DIVORZIO A BUDA - SANDOR MARAI
Dopo aver riletto LE
BRACI qualche mese fa, mi sono immersa a capofitto nelle opere di SANDOR
MARAI ( Kassa 1900- San Diego 1989) , annoverato fra i grandi maestri della
narrativa mitteleuropea e così dopo L’ISOLA,
ho letto LA DONNA GIUSTA e qualche
giorno fa ho terminato DIVORZIO A BUDA.
Scritto nel 1935, DIVORZIO A BUDA venne rivisto dall’autore medesimo e pubblicato nel 1939.
Come tutte le opere di SANDOR MARAI non si tratta di un romanzo
particolarmente “LEGGERO” ma lo stile
letterario elegante e meticoloso oltre che l’avvicendarsi delle situazioni sempre sorprendente, rendono la lettura molto piacevole e
soprattutto appassionante tanto da faticare a fare delle pause.
Apparentemente nulla che rivelasse insoddisfazione, anzi
pareva proprio una coppia ben assortita, forse un grande amore ma nulla è come
appare. E dopo i primi quattro anni d’intesa, sono sopraggiunti quattro anni in
cui è calato il silenzio.
Non esiste il momento preciso in cui una storia d’amore
finisce. Le avvisaglie spesso neppure si avvertono anche perché in tema di
sentimenti è coinvolta l’anima e l’anima è racchiusa in un luogo inaccessibile.
Comunque spesso dapprima appare un dolore quasi
impercettibile simile a un soave malcontento a cui non si presta attenzione ma poi lentamente si scopre che “ è già successo”
: le conversazioni perdono tono, il silenzio si amplifica, e tutto ciò che ieri
aveva senso, oggi non ce l’ha più.
La nascita di un amore è rinascita, ma quando “tutto diviene vacuo, incomprensibilmente privo di significato, se questo darsi da fare, questo interessamento nei confronti del prossimo, non è animato da quella strana corrente, quel misterioso flusso di energia che scorre fra te e un’altra creatura umana….La vita è tutta qui. Poi ci sono altre cose che riempiono la vita. Ma la macchina funziona a vuoto, non macina niente”.
“ Ma poi, la vita,
sai com’è…e l’altra persona…talvolta passa oltre. Non si riesce a spiegare.
Nessuno può farci nulla. La vita va avanti, l’ordine inequivocabile è stato
pronunciato, ….”
Il giudice Kristof Komives seduto alla scrivania del suo ufficio esamina gli atti della causa di divorzio della quale l’indomani si terrà la sentenza. Lui è un bravo giudice, figlio di giudice, s’addentra negli atti, è suo obbiettivo emettere sentenze “giuste”.
Lo sfortunato eroe dell’udienza fissata per l’indomani è un giovane medico che gode già di ottima
reputazione, è direttore del laboratorio
chimico di uno degli ospedali di Budapest ed era stato compagno di Scuola di Komives: avevano frequentato insieme
le medie e successivamente, ai tempi in cui erano studenti universitari, si erano incontrati in qualche occasione
mondana, alle serate danzanti e alle riunioni studentesche. Non sono comunque
amici.
Entrambi si sono sposati, professionalmente realizzati.
Il matrimonio del giudice con figli e cane sembra
proseguire al meglio, invece per il medico le cose sono andate diversamente
nonostante lui di Anna, la donna che ha sposato, si era perdutamente innamorato
e lo è ancora.
Nulla accade per caso .
È un romanzo che ho apprezzato moltissimo anche perché nelle pagine di Sandor Marai ho trovato conferma alle mie convinzioni: un libro deve essere anche un confronto .
Inoltre essendo andata a BUDAPEST più di una volta, ho rispolverato
ricordi sbiaditi, soprattutto le immagini del Danubio con gli spettacolari
ponti e poi BUDA e PEST.
Maggio 2026 – Y.P.
