giovedì 8 marzo 2018

STRA e VILLA PISANI - Riviera del Brenta



STRA e VILLA PISANI - Riviera del Brenta

Villa Pisani a STRA

Chi legge i miei appunti di viaggio non può non accorgersi che oltre a  qualche informazione turistica  e geografica d’obbligo  che consente  di  identificare  il luogo di cui parlo, mi aggrada raccontare   impressioni  e   sensazioni  che il luogo stesso  mi trasmette.
Io penso che ogni luogo, ogni città, ogni borgo  ha il suo volto , la sua personalità  e  una  sua propria unicità e  al turista attento  e sensibile  può succedere che  la bellezza di una strada apparentemente  banale lo possa stordire come  un piccolo  scorcio lo  possa sorprendere.

Ieri,  3 novembre, ero a Stra e  a Villa Pisani  e  come ampiamente divulgato da  giornali e televisioni, è noto che  il Veneto in questi giorni è devastato dalle alluvioni causate dalle abbandonati  piogge. Stra e Villa Pisani fortunatamente  non sono  state coinvolte pesantemente anche se   il Brenta ed il Naviglio del Brenta si presentano notevolmente ingrossati, con il livello delle acque  che  quasi rasenta gli argini . Ciò che  mi ha maggiormente turbata è stata la colorazione delle acque: enormi masse  torbide dal colore indefinibile sulle quali galleggiavano foglie e detriti vari. Acque  che   scorrevano apparentemente lente e  tranquille ma nel contempo emanavano  un “ non- so- che” di  minaccioso, inquietante. Io guardavo, osservavo, le ascoltavo e le temevo. La forza delle acque : a momenti non visibile ma di cui  ne è  facilmente intuibile  la  potenza.   Inoltre  il vedere  chiome di  alberi e arbusti   che  fuoriescono dalle acque quasi fossero privi di tronchi , non lascia indifferenti.(  Immagine conseguente all’innalzamento del livello delle acque stesse).

 Informazioni generali


STRA,  dal latino strata= come strada lastricata, si trova in Veneto,  provincia di Venezia , Riviera del Brenta.
 STRA fu  il teatro di un evento storico che noi italiani “forse” dovremmo maledire, ma nel momento in cui si verificato  la storia scrive che si è trattato di UN GRANDE EVENTO.
Era il 14 giugno 1934 e a STRA nel maestoso scenario paesaggistico, in una stanza dell’imponente Villa Pisani,  Adolf Hitler e Benito Mussolini s’incontravano per la prima volta: un incontro di circa due ore avente per oggetto l’analisi della situazione austriaca.

STRA,  circa 7300 abitanti, divenuto territorio appartenente a Venezia nel XVI secolo,  deve la sua importanza all’industria calzaturiera che esporta volumi consistenti  e alla  posizione geografica che  a suo tempo la fece collocare  ( insieme ad altri comuni sul Brenta) fra le zone  idonee per gli investimenti fondiari dei nobili della Serenissima che stavano mutando le loro abitudini di vita  ed alle fatiche dei viaggi  via mare  preferirono la sicurezza della rendita e delle delizie  della vita in villa.
Sulla Riviera del Brenta , un po’ ovunque vennero edificate sontuose  ville e palazzi : luoghi di  riposo e svago lontano dal peso delle cariche pubbliche e della vita politica.
Le giornate trascorrevano fra  il galoppo e la caccia mentre le notti venivano consumate davanti ai tavoli da gioco. (Probabilmente a quel tempo le escort non erano  facilmente reperibili).
Erano raggiungibili da Venezia  in gondola oppure con il “burchiello”, ossia una grande barca di servizio pubblico  che Goldoni descrisse  “ deliziosa e comoda come una vettura”.

Con il tramonto della Serenissima e il conseguente impoverimento dei proprietari  lentamente molte di queste ville  vennero abbandonate, alcune furono destinate ad uso agricolo, altre ancora furono demolite in conseguenza alla tassa sugli immobili di lusso introdotta dai Savoia nel 1866.
Molte  altre sono rimaste, alcune  restaurate e destinate ad usi diversi, altre versano  in stato di declino  proiettando  su chi le osserva  la disperazione muta della solitudine e il rimpianto degli antichi sfarzi.  Almeno io ho colto tale sensazione.
 
VILLA PISANI
parco Villa Pisani
 A STRA  la residenza più nota  e rappresentativa  dell’epoca è quella che fu edificata  per la famiglia del Doge Alvise Pisani, appunto VILLA PISANI. Circoscritta da un parco di  11 ettari , la facciata principale rivolta verso il canale, assimilabile ad un reggia , è stata completata all’incirca verso il 1740 ma successivamente, nel 1807, gli eredi gravati dai debiti  si videro costretti a venderla a Napoleone Bonaparte il quale la regalò  a Eugenio Beauharnais , figlio di primo letto di sua moglie Giuseppina e Vicerè d’Italia . Questi commissionò importanti ammodernamenti che modificarono sensibilmente alcune stanze della villa e il parco, già di grande pregio e vanto per le specialità botaniche  rarissime.  In seguito alla sconfitta di Napoleone a Waterloo la Villa passò  proprietà degli Asburgo. Infine al demanio: oggi  è un importante MUSEO NAZIONALE  visitabile.


 Esperienza personale

 Villa Pisani  con  il parco i cui viali  in questo periodo sono  assimilabili a  lunghe stuoie di foglie dai caldi  colori autunnali  frammentate  da  pozzanghere dalle forme irregolari, mi ha  affascinata.  Realizzato richiamando i modelli francesi, nel 2008 si è aggiudicato il premio quale miglior parco d’Italia.
Non immaginavo che il complesso fosse di così ampie  dimensioni.
Scenografici gruppi scultorei e  statue  varie, alcune delle quali gigantee, sono collocati un po’ ovunque.
Io trovandomi dentro la Villa,  percorrendo lunghi corridoi, attraversando sale con arredi, dipinti e quanto altro  ben lontano dalla nostra realtà  mi è  stato  inevitabile  pormi  qualche  domande : ma quanta servitù occorreva per mantenere tutto quanto? E quanto erano ricchi  i “ricchi”?
 E chi lo può dire? Quì   si può solo riscontrare che il potere  da sempre è sinonimo di ricchezza esagerata: i  nobili veneziani costruivano lussuose ville sul Brenta dove  il superfluo era indispensabile, i “potenti” dei nostri giorni evadono il fisco,  dell’arricchimento illecito ne fanno un vanto, si circondano di quanto più è immorale sbandierando la moralità e  con la presunzione di fare  apparire il tutto  normale.  Quindi,  nulla è cambiato se non la forma.
 A parte le divagazioni personali : ma come sono le stanze della monumentale Villa Pisani?  
Non tutte sono aperte al pubblico e quelle visitabili sono  ambienti ricchi, spaziosi, finestre dalle vedute spettacolari . Alcune in stile impero sono affacciate sul Brenta.  Mobilio d’epoca intarsiato, laccato veneziano, tappezzerie pregiate dalle lavorazioni finissime, poltrone, sedie imbottite, vi è persino la sala dei tavolini con tavoli di diverse  dimensioni e cassettini a scomparsa impensabili,   tendaggi dalle stoffe preziose, quadri, dipinti, caminiere a specchio, lampadari e  ceramiche artistiche. Inoltre imponenti ed elegantissimi  letti che sono dei veri e propri ambienti dentro l’ambiente: da favola , grandioso il letto di Napoleone  con baldacchino e recante incisa la sua iniziale!
(Non ho visto stanze destinate alla servitù).
Da rilevare che le guide turistiche  scrivono che molto è andato perduto, per esempio dei saloni alla turca, alla cinese, alla persiana non resta quasi nulla e  anche il parco è stato molto alterato e impoverito.
La villa che si annovera fra le più importanti regge europee, si presenta con un corpo centrale  di ispirazione palladiana: una serie di cariatidi sostiene la balconata e semicolonne corinzie reggono cornicione, timpano e statue.
Internamente al parco, vi sono le scuderie , un percorso di siepi  definito  Labirinto,  una lunga vasca fiancheggiata da statue, un’ ideazione spaziale  di  Gerolamo Frigimelica, l’architetto che progetto l’intero complesso.   E poi  la collinetta archeologica , l’esedra,  la ghiacciaia, la limonaia, etc. etc.  Bellissime anche  le maestose cancellate  in ferro battuto che racchiudono il parco.
 
affresco di G.B. TIEPOLO
Ma in tanta grandiosità e magnificenza ciò che ha impregnato piacevolmente la mia anima scatenando  la maggior emozione  è  stato l’affresco che decora il soffitto a  volta del salone del ballo:Gloria di casa Pisani di G.B. Tiepolo , un vero gioiello di notevoli dimensioni dipinto fra il 1760-62. Per realizzarlo Tiepolo  dovette lavorare  sorretto da  un’impalcatura per 76 giornate. L’apoteosi della famiglia Pisani. Ho carpito l’azzurro, l’ho fissato nel cuore : dentro di me  l’azzurro dipinto dal Tiepolo.
Questo affresco è l’ultima opera italiana del grande pittore e costituisce  “ la ricapitolazione dell’arte tiepolesca , stupenda per la qualità degli  scorci, per la capacità di dare un senso unitario all’eterogeneo campionario di allegorie e di persone “vere”, per il rigoroso equilibrio della composizione e per la magnifica sinfonia di luce e di squillanti colori”.

Conclusione: Stra e Villa Pisani  sono assolutamente meritevoli di  una visita senza predilezione per la stagione.

Come si raggiunge:
da Padova: Statale n° 11 direzione Venezia
(subito dopo il centro di Stra);
da Venezia: Statale n° 11 direzione Padova
(subito dopo il centro di Fiesso d’ Artico);
dall’ Autostrada A4: uscita Padova Est, direzione Ponte di Brenta.
Uscita Dolo, direzione Padova
 
Sala dove avvenne incontro fra Hitler e Mussolini

4 Novembre 2010- Yvonne

mercoledì 7 marzo 2018

AVILA – La patria di Colei che parlava con Dio


AVILA – La patria di Colei che parlava con Dio
Cinta murarie di Avila

Non avrei mai immaginato che un giorno sarei andata a visitare questa località la cui notorietà credo sia  legata principalmente a un evento storico-religioso: qui è nata Santa Teresa d’Avila che da quanto si racconta aveva il privilegio di parlare direttamente con Dio.
In qualsiasi momento della giornata, della notte  o comunque quando aveva bisogno, lo chiamava, lo interpellava e Lui rispondeva…
Non contavano le distanze e la mancanza del telefono  era ininfluente.

Ironia a parte, comunque sia, vissuta dal 1515 al 1582,  è stata una donna  notevole : oltre ad essere scrittrice avendo imparato a scrivere e  a leggere ancora bambina, a vent’anni  è entrata in convento e successivamente  ha fondato l’ordine delle Monache e dei Carmelitani Scalzi  dando vita a ben 17 monasteri. E’ annoverata fra le figure che hanno maggiormente contribuito alla Riforma Cattolica e il Papa Paolo VI l’ha inserita tra i Dottori della Chiesa.

Alla sua morte, dal suo corpo vennero presi 17 pezzetti divenuti reliquie: una pezzetto/ reliquia per ciascun convento. Nella casa reliquiario di Avila vi è il suo dito e io l’ho visto, anche se non sarei mai stata in grado di identificarlo come tale.
Questo in sintesi è quanto ho appreso dalla guida turistica che ci  accompagnava.

Ad Avila comunque molto riconduce a lei  e San Juan de la Cruz, poeta scrittore e suo confessore: la chiesa dove è stata battezzata , la casa reliquiario, il Convento di San Josè ( Las Madres) fondato sempre da Lei , la Cattedrale e altro ancora.
Avila - Il mercato nella piazza centrale
Ma Avila non è solo misticismo, è anche una cittadina Medioevale, nel 1985  dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, appartenente alla Castiglia e Leon, distante da Madrid circa 112 chilometri.
Situata su un’altura  rocciosa a 1131 mt s.l.m , attraversata dal fiume Adaja e  delimitata da possenti mura turrite offre di se’ una panoramica difficilmente immaginabile.
Si accede all’interno della cittadina transitando da una maestosa porta ricavata dalle mura e  dopo una breve percorrenza in cui si  prova la chiara sensazione di essere stati catapultati  in un tempo che non esiste più,  ci si immette nella piazza del mercato a forma di un quadrilatero con portici il cui edificio dominante è rappresentato dall’ayuntamiento ( sede dell’amministrazione comunale) che vi risiede da ben 500 anni.
In questi giorni la piazza era già allestita per la Pasqua: dalle finestre degli edifici adibiti ad abitazioni,  sventolavano stendardi  di colore viola e  rosso e la rendevano alquanto suggestiva.
Nonostante il freddo intenso, perché ad AVILA l’aria era davvero gelida,  la piazza era affollata perché vi era il mercato che seppure di dimensioni ridotte sembra rivestire una importanza rilevante.
La parte più consistente di AVILA è racchiusa dentro le mura, ma anche all’esterno delle mura vi sono diverse edificazioni.


La storia di Avila è assai ricca, interessante e anche un po’ leggendaria : dalle documentazioni risulta che nel VII secolo a.c. fu abitata dai Vetoni (un popolo di origini Celtiche)  che furono poi scacciati dai Romani. Dopo la caduta dell’Impero Romano arrivarono gli Alani e dopo ancora i Visigoti e  non vado oltre, ma chi desiderasse approfondire ,Wikipedia è una buona fonte.
Oltrettutto non ho molto da aggiungere poichè sono andata ad Avila con un’escursione organizzata da un’agenzia di Madrid – Julia Travel - e quindi la visita era concentrata su punti specifici.
Posso semplicemente affermare che AVILA è  una cittadina meravigliosa che merita appieno d’essere stata inserita nel Patrimonio dell’Umanità e nonostante il freddo sofferto sono felice di averla visitata.

Marzo 2016 – Narrazione frutto di esperienza personale. -  Y.P. 

martedì 6 marzo 2018

TORRE DEL LAGO PUCCINI


TORRE DEL LAGO PUCCINI
Frazione di Viareggio - Provincia di LUCCA
Sulle orme di Giacomo Puccini


Teatro all'aperto di Torre del Lago

Sono nata sul lago, ho visitato tanti laghi, sono attratta dai paesaggi dove le acque predominano.
Oggi sono qui a cercare  parole e  aggettivi per descrivere un luogo che non è solo  un paesaggio lacustre bensì un luogo UNICO e davvero SPECIALE: Torre del Lago Puccini dove appunto GIACOMO PUCCINI trovò la giusta aspirazione che diede vita a gran parte delle sue opere  immortali come: Manon Lescaut, La bohème, Madama Butterfly, La fanciulla del West, La  rondine e il Trittico.

Torre del Lago è una frazione di Viareggio, in provincia di Lucca è non può essere paragonato a nessun altro luogo perché è davvero suggestivo e avvolto da un’atmosfera particolare, quasi mistica. Si entra nel paese percorrendo un viale che sfocia su  un ampio Belvedere  affacciato sul lago Massaciuccoli  dove sorge la Villa che il grande  compositore fece costruire nel 1899, oggi Museo della Villa Puccini, al cui interno c’è una Cappella in cui sono  custodite le sue spoglie mortali.

La Villa Museo, gestita dall’Associazione Amici delle Case di Giacomo Puccini presieduta da Simonetta Puccini, nipote  e unica erede del Maestro  è visitabile  e meta di turisti provenienti da tutto il mondo.  E’ possibile vedere lo studio con il  suo pianoforte preferito  e una scrivania costruita appositamente per appoggiare le composizioni  e sulla quale sono  esposti diversi oggetti originali fra i quali anche  una boccettina di vetro contenente alcune delle pillole che prendeva,  i ritratti del compositore in varie epoche della sua vita e la maschera funebre proveniente da Bruxelles dove il musicista si spense il 29.11.1924 all’età di 66 anni, la stanza della caccia con i suoi fucili , i  trofei venatori, l’ abbigliamento sportivo compresi scarpe e  stivali, la veranda con i quadri degli amici pittori macchiaioli, compagni di vita e di caccia durante i soggiorni a Torre del Lago. 
Sono inoltre esposti  i  vari manifesti delle sue opere, diversi manoscritti,  la patente di guida ( Puccini amava le auto), in breve nel Museo si ritrova l’ambiente in cui viveva Giacomo Puccini.

La storia ci racconta che  Puccini arrivò a Torre del Lago nel 1891 e dopo averci vissuto qualche anno in case prese in affitto,  resosi conto che qui  il suo genio traeva il massimo rendimento, fece erigere l’attuale villa che conserva intatto l’aspetto originale.
Il biglietto d’ingresso costa 7  euro (all’interno è rigorosamente proibito scattare  foto) e si paga  all’uscita dove un piccolo spazio  funge da biglietteria  e botteghino in cui è possibile acquistare libri e materiali vari inerenti a Puccini ed alle sue opere.
Sempre affacciato sul lago e  poco distante dalla Villa si trova un ampio parco  - Il Parco della Musica-  dove ogni anno nei mesi di  luglio e agosto si tiene il Festival Lirico giunto quest’anno  alla 55.ma Edizione. 
All’interno di questo parco, recentemente è stato realizzato un  teatro all’aperto – GRAN TEATRO- un anfiteatro moderno  con 3100 posti, dedicato a Giacomo Puccini e  inaugurato nel giugno 2008, anno in cui ricorreva il 150.mo anniversario della sua nascita.
Entrando nel parco si passa davanti a delle costruzioni basse, una adibita a biglietteria dove sono  esposti  i programmi del prossimo festival  e l’altra  forse  è  un  piccolo laboratorio   musicale  da cui proviene e si diffonde  nell’aria  musica  lirica contribuendo  a creare nel visitatore un alto coinvolgimento emotivo.
Quest’anno sono in programma anche due balletti di straordinaria bellezza: IL LAGO DEI CIGNI e GISELLE  (12 e 19 agosto ).
Veduta del Gran Teatro


Ho letto che a proposito della realizzazione del Gran Teatro, qualcuno lo ha definito un ecomostro e io anche se  a nulla serve,  mi permetto  esprimere il mio dissenso:se si continua a ragionare in questo modo in Italia  non si realizzerà mai nulla.  Del resto in tutte  le più grandi città europee sono state inserite  opere di architettura contemporanea e  io penso che  sia giusto perché ogni opera deve testimoniare il tempo in cui viene realizzata, ovviamente  tenendo in considerazione il rispetto per l’ambiente. A proposito del GRAN TEATRO PUCCINI,  io  ritengo che esteticamente  sia un edificio  moderno, come solo poteva esserlo un teatro costruito in tempi moderni. Anzi mi piacerebbe moltissimo poter assistere ad uno spettacolo da questa grande platea: immagino che il connubio fatto di  musica, luci, scenario artistico e paesaggistico  creino un ambiente da sogno  indimenticabile lasciando un ricordo indelebile a coloro che avranno la fortuna  di  essere presenti.

“Torre del Lago” – dal 1938 “ Torre del Lago Puccini “ per rendere onore al compositore- merita di essere visitato: non ci sono aggettivi che possano rendergli giustizia. Sicuramente oggi si presenta sotto una veste diversa da quando Puccini la designò suo rifugio  ma ancora  regala  un ambiente rilassante, un insieme che  esalta lo spirito e rasserena l’anima e  forse io  un pochino suggestionata dalla  recente fiction televisiva “ Giacomo Puccini” qui girata,  per qualche attimo ho avuto l’impressione che da un angolo qualsiasi potesse  sbucare proprio  “lui” il celeberrimo Maestro.

Così Puccini descrisse Torre del Lago:
« Gaudio supremo, paradiso, eden, empireo, «turris eburnea», «vas spirituale», reggia... abitanti 120, 12 case. Paese tranquillo, con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cignali, lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli, fringuelli e passere. Padule immenso. Tramonti lussuruosi e straordinari. Aria maccherona d'estate, splendida di primavera e di autunno. Vento dominante, di estate il maestrale, d'inverno il grecale o il libeccio. Oltre i 120 abitanti sopradetti, i canali navigabili e le troglodite capanne di falasco, ci sono diverse folaghe, fischioni, tuffetti e mestoloni, certo più intelligenti degli abitanti, perché difficili ad accostarsi. Dicono che nella Pineta "bagoli" anche un animale raro, chiamato “Antilisca”... »

 Torre del Lago Puccini dista dalla rinomatissima località turistica Viareggio 5 km, da Lucca 15 km.

  
Casa Museo Puccini

Marzo 2009 – Innamorandomi di Puccini

lunedì 5 marzo 2018

DUODO PALACE HOTEL - VENEZIA

DUODO  PALACE HOTEL - VENEZIA

entrata Hotel  DUODO in Calle Minelli

Ho soggiornato al DUODO PALACE HOTEL due notti nel gennaio scorso in occasione del mio ritorno a Venezia. La posizione dell'Hotel Duodo situata nei pressi del Teatro La Fenice l'ho trovata ottimale in quanto in circa 10 minuti a piedi per le calli, si arriva in Piazza San Marco.   Io ho fatto la prenotazione tramite il sito di Expedia e direi che è andato quasi tutto bene.  "Quasi" ...scrivo "quasi" perchè dal documento di Expedia  risultava chiaramente che avrei dovuto pagare  68,85 euro a notte comprensivo di tasse. In realtà in Hotel mi hanno richiesto tassa di soggiorno di euro 3,10 a notte  a persona. In ogni caso l'hotel è pregevole e ho pagato.
La colazione (non  compresa nella tariffa) costava 10 euro a persona. Un prezzo in linea con la grande varietà di prodotti messa a disposizione: dal dolce al salato, succhi di frutta, spremute, frutta fresca, cereali, the, caffe, latte, yogurt etc. etc.
La camera sufficientemente spaziosa era ben insonorizzata come pure il bagno che disponeva di tutto quanto è previsto per un hotel 4 stelle. La pulizia indiscutibile. Ho ben riposato. Allego qualche foto della camera occupata . Unica problematica, probabilmente riconducibile al fatto che sarà un palazzo storico, è la mancanza di ascensore. In ogni caso l'addetto porta i bagagli in camera. 


5 marzo 2018 - Yvonne

domenica 4 marzo 2018

REALMONTE - La Città della SCALA dei TURCHI


REALMONTE - La  spettacolare SCALA dei TURCHI


Amo l’azzurro dei cieli tersi e delle acque, amo l’azzurro dal più tenue al più intenso, amo l’azzurro che nasconde le linee di confine fra cielo e mare confondendo anche lo sguardo più acuto.
Dopo aver visto Realmonte ho scoperto che quì  vi  sono degli azzurri che non hanno eguali.

A Realmonte il paesaggio è stupore e io lo ricordo così:


“una immensa distesa mansueta dai colori impensabili arginata dolcemente da una scogliera scolpita armoniosamente dal vento e pazientemente levigata dalle acque e dal tempo, immacolata  come la neve .
Ad un tratto una parte di scogliera si innalza fino a formare un monte, ma costui  non pare voler dominare il mare perché s’innalza ondeggiando dolcemente creando ampi gradoni che a opera conclusa si presentano come una grandiosa scala. La SCALA DEI TURCHI, la principale attrazione di Realmonte, località turistica dalle belle spiagge sabbiose, fondata dal nobile Giovanni Monreale fra il 1650 e 1680, in provincia di Agrigento.

Il Mar   Mediterraneo, baciato da un sole novembrino ancora caldo ma non sfacciato, sembra provare piacere a fare  da specchio alla bianca scogliera, alla Scala dei Turchi, che forse ignara del suo splendore, lascia scivolare la sua immagine nelle acque, penetrandole e sprofondandovi. L’unione o meglio la fusione di questi elementi da origine a una tavolozza trasparente dagli azzurri variegati, a tratti intensi  quasi fino a diventare blue cobalto, in alcuni punti invece  sfumati, di bianco orlati. Infine  il  sole  con luce argentata  stende il suo velo e la tavolozza   diviene    un  mantello regale  degno soltanto di un imperatore.”

Ma per una simile meraviglia non ci sono parole che possano renderla viva e   anche la fotografia è impotente  all’efficacia dell’immagine.
La SCALA dei TURCHI  costituita di marna, roccia sedimentaria a grana fine di natura calcarea e argillosa la cui particolarità è il colore bianco, è lì che si specchia nel Mediterraneo e ci attende.
Non teme le nostre impronte, anzi ci invita a salirci sopra affinché possiamo goderci bellezza e spettacolarità dall’alto.
E’ lì a testimoniare incontri di innamorati che l’hanno scalfita incidendo su di essa, cuori, date, nomi e  poco importa se sono state avventure di un’estate o storie di una vita.
La Scala dei Turchi certamente  è un monumento ai ricordi.
Un angolo di Sicilia  incantevole.
La storia tramandata dice che nei tempi antichi qui vi trovavano riparo i turchi perché è una zona non eccessivamente ventosa, ma in realtà sembra poco probabile che i turchi fossero giunti fino a qui. Inoltre si narra di pirati saraceni che giungevano dal mare, salivano “ la scala “ e saccheggiavano i luoghi circostanti.

Dal mare di fronte, poco distante dalla riva, dalle acque cristalline fuoriescono due scogli ed anche per essi la leggenda vuole che rappresentino due innamorati sfortunati di Realmente: “zitu” e “zita”.

Seduta su un gradone, riscaldata dal sole, intorno il  silenzio è rotto soltanto dal garrito di bianchi gabbiani che planano liberi sul mare calmo,  la mente divaga priva di catene, lo sguardo si perde in questo splendore del creato, ammira la costa fino a capo Rossello. Miracoli della natura che nessun architetto mai  potrebbe realizzare!  

Vorrei rubare un pezzo di scogliera per non dimenticare il suo candore, vorrei portare con me una bottiglia di mare per non dimenticare i colori, ma  desisto, sono consapevole che altrove nulla potrebbe essere  come  appare qui, seduta su un gradone della scala dei Turchi.  
Ogni cosa ha  il suo posto.

E’ in attesa di rientrare nell’elenco dei Patrimoni dell’Unesco.

"23 set 2016 - L'Assemblea Regionale Siciliana ha infatti approvato, nel corso dell'ultima seduta, un ordine del giorno presentato dal deputato del Pd, Giovanni Panepinto, che impegna il governo regionale a sottoporre alla commissione nazionale sui siti Unesco la candidatura della Scala dei Turchi di Realmonte."



Si raggiunge entrando in Realmonte seguendo le indicazioni per LA SCALA DEI TURCHI, quindi si arriva in un  parcheggio  (è uno spazio recintato e   forse è aperto solo nel periodo estivo)  . Io ho parcheggiato in una piazzuola  adiacente. Si percorre una breve  stradina in discesa che porta ad una bella spiaggia di sabbia, andando verso destra  si passa oltre uno stabilimento balneare  e procedendo lungo il litorale per  pochi minuti ci si trova  davanti alla “Meraviglia”.

Novembre 2009- Yvonne 




sabato 3 marzo 2018

LAC de COMO


Lac de Côme et San Siro




Rezzonico
SAN SIRO: les deux visages du lac.

Le  lac de Côme  honoré par de nombreuses représentations a même été appelé «paysage nordique» car il semble que parfois il évoque des aperçus norvégiens: perspectives panoramiques reflète dans les eaux scintillantes, parfois dociles, ébouriffé parfois par le vent  ou la tempête, parfois même menaçant si surpris par la fureur de bellanasco  ou Menaggino. Breva, tivano, bellanasco, menaggino sont quelques-uns des vents typiques de la région que les habitants peuvent reconnaître en suivant les indications transmises de génération en génération.
Sa forme inhabituelle le rend différent de tous les autres lacs; Entouré, clos, presque protégé par une couronne de montagnes, c'est un paysage incomparablement paysagé qui offre à l'observateur

venerdì 2 marzo 2018

RECANATI - Il colle sublime


Recanati:  Il colle sublime
“Borgo stupendo, ma troppo piccolo per una intelligenza troppo grande”

Rientrata da un breve soggiorno a Recanati, una cittadina con circa 22.000 abitanti, situata  su un colle in provincia di Macerata,  mi cimento a trasformare in parole le emozioni che il luogo mi ha suscitato.

Mossa da insensata, eppure reale, attrazione per il Giovane Favoloso nata improvvisamente durante la visione del film omonimo, sono andata a Recanati, il  “natio borgo selvaggio , intra  una gente zotica , vil; cui nomi strani e spesso argomento di riso e di trastullo…. ” descritto dal Poeta  nelle “Ricordanze”.   
Non vi è dubbio che  visitare  Recanati  in un periodo come questo in cui è vestito a festa per l’arrivo del Natale , lo si trova avvolto in una magica atmosfera, esaltata anche dal fatto che  nelle sale cinematografiche di tutta Italia è proiettata la pellicola di Martone dedicata a Giacomo Leopardi che qui è nato, qui ha vissuto gli anni della giovinezza e qui ha composto molti di quei versi e di quelle opere che l’anno annoverato fra i grandi della letteratura e infine, ad onore della correttezza, occorre dire che da qui è “ fuggito” , è morto a Napoli dove si trova la sua tomba.
( Son risoluto ... di pormi in viaggio per cercar salute o morire e a Recanati non ritornare mai più”).
Recanati, sicuramente un paese troppo piccolo per una intelligenza così immensa come quella di Giacomo Leopardi!
Ci si addentra in a Recanati percorrendo la via principale, lunga circa due chilometri e  che va da un capo all’altro del borgo.
Come già scritto, nei periodi pre-natalizi le usanze prevedono che città e paesi indossino l’abito delle grandi occasioni ricco di colori, decorazioni e luci : nelle strade, sugli alberi, sui cornicioni delle case, ovunque è possibile,  vengono  appese  luminarie  di vario genere e poiché è  anche l’occasione in cui ciascuno può esibire la propria creatività, non di rado ci si trova ad ammirare realizzazioni di alberi di natali e presepi originali a volte  con materiali impensabili.
(Per esempio proprio qui  dinnanzi alla Chiesa di SAN VITO è presente un grandissimo albero composto da pallets: lo definirei “ una genialata”).
Dunque anche Recanati non si è sottratta alla tradizione, ma Recanati  conosciuta pure come la  città della poesia, ha appeso luminarie  confacenti alla sua immagine.
Infatti per le vie di Recanati sono appese poesie e  le luminarie quest’anno sono : L’INFINITO, che rientra fra le liriche più belle scritte da Giacomo Leopardi .
( Non sono a conoscenza  se ogni anno vengono appese poesie diverse oppure sono sempre le stesse, ma ciò è irrilevante.)
L’infinito è composto da 15 endecasillabi sciolti : quindi con delle luci  sagomate a scrittura  sono stati ripresi fino a creare una striscia-riga per ogni endecasillabo. Le singole strisce, la cui altezza potrebbe essere verosimilmente all’incirca di 40 centimetri,  sono poi  state  fissate orizzontalmente alle case  da un  lato all’altro della strada  e regolarmente distanziate , sovrastano la via principale: ne consegue che camminando si ha la possibilità di leggere  interamente la poesia.
Inoltre sulle pareti degli edifici che fiancheggiano le strade del borgo sono stati appesi numerosi pallets, i quali ingentiliti con fili decorativi natalizi o composizioni floreali fungono da cornici a speciali cartelloni assimilabili a pergamene con scritte  in bella calligrafia riprendenti alcune delle opere più note  del Poeta come “Il sabato del Villaggio”.

Recanati potrebbe benissimo essere denominato Borgo Leopardi poiché  da ogni angolo trapela amore e  onorificenza per l’illustre cittadino nato il 29 giugno del 1798 e  morto il 14 giugno del 1837: liceo  classico Giacomo Leopardi, Via Sabato del Villaggio, il colle dell’Infinito, la casa di Leopardi, la torre del Passero Solitario, e altro ancora.
Una bellissima statua raffigurante il grande Poeta,  opera dello scultore Ugolini Uncini, dal 1898  troneggia nella centrale  piazza G. Leopardi dove venne posizionata in occasione del centenario della sua nascita. Questa piazza architettonicamente è pregevole : in parte è delimitata  dal palazzo comunale in stile neoclassico  con portici , mentre  a fianco della statua del Poeta  svetta  una grande torre merlata.
Ovviamente recandoci a Recanati è d’obbligo la visita alla Casa del Poeta, aperta al pubblico solo parzialmente in quanto è un edificio privato ed è ancora abitato dai discendenti di Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo.

Accompagnati da una guida è consentito visitare il primo piano  dove si trovano le stanze della biblioteca che custodisce ben 20.000 volumi di cui Giacomo Leopardi ne lesse almeno due terzi. Letture compravate dall’analisi delle sue opere contenenti riferimenti specifici a libri letti.
La raccolta dei volumi avvenuta  per opera del Conte Monaldo che desiderava offrire ai figli una formazione eccellente,  inizialmente comprendeva  circa 12.000 testi. Successivamente , con l’arrivo in Italia  di Napoleone Bonaparte , venne integrata  con altri 8000 testi  ricevuti dai conventi vari, i quali timorosi delle devastazioni francesi,  li diedero al Conte per custodirli e preservarli.
Oggi è possibile ammirare tutti questi volumi ben conservati e classificati per categoria la cui dicitura è incisa su targhette ovali applicate in alto agli scaffali e,  si possono anche consultare dopo aver inoltrato specifica richiesta  ai proprietari. A detta della guida, finora sono state effettuate all’incirca 300 consultazioni .   Qui nella stanze della biblioteca vi si trovano esposti anche molti scritti di Giacomo, alcuni semplici fogli di quaderno, altri fascicoli ben rilegati, ma tutto rigorosamente scritto con penna a inchiostro e in una calligrafia perfetta, senza sbavature, senza irregolarità e assolutamente leggibile.
Le stanze emanano il profumo indicibile della cultura  e,  per me, forse suggestionata dalle scene del film,  è stato  facile immaginare  Giacomo Leopardi  seduto al tavolino vicino alla finestra dalla quale vedeva una bella giovinetta che cantava e cuciva. La stessa a cui dedicò molti anni dopo, forse dieci, quando lei era già defunta,   “ A Silvia”. La guida ha detto che in realtà la fanciulla portava il nome di Teresa Fattorini, ma siccome Giacomo aveva in antipatia un’abitante del borgo di nome Teresa , ritenne opportuno sostituire il nome della sua ispiratrice in “ Silvia”.

Con le caratteristiche genetiche  di Giacomo Leopardi , le statiche asseriscono che se ne trovano solo 5 su un milione di nascite per questo sono definiti geni. 

Giacomo Leopardi era dotato da una memoria visiva  straordinaria  che gli consentiva un apprendimento molto rapido tanto che conosceva perfettamente più lingue  come l’ebraico, il sancrito, lingue straniere e qualcuna come il greco, imparata autonomamente semplicemente utilizzando e traducendo la Bibbia.  Questo  sta a anche ad  evidenziare che la biblioteca era fornitissima e disponeva di testi in lingue diverse.
In tutta sincerità confesso che ho provato una grande emozione  salire  quelle  stesse scale che hanno visto salire e scendere Giacomo Leopardi come è stato emozionante entrare nelle stanze della biblioteca :  non ricordo d’aver  mai visto altrove stanze dalle pareti completamente invisibili perché totalmente occupate dagli scaffali   stracolmi di libri. La guida faceva rilevare che gli scaffali libreria sono stati modificati  in altezza mediante aggiunta di altri ripiani  fino a raggiungere il soffitto proprio per il continuo incremento di volumi.
Pare che a quel tempo in Italia non ci fosse Biblioteca migliore e in un determinato periodo il Conte Monaldo decise di aprirla al pubblico per consentire a tutti la possibilità di leggere e apprendere.
Uscendo dalla Biblioteca, immediatamente sulla destra , si trovano dei locali adibiti a Mostra : anche qui sono esposti testi vari, scritti, oggetti di notevole pregio sempre appartenenti ai Leopardi.

Terminata la visita alla Biblioteca e alla Mostra,  proprio  “in sul calar del sole” mi sono incamminata verso  “ sempre caro mi fu quest’ermo colle “, ovvero il colle dell’Infinito , nello specifico la sommità del Monte Tabor.
Andando verso il Colle

Veduta dal Colle dell'Infinito
Una stradina, forse più appropriato dire,  trattarsi di  un sentiero fiancheggiato da alberi frondosi che sbuca in una piccola piazzuola sovrastante un parco e…. meraviglia delle meraviglie  è la panoramica che ci si presenta.
Nessuno dopo di lui  e meglio di lui  ha saputo descrivere quello che si può provare in questo angolo sublime.
 « Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. »

Il Colle dell’Infinito è parte del parco dove è insediato il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, sede di convegni, seminari, conferenze e manifestazioni culturali.

Recanati vanta parecchi  luoghi ricchi di storia, monumenti,  il Teatro Persiani che per volere di Monaldo Leopardi nel 1823  fu completamente riedificato, il Museo di Beniamino Gigli,  nonché numerose chiese significative  come quella di San Vito, costruita  su un’antica chiesa romanico-bizantina e la cui facciata danneggiata dal terremoto nel 1741 fu rifatta su disegno di  Luigi Vanvitelli. Internamente vi è uno spazio evidenziato in cui  Giacomo Leopardi giovane andava a recitare le poesie e  tenere discorsi religiosi.

La Chiesa di San Michele risalente al 1300 circa e rifatta  nel 1783 su progetto dell’Architetto Carlo  Orazio Leopardi, colui che ristrutturò’ anche  Palazzo Leopardi, ossia la casa natale di Giacomo.    
La torre identificata come Torre del Passero solitario è ben visibile entrando nel cortile del chiostro di Sant’Agostino,  poco distante dalla Casa Leopardi.
 
La torre del Passero solitario
Personalmente non ho visitato accuratamente Recanati, il mio obbiettivo era quello di vedere i luoghi leopardiani  e dei quali non ho trascurato nulla : ho vissuto intense emozioni, la mia infatuazione per Leopardi è in accrescimento e ora  inizio la fase di approfondimento delle sue opere.



Ma voi che mi leggete: non esitate, credetemi, per avvicinarsi a Giacomo Leopardi  nulla può essere più stimolante della  visione del film IL GIOVANE FAVOLOSO e successivamente una giornata per le vie di Recanati.
Sentirete volteggiare nell’aria lo spirito del Poeta e quando giungerete al Colle dell’infinito sono certa che  la  straordinaria spettacolarità panoramica vi lascerà senza fiato e senza neppure rendervene conto vi troverete a leggere la scritta a caratteri cubitali
“ SEMPRE CARO MI FU QUEST’ERMO COLLE  e solo allora comprenderete appieno il significato del verso. 
Dicembre 2014 - Y.P.