mercoledì 22 luglio 2026

L’EREDITA’ di ESZTER – SANDOR MARAI

 

L’EREDITA’ di ESZTER – SANDOR MARAI

 



“ La legge del mondo esige che ciò che è iniziato una volta debba essere condotto a termine”

 «L'uomo comprende il mondo un po' alla volta e poi muore» -  Sándor Márai, nato Sándor Károly Henrik Groschenschmied de Mára, è stato uno scrittore e giornalista ungherese naturalizzato statunitense. La sua fama è legata in particolare al romanzo Le braci ma pure a L'eredità di Eszter.  Considerato fra i grandi maestri della narrativa mitteleuropea è morto suicida il 21 febbraio 1989, forse a seguito del dolore per la scomparsa della moglie e del figlio adottivo.

 Come  altre opere di Sandor Marai, anche L’EREDITA’ di ESZTER l’ho molto apprezzata  sia per lo stile letterario inconfondibile e per la profondità nell’analisi di pensieri, emozioni e comportamenti.

La storia  vede protagonisti principalmente  tale Lajos,  uomo molto affascinante, mistificatore e mascalzone sino al midollo ed Eszter  la  donna che s’innamora di lui e  con il quale per un breve periodo  vive quel “ senso di allarme continuo” che è stato il vero significato della sua vita.

Lajos sposa la sorella di Eszter  che muore prematuramente quindi lui  lascia la città e la casa dove viveva con lei  e sparisce dalla vita di ESZTER e dei conoscenti-amici  dopo essersi impossessato di mobili, oggetti di valore e quant’altro e aver lasciato dietro di sé debiti e molte promesse che ovviamente non manterrà.

 Si farà vivo dopo vent’anni per riprendersi il poco che era rimasto,  ossia la casa dove Eszter vive con un’anziana parente. Eszter pare che sia vissuta nell’attesa di questo ritorno e  sebbene abbia piena consapevolezza  della spregiudicatezza  e dell’opportunismo di  Lajos non si oppone e dinanzi al notaio, convocato preventivamente da Lajos medesimo,   firma il documento con il quale  lui diviene proprietario della casa e del giardino.

Forse la sola spiegazione di tale comportamento è da ricercarsi nel fatto  che gli amori infelici non finiscono mai…   

In sintesi la trama sarebbe alquanto semplice e a tratti grottesca  ma il talento narrativo di Sandor Marai, rende la storia molto coinvolgente e sorprendente.

Pregevoli le conversazioni, in particolare nel finale,  dalle quali emergono tutte le complessità dei sentimenti, a volte davvero di difficile comprensione. 

Dal confronto a quattro occhi fa Lajos ed Eszter al loro ultimo incontro, riporto uno stralcio che trovo davvero pregevole e nel contempo quasi mi rammarico che una simile riflessione Sandor Marai l’abbia messa in bocca all’affascinante mascalzone , forse a testimoniare la fascinazione dialettica che sapeva far trapelare da sè,  sino a indurre i famigliari di Eszter a leggere romanzi classici che lui stesso non aveva mai letto.

 La legge del mondo esige che ciò che è iniziato una volta debba essere condotto a termine. E questo non è davvero motivo di gioia. Nulla arriva mai in tempo, la vita non ci dà qualcosa nel momento in cui siamo preparati s riceverlo. Soffriamo a lungo a causa di questo disordine, di questi ritardi.Siamo convinti che qualcuno si prenda gioco di noi. Ma un bel giorno ci rendiamo conto che tutto era preordinato secondo un meccanismo perfetto… Due persone non possono incontrarsi neanche un giorno prima di quando saranno mature per il loro incontro…Mature non secondo le loro inclinazioni o preferenze, bensì nell’intimo, secondo i dettami di una specie di legge astronomica inoppugnabile, così come si incontrano i corpi celesti nell’immensità dello spazio  e del tempo, con precisione matematica, nello stesso attimo, che è il loro attimo nella successione infinita dei secoli e delle distese spaziali.Io non credo agli incontri fortuiti.”

Dal mio punto di vista è un’opera eccellente.

Luglio 2026 – Y.P.

sabato 18 luglio 2026

KOLCHOZ - EMMANUEL CARRERE

KOLCHOZ - EMMANUEL CARRERE 


Dopo aver fatto la conoscenza con EMMANUEL CARRERE tramite la lettura di LIMONOV, non 
ho esitato ad acquistare KOLCHOZ, attualmente rientrante nella classifica dei libri più letti e, qualche giorno fa l’ho terminato.
Forse l’inizio non è particolarmente avvincente, ma a mano a mano che si procede e si familiarizza con i vari protagonisti la lettura diviene coinvolgente. Infine il finale, quasi disatteso nel punto in cui è inizia, è addirittura commovente. 

Credo che se Emmanuel Carrere è considerato fra i grandi narratori contemporanei, un motivo ci sia : probabilmente consiste nel suo saper coinvolgere e sorprendere il lettore con uno stile letterario considerato ibrido e fluido: “ I suoi testi uniscono reportage, biografia, autobiografia e saggio storico. Rifiuta etichette come autofiction e preferisce muoversi liberamente tra realtà documentata e introspezione soggettiva”.

 KOLCHOZ (edito da Adelphi) è da considerarsi a tutti gli effetti un'opera autobiografica e memorialistica. Nello specifico è un memoir familiare e romanzo di formazione in cui Emmanuel Carrere esplora le proprie radici e il lutto per la scomparsa dei genitori. KOLCHOZ è traducibile in un momento di allegrezza e beatitudine vissuto dall’autore: durante l’infanzia in assenza del padre, lui e le due sorelle minori si trasferivano nella camera dei genitori portandosi i materassi e i cuscini che posizionavano intorno al letto. A quel rito la mamma aveva dato il nome di KOLCHOZ. 
Ed il kolchoz alla fine sarà ripetuto- rievocato nella camera dell’ hospice dove i tre fratelli assisteranno la madre nelle ultime ore di vita, a seguito di un cancro devastante.

La stesura di questo romanzo, iniziata pochi mesi dopo la morte della madre, è la ricostruzione puntigliosa della storia delle due famiglie da cui discendeva appunto la mamma, quella russa e quella georgiana: un omaggio esaltante a Helene Zourabichvili divenuta la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino ad essere eletta segretaria perpetua dell’Academie Francais.

Fatti storici da cui susseguono fatti contemporanei sino alla guerra in Ucraina, analisi che aiutano a comprendere ciò che sta avvenendo intorno a noi, Putin che storici ed esperti concordano sul fatto che la sua figura e il sistema di potere che ha instaurato, noto come putinismo, sfuggano alle classiche definizioni del 900. 

Pag. 108 “ Se il Partito gli dice che il bianco è nero e il nero è bianco, un bolscevico non deve credere a ciò che vede, ma a ciò che il Partito gli dice di vedere” .
 (Comunque penso che la dissonanza cognitiva abbia contagiato anche noi italiani) 

Molto interessante la storia e le vicissitudini georgiane di cui poco se ne parla e se ne scrive. La cugina di Emmanuel Carrère è Salomé Zourabichvili, che ha ricoperto l'incarico di Presidente della Georgia. La madre dello scrittore francese, Hélène Carrère d'Encausse, e la Zourabichvili erano cugine di primo grado, per cui Carrère e la ex Presidente georgiana sono cugini di secondo grado. In conclusione KOLCHOZ sono 407 pagine che meritano d’essere lette al termine delle quali è facile dedurre quanto sia complessa la giusta visione della realtà, e ancora maggiormente lo è se non si è conoscenza della storia, delle tradizioni e della cultura dei popoli coinvolti. 

Quasi inquietante quanto scritto a pag. 288 relativamente alla Georgia “ Le decisioni vengono prese nel cuore della notte nell’ufficio di Misha o nella sua lussuosa villa a Batumi .Sono tutti li, in gruppo, i giovani ministri e i consiglieri speciali americani lautamente foraggiati, stravaccati sulla moquette a divorare vassoi di sushi e sniffare piste di coca prima di partire all’alba su elicotteri dell’esercito per andare in montagna in Svanezia.”

 STRALCI ( significativi soprattutto per chi ama la psicologia come me, e comunque il romanzo di Carrere è considerata pure un’opera psicologicamente potente)

 Da piccoli, i figli amano i genitori; diventati adulti, li giudicano; e qualche volta li perdonano.

 Pag 152: C’entra il carattere, certo, e ciò che facciamo di ciò che è stato fatto di noi – l’unica cosa che conta, diceva Sartre. Ma anche ciò che è stato fatto di noi è importante. E’ importante il luogo da cui veniamo, e ciò che ha formato coloro che ci hanno formato. Sono importanti le scelte, più o meno libere, dei nostri genitori. Quelli che hanno fatto le scelte giuste hanno il mondo in mano e lo lasciano in eredità ai figli. Agli altri restano la vergogna, il risentimento, la sfiducia in sé stessi o la triste risorsa di rappresentare come poetici stravaganti coloro che sono stati oggettivamente complici dell’orrore. In breve: non è la stessa cosa, non genera lo stesso rapporto con il mondo avere avuto come amico di famiglia Romain Gary o Maurice Bardeche. 

Pag 231 – Secondo Freud: ciò che è accaduto nei rapporti con i nostri genitori durante l’infanzia, lo riproponiamo per tutta la vita con i nostri successivi oggetti di affetto. I nostri amori e i nostri odi, la mescolanza fra i due che permea le nostre vite, riproducono i remoti sentimenti di amore e di odio che abbiamo provato per i nostri genitori. 

Pag 207 – Gli scrittori che amo sono gli amici più intimi, più fedeli, più interessanti di quasi tutte le persone che frequento nella vita reale. 

18 luglio 2026 – Y.P.

lunedì 1 giugno 2026

DIVORZIO A BUDA - SANDOR MARAI

 

DIVORZIO A BUDA  - SANDOR MARAI

 


Dopo aver riletto LE BRACI qualche mese fa, mi sono immersa a capofitto nelle opere di SANDOR MARAI ( Kassa 1900- San Diego 1989) , annoverato fra i grandi maestri della narrativa mitteleuropea e così dopo L’ISOLA, ho letto LA DONNA GIUSTA e qualche giorno fa ho terminato DIVORZIO A BUDA.

Scritto nel 1935, DIVORZIO A BUDA venne rivisto dall’autore medesimo e pubblicato nel 1939. 

Come tutte le opere di SANDOR MARAI non si tratta di un romanzo particolarmente “LEGGERO” ma  lo stile letterario elegante e meticoloso oltre che l’avvicendarsi delle situazioni  sempre sorprendente,  rendono la lettura molto piacevole e soprattutto appassionante tanto da faticare a fare delle pause.

 Già dal titolo è chiara la trama,  ovvero la fine di un matrimonio e quindi il divorzio che entrambi i coniugi intendono sottoscrivere .

Apparentemente nulla che rivelasse insoddisfazione, anzi pareva proprio una coppia ben assortita, forse un grande amore ma nulla è come appare. E dopo i primi quattro anni d’intesa, sono sopraggiunti quattro anni in cui è calato il silenzio.

Non esiste il momento preciso in cui una storia d’amore finisce. Le avvisaglie spesso neppure si avvertono anche perché in tema di sentimenti è coinvolta l’anima e l’anima è racchiusa in un luogo inaccessibile.  

Comunque spesso dapprima appare un dolore quasi impercettibile simile a un soave malcontento a cui non si presta attenzione ma  poi lentamente si scopre che “ è già successo” :  le conversazioni perdono tono,  il silenzio si amplifica, e tutto ciò che ieri aveva senso, oggi non ce l’ha più.

La nascita di un amore è rinascita, ma quando “tutto diviene vacuo, incomprensibilmente privo di significato, se questo darsi da fare, questo interessamento nei confronti del prossimo, non è animato da quella strana corrente, quel misterioso flusso di energia che scorre fra te e un’altra creatura umana….La vita è tutta qui. Poi ci sono altre cose che riempiono la vita. Ma la macchina funziona a vuoto, non macina niente”.

 Certo può subentrare la resistenza, la sopportazione, ma può pure accadere che uno  dei due decide di abbandonare il palcoscenico.

 Sandor Marai comunque anche in questo romanzo si sofferma sugli incontri che avvengono una sola volta nella vita, quegli incontri che lasciano il segno, indipendentemente da qualsiasi circostanza. Incontri che ti porti dentro a volte inconsapevolmente 

Ma poi, la vita, sai com’è…e l’altra persona…talvolta passa oltre. Non si riesce a spiegare. Nessuno può farci nulla. La vita va avanti, l’ordine inequivocabile è stato pronunciato, ….”

 Cenni di trama

 Il giudice Kristof Komives seduto alla scrivania del suo ufficio  esamina gli atti della causa di divorzio della quale l’indomani si terrà la sentenza. Lui è un bravo giudice, figlio di giudice, s’addentra negli atti, è suo obbiettivo emettere sentenze “giuste”.

Lo sfortunato eroe dell’udienza fissata per l’indomani  è un giovane medico che gode già di ottima reputazione,  è direttore del laboratorio chimico di uno degli ospedali di Budapest ed  era stato compagno di  Scuola di Komives: avevano frequentato insieme le medie e successivamente, ai tempi in cui erano studenti universitari,  si erano incontrati in qualche occasione mondana, alle serate danzanti e alle riunioni studentesche. Non sono comunque amici.

Entrambi si sono sposati, professionalmente realizzati.

Il matrimonio del giudice con figli e cane sembra proseguire al meglio, invece per il medico le cose sono andate diversamente nonostante lui di Anna, la donna che ha sposato, si era perdutamente innamorato e lo è ancora.

 Non vado oltre, non mancano i colpi di scena, Sandor Marai ritengo sia un genio a capovolgere le situazioni, a fornire al lettore la  sorpresa inimmaginabile.

 L’importanza del romanzo è da collocarsi nell’esamina dei sentimenti, nell’importanza di non trascurare i dettagli,  perché sono proprio i dettagli che spesso racchiudono “ il senso della vita”.

Nulla accade per caso .

 È un romanzo che ho apprezzato moltissimo anche perché nelle pagine di Sandor Marai ho trovato conferma alle mie convinzioni: un libro deve essere anche un confronto .

Inoltre essendo andata a BUDAPEST più di una volta, ho rispolverato ricordi sbiaditi, soprattutto le immagini del Danubio con gli spettacolari ponti  e poi BUDA e PEST.

 Maggio 2026 – Y.P.   

domenica 8 marzo 2026

L’ISOLA - SANDOR MARAI

 

Mi ripeto: la lettura è una felicità silenziosa, apre le finestre su nuovi mondi,  interiori ed esteriori. Rende più ricca la  vita e se poi ci si trova fra le pagine di SANDOR MARAI, la solitudine diviene beatitudine.


 Sandor MARAI  ( 1900 -1989) è annoverato fra i grandi maestri della narrativa mitteleuropea. La sua opera

Bandita dall’Ungheria per decenni, torna ora in primo piano in patria come all’estero.

L’ISOLA  è  apparso per la prima volta a Budapest nel 1934 ed io l’ho appena terminato di leggere.

Credo che si possa considerare l’anticipazione del capolavoro LE BRACI, poiché è lo stesso genere ossia narrazione incentrata sull’ introspezione, sulla ricerca  di sé stessi e l’analisi dei sentimenti:   domande, dubbi, mai risposte definitive.                                                                     

“ Quel lungo tacere era l’unica forma di comunicazione, l’unica possibilità di dialogo in quel momento. Sentiva di non aver mai discusso con nessuno con tale foga, profondità e ricchezza di argomenti come durante quel silenzio”.

 Gocce di trama

Il professore  Victor Henrik Askenasi, giunto all’età di quarantasette anni lascia Parigi intenzionato a raggiungere un’isola in Grecia,  dove spera di trovare una risposta  ad una domanda che da sempre lo tormenta.

Un interrogativo potente che nei mesi antecedenti la decisione di intraprendere quel viaggio, lo ha indotto a lasciare la moglie, gli studi, la cattedra di greco antico, e ad andare a vivere con una donna assai equivoca: una ballerina russa di nome Eliz che comunque non si rivelerà la sua meta, ma poteva comunque indicargli la strada . Eliz era senza dubbio di un livello inferiore alla moglie Anna che comunque lui amava più.

Non raggiungerà mai la Grecia, poichè a viaggio in corso, quasi come se il destino decidesse al posto suo , si ferma a Dubrovnick (che nel tempo in cui è stato scritto il romanzo si chiamava ancora RAGUSA ).

E così a Ragusa, in un pomeriggio dal caldo asfissiante, trovandosi nella hall dell’hotel dove soggiornava  decide di andare a bussare alla porta della sconosciuta che dopo aver chiesto al portiere ad altissima voce  la chiave della sua camera, salendo la scalinata si era rivolta verso di lui con uno sguardo provocante.

A quel punto il professore aveva avuto la chiarissima sensazione che la risposta di cui andava in cerca, era vicina: forse era arrivato il momento di oltrepassare quel limite al di là del quale forse ci sono le tenebre del crimine e della follia oppure la verità.

 La lettura è avvincente poiché i colpi di scena non mancano e l’evolversi imprevedibile delle situazioni

fa emergere la complessità dell’animo umano con tutte le inevitabili contraddizioni perché l’autore si addentra fra le pieghe dell’anima, del cuore, della mente .

E infine eleganti descrizioni di luoghi , della natura… Meraviglioso!

Io l’ho molto apprezzato: trovo lo stile narrativo di Sandor Marai  eccellente, singolare, a tratti persino poetico e non credo di fermarmi qui, ho intenzione di leggerne altri  ad esempio IL GABBIANO.

 

STRALCI

 -         La mediocrità dell’essere umano non allevia il dolore della perdita

 -         La gente ha un inventario ristretto di nozioni bell’è pronte: amicizia, amore, matrimonio, avventura, infedeltà ed è convinta che la vita stia tutta qua dentro. E invece non ci sta per niente.  E quel che c’era tra lui, Anna e la sconosciuta non era né matrimonio, né avventura, non aveva alcun nome e sarebbe stato difficile da spiegare che cosa fosse.

 -         Cominciò a realizzare che la felicità non può essere considerata come una proprietà privata, di cui un giorno si entra in possesso quasi si trattasse di un’eredità, e poi bisogna soltanto averne cura e custodirla per impedire che venga  rubata o si svaluti. In realtà la felicità andava inventata di volta in volta, ogni mezz’ora, ogni minuto, si manifestava in maniera del tutto imprevedibile….

 -         Nutriva il vago sospetto  che parlare non fosse lo stesso che conversare.

-         La gente si accontenta della superficie, di quei segni convenzionali che può scambiarsi senza pericolo, dell’assaggio, e resta assetata per tutta la vita.

 -         Senza la notte non può esserci vita, in essa si sgretola tutto ciò che il giorno ha unito e costruito.

 -         Custodire qualcosa è una forma di schiavitù, e lui ormai non aveva più nulla da custodire….

 -         Non è neanche vero che i grandi dolori sono i più difficili da sopportare…Quelli davvero intollerabili sono i piccoli, e non sono nemmeno dolori, se li consideri uno per volta non te ne accorgi neppure, è nel loro insieme che fanno male.  

 8 marzo 2025 – Y.P.

giovedì 5 marzo 2026

LE BRACI SANDOR MARAI

La lettura è una felicità silenziosa : apre le finestre su nuovi mondi,  interiori ed esteriori. Rende più ricca la  vita e se poi ci si trova fra le pagine di libri come LE BRACI , la solitudine diviene beatitudine.


Letto per la prima volta forse più di venti anni fa, lo apprezzai e lo inserii nell’elenco dei libri imperdibili.

Qualche settimana fa l’ho rivisto in libreria e lo acquistai intenzionata a farne regalo a un amico.

Ma l’altra sera il libro stava ancora sul tavolino del soggiorno ed io, quasi come se  mi chiamasse, l’ho preso in mano ed ho ricominciato a leggere le prime pagine. Immediatamente ne sono stata catturata scoprendo che non lo ricordavo bene: ho quindi letto le prime 30 e decisi così che l’avrei riletto.

Ebbene ieri dopo l’allenamento quotidiano, sono rientrata in casa, ho spento il cellulare, ho rinviato le varie attività programmate precedentemente e ieri sera l’avevo terminato.

Ho letto davvero molti libri nel corso degli anni ed affermare che questo sarebbe il più bello in assoluto, sarebbe un azzardo, quindi mi limito a definirlo, straordinario, intenso, meraviglioso.

Alla fine della lettura avevo un groppo in gola e le lacrime agli occhi, ma sia chiaro non è un libro commovente : da una storia apparentemente comune, Sandor Marai fa scaturire le domande che durante la vita di  chi vive alla ricerca di sè stesso, non può evitare di porsi. Le relazioni sono sempre complicate poiché l’animo umano ha caratteristiche immutabili.

E la verità sta dietro ai fatti oppure no? I fatti sono solo la conseguenza di una causa?

Quante domande alle quali quasi mai c’è una sola risposta. 

L’autore è nato a Kassa  nel 1900 e morto a San Diego nel 1989  ed è comunque considerato uno scrittore ungherese. Il libro è stato pubblicato a Budapest nel 1942.                                                                          

La trama è molto intensa e soprattutto sorprendente. Accade sempre qualcosa che non ci si immaginava.

Due ragazzi di dieci anni si trovano in un collegio a Vienna entrambi indirizzati dalle rispettive famiglie a intraprendere la carriera militare. Enrik è figlio dell’ufficiale della guardia  ed è molto ricco, l’altro Konrad  proviene dalla Galizia ed i genitori per farlo studiare sono costretti ad affrontare sacrifici immensi.

Il figlio dell’ufficiale della guardia è meno brillante di Konrad, forse anche leggermente rozzo, mentre Konrad apprende tutto velocemente ed è  dotato di una  sensibilità notevole con una naturale predisposizione per la musica.  

Fanno amicizia, un’amicizia che dura 24 anni ,  condividono la stanza dove dormono e Konrad frequenta la casa dell’amico abitualmente : proprio come se fossero fratelli anche se sono molto diversi.

Ma poi accade “qualcosa” di importante , qualcosa che nessuno dei due avrebbe desiderato accadesse,  e quel “ qualcosa”  indurrà  Konrad a partire, anzi  a fuggire.

Fuggire dalla situazione o forse fuggire inutilmente da sé stesso.

Invia soltanto la lettera di dimissioni all’esercito e la mattino di buona ora prende il treno, a dire dal suo attendente, diretto alla capitale. Non informa e non saluta l’amico Enrik nonostante la sera avessero cenato insieme.

Tornerà a Vienna dopo 41 anni e troverà l’amico oramai 75enne ad attenderlo poiché  quest’ultimo aveva la certezza che  Konrad sarebbe ritornato.

Ma poi sei tornato, perché non potevi fare diversamente. E io ti ho aspettato, perché nemmeno io potevo fare diversamente. E sapevamo entrambi che ci saremmo incontrati ancora una volta…”

Un’amicizia, un segreto,  sentimenti plurimi quelli di cui nessuno è esentato a provare,  la complessità della vita e l’ imprevedibilità dell’amore la cui forza a volte devasta ciò che trova. 

Ovviamente questo libro non posso più regalarlo per le troppe sottolineature e le numerose annotazioni.

 STRALCI 

-         Si trascorre una vita intera preparandosi a qualcosa. Prima ci si sente offesi e si vuole vendetta. Poi si attende. 

-         Nel corso del tempo tutto si conserva, però si scolorisce come quelle fotografie di un passato ormai lontano che venivano fissate su una lastra di metallo. La luce i il tempo sfumano i tratti più nitidi e spiccati, che a poco a poco scompaiono dalla lastra. 

-          L’ufficiale della guardia e sua moglie si combattevano in silenzio, avendo come armi la musica e la caccia, i viaggi e i ricevimenti. 

-         …come se la vita fosse una specie di cerimonia disperata, di festa tragica e solenne a conclusione della quale i trombettieri avrebbero fatto squillare i loro strumenti per annunciare ai partecipanti storditi un decreto infausto. 

-         La loro amicizia era seria e silenziosa come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera. E come tutti i grandi sentimenti anche questo conteneva una certa dose di pudore e di senso di colpa. Non ci si può appropriare impunemente di una persona, sottraendola a tutti gli altri. 

-         Il figlio dell’ufficiale della guardia sentiva che la loro amicizia , la loro alleanza, fragile e complessa come ogni relazione umana, doveva essere salvaguardata da tutte le complicazioni causate dal denaro, da ogni ombra di invidia  o di indiscrezione. 

-         I fatti non sono la verità. I fatti ne sono soltanto una parte. 

-         Si a volte i dettagli hanno grande importanza. In un certo senso fungono da adesivo, fissano la materia essenziale dei ricordi. 

-         L’uomo vive finchè ha qualcosa da fare su questa terra…… 

-         Anche la solitudine è un fatto abbastanza singolare… a volte è simile a una giungla, piena di pericoli e   sorprese. La conosco in tutte le sue forme….Si anche la solitudine è misteriosa come la giungla 

-         Ma la cosa peggiore è soffocare in sé le passioni che la solitudine gli ha accumulato dentro.  

-         Perché esiste una verità basata sui fatti. E’ accaduto questo e quest’altro, in questo o quel momento. Sono cose facili da stabilire. I fatti parlano da soli, come si suol dire, e verso la fine della vita tutti i fatti messi insieme lanciano accuse urlando a squarciagola, più forte di un imputato sottoposto a tortura. Su quanto è accaduto non possono esserci equivoci. Ma talvolta i fatti non sono altro che deplorevoli conseguenze. Non si pecca solo mediante le azioni, bensì mediante l’intenzione che ci spinge a compiere determinate azioni. L’intenzione è tutto. 

-         Certe volte mi sembra che le parole, quelle che uno pronuncia, quelle che evita di dire o quelle che scrive al momento giusto, abbiano un’importanza grandissima, forse addirittura decisiva… 

-         Alle domande importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei?... Cosa volevi veramente? …Cosa sapevi veramente?... A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele?... Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile?... Sono queste le domande capitali….. Ciò che importa è che alla fine ciascuno risponde con tutta la propria vita. 

-         Accade di rado che si sappia quale delle nostre parole o delle nostre azioni preannunci fatalmente, in maniera irrevocabile, un cambiamento nelle relazioni umane.   

-         Perché la passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimante  di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà, anche se in cambio non ottiene altro che sentimenti mansueti, amicizia e indulgenza. Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi. 

-         Chi non accetta niente di parziale probabilmente vuole tutto, tutto quanto. 

-         Tutto ritorna, le cose e le parole girano in cerchio, talvolta fanno il giro del mondo, poi un bel giorno si incontrano, si riuniscono e il cerchio si chiude. 

-         Un bel giorno le cose giungono a maturazione e danno una risposta alle nostre domande. 

-         Un’anima può soccorrerne un’altra solo se non è diversa da questa, se la sua concezione del mondo è la stessa, se tra loro esiste una parentela spirituale. 

-         Il fatto è che noi amiamo sempre i diversi da noi, e continuiamo a cercarli in tutte le circostanze. Ed è questo uno dei misteri della nostra vita. 

-         Cos’è la fedeltà, e possiamo imporla alla persona che amiamo, pur desiderando solo di vederla felice? La fedeltà non è forse una sorta di terribile egoismo e vanità, come lo sono la maggior parte delle esigenze umane’ Quando esigiamo fedeltà, come possiamo volere che l’altra persona sia felice? E se non riesce a sentirsi felice nella prigionia della fedeltà , e continuiamo a tenerla rinchiusa, possiamo forse dire di amarla? 

-         Quello che abitualmente viene chiamato tradimento, la triste e banale ribellione dei corpi contro una situazione e contro una terza persona, diventa un fatto insignificante, se ci guardiamo indietro alla fine della vita – insignificante e deplorevole, come un qualsiasi incidente o malinteso.

 -         ….Nulla di sorprendente può ormai accadere: non ti sorprendono più neanche gli eventi inattesi, insoliti o raccapriccianti, perché conosci tutte le probabilità , hai previsto già tutto e non ti aspetti più nulla , né in bene né n male… e questa è la vera vecchiaia. 

-         A volte il tempo ci offre una possibilità , legata appunto a un istante preciso, ma se ce lo lasciamo sfuggire non possiamo fare più nulla.           

 marzo 2026 – Y.P.           

giovedì 19 febbraio 2026

LA VEGETARIANA – HAN KANG

 




LA VEGETARIANA – HAN KANG

HAN KANG nata in Corea del Sud nel 1970, figlia dello scrittore Han Seung-won,è stata insignita come lui, del prestigioso Yi Sang Literary Award e, nel 2024, del PREMIO NOBEL per la Letteratura.
LA VEGETARIANA pubblicato nel 2007 e tradotto in più lingue , nel 2016 ha vinto L'International Booker Prize (precedentemente noto come Man Booker International Prize - è un prestigioso premio letterario britannico assegnato annualmente alla migliore opera di narrativa tradotta in inglese e pubblicata nel Regno Unito o in Irlanda) con la seguente motivazione “ sbalorditiva miscela di orrore e bellezza” .
Si tratta di un romanzo che ho molto apprezzato per la trama alquanto originale e per lo stile letterario, secondo me, davvero geniale . Anzi “sbalorditivo”.
I protagonisti ovviamente portano tutti nomi coreani, per cui all’inizio ho avuto qualche difficoltà a collocarmeli nella mente, ma dopo una ventina di pagine, sono entrata nella storia senza comprendere assolutamente dove la storia mi stesse portando.
Pagine piene di sesso, ma non quel sesso volgare la cui descrizione può suscitare fastidio nel lettore. Definisco il sesso narrato da Han Kang “ incredibile, naturale e floreale” ma pure “violento”, poiché la violenza sessuale è innegabile.
La protagonista, sposata con un uomo per nulla interessante, a seguito di un sogno decide di non mangiare più carne e divenire quindi vegetariana. Decisione considerata stravagante e incomprensibile sia per il marito che per la famiglia d’origine che interviene brutalmente . In breve la decisione della protagonista non è rispettata e ne conseguono alimentazione forzata, ricoveri e molto altro.
La protagonista non avrebbe patologie terribili: è solo incompresa e il suo vissuto avrebbe necessità d'essere sviscerato, ma nessuno di coloro che le stanno intorno , cerca di approfondire le cause determinanti tale comportamento e quindi lei si chiude in sé stessa, intorno a sè sparge solo silenzio e lentamente con il sorriso sulle labbra si avvia verso “la montagna alberata”.
A quel punto la sorella maggiore che l’aveva fatta ricoverare nella clinica psichiatrica , inizia a porsi qualche domanda sino all’ultima : “ Perché è così terribile morire?”.
Non vado oltre, è una romanzo magnifico e credo che il PREMIO NOBEL sia stato più che giustamente assegnato.
Indubbiamente leggerò altri romanzi di questa autrice e per quanto concerne LA VEGETARIIANA mi sento di suggerirne la lettura. Non capita spesso di intraprendere romanzi così coinvolgenti.
19 Febbraio 2026- Y. P.

venerdì 13 febbraio 2026

LIMONOV - EMMANUEL CARRERE

 

                                                   LIMONOV                -                      EMMANUEL CARRERE

 


Limonov : “Appartengo a quella categoria di persone che non si sentono perdute in nessun luogo. Vado verso gli altri, gli altri vengono verso di me. Le cose si aggiustano naturalmente” . 

Ho acquistato questo libro sollecitata dagli sconti sulle edizioni GLI ADELPHI applicati qualche settimana fa da Feltrinelli  ma non solo… L’ho acquistato soprattutto perchè non conoscevo EMMANUEL CARRERE, considerato in Francia il più brillante scrittore della sua generazione  (è nato nel 1957)  ed è stato  proprio per merito di LIMONOV  pubblicato  nel 2011 ottenendo un grande successo che  è stato insignito nel medesimo anno dal Prix Renaudot.

 Entrando in merito al contenuto,  l’opinione in quarta di Yasmina Reza che apprezzo molto come scrittrice, mi ha immediatamente convinta che si trattava di un libro che  avrei dovuto leggere ed ora dopo aver perso qualche ora di sonno poiché mi ha molto coinvolta,  non  sono affatto pentita.

 LIMONOV è un libro stupefacente, inclassificabile. E sconvolgente…Gli uomini sono tutti legati a un’epoca e a pochi luoghi, i più avanzano come possono, passo dopo passo. LIMONOV vuole di più. Vuole sentirsi un essere vivente a tutti gli effetti. Che importano i valori e il consenso, sarà teppista, poeta, vagabondo, maggiordomo, mercenario e quasi criminale nelle inestricabili guerre dei Balcani, capo di un partito nazionalbolscevico nella Russia del postcomunismo, prigioniero a Saratov e poi a Lefortovo…..

Si tratta di una biografia la cui  lettura  è molto trainante.

EDUARD LIMONOV non è un personaggio inventato:  Dzeržinsk22 febbraio 1943 – Mosca17 marzo 2020  è deceduto in seguito ad un cancro ed ha attraversato la storia politica di anni alquanto movimentati e molto interessanti da analizzare: dallo scioglimento dell 'Unione Sovietica (URSS) governata dal Partito Comunista, nata nel 1922 dalla rivoluzione russa e dissoltasi nel 1991,  alla  Russia di Putin con l’ascesa al potere del medesimo, ma non trascurando neppure le terribili guerre fra Serbi – Bosniaci e  Croati dove lui ha partecipato attivamente.

 Ha indubbiamente vissuto una vita fuori dai canoni, avventurosa, persino scandalosa ,  con una abbondante collezione al femminile : mogli, fidanzate, amanti e  non solo,  poiché pare fosse bisessuale dichiarato ed infatti nel libro si racconta  che a New York,  Limonov ha vissuto una intensa relazione con un uomo di colore e ne sono forniti  i dettagli dei rapporti intimi.  

Ma ha sperimentato  pure Yoga e meditazione traendone vantaggio e scoprendo che la meditazione si può praticare ovunque, in forma discreta, senza dover assumere quella posizione un po' esibizionista di cui abusano le campagne pubblicitarie, che si tratti di acque minerali o di polizze assicurative.

Intellettuale acuto e scrittore di successo ha ottenuto notevole fama con i romanzi biografici  sia in Francia che in Russia e in alcune occasioni è stato descritto come un “poeta punk” russo. 

Ma anche fascista e infine dissidente:  anzi proprio lui ha definito Putin fascista usando questa parola forse per la prima volta,  in senso spregiativo  -  pag. 330.

 Leggendo questa biografia si ha la possibilità di conoscere non solo la storia assai recente ma anche di entrare un pochino nella mentalità dei popoli russi : secondo me emerge a chiare lettere  che  le informazioni che hanno raggiunto  noi occidentali  durante e successivamente lo scioglimento dell’Unione Sovietica corrispondevano solo in parte  a ciò che stava avvenendo e il periodo della perestroika è stato molto complesso ed anche contestato da una parte del popolo.  

Nulla di nuovo: la manipolazione dell’informazione è sempre di grande attualità, per questo ritengo sia importante leggere e approfondire qualsiasi argomento di nostro interesse al fine di evitare di schierarsi a favore di posizioni veicolate da altri. 

 12 Febbraio 2026 – Y. Pelizzari

mercoledì 28 gennaio 2026

TEMPESTA --- ROMAIN GARY

 

TEMPESTA

ROMAIN GARY 

“Chi non legge ha sempre torto”

 


ROMAIN GARY a 30 anni gli è stata conferita la Legion d’honneur poiché era un eroe di guerra e scrisse il romanzo EDUCAZIONE EUROPEA che Jean Paul Sartre giudico’ il miglior testo sulla Resistenza.

Nel 1956 vinse il Premio Goncourt con LE RADICI DEL CIELO e nel 1960 pubblica uno dei suoi capolavori ovvero LA PROMESSA DELL’ALBA.

Nel 1962 sposo’ Jean Seberg, l’attrice americana  di Bonjour tristesse.

Nel 1975 pubblicò LA VITA DAVANTI A SE’ di cui la trasposizione cinematografica con Sophia Loren risale solo a qualche anno fa,  e nello stesso anno vinse ancora il Prix Gongourt.

Il 3 dicembre 1980 all’età di 66 anni, con un colpo di pistola alla testa,  Gary si uccide nella sua casa di Place Vendome a Parigi.

 Ho conosciuto  questo autore quasi casualmente poiché un amico mi aveva regalto proprio  LA VITA DAVANTI A SE’. Me ne innamorai, lo acquistai più volte poichè è poi divenuto oggetto di regalo per diversi miei amici. Dopo di chè di ROMAIN GARY i ho letto quasi tutto…

Infine alcuni mesi fa in libreria ho visto “TEMPESTA”:  senza nulla leggere lo presi in mano e lo feci mio. 

Ieri ho finito di leggerlo ed ancora una volta arrivata all’ultima pagina ero sinceramente dispiaciuta che non ce ne fossero altre. 

Non si tratta di un romanzo bensì di racconti più o meno brevi, ma quasi tutti avvincenti.

L’aletta anteriore riporta quanto segue: “ Questi sfavillanti racconti, inediti per il lettore italiano, abbracciano quasi per intero l’arco terreno di Romain Gary. Con la sua scrittura inconfondibile, insieme dolce e selvaggia, l’autore sfiora tutte le ossessioni di una vita: l’inferno della malinconia, il doppio, la fuga, la menzogna, la disperazione dell’amore, la tenacia del dolore. E dietro l’angolo, la morte, cercata ma con un volto inaspettato”. 

Credo che non sia il caso di addentrarsi in ogni racconto anche se ammetto che l’ultimo dal titolo “Il greco”   mi ha notevolmente colpita e il primo “  Tempesta” che da il titolo alla raccolta è  davvero eccelso.

Comunque tutti sono molto originali  sia come  trama, come contenuto, come eleganza nella stesura dei fatti.

Secondo me ROMAIN GARY rientra fra gli scrittori inarrivabili. 

Qualche stralcio 

-         Il grande Berkovitz, il truffatore, l’imbroglione quasi leggendario, uno di quei tipi il cui nome si sussurra quando la situazione sembra così marcia e disperata da invocare un Gesù Cristo personale, un Gesù fiammeggiante, nuovo e pulitissimo in cui per 2000 anni nessuno ha ancora creduto, bene , Berkovitz stesso dice che finchè manteniamo il sentimento della meraviglia saremo sempre capaci di ridere. Ridere era l’unica cosa che valesse la pena  fare e finchè si può contmplare il mondo e riderci sopra, si ha ancora una possibilità.

-         Ogni greco che si incontra dirà che sono stati loro a inventare la democrazia, e questo può essere pure vero, ma quello che è altrettanto certo è che hanno perso il brevetto.

 (Probabilmente il racconto è stato scritto al tempo dei colonnelli) 

- Fidarsi di qualcuno è una decisione importante , la più grande di tutte. Puoi permettertelo una o due volte nella vita e farla franca, ma richiede molto, molto giudizio. 

- La libertà  - La più grande poesia di tutti i tempi. Ma non è ancora stata scritta. E non lo sarà mai. O forse un giorno. Ma ci vorranno migliaia di morti. E allora tutti quelli che non sono poeti ti diranno che non vale la pena scriverla, ecco tutto. 

Trattasi di un libro che non ho nessun dubbio a consigliare. 

28 gennaio 2026- Y.Pelizzari

mercoledì 12 marzo 2025

 

L’ENIGMA DEL SOLITARIO – JOSTEIN GAARDER 

“Cercare di capire chi sono gli essere umani e da dove vengono è un passatempo poco diffuso”

 


In un incontro con amici lettori, dopo aver esternato il mio  entusiasmo  per IL MONDO DI SOFIA di JOSTEIN GAARDER letto qualche anno fa, mi è stato suggerito di leggere anche L’ENIGMA DEL SOLITARIO del medesimo autore.

Ho accolto il suggerimento e l’ho letto ma secondo me non è al livello del primo.

Non si tratta di un romanzo dal contenuto banale, ma lo trovo adatto soprattutto a lettori molto giovani che ancora  non si sono addentrati appieno in certe problematiche e  comunque a ragazzi/e che si pongono domande e sono desiderosi di  conoscere il senso della vita, il senso delle cose.

Lo stile letterario è tipico di un professore di filosofia, quale è l’autore e ne consegue una lettura  molto piacevole anche per gli adulti ed inoltre  non mancano acutissime ed eleganti descrizioni della natura.

 

-         Il rossore dell’alba s’era posato fra cielo e terra come una sottile fusciacca

-         …la luna piena si alzò in cielo. Inondò di luce la valle scura e fece impallidire le stelle.

 

E’ singolare la trama che si disvela con  l’alternarsi della storia che vede protagonisti un padre e un figlio che partono dalla Norvegia in direzione della Grecia alla ricerca dalla moglie e madre che sette anni addietro li  aveva abbandonati per andare alla ricerca di sé stessa e,  la storia che fa da contenuto al “libro del panino” che il ragazzino porta con sé.

 

-         Il mio consiglio a chiunque desideri ritrovare sé stesso è di rimanere esattamente dov’è. Altrimenti rischia davvero di perdersi una volta per tutte.

-         NOI siamo ciò che ricordiamo

-         Non sono bravo a parlare. Probabilmente è perché faccio una certa fatica a pensare e, quando non si riesce a pensare, in fondo non vale neppure la pena di parlare.

-         La nostra vita è come il più fantastico dei racconti d’avventura. Eppure la stragrande maggioranza delle persone considera il mondo del tutto “normale” e per trovare una compensazione alla sua banalità, è costantemente a caccia di qualcosa che esca dalla norma. Questo avviene perché la gente non s’interroga mai sull’enigma che riguarda il pianeta in cui vive.

-         La differenza fra Socrate e tutti gli altri era che questi ultimi, pur non sapendone più di Socrate, erano soddisfatti di quel che sapevano. E chi si accontenta di ciò che sa non potrà mai essere un filosofo.

 

 

Non vado oltre, ma ora dopo aver scritto queste semplici impressioni, mi smentisco e suggerisco a chi ancora non l’avesse letto – poiché la prima edizione risale al 1998 – di leggerlo.

 

 

12 MARZO 2025 – Y.Pelizzari