lunedì 31 agosto 2026

Verso PIANCEE ( Frazione Gallio di SAN SIRO)

 Verso PIANCEE ( Frazione Gallio di SAN SIRO)

 

Vista sula ramo di LECCO

Vista sul ramo di COMO

Proprio come cantava qualche decennio fa Lucio Battisti , mi sono alzata, mi sono vestita e sono uscita sola sola per la strada.

Ho camminato a lungo….

E come ogni anno, anche quest’anno ho raggiunto la frazione di GALLIO intenzionata ad attraversare il cuore del borgo e inoltrarmi verso i boschi.

Arrivata a Gallio, non ho suonato il campanello del Villino Mariangela, lei oramai non mi aspetta più poichè le nostre lunghe conversazioni si sono interrotte un anno fa quando  se ne è andata, ma mi ha piacevolmente intrattenuta la sua vicina la quale mi ha fatto promettere che quando ripasserò , il caffè lo prenderò con lei…

Ho intrapreso la salita che porta dentro il centro del borgo e ho incontrato soltanto il silenzio disturbato dal rumore dell’ acqua che usciva dal rubinetto della fontana pubblica. Mi sono fermata e l’ho chiuso perché ritengo che l’acqua sia un bene prezioso e sia uno spreco lasciare i rubinetti aperti.


Ho individuato subito il sentiero che porta nei boschi di PIANCEE e come sempre,  appena fuori dalle case abitate , le panoramiche mi hanno incantata.

Dall’alto la vista incontra meno ostacoli: le montagne sembrano più basse e le onde invisibili!

SANTA MARIA vista da Gallio

Si osserva, si contempla una distesa placida dalla forma molto caratteristica ,  direi artistica che forse nessun pittore sarebbe riuscito a inventare .  Chi mai avrebbe potuto inventare un lago a forma d’uomo se non l’architetto Natura?

Per un buon tratto il sentiero consente di visualizzare panoramiche spettacolari, dopodiche si addentra fra gli alberi  e diviene un sentiero ombroso e ben curato.  

Irrilevante se nel  sottobosco qua e là sono disseminati  tronchi e rami,  probabilmente vittime dei violenti temporali  che oramai s’abbattono ovunque.

Non ho avuto nessun incontro particolare, non credo che i turisti conoscano questo itinerario ma ho avuto  motivo di credere che siano territori  frequentati poiché non mancano appezzamenti recintati e ben coltivati ad orto.

Ho goduto appieno della quiete offerta dal bosco interrotta soltanto dal canto degli uccelli  e ho proseguito il cammino  sino a raggiungere la parte di costa che sovrasta Cremia  e consente la visuale di un buon tratto di alto lago.

Le panoramiche di lago, salendo, ovunque ci si trovi sono sempre spettacolari ed io sempre mi sorprendo.

A malincuore sono poi  tornata a ritroso e giunta dentro il borgo mi sono soffermata ad osservare il reticolo di viottoli acciottolati: GALLIO una ragnatela.

La chiesetta che sulla facciata principale porta la data 1822,  solitaria,  se ne sta silenziosa, probabilmente le campane suonano solo per la festa di Santa Lucia,  ma lascia immaginare una grande vitalità seppellita dal tempo.

Potrei raccontare  il tripudio di sensazioni ed impressioni che Gallio sempre mi regala, ma già ho scritto molto in precedenza e per evitare di  ripetermi,  mi fermo qui.   

31 AGOSTO 2026- Y.Pelizzari

mercoledì 3 giugno 2026

MUSEO CIVICO STORICO DI MUSSO

 

MUSEO CIVICO STORICO DI MUSSO ( Lago di Como)

  Comune di Musso  Ex-fabbrica occhiali Salice

 

Musso


Era da parecchio che ero intenzionata a visitare il Museo di Musso ma come accade spesso,   non si da mai priorità a ciò che ci sta vicino e soltanto stamattina mi sono decisa ad andarci…

E’ stata davvero una piacevole sorpresa perché il MUSEO CIVICO di MUSSO oltre a non essere particolarmente piccolo, poiché è collocato sui due piani della ex- fabbrica di occhiali SALICE, custodisce delle vere e proprie rarità.

Sul  pieghevole informativo c’è scritto che nei mesi di maggio e giugno è possibile vedere in allevamento i bachi da seta ed io stamattina ho avuto modo di esaminare il processo completo – dalla farfalla alla seta -  supportata dalle informazioni che l’addetta al Museo si è prodigata a fornirmi.

Ero convinta di ben conoscere e invece mi sono dovuta ricredere poiché ignoravo diversi dettagli ma soprattutto ignoravo anche la pregevole storia recente che da Musso  giunge sino nel Sud America.

All’interno del museo si possono anche ammirare pregiati manufatti di pura seta che soltanto conoscendo il processo al completo se ne può comprendere il valore.

Il Museo è suddiviso in  più sezioni: 

1 -  La GELSIBACHICOLTURA






2 – Il MARMO di Musso e le sue cave

Le cave sono rimaste in esercizio  fino al secolo scorso, ma  verso gli anni settanta non erano quasi più  sfruttate  per cui la sovraintendenza ai monumenti, al fine di preservare i resti del Castello Medeghino, decise di porre fine all’estrazione. Il MARMO di Musso, che aveva della caratteristiche particolari,  venne utilizzato anche per la realizzazione del Duomo di  COMO e MILANO.           


3 – Il CASTELLO di Musso edificato in epoca pre-romana godeva di una posizione strategica dominante sul lago: utilizzato dai Romani come sbarramento alle invasioni barbariche fu occupato dai Goti e dai Longobardi.  Nel XII secolo il feudo di Musso e il Castello divennero proprietà della famiglia Malacrida e successivamente , nel 1522, Gian Giacomo de Medici, detto il Medeghino s’impossesso della fortezza. E la storia continuò……

 

Plastico del Castello di cui ora sono rimasti pochi ruderi 

4 – Il MEDEGHNO – Gian Giacomo De Medici ( estraneo al casato di Firenze)  nacque a Milano  fra il 1495 e 1498, primogenito di 14 fratelli , la sua storia è degna d’ essere conosciuta, e presso il Museo c'è il materiale che lo consente. 

5 – L’emigrazione verso l’AMERICA e l’EUROPA

In questa sezione vi si trovano registri di viaggio con nominativi vari, passaporti, documenti  risalenti alla fine del 1800 relativi agli appartenenti a famiglie della zona che emigrarono verso le Americhe e l’Europa.


 6 – La fine della seconda guerra mondiale : la cattura di MUSSOLINI e dei gerarchi

Qui ci sono  reperti storici , testimonianze scritte, fotografie e molto altro relativi ai fatti storici accaduti nel 1945 e la  cattura da parte dei partigiani  di Benito Mussolini    mentre stava fuggendo .

 Nel giorno in cui avvenne la cattura di Mussolini, il parroco di Musso  DON MAINETTI scrisse ora per ora il susseguirsi degli eventi e le pagine del  diario sono qui esposte. ( Ovviamente trattasi di copie poiché gli originali sono custoditi altrove)

 Concludendo: per me è stata una visita molto interessante . Ritengo che il MUSEO DI MUSSO sia davvero apprezzabile e una visita  magari insieme a figli e nipoti  sia da farsi  poichè la gelsibachicoltura è un’attività in estinzione. Inoltre considerata la preziosità del filato che a volte indossiamo, è  bene conoscerne la storia.

Non solo: La visita ai MUSEI è importante poichè non c'è futuro senza passato e la conoscenza della STORIA è indispensabile per ciascuno di noi poichè le nostre convinzioni scaturiscono dalle conoscenze.  

Grande ammirazione e gratitudine verso  tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del MUSEO di MUSSO.

Oggetti in seta pura

                                                                                                             3 giugno 2026 - Y.Pelizzari







martedì 2 giugno 2026

Il borgo di MARENA si è vestito di nuovo!

 Il borgo di MARENA si è vestito di nuovo!



Forse le mie lacrime di ieri sono diventate pioggia, pioggia benefica.
Tormenti , nostalgia e inquietudini si sono liquefatti e in un’ora indefinita della notte una pioggia torrenziale, facendomi svegliare di soprassalto, si è abbattuta sulla casa di pietra, sui tetti di tutte le case del mio borgo e su molte zone della Lombardia: una pioggia benemerita che ha dissetato la terra arsa dalla calura dei giorni scorsi, ha dato vigore alle foglie degli alberi, ha ravvivato i fiori nei giardini e ha stimolato la crescita delle verdure negli orti.


Qui nella casa di pietra dove le emozioni in costante trasformazione cambiano colore e la vista è sempre appagata dalla grande bellezza che le sta dinnanzi, anche in giornate di cielo basso colore acciaio come stamattina, l’atmosfera a tratti persino surreale, emana magia.
Oltrettutto il mio borgo che da anni era sprofondato in un sonno profondo, quest’anno sorprendentemente si è risvegliato ed io non ho più ragione di scrivere che quando cala la sera il buio lo ingoia.
Marena si è evoluto e la sua nuova immagine è ben differente da quella degli anni precedenti: sin dall’affacciarsi delle prime ombre del crepuscolo, sugli ulivi dai tronchi nodosi recentemente ben disposti nel giardino poco distante dalla casa di pietra, si accendono fili di luci che sembrano stelle.
Non più silenzio sepolcrale bensì voci parlanti lingue diverse e qualche volta nell’aria s’ode pure della musica.
Anche i viottoli che s’addentrano nel cuore del borgo, dove le auto non possono accedere, non sono più deserti e frequenti sono gli incontri con stranieri.
Marena sta cercando di farsi conoscere nel mondo e i turisti stanno affluendo.



Anni addietro, quando mi venne l’idea di offrire la casa di pietra per brevi soggiorni turistici, a Marena era la sola casa vacanza mentre oggi, a distanza di un decennio o poco più, sono numerose e recentemente vi si sono introdotte pure agenzie straniere che forse hanno odorato profumo d’affari.
Marena comunque sta perdendo la sua autenticità e degli abitanti “ qui nati” saremo rimasti forse una decina.
Quella che è fu la casa dove nacque mio padre, che da tempo versava in condizioni funeste è stata acquistata da stranieri e completamente restaurata anche se la struttura originale è rimasta all’incirca la stessa: comunque le finestre sono tornate ad illuminarsi, sul terrazzo che corre lungo l’intera facciata sono stati posizionati vasi con fiori e piante e da “ Vecchia casa di MARON” è divenuta Villa Volpe.

Tanto vorrei scrivere e forse prossimamente lo farò, su questa casa che custodisce gli spiriti degli avi di mio padre dei quali, sebbene molti non li ho conosciuti, conservo il ricordo che mi è stato trasmesso attraverso le narrazioni verbali poiché la famiglia dei Pelizzari detti Maron nel borgo di Marena ebbe una rilevanza significativa.
Certamente i proprietari di Villa Volpe nulla sanno e molto probabilmente nulla importa loro di quella storia che non gli appartiene, ma ciò è irrilevante: in silenzio a loro esprimo la mia gratitudine poiché con il loro intervento hanno evitato che la vecchia casa andasse in malora e trasformandola in casa vacanza permettono al “vivere” di tornare fra quelle mura.
Si, credo proprio che il mio borgo possa avere un futuro interessante e forse del tutto impensato.
Infatti sin d'ora la piazzetta del lavatoio è tornata ad essere il ritrovo di bimbi giocosi (a Marena ci sono diversi bambini ) ed è marginale se il lavatoio oramai funge da ricovero per i loro giochi. Del resto perché mai si dovrebbe fare il bucato a mano considerato che la lavatrice è divenuto un elettrodomestico di uso comune?

Mi fermo qui, poiché al mio borgo ho già dedicato un libro “ Il mio paese dentro un romanzo” e in più occasioni ho descritto accadimenti e impressioni personali.
2 giugno 2026 – Y.Pelizzari

martedì 9 dicembre 2025

MIGLIONICO – Il luogo dove il tempo si srotola a quarti d’ora

 



Sono tornata a MIGLIONICO, il borgo  lucano poco distante da Matera che ho già ampiamente descritto precedentemente e che ho imparato ad amare sino a sentirlo un po' anche “mio”, attraverso le narrazioni di Laura. 

Lei a Miglionico ci è nata: lì ha trascorso i suoi primi decenni di vita  e lì ha lasciato quei ricordi che con il passare del tempo si vestono di nostalgia pungente per cui ogni tanto si abbandona alla rievocazione ed io ascoltandola, ho appreso usi, costumi e anche qualche leggenda.

Oltretutto mi è sempre stato facile immedesimarmi nei suoi ricordi perché comprendo appieno i sentimenti che legano ciascuno di noi alle proprie radici. Pure io sono nata in un piccolo borgo sul Lago di Como ed anche se mi sono lasciata prendere dalla vita in città, non l’ho mai dimenticato e il desiderio di ritornarci è sempre vivo. 

L'ultima volta che ero andata a Miglionico  era nel 2019 , proprio nello stesso periodo  in cui ho soggiornato ora: periodo che definisco  “il  tempo dell’olio”  poiché  Miglionico vanta sul proprio territorio ampi uliveti e fra novembre e dicembre si raccolgono le olive e si portano al frantoio per estrarre l’olio. 

Miglionico sei anni fa,  l’avevo definito “ il borgo più bello del mondo” per la  sua  posizione strategica su di una dolce collina che consente un’ampia visuale sul paesaggio sottostante e circostante  e per l’imponente Castello del Malconsiglio attorno al quale sono posizionate numerose panchine a testimoniare la massiccia presenza di turisti e  abitanti del luogo che vi fanno ritorno, nel periodo estivo.

 


Non  mi soffermerò quindi sull’aspetto paesaggistico di MIGLIONICO,  ma mi limiterò alle impressioni avute in occasione di  questo mio ritorno.

I luoghi come tutte le cose cambiano, nulla è inalterabile e Miglionico rispetto a sei anni fa oserei dire che è sensibilmente migliorato ed infatti è entrato a far parte del circuito dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA.

Alcuni fabbricati sono stati rimaneggiati, le facciate di parecchie case sono state abbellite e tinteggiate di fresco e, sarebbe auspicabile che altre che versano ancora in uno stato precario,  negli anni a venire potessero riacquistare il giusto decoro.   

Il corso che dal Castello raggiunge la torre dell’Orologio è ben curato e gli edifici che lo fiancheggiano addobbati a festa con abbondanti luminarie creano un contesto di notevole impatto visivo: quasi da poter competere con le vie centrali di importanti città. 


Ma MIGLIONICO è soprattutto atmosfera: si respira profumo di autenticità, si percepisce la semplicità di quella vita che in tempo di pandemia ci si era illusi potesse essere rivalutata ma poi non è avvenuto.

Per le vie del borgo nessuno corre, la fretta forse  è una perfetta sconosciuta e gli abitanti credo si conoscano tutti, anche perché complessivamente sono all’incirca duemilatrecento.


Io, “forestiera” a Miglionico, che durante la mia permanenza  con  curiosità più volte mi sono  addentrata per i viottoli, sono stata onorata ad ogni incontro da sorrisi e  saluti cordiali.

Quasi inspiegabilmente, già il giorno successivo al mio arrivo, mi sono sentita perfettamente a mio agio, quasi come se Miglionico lo conoscessi da sempre, anche se quasi certamente parte del merito va alla mia amica che non ha mai tralasciato di presentarmi a tutti coloro che incontrava e con cui si fermava a parlare.

E lei,  a parlare  si fermava con tutti…

Non mi ha infastidita neppure colui  che  vedendomi sola con la macchina fotografica alla mano , dapprima mi ha rivolto un saluto e poi ha dato voce alla sua curiosità chiedendomi  da dove venissi e cosa stessi facendo a Miglionico. 

A MIGLIONICO il tempo scorre lento: il macellaio anche se nella bottega c’è ressa non si scompone e con calma e scrupolosità prosegue nel suo lavoro, il barista offre i suoi servizi con un sorriso, il  fruttivendolo pure,  ma trovando il tempo per uno scambio di convenevoli con i clienti.

E intanto il bell’orologio dentro la torre che svetta oltre i tetti prevalentemente in coppi  e terrazze, scandisce le ore ogni quindici minuti e così,  mentre ad Istanbul mi ero ritrovata ad attendere il richiamo del muezzin per la preghiera, a Miglionico mi sono ritrovata ad attendere il suono delle campane. 





Nella consapevolezza che nulla è come appare, all’apparenza MIGLIONICO è una splendida comunità e il rito dell’accensione dell’albero di Natale nella piazza retrostante la Chiesa Madre ne è stata una bellissima rappresentazione con musica e canti alla presenza del giovane sindaco.

Davvero apprezzabile il coro dei bambini, forse una trentina,  il futuro di Miglionico e pregevole pure il presepe all’interno della Chiesa che conserva opere d’arte e affreschi importanti.             



Non importa se questo borgo, come quasi tutti i borghi italiani, nel periodo invernale dorme: le panchine intorno al castello sono emblema di attesa e in estate mi è stato assicurato che non sono mai vuote. 


8 Dicembre 2025 – Y.Pelizzari




lunedì 8 aprile 2024

CESENATICO - Il richiamo della Romagna

 

 CESENATICO - Il richiamo della Romagna

 



“I paesaggi  non sono semplicemente  panorami, sono luoghi interiori …” , così recita la prefazione a cura di Giulio Greco  alla mia silloge “ Al lago mi sento poeta”. 

E ciò corrisponde al vero poiché CESENATICO per me non rappresenta semplicemente una località di mare della Riviera Romagnola il cui porto leonardesco e le Vele storiche del Museo della Marineria  contribuiscono a fornire l’immagine di un luogo suggestivo, bensì  è una fonte di emozioni che si rigenerano ad ogni mio ritorno perché a Cesenatico, in periodi diversi, ci sono tornata più volte. 

La prima volta ci andai per caso senza curarmi neppure si sapere quale fosse l’esatta posizione geografica: m’informai sugli orari dei treni  in partenza dalla stazione Centrale di Milano e partii. Era maggio ed ero prossima ad un evento significativo della vita che però peccava di completa convinzione per cui  andai a Cesenatico intenzionata a riflettere lontano dalla mia quotidianità.

Mi trovai coinvolta in situazioni impreviste e sorprendenti, fra le quali un pomeriggio al Villaggio Azzurro dell’Aeronautica Militare  di Cesena in attesa che il controllore del traffico aereo  terminasse il suo turno. Non solo, sempre a Cesena,  in piazza del Popolo seduta sui gradini della Fontana Masini,  rimasi a contemplare un cielo stellato e ad ascoltare colui che magistralmente declinava i versi di A’ LIVELLA, di Antonio De Curtis.

La poesia mi ha  da sempre suggestionata e mettere in pratica il motivo per cui ero andata a Cesenatico, ossia  riflettere,  divenne complicato.

In ogni caso prima del mio ritorno a Milano, una luce penetrò il labirinto delle indecisioni e tutto mi apparve chiaro: la strada che stavo per imboccare era sbagliata.

Quindi il mio primo impatto con Cesenatico fu determinante nelle mie scelte.

Nella vita succede che le cose cambiano quando meno te l’aspetti e l’importanza di un incontro   spesso scaturisce dal primo sguardo, altre volte è la forza di un abbraccio a creare una storia, ma  nulla accade per caso.





 Ritornai a Cesenatico qualche tempo dopo  e vi trascorsi un’insolita estate: durante un’escursione turistica in mare a bordo di una motonave, insieme ad un’amica fui ingaggiata come “cameriera”.Le escursioni prevedevano la pesca, forse con le reti a strascico, non ricordo bene. Si pescava prevalentemente pesce azzurro e se ne pescava parecchio: fritto  al momento sulla motonave stessa, veniva servito ai passeggeri unitamente a vino bianco della zona: trebbiano o albana. L’esperienza fu molto positiva, le conoscenze molteplici e alcune amicizie si consolidarono anche se non si protraessero a lungo.

Gustave Flaubert scrisse una grande verità: “Le passioni impallidiscono quando le si trapianta”  e ritrovare le persone in ambienti diversi da quelli dove si sono conosciute, a volte possono apparirci diverse e meno affascinanti. 

Non vi è mai successo di innamorarvi al mare, durante l’estate e rivedere poi la persona oggetto dell’innamoramento in altro ambiente e trovarlo insignificante? A me  successe.


 Tornai a Cesenatico da giovane mamma e rifeci l’escursione in mare: seppi che la motonave  AQUILA D’ORO 71 aveva cambiato mare ed era stata trasferita  in Sardegna, dove credo sia ancora attiva e al suo posto  trovai LA NAVE DEL SOLE, la cui modalità  dell’escursione era rimasta invariata.

Tornai a Cesenatico da zia, ci ritornai con nuovi amici e sempre “ ci sono stata bene” anche se alcune volte più di altre. A Cesenatico ho persino ballato il liscio io, che il liscio non so ballare e comunque alle balere di Liscio preferivo la discoteca La NUIT o la PINETA della vicina Milano Marittima.     

A Cesenatico ho vissuto incontri insoliti ma significativi, sui quali non intendo soffermarmi, anche se ben li conservo nella memoria con gioia e senza rimpianto.


 La passeggiata lungo il Porto Canale anche nei casi in cui è super affollato di turisti, è per me rilassante, la disponibilità alla conversazione da parte dei gestori delle varie attività trovo sia una caratteristica non trascurabile.

Amo l’accento romagnolo e l’atmosfera spensierata che si respira per le strade  specialmente nella bella stagione.


Imperdibile la  visita alla Piazza delle Conserve nel centro storico:  qui sono stati recuperati un paio di  pozzi dalla forma tronco-conica che un tempo venivano utilizzati per la conservazione del pesce.

Amo la spiaggia sabbiosa, quella sabbia che s’infiltra ovunque sino ad essere fastidiosa  e amo pure il mare che rare volte ha il colore del mare essendo il fondale del Mar Adriatico sabbioso.



Al Molo di Ponente, gli iconici  capanni dei pescatori , delle piccole palafitte in legno dalle quali le reti vengono calate in mare per la pesca,  offrono uno scenario molto coreografico.

Singolare il grattacielo di 33 piani, costruito  nel 1958 su progetto dell’architetto Berardi in un luogo dove grattacieli non ce n’erano! E per qualche anno, con i suoi 125 metri d’altezza,  ebbe pure il primato d’essere il grattacielo più alto d’Europa.


E quando mi trovo a transitare dinanzi al Soggiorno marino AGIP- ENI in viale Carducci, non posso fare a meno di sorridere poiché penso a mio figlio che ci andò per la prima volta a 8 anni dopo di che mi è stato impossibile  fargli cambiare  destinazione: sino a quattordici anni ogni estate, terminata la scuola andava a Cesenatico. “ Troppo bello Cesenatico, troppo bello il pioppeto”- diceva , nonostante  già avesse visto il mare di Sardegna, di Corsica e  Grecia.

Probabilmente anche su di lui, CESENATICO esercitò notevole fascino e infatti l’anno che avrebbe compiuto 15 anni e quindi  non poteva più accedere al soggiorno Eni mi convinse a trascorrere una settimana all’Hotel Bristol  io e lui soltanto e ci divertimmo un mondo.

 Ero a CESENATICO pure nel 1998 quando  Marco PANTANI, il ciclista nativo del luogo,  vinse il Giro d’Italia e il Tour de France: ovunque  si sentiva parlare di lui e non c’era vetrina che non avesse esposto la sua foto .  Ricordo con piacere Cesenatico in festa per Marco Pantani soprannominato  “IL PIRATA”,  scomparso troppo presto e troppo giovane e al quale ora è dedicato uno spazio  nei pressi della stazione: Spazio Pantani.  Inoltre, anche  dinanzi al Gran Hotel di Cesenatico in Piazza Andrea Costa, in sua memoria,  dentro un’aiuola sono state  installate due grandi biglie contenenti la sua immagine che richiamano l’attenzione di  chiunque passi . 


Come tutti i luoghi, negli anni anche CESENATICO è cambiato, ma io ci ritorno sempre volentieri. Per me, fra le località della riviera Romagnola, rimane “il più bello” e quest’anno ci sono ritornata per trascorrervi Pasqua. Ho mangiato dell’ottimo pesce perché a Cesenatico la cucina è ottima quasi ovunque, ho rinfrescato i ricordi e ne ho arricchito la mia raccolta.

Cesenatico, non lontano da Milano e non così vicino, mi è rimasto nel cuore. 

Aprile 2024 – Y.P.