose facili da stabilire. I fatti parlano da soli, come si suol dire, e verso la fine della vita tutti i fatti messi insieme lanciano accuse urlando a squarciagola, più forte di un imputato sottoposto a tortura. Su quanto è accaduto non possono esserci equivoci. Ma talvolta i fatti non sono altro che deplorevoli conseguenze. Non si pecca solo mediante le azioni, bensì mediante l’intenzione che ci spinge a compiere determinate azioni. L’intenzione è tutto. 

-         Certe volte mi sembra che le parole, quelle che uno pronuncia, quelle che evita di dire o quelle che scrive al momento giusto, abbiano un’importanza grandissima, forse addirittura decisiva… 

-         Alle domande importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei?... Cosa volevi veramente? …Cosa sapevi veramente?... A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele?... Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile?... Sono queste le domande capitali….. Ciò che importa è che alla fine ciascuno risponde con tutta la propria vita. 

-         Accade di rado che si sappia quale delle nostre parole o delle nostre azioni preannunci fatalmente, in maniera irrevocabile, un cambiamento nelle relazioni umane.   

-         Perché la passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimante  di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà, anche se in cambio non ottiene altro che sentimenti mansueti, amicizia e indulgenza. Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi. 

-         Chi non accetta niente di parziale probabilmente vuole tutto, tutto quanto. 

-         Tutto ritorna, le cose e le parole girano in cerchio, talvolta fanno il giro del mondo, poi un bel giorno si incontrano, si riuniscono e il cerchio si chiude. 

-         Un bel giorno le cose giungono a maturazione e danno una risposta alle nostre domande. 

-         Un’anima può soccorrerne un’altra solo se non è diversa da questa, se la sua concezione del mondo è la stessa, se tra loro esiste una parentela spirituale. 

-         Il fatto è che noi amiamo sempre i diversi da noi, e continuiamo a cercarli in tutte le circostanze. Ed è questo uno dei misteri della nostra vita. 

-         Cos’è la fedeltà, e possiamo imporla alla persona che amiamo, pur desiderando solo di vederla felice? La fedeltà non è forse una sorta di terribile egoismo e vanità, come lo sono la maggior parte delle esigenze umane’ Quando esigiamo fedeltà, come possiamo volere che l’altra persona sia felice? E se non riesce a sentirsi felice nella prigionia della fedeltà , e continuiamo a tenerla rinchiusa, possiamo forse dire di amarla? 

-         Quello che abitualmente viene chiamato tradimento, la triste e banale ribellione dei corpi contro una situazione e contro una terza persona, diventa un fatto insignificante, se ci guardiamo indietro alla fine della vita – insignificante e deplorevole, come un qualsiasi incidente o malinteso.

 -         ….Nulla di sorprendente può ormai accadere: non ti sorprendono più neanche gli eventi inattesi, insoliti o raccapriccianti, perché conosci tutte le probabilità , hai previsto già tutto e non ti aspetti più nulla , né in bene né n male… e questa è la vera vecchiaia. 

-         A volte il tempo ci offre una possibilità , legata appunto a un istante preciso, ma se ce lo lasciamo sfuggire non possiamo fare più nulla.           

 marzo 2026 – Y.P.           

giovedì 19 febbraio 2026

LA VEGETARIANA – HAN KANG

 




LA VEGETARIANA – HAN KANG

HAN KANG nata in Corea del Sud nel 1970, figlia dello scrittore Han Seung-won,è stata insignita come lui, del prestigioso Yi Sang Literary Award e, nel 2024, del PREMIO NOBEL per la Letteratura.
LA VEGETARIANA pubblicato nel 2007 e tradotto in più lingue , nel 2016 ha vinto L'International Booker Prize (precedentemente noto come Man Booker International Prize - è un prestigioso premio letterario britannico assegnato annualmente alla migliore opera di narrativa tradotta in inglese e pubblicata nel Regno Unito o in Irlanda) con la seguente motivazione “ sbalorditiva miscela di orrore e bellezza” .
Si tratta di un romanzo che ho molto apprezzato per la trama alquanto originale e per lo stile letterario, secondo me, davvero geniale . Anzi “sbalorditivo”.
I protagonisti ovviamente portano tutti nomi coreani, per cui all’inizio ho avuto qualche difficoltà a collocarmeli nella mente, ma dopo una ventina di pagine, sono entrata nella storia senza comprendere assolutamente dove la storia mi stesse portando.
Pagine piene di sesso, ma non quel sesso volgare la cui descrizione può suscitare fastidio nel lettore. Definisco il sesso narrato da Han Kang “ incredibile, naturale e floreale” ma pure “violento”, poiché la violenza sessuale è innegabile.
La protagonista, sposata con un uomo per nulla interessante, a seguito di un sogno decide di non mangiare più carne e divenire quindi vegetariana. Decisione considerata stravagante e incomprensibile sia per il marito che per la famiglia d’origine che interviene brutalmente . In breve la decisione della protagonista non è rispettata e ne conseguono alimentazione forzata, ricoveri e molto altro.
La protagonista non avrebbe patologie terribili: è solo incompresa e il suo vissuto avrebbe necessità d'essere sviscerato, ma nessuno di coloro che le stanno intorno , cerca di approfondire le cause determinanti tale comportamento e quindi lei si chiude in sé stessa, intorno a sè sparge solo silenzio e lentamente con il sorriso sulle labbra si avvia verso “la montagna alberata”.
A quel punto la sorella maggiore che l’aveva fatta ricoverare nella clinica psichiatrica , inizia a porsi qualche domanda sino all’ultima : “ Perché è così terribile morire?”.
Non vado oltre, è una romanzo magnifico e credo che il PREMIO NOBEL sia stato più che giustamente assegnato.
Indubbiamente leggerò altri romanzi di questa autrice e per quanto concerne LA VEGETARIIANA mi sento di suggerirne la lettura. Non capita spesso di intraprendere romanzi così coinvolgenti.
19 Febbraio 2026- Y. P.

venerdì 13 febbraio 2026

LIMONOV - EMMANUEL CARRERE

 

                                                   LIMONOV                -                      EMMANUEL CARRERE

 


Limonov : “Appartengo a quella categoria di persone che non si sentono perdute in nessun luogo. Vado verso gli altri, gli altri vengono verso di me. Le cose si aggiustano naturalmente” . 

Ho acquistato questo libro sollecitata dagli sconti sulle edizioni GLI ADELPHI applicati qualche settimana fa da Feltrinelli  ma non solo… L’ho acquistato soprattutto perchè non conoscevo EMMANUEL CARRERE, considerato in Francia il più brillante scrittore della sua generazione  (è nato nel 1957)  ed è stato  proprio per merito di LIMONOV  pubblicato  nel 2011 ottenendo un grande successo che  è stato insignito nel medesimo anno dal Prix Renaudot.

 Entrando in merito al contenuto,  l’opinione in quarta di Yasmina Reza che apprezzo molto come scrittrice, mi ha immediatamente convinta che si trattava di un libro che  avrei dovuto leggere ed ora dopo aver perso qualche ora di sonno poiché mi ha molto coinvolta,  non  sono affatto pentita.

 LIMONOV è un libro stupefacente, inclassificabile. E sconvolgente…Gli uomini sono tutti legati a un’epoca e a pochi luoghi, i più avanzano come possono, passo dopo passo. LIMONOV vuole di più. Vuole sentirsi un essere vivente a tutti gli effetti. Che importano i valori e il consenso, sarà teppista, poeta, vagabondo, maggiordomo, mercenario e quasi criminale nelle inestricabili guerre dei Balcani, capo di un partito nazionalbolscevico nella Russia del postcomunismo, prigioniero a Saratov e poi a Lefortovo…..

Si tratta di una biografia la cui  lettura  è molto trainante.

EDUARD LIMONOV non è un personaggio inventato:  Dzeržinsk22 febbraio 1943 – Mosca17 marzo 2020  è deceduto in seguito ad un cancro ed ha attraversato la storia politica di anni alquanto movimentati e molto interessanti da analizzare: dallo scioglimento dell 'Unione Sovietica (URSS) governata dal Partito Comunista, nata nel 1922 dalla rivoluzione russa e dissoltasi nel 1991,  alla  Russia di Putin con l’ascesa al potere del medesimo, ma non trascurando neppure le terribili guerre fra Serbi – Bosniaci e  Croati dove lui ha partecipato attivamente.

 Ha indubbiamente vissuto una vita fuori dai canoni, avventurosa, persino scandalosa ,  con una abbondante collezione al femminile : mogli, fidanzate, amanti e  non solo,  poiché pare fosse bisessuale dichiarato ed infatti nel libro si racconta  che a New York,  Limonov ha vissuto una intensa relazione con un uomo di colore e ne sono forniti  i dettagli dei rapporti intimi.  

Ma ha sperimentato  pure Yoga e meditazione traendone vantaggio e scoprendo che la meditazione si può praticare ovunque, in forma discreta, senza dover assumere quella posizione un po' esibizionista di cui abusano le campagne pubblicitarie, che si tratti di acque minerali o di polizze assicurative.

Intellettuale acuto e scrittore di successo ha ottenuto notevole fama con i romanzi biografici  sia in Francia che in Russia e in alcune occasioni è stato descritto come un “poeta punk” russo. 

Ma anche fascista e infine dissidente:  anzi proprio lui ha definito Putin fascista usando questa parola forse per la prima volta,  in senso spregiativo  -  pag. 330.

 Leggendo questa biografia si ha la possibilità di conoscere non solo la storia assai recente ma anche di entrare un pochino nella mentalità dei popoli russi : secondo me emerge a chiare lettere  che  le informazioni che hanno raggiunto  noi occidentali  durante e successivamente lo scioglimento dell’Unione Sovietica corrispondevano solo in parte  a ciò che stava avvenendo e il periodo della perestroika è stato molto complesso ed anche contestato da una parte del popolo.  

Nulla di nuovo: la manipolazione dell’informazione è sempre di grande attualità, per questo ritengo sia importante leggere e approfondire qualsiasi argomento di nostro interesse al fine di evitare di schierarsi a favore di posizioni veicolate da altri. 

 12 Febbraio 2026 – Y. Pelizzari

mercoledì 28 gennaio 2026

TEMPESTA --- ROMAIN GARY

 

TEMPESTA

ROMAIN GARY 

“Chi non legge ha sempre torto”

 


ROMAIN GARY a 30 anni gli è stata conferita la Legion d’honneur poiché era un eroe di guerra e scrisse il romanzo EDUCAZIONE EUROPEA che Jean Paul Sartre giudico’ il miglior testo sulla Resistenza.

Nel 1956 vinse il Premio Goncourt con LE RADICI DEL CIELO e nel 1960 pubblica uno dei suoi capolavori ovvero LA PROMESSA DELL’ALBA.

Nel 1962 sposo’ Jean Seberg, l’attrice americana  di Bonjour tristesse.

Nel 1975 pubblicò LA VITA DAVANTI A SE’ di cui la trasposizione cinematografica con Sophia Loren risale solo a qualche anno fa,  e nello stesso anno vinse ancora il Prix Gongourt.

Il 3 dicembre 1980 all’età di 66 anni, con un colpo di pistola alla testa,  Gary si uccide nella sua casa di Place Vendome a Parigi.

 Ho conosciuto  questo autore quasi casualmente poiché un amico mi aveva regalto proprio  LA VITA DAVANTI A SE’. Me ne innamorai, lo acquistai più volte poichè è poi divenuto oggetto di regalo per diversi miei amici. Dopo di chè di ROMAIN GARY i ho letto quasi tutto…

Infine alcuni mesi fa in libreria ho visto “TEMPESTA”:  senza nulla leggere lo presi in mano e lo feci mio. 

Ieri ho finito di leggerlo ed ancora una volta arrivata all’ultima pagina ero sinceramente dispiaciuta che non ce ne fossero altre. 

Non si tratta di un romanzo bensì di racconti più o meno brevi, ma quasi tutti avvincenti.

L’aletta anteriore riporta quanto segue: “ Questi sfavillanti racconti, inediti per il lettore italiano, abbracciano quasi per intero l’arco terreno di Romain Gary. Con la sua scrittura inconfondibile, insieme dolce e selvaggia, l’autore sfiora tutte le ossessioni di una vita: l’inferno della malinconia, il doppio, la fuga, la menzogna, la disperazione dell’amore, la tenacia del dolore. E dietro l’angolo, la morte, cercata ma con un volto inaspettato”. 

Credo che non sia il caso di addentrarsi in ogni racconto anche se ammetto che l’ultimo dal titolo “Il greco”   mi ha notevolmente colpita e il primo “  Tempesta” che da il titolo alla raccolta è  davvero eccelso.

Comunque tutti sono molto originali  sia come  trama, come contenuto, come eleganza nella stesura dei fatti.

Secondo me ROMAIN GARY rientra fra gli scrittori inarrivabili. 

Qualche stralcio 

-         Il grande Berkovitz, il truffatore, l’imbroglione quasi leggendario, uno di quei tipi il cui nome si sussurra quando la situazione sembra così marcia e disperata da invocare un Gesù Cristo personale, un Gesù fiammeggiante, nuovo e pulitissimo in cui per 2000 anni nessuno ha ancora creduto, bene , Berkovitz stesso dice che finchè manteniamo il sentimento della meraviglia saremo sempre capaci di ridere. Ridere era l’unica cosa che valesse la pena  fare e finchè si può contmplare il mondo e riderci sopra, si ha ancora una possibilità.

-         Ogni greco che si incontra dirà che sono stati loro a inventare la democrazia, e questo può essere pure vero, ma quello che è altrettanto certo è che hanno perso il brevetto.

 (Probabilmente il racconto è stato scritto al tempo dei colonnelli) 

- Fidarsi di qualcuno è una decisione importante , la più grande di tutte. Puoi permettertelo una o due volte nella vita e farla franca, ma richiede molto, molto giudizio. 

- La libertà  - La più grande poesia di tutti i tempi. Ma non è ancora stata scritta. E non lo sarà mai. O forse un giorno. Ma ci vorranno migliaia di morti. E allora tutti quelli che non sono poeti ti diranno che non vale la pena scriverla, ecco tutto. 

Trattasi di un libro che non ho nessun dubbio a consigliare. 

28 gennaio 2026- Y.Pelizzari

martedì 13 gennaio 2026

LE DISAVVENTURE DELLA VERITA' - Umberto GALIMBERTI

 



LE DISAVVENTURE DELLA VERITA’ – UMBERTO GALIMBERTI.

 Stralci dell’introduzione

 “Che cos’è la verità oggi?

E’ ancora possibile distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, in un tempo in cui la realtà sembra dissolversi nella sua rappresentazione?

 

Umberto GALIMBERTI con la sua consueta chiarezza mette in discussione le nostre convinzioni più radicate e ci mostra come, nella società della persuasione e della performance, la verità non si cerca più: si produce.

E così facendo, si perde.

Un’indagine filosofica e civile che interroga la crisi  della democrazia, la retorica del populismo, il dominio dell’informazione e dell’intelligenza artificiale. Perché rinunciare alla verità significa rinunciare all’umanità stessa”.

 

Babbo Natale quest’anno ha provveduto ad arricchire la mia  libreria con testi importanti fra i quali  LE DISAVVENTURE DELLA VERITA’  di Umberto Galimberti che ritengo non abbia bisogno di presentazioni.

133 pagine preziose ed  illuminanti  che ci insegnano ad innalzare/ attivare il senso critico al fine di evitare di cadere vittime dell’informazione/persuasione finalizzata a  condurci a prendere quelle posizioni utili al potere.

 Non si tratta di un testo impegnativo  ed io  mi sento di suggerirne la lettura anche perché siamo prossimi alle votazioni di un referendum che andrebbe a modificare la nostra costituzione : motivo per r cui dobbiamo fare delle scelte  consapevoli .  E quindi necessario conoscere le tecniche che veicolano l’informazione/persuasione  e riconoscere la parola quando non è più messaggera della verità .    

 Forse non c’è nulla di nuovo poiché GALIMBERTI ricorre in più occasioni agli scritti di  PLATONE, ma probabilmente sono testi poco letti ai giorni nostri.   

E’ stato infatti PLATONE a introdurre il concetto di verità come esatta corrispondenza tra le idee e le cose del mondo.

13 gennaio 2026 - Y.P.

martedì 9 dicembre 2025

MIGLIONICO – Il luogo dove il tempo si srotola a quarti d’ora

 



Sono tornata a MIGLIONICO, il borgo  lucano poco distante da Matera che ho già ampiamente descritto precedentemente e che ho imparato ad amare sino a sentirlo un po' anche “mio”, attraverso le narrazioni di Laura. 

Lei a Miglionico ci è nata: lì ha trascorso i suoi primi decenni di vita  e lì ha lasciato quei ricordi che con il passare del tempo si vestono di nostalgia pungente per cui ogni tanto si abbandona alla rievocazione ed io ascoltandola, ho appreso usi, costumi e anche qualche leggenda.

Oltretutto mi è sempre stato facile immedesimarmi nei suoi ricordi perché comprendo appieno i sentimenti che legano ciascuno di noi alle proprie radici. Pure io sono nata in un piccolo borgo sul Lago di Como ed anche se mi sono lasciata prendere dalla vita in città, non l’ho mai dimenticato e il desiderio di ritornarci è sempre vivo. 

L'ultima volta che ero andata a Miglionico  era nel 2019 , proprio nello stesso periodo  in cui ho soggiornato ora: periodo che definisco  “il  tempo dell’olio”  poiché  Miglionico vanta sul proprio territorio ampi uliveti e fra novembre e dicembre si raccolgono le olive e si portano al frantoio per estrarre l’olio. 

Miglionico sei anni fa,  l’avevo definito “ il borgo più bello del mondo” per la  sua  posizione strategica su di una dolce collina che consente un’ampia visuale sul paesaggio sottostante e circostante  e per l’imponente Castello del Malconsiglio attorno al quale sono posizionate numerose panchine a testimoniare la massiccia presenza di turisti e  abitanti del luogo che vi fanno ritorno, nel periodo estivo.

 


Non  mi soffermerò quindi sull’aspetto paesaggistico di MIGLIONICO,  ma mi limiterò alle impressioni avute in occasione di  questo mio ritorno.

I luoghi come tutte le cose cambiano, nulla è inalterabile e Miglionico rispetto a sei anni fa oserei dire che è sensibilmente migliorato ed infatti è entrato a far parte del circuito dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA.

Alcuni fabbricati sono stati rimaneggiati, le facciate di parecchie case sono state abbellite e tinteggiate di fresco e, sarebbe auspicabile che altre che versano ancora in uno stato precario,  negli anni a venire potessero riacquistare il giusto decoro.   

Il corso che dal Castello raggiunge la torre dell’Orologio è ben curato e gli edifici che lo fiancheggiano addobbati a festa con abbondanti luminarie creano un contesto di notevole impatto visivo: quasi da poter competere con le vie centrali di importanti città. 


Ma MIGLIONICO è soprattutto atmosfera: si respira profumo di autenticità, si percepisce la semplicità di quella vita che in tempo di pandemia ci si era illusi potesse essere rivalutata ma poi non è avvenuto.

Per le vie del borgo nessuno corre, la fretta forse  è una perfetta sconosciuta e gli abitanti credo si conoscano tutti, anche perché complessivamente sono all’incirca duemilatrecento.


Io, “forestiera” a Miglionico, che durante la mia permanenza  con  curiosità più volte mi sono  addentrata per i viottoli, sono stata onorata ad ogni incontro da sorrisi e  saluti cordiali.

Quasi inspiegabilmente, già il giorno successivo al mio arrivo, mi sono sentita perfettamente a mio agio, quasi come se Miglionico lo conoscessi da sempre, anche se quasi certamente parte del merito va alla mia amica che non ha mai tralasciato di presentarmi a tutti coloro che incontrava e con cui si fermava a parlare.

E lei,  a parlare  si fermava con tutti…

Non mi ha infastidita neppure colui  che  vedendomi sola con la macchina fotografica alla mano , dapprima mi ha rivolto un saluto e poi ha dato voce alla sua curiosità chiedendomi  da dove venissi e cosa stessi facendo a Miglionico. 

A MIGLIONICO il tempo scorre lento: il macellaio anche se nella bottega c’è ressa non si scompone e con calma e scrupolosità prosegue nel suo lavoro, il barista offre i suoi servizi con un sorriso, il  fruttivendolo pure,  ma trovando il tempo per uno scambio di convenevoli con i clienti.

E intanto il bell’orologio dentro la torre che svetta oltre i tetti prevalentemente in coppi  e terrazze, scandisce le ore ogni quindici minuti e così,  mentre ad Istanbul mi ero ritrovata ad attendere il richiamo del muezzin per la preghiera, a Miglionico mi sono ritrovata ad attendere il suono delle campane. 





Nella consapevolezza che nulla è come appare, all’apparenza MIGLIONICO è una splendida comunità e il rito dell’accensione dell’albero di Natale nella piazza retrostante la Chiesa Madre ne è stata una bellissima rappresentazione con musica e canti alla presenza del giovane sindaco.

Davvero apprezzabile il coro dei bambini, forse una trentina,  il futuro di Miglionico e pregevole pure il presepe all’interno della Chiesa che conserva opere d’arte e affreschi importanti.             



Non importa se questo borgo, come quasi tutti i borghi italiani, nel periodo invernale dorme: le panchine intorno al castello sono emblema di attesa e in estate mi è stato assicurato che non sono mai vuote. 


8 Dicembre 2025 – Y.Pelizzari