lunedì 12 febbraio 2018

ALMENO IL CAPPELLO- Andrea Vitali

Ironia sicuramente, sarcasmo forse, intrighi paesani a non finire, furbizie, malandrinate, corteggiamenti, un pochino di sesso senza esagerare, equivoci divertenti, sogni e tanto ancora…. Questo è ALMENO il CAPPELLO di ANDREA VITALI.
Andrea, permettetemi di chiamarlo così anche se ancora non ho avuto occasione di conoscerlo personalmente pur essendo anch’io nativa del Lago di Como, (esattamente di un paese di fronte al suo), in questo romanzo non ha fatto altro che confermare il suo grande talento di saper coinvolgere il lettore raccontando storie ed episodi di vita quotidiana di un paese, il suo: Bellano.

Bellano è un ameno paesotto di circa 3400 abitanti sulla riva orientale del lago di Como, alla foce del torrente Pioverna in provincia di Lecco e la storia lo annovera luogo di notevole importanza: ha visto nascere personaggi di rilievo culturale come Tommaso Grossi ( anno 1790 amico di A. Manzoni e C.Porta, compose diverse opere)e Sigismondo Boldoni che scrisse un’opera in latino intitolata LARIUS pubblicata nel 1617 che descriveva il lago e, in epoca molto più recente, solo 53 anni fa, ha dato i natali a A. Vitali, eccezionale narratore. Narratore di Bellano.
Quanto mi piacerebbe saper raccontare le storie del mio paese come fa lui del suo!
La sua penna oramai ha trovato il giusto stile e i suoi romanzi vanno a ruba, anzi ora vengono tradotti in diverse lingue. 
“ ALMENO IL CAPPELLO” è un titolo insolito e curioso, ovviamente il senso lo si comprende solo nelle ultime pagine in quanto nel romanzo non si parla mai di un cappello .
Si racconta invece la storia di una sgangherata fanfara, la fanfara di Bellano, un gruppo di 8 musicisti che forse proprio musicisti non sono tranne uno , il Lindo, che ha una predisposizione naturale a suonare il bombardino. Gli 8, diretti dal Maestro Zaccaria, prima cornetta, stanno insieme per miracolo e hanno il compito di accogliere a suon di marcette i turisti che sbarcano dal battello Savoia, come è stato richiesto dalla direzione generale della Navigazione Lariana.
Il Lindo è uno fra i protagonisti del romanzo: rimasto vedovo con un figlio detto“ il malatino”, si risposa con Noemi, molto più giovane di lui e donna di polso forte che lo mette, come si suol dire , a “ pane e pesci” a suon di sberle . Sarà proprio lui, il Lindo a riservare al lettore il vero colpo di scena.
Ebbene, un giorno a Bellano dal battello sbarca pure il ragioniere Onorato GEMINAZZI proveniente da Menaggio e giunto qui per stabilirsi con la numerosa famiglia e occupare il posto di contabile presso l’ospedale Umberto I. Geminizzi , “seconda trombetta “ della Banda di Loveno che si spaccia come “ prima trombetta”, rimane inorridito dalla musica scadente della fanfara e fra numerose vicissitudine e controversie “scioglierà” la fanfara e tenterà di costituire un Corpo musicale bellanese da lui diretto, con almeno una trentina di musicisti che si dovranno esibire in divisa la quale dovrà essere fornita dall’amministrazione comunale.( In realtà per ottenere la divisa occorrerà tempo: “ la pratica è al vaglio”)
Il periodo di ambientazione sono gli anni ’30, politicamente in Italia c’e il fascismo , ci sono i regi carabinieri e le angherie della dittatura che Vitali evidenzia con fare sottile , quasi con eleganza.
Il ragionier Geminazzi, ora Maestro, trascorre molte sere in un locale indecente in attesa di vedersi assegnata una “sede” vera e propria, ad impartire lezioni di musica, ma non trova vita facile. Finisce pure in prigione in quanto la ditta in cui aveva precedentemente lavorato, la Varechini distillati, è andata in fallimento ed il titolare è fuggito. E che c’entra il Geminazzi, ora contabile presso l’Ospedale? Bellano riuscirà a vantare un corpo musicale di alto livello invidiato da tutti i paesi del lago? O non ci riuscirà? La data per il concerto di inaugurazione era stata fissata per il 28 luglio e resa pubblica sui manifesti seppia, colore che era stato voluto espressamente dal maestro Geminazzi a imitazione di quelli che, una volta, aveva visto esposti al Teatro della Scala; la scaletta definita: “Giovinezza” in apertura e subito dopo" Al sacro scoglio" poi a seguire " I diavoli bianchi", Nel Duce , la luce" , "Al cafè", "La figlia del reggimento", " La Traviata", " Il Trovatore e per chiudere ancora "Giovnezza" e se il pubblico chiedeva il bis ancora "Giovinezza"".
"Gli esperti del tempo si scialavano. Alcuni dicevano che si stava preparando un disastro, il menaggino o qualche altra diavoleria della bergamasca. Altri invece prevedevano l'arrivo del vento caldo con le malattie a cavallo, il fohn."
Ma il maestro Geminazzi realizzerà il sogno?
Lo sapranno solo coloro che intendono affrontare e gustare la lettura di questo romanzo.
Non è un romanzo di grande arricchimento culturale anche se racconta in ogni caso la storia di un paese nel periodo del fascismo, un pezzo di storia dell’Italia che è bene non vada dimenticata. Io ho modo di credere che comunque il quotidiano vivere di quel periodo, fondamentalmente non era così distante da oggi. Quando trascorro qualche settimana al mio paese sul lago, ne sento di belle …..e soprattutto, molte simili a quelle raccontate dal Vitali quindi lui non avrà grossi problemi a trarre spunto dalla realtà per i suoi romanzi, visto che a Bellano vive ed esercita la professione di medico.
Senza esitazioni consiglio la lettura di “Almeno il cappello” : ritengo che il fascino di questa narrazione sia dovuto alla capacità dell’autore di tenere costantemente il lettore in attesa di “un grande evento”. E’ certamente divertente, molto coinvolgente perché sebbene in realtà non succede granchè, si ha sempre l’impressione che nella pagina successiva a quella che si sta leggendo, verrà svelato un grande arcano.
Secondo me Vitali con il suo stile punta sull’effetto “sorpresa” e ci riesce molto bene anzi in modo eccellente.
" Ma quel comportamento da rei dei furbi gli aveva fatto girare le palle"
Allora come oggi - quanti re dei furbi incontriamo?
ALMENO IL APPELLO fa parte dei candidati alla 63ma Edizione Premio Strega. 

EDITORI GARZANTI- PAG. 405
prima edizione FEBBRAIO 2009
Prezzo Euro 17,60
Alcuni romanzi di Andrea Vitali:
Il meccanico Landru- A partire dai nomi- L'ombra di Marinetti - Una finestra vistalago - Un amore di Zitella - La figlia del podesta' - Il procuratore - Il segreto di Ortelia - Olive comprese - La modista - Dopo lunga e penosa malattia.
Y.P.

L'AMORE AI TEMPI DEL COLERA - G.G.Marquez



L'AMORE AI TEMPI DEL COLERA - G.G.Marquez



Gabriel Garcia Marquez, premio Nobel per la letteratura nel 1982, è nato sotto il segno dei Pesci nel 1927 a Aracateca in Columbia ( alcune biografie indicano 1928- ma la data è irrilevante) . Deceduto il 17 aprile 2014.
La sua carriera è iniziata come giornalista e poi scrittore di racconti brevi fino ad arrivare al 1967 quando pubblicò il mitico romanzo che ottenne immediatamente favori di pubblico e critica dal titolo “CENT’ANNI DI SOLITUDINE” divenuto un classico intramontabile.
Successivamente ogni suo romanzo è stato coronato da grande successo ed ora Gabriel Garcia Marquez è annoverato fra i più grandi scrittori contemporanei.
Fra i suoi maggiori successi ricordiamo “ Cronaca di una morte annunciata” (1981), “Notizia di un sequestro”( 1996), e nel 2004 “ Memorie delle mie puttane tristi” che merita certamente un capitolo a sé perché doveva essere l’inizio della sua autobiografia ed è un romanzo dalla delicatezza inaudita e una velata tristezza che punge il cuore.
In questi giorni alcuni giornali hanno diffuso la notizia che Marquez avrebbe deciso di non scrivere più: notizia immediatamente smentita con furore e con rabbia dallo scrittore stesso ed io aggiungo: " Per fortuna!"
Sarebbe stata davvero una grave perdita per il mondo della letteratura, la sua assenza avrebbe causato un vuoto incolmabile perché lo stile di Marquez è assolutamente unico e inimitabile.
“L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA”, pubblicato nel 1985 da cui è stato tratto anche il film, era da parecchio che stava in bella mostra nella mia libreria in attesa del giusto momento per essere preso fra le mani, sfogliato, letto, sottolineato, goduto.

Arrivato il momento, ho intrapreso la mia avventura con Gabriel Garcia e garantisco che si è trattato di una stupenda e coinvolgente avventura in luoghi diversi, alcuni incantevoli, alcuni improbabili.
Lo stile è quello suo, tipico e inconfondibile di esaltare e ironizzare pregi e difetti della natura umana e fare la cronaca degli avvenimenti senza trascurare il minimo dettaglio,compresi ambienti e condizioni meteo. Nasce così una cronaca colorata, divertente e contemporaneamente “profonda”.
Marquez oltre ad una ottima scrittura propone una lettura scorrevole che procura piacere al lettore e lo induce ad assaporarla, parola dopo parola; ogni combinazione è resa “ perfetta” da aggettivi” perfetti” e nulla è banale e superficiale.
Solo uno scrittore dal calibro di Marquez poteva scrivere” L’amore ai tempi del colera”. Già il titolo non è proprio usuale, come del resto lo sono tutti i titoli dei suoi romanzi.
La trama è semplice ed intricata al tempo stesso poiché i personaggi sono numerosi alcuni dei quali assurdi, ma tutti insieme sono necessari e creano un mosaico di straordinaria vivacità.
I protagonisti sono tre, tutti e tre notevoli , particolari e interessanti.
La bella Fermina Daza , Fiorentino Ariza perdutamente innamorato di lei per tutta la vita e il dottor Juvenal Urbino, che diverrà il marito di Fermina e resterà tale fino al momento in cui a seguito di un banale incidente ( Urbino cade da una scala su cui era salito per dare la caccia al suo pappagallo) morirà e la lascerà vedova.
L’inizio del romanzo narra che fra Fermina Daza e Fiorentino Aziza a seguito di uno sguardo avvenuto in chiesa e durato un attimo, nasce un profondo sentimento esternato solo attraverso passionali lettere e contrastato poi dal padre di lei, certo Lorenzo Daza.
Questo sentimento però viene bruscamente interrotto da Fermina e fa piombare Florentino nella disperazione più nera, inguaribile, incurabile, ma comunque non cade mai nella rassegnazione.
La vita di Fiorentino sarà tutta condizionata dall’amore per Fermina.
“ Florentino Aziza, non aveva mai smesso di pensare a lei per un solo istante, una volta che Fermina l’aveva respinto senza appello, dopo certi amori lunghi e contrastati, ed erano trascorsi da allora 51 anni , nove mesi e 4 giorni”.
Florentino viene descritto come un ragazzo dall’aspetto anonimo, schivo, sognatore, inizialmente impiegato alle Poste poi nella compagnia navale fluviale, poco disponibile alla vita superficiale, lettore di romanzi d’amore che impara a memoria, poi scrittore di lettere amorose a richiesta degli innamorati bisognosi. Apparentemente timido e carente d’affetto, addirittura da alcuni ritenuto gay, mentre rimane fedele con il cuore a Fermina, nella realtà tenuta ben nascosta ,trascorre notti focose e gode dei favori di numerose donne che si donano volentieri a lui e fra le quali ci sono pure vedove insaziabili che si denudano spudoratamente e si abbandonano in sfrenati “assalti”.
Lui riempie più di 26 quaderni di ricordi di assalti.
Fermina dapprima solo una bella adolescente orgogliosa viene descritta nella realtà come una donna intelligente e seria poco disposta a lasciarsi andare in assalti amorosi, ma in segreto anche lei è affetta di certi vizietti.
Si sposa con il dottor Juvenal senza riflettere troppo e alcuni dicono trattasi di un matrimonio di interesse, fa un viaggio di nozze in Europa di circa due anni. E’ amore? Non è amore? Lasciamo al lettore l’esatta interpretazione.
Il dottor Juvenal Urbino è un personaggio dall’eleganza e charme indiscutibili, di grande cultura, laureato in università prestigiose, cura i suoi pazienti con il massimo zelo, è esperto ad arginare e debellare le epidemie come il colera che a quei tempi era assai diffuso, diviene il marito di Fermina e vive fino a 80 anni. Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ma lasciamo stare…..non si può riassumere un personaggio così importante in dieci righe.
Le vicissitudini si susseguono incalzanti , in alcuni tratti la lettura è veramente spassosa tanto che il lettore si ritrova a ridere fra sé e sé e il finale si gioca fra Fiorentino Aziza, Fermina Daza ed il tempo che è trascorso ed ha lasciato spazio alla vecchiaia.
E’ un romanzo che chi ama la lettura non può trascurare, è certamente da leggere a cuor sereno e gustarselo. 
Gabriel Garcia Marquez è uno scrittore da gustare ed è consigliato a intenditori.
Chi non lo sa apprezzare e comprendere certamente dai suoi romanzi non ci trae molto.
Cito solo alcune descrizioni:
“ Un fiume dalle acque mansuete”….
“ Vendevano amori di emergenza”
“ L’unica cosa peggiore della cattiva salute è la cattiva fama”
“ La determinazione cieca degli amori contrastati”.
Altre opere di Marquez: L'autunno del patriarca- Nessuno scrive sl Colonnello - Il generale nel suo labirinto- La mala ora- Foglie morte - e altri .

SCUOL-Terme di BOGN ( relax assoluto)


SCUOL -ENGADINA - Relax del corpo e della mente

Aggiornamento del 15 febbraio 2009
Come si evince dall'opinione del luglio 2008 ( vedi sotto) mi ero promessa di ritornare a Scuol in inverno ed io ..... abitualmente cerco di mantenere le promesse.
E cosi ieri ho raggiunto le Terme di Bogn, percorrendo la solita strada , ma una vera scoperta mi attendeva ovvero: proprio l'Engadina d'inverno!
Paesaggi magnifici, maestose montagne innevate si mostravano in tutto il loro grande splendore.
Alte conifere con tronchi in gran parte immersi nella neve e nuvole di cristalli sui rami.
La distesa, in estate azzurra, del lago di Silvaplana trasformata in grandi piste da sci che nulla fa pensare che sotto il ghiaccio e la neve ci possa essere un lago.
I tetti delle case ricoperti da tappeti candidi i cui spessori raggiungono il metro e più e i ghiaccioli che scendono dai pluviali sembrano ricami di vetro preziosi.
Paesaggi fiabeschi, da cartolina, capaci di emozionare.
Insoddisfazioni, tormenti e stress,( i nostri compagni quotidiani), sembra non possano esistere in questo candore! Forse sepolti dalla coltre resa scintillante dal sole splendente che acceca e sorprende.
La grande metamorfosi stagionale si è compiuta ed ha trasformato ogni cosa.
Il silenzio diventa assordante.

IL PASSATO E' UNA TERRA STRANIERA - G. Carofiglio

Vacanze di Natale e non poteva mancare una bella escursione in libreria.... La mia attenzione si ferma,si posa su :
IL PASSATO E' UNA TERRA STRANIERA.
Mi attrae, rileggo il titolo,mi piace, non riesco a comprendere a cosa mi faccia pensare, forse un ricordo, non saprei, mi intriga davvero, .... quasi fosse un colpo di fulmine. E per me non sono una novità queste attrazioni a prima vista ! Alcune hanno segnato la mia vita. Non voglio resistere... meglio i ricordi ai rimpianti! Lo compro senza neppure interessarmi all'autore il cui nome è coperto dalla fascetta sovrapposta alla copertina su cui sta scritto che, da questo romanzo, è stato tratto il film di Daniele Vicari con Elio Germano e Michele Rondino e se ci si presenta in un cinema dei circuiti UCI e Warner Village con libro e fascetta si riceverà un biglietto intero omaggio oltre al 1 biglietto acquistato.(Semplicemnte si va al cinema in due e si paga per uno- offerta valida fino al 13 novembre 2008 - quindi scaduta).
Solo più tardi, giunta a casa, scopro che l'autore è Gianrico Caroflglio, il Sosituto procuratore antimafia della Procura di Bari, che forse per realizzare un vecchio sogno, nel 2002 ha esordito nella narrrativa ottenendo grandi successi ed i suoi romanzi vengono tradotti e premiati in tutto il mondo. Ho quindi la certezza di aver fatto un buon acquisto poichè ho già letto di questo autore con grande soddisfazione.
Per i pochi che non lo conoscessero: Carofiglio è nato a Bari nel 1961 dove lavora e vive e fra i suoi romanzi c'è AD OCCHI CHIUSI - TESTIMONE INCONSAPEVOLE di cui sono state fatte la trasposizioni televise in tempi assai recenti.
Inizio la lettura e immediatamente mi rendo conto che mi trovo fra le mani un romanzo coinvolgente e trainante: non è certamente uno di quelli che leggi dieci pagine alla volta per riempire il tempo vuoto.
No, qui cominci e non riesci più a smettere.. ho letto fino alle 2,30 di notte per terminarlo. 260 pagine di suspence, 260 pagine sorprendenti, 260 pagine di batticuore....quando ritieni che l'epilogo è vicino, giri pagina e ti trovi nel buio completo.
Giorgio , il ragazzo- studente modello e Francesco " il male".... sullo sfondo la BARI "bene".... che Carofiglio sicuramente conosce molto bene. (L'ambientazione però non è limitata a Bari; si arriva a Valencia di cui ci vengono offerte descrizioni paesaggistiche notevoli)
Ed il peggio, ancora il peggio e poi il peggio del peggio, pagina dopo pagina e si arriva in fondo al tunnel solo nelle ultimissime pagine.
Ma non voglio raccontare la trama, questo romanzo è da leggere così senza sapere nulla in precedenza. Anzi suggerirei di non leggere neppure la brevissima presentazione all'interno della copertina... Si inizia dalla PARTE PRIMA - pag. 9 Capitolo Uno- e via buona lettura...
E' un romanzo drammatico , sconvolgente che racconta storie dei nostri giorni: storia di giocatori di Poker, storia di bari, di spinelli e cocaina, di tradimenti , di sesso, di violenza e stupri.
Alcune pagine presentano descrizioni anche dettagliate il cui contenuto è sicuramente forte, ma senza mai cadere nella volgarità, caso mai viene evidenziata la brutalità a cui può arrivare l'essere umano.
Questo romanzo si potrebbe definire anche la storia di una grande manipolazione perchè i uno dei protagonista è un grande manipolatere.
I protagonisti sono sicuramente tre: FRANCESCO E GIORGIO ed il Tenente GIORGIO CHITTI, personaggio particolare che ha il compito di fare luce su alcuni stupri che avvengono a Bari con le medesime modalità ,ma per i quali non c'è nessun indiziato. Ci sono però altri personaggi che pur rimando ai margini sono " indimenticabili "e per tutti Carofiglio oltre alle azioni ne descrive sensazioni ed emozioni.
Ritengo sia proprio la capacità dell'autore di entrare "dentro" i suoi personaggi, il descrivere i tormenti e le contraddizioni dell'individuo, che lo annoverano fra gli scrittori contemporanei di maggior successo. 
Il suo stile, mai banale, tagliente ed asciutto, arriva direttamente al lettore.
Inoltre arricchisce il contenuto dei suoi racconti con citazioni che definirei filosofiche e di grande saggezza e non solo, in alcune occasioni sfiora la poesia.
"Facce. Facce folli. Facce infelici.
Facce gelide, lontane e scostanti come quella di sua padre.
Facce crudeli.
Facce remote piene di malinconia e rimpianto, che guardano in qualche punto lontano".
"Case sempre troppo pulite dai pavimenti lucidi, tutte con lo stesso odore di cera, tutte senza rumore, senza voci. Spietate":
"Piccole onde pigre schiaffeggiavano la battigia"
"Quella rabbia che ti prende quando sei di fronte alla debolezza, alla vigliaccheira di qualcuno che riconosci- o hai paura di riconosce- la tua debolezza, la tua vigliaccheria. Quando sei di fronte al fallimento di qualcuno e cerchi di distruggere la paura, quello stesso fallimento prima o mpoi tocchia anche te":
IL PASSATO E' UNA TERRA STRANIERA E LE COSE AVVENGONO IN MODO DIVERSO DA QUI.

5 Stelle senza ombra di dubbio e consigliato a coloro che amano leggere la realtà del nostro vivere, a coloro che amano l'eleganza della scrittura, a coloro che amano emozionarsi con un libro, a coloro che amano pensare.....

domenica 11 febbraio 2018

POUSADA DO PALACIO DE ESTOI - ( Faro)


La vie est vraiment belle al Pousada Do Palacio Estoi

Raramente, ma qualche volta accade, che facendo una prenotazione online di un hotel usufruendo di una promozione ci si trova in un ambiente assolutamente impensato, imprevisto.
Da alcuni anni, forse da quando andai a Lisbona o forse ancora da prima, sognavo di trascorrere qualche giorno in Algarve -Portogallo e, quest’anno ai primi di luglio ho deciso di attivarmi al fine di trasformare il sogno in realtà e poi in ricordo.
Quindi dopo aver prenotato il volo aereo con la compagnia di bandiera portoghese, mi sono affidata a Expedia, sito a cui mi appoggio frequentemente e, dopo aver eseguito una carrellata degli hotel disponibili a Faro, l’attenzione è stata catturata da POUSADA DO PALACIO DE ESTOI.
Ho letto le informazioni generiche, ho osservato le foto, alcune delle quali non trovandole convincenti poiché inspiegabilmente mi facevano immaginare un palazzo antico in fase di decadimento, ma poichè l’hotel era catalogato 4 stelle e le recensioni erano positive, ho deciso di rischiare e procedere alla prenotazione di 1 camera matrimoniale per due persone. 
Mi sono detta fra me e me che tanto in camera dovevo solo dormirci e l'essenziale era la pulizia perché di certo non andavo in Algarve per trascorrere il mio tempo in hotel! 
In pochi minuti ho ricevuto mail di avvenuta prenotazione, quindi stampato il documento l’ho inserito nel cassetto dove, indisturbato, è rimasto fino ad ottobre ovvero fino al momento della partenza quando l’ho ripreso per riporlo in valigia.
Mi sono annotata l’indirizzo indicato sulla mail ricevuta: POUSADA PALACIO DE ESTOI- Rua de S.Josè- FARO, Algarve, 8005 - 465 PORTOGALLO.
Giunta all’aeroporto ho preso il bus che mi ha portata al terminal a Faro, dove avrei cercato la Rua de S.Josè, rua che poi ho appreso inesistente a Faro, ma presente all’Estoi.

RELAIS HOTEL CENTRALE - Soggiornare nel cuore di FIRENZE





RELAIS HOTEL CENTRALE

Novembre o Brumaio secondo il calendario repubblicano francese, è il mese dell’anno che meno amo poiché le giornate sono corte e Milano indossa uno scialle a trame sottili intessuto di foschia.
Il DUOMO di MILANO naturalmente maestoso e imponente perde il suo splendore e ai miei occhi diviene una enorme montagna grigia, triste, attualmente protetta da militare in tuta mimetica che la rendono persino inquietante. 
Novembre è proprio il mese delle brume, anche se c’è da dire che quest’anno, forse a causa del mutamento climatico conseguente al surriscaldamento del pianeta, è stato migliore degli anni precedenti. Vi sono state alcune belle giornate nitide e tramonti spettacolari.
In ogni caso Novembre è pur sempre Novembre e una quindicina di giorni fa, ho pensato di prendermi una pausa per offrire ai miei occhi qualcosa di diverso e ho deciso di portare un bacione a Firenze, e nel contempo visitare la mostra a PALAZZO STROZZI – BELLEZZA DIVINA.
Ho preso quindi in mano il telefono ed ho chiamato Laura: lei non era mai andata a Firenze e quindi ero quasi certa che mi dicesse di si. Non ha esitato, mi ha risposto “organizza”.
Oramai è mia consuetudine avvalermi del sito EXPEDIA per le prenotazioni quindi inizio la navigazione e dopo una breve consultazione mi cattura l’attenzione il RELAIS HOTEL CENTRALE 
Le foto presenti sono belle, le recensioni positive, l’ubicazione è perfetta ovvero a quattro passi dal gruppo monumentale della Cattedrale Santa Maria del Fiore.
Expedia lo offre con uno sconto del 10% , controllo i servizi offerti:
Camera classic Double con colazione – Internet wireless gratis euro 87,20 + tassa di soggiorno da pagarsi in loco ( per dovere di cronaca 3,5 euro a persona). Va bene. Pago con carta di credito prepagata e nel giro di un paio di minuti ricevo mail di prenotazione eseguita.
Ritengo importante segnalare che questo albergo NON dispone di parcheggio privato, ed è ubicato in una zona a traffico limitato. E’ comunque possibile arrivare in Hotel con l’auto, dopo di che vi è la possibilità di avvalersi di un parcheggio convenzionato di cui si cura l'hotel medesimo, che prende l’auto in consegna all’arrivo e la restituisce alla partenza. Il costo è di 22 euro per le prime 24 ore dopo di che ci sono tariffe ad ore delle quali non conosco i prezzi.
Partendo da Milano ho scartato l’idea dell’auto e ho viaggiato in treno con Italo: 1 ora e quaranta minuti di percorrenza ed ero in stazione Santa Maria Novella. Con la mia LANCIA Y Gold DNF mai avrei raggiunto FIRENZE in così breve tempo.
Dalla stazione SMN all’hotel Relais Centrale a piedi ci si impiegano 10 minuti a passo normale.
Arrivate in Hotel verso le 10,45 intenzionate a lasciare il trolley e ritornare più tardi poiché il ceck in era previsto per le ore 14, il personale alla reception ci ha immediatamente consegnato le chiavi della stanza che nel nostro caso era ubicata al secondo piano ed era identificata con il nome “MICHELANGELO”.
Camera spaziosa con un bel mobile riccamente dipinto, il letto matrimoniale, un letto singolo presentato come divano, quindi bagno con doccia, televisione, frigobar, cassaforte.
Nel complesso tutto impeccabile.
La struttura del RELAIS HOTEL CENTRAL  è un’antico palazzo d’epoca, credo che in parte sia abitato da residenti perchè nell'ingresso ho visto delle cassette per la posta.
Al piano terra vi è un bel ingresso, quindi si accede al salone ampio, arredato in parte a bar con divani, statue e mobili vari, quindi bancone reception. In un angolo un piccolo ascensore che porta alle camere. L’ascensore è minuscolo più di due persone non vi stanno. In ogni caso le valigie si lasciano alla reception e vengono portate in camera dagli addetti.
Il mattino abbiamo fatto la colazione nella sala chiamata “SALA DEGLI AFFRESCHI” perché il soffitto è completamente affrescato ubicata al primo piano.
Colazione variegata: dolce-salato – bevande varie – succhi –spremute –marmellate –yogurt, etc.etc.
Colazione a buffet e bevande calde richieste e servite.
Il mio giudizio è ASSOLUTAMENTE POSITIVO e pure la mia amica è rimasta completamente soddisfatta. Indubbiamente il Relais Hotel Centrale gode di una posizione privilegiata essendo quasi a ridosso del Duomo, il Battistero, il Campanile di Giotto che rientrano fra i monumenti imperdibili per chi visita Firenze.
Comunque la distanza dal Ponte Vecchio è di circa 15/20 minuti…. Non so quantificare esattamente poiché addentrandosi per le vie ogni angolo richiama l’attenzione e il tempo vola…
Firenze è una città stupenda, non casualmente è considerata un museo a cielo aperto: vi sono Chiese maestose, Palazzi stupendi e ovunque troneggiano statue e opere d’arte.
Non mi soffermo sulla Mostra a Palazzo Strozzi poiché sarebbe degna di una recensione specifica: rimane comunque allestita fino al 24 gennaio e io l’ho trovata molto interessante.
Ho riscontrato che qui sul sito sono presenti recensioni per la PENSIONE CENTRALE avente il medesimo indirizzo: in effetti sono portata a credere che Il relais Hotel Centrale un tempo fosse una pensione e, dopo essere stato recentemente ristrutturato è divenuto Hotel a 3 stelle e una scritta su un targa a fianco dell’ingresso riporta la dicitura Esercizi storici fiorentini. Ho letto che l’edificio che ospita il Relais Hotel Centrale era il Palazzo MALASPINA divenuto poi, Palazzo dè Conti.
Novembre 2015 - Opinione di cui mi riserbo il diritto di pubblicare altrove- Y.P.

GENOVA "La Superba"/Ritrovo fra amici sotto lo sguardo di VanGogh

Gennaio, nel nord Italia oltre alla magnificenza delle montagne innevate che consentono la pratica di numerosi sport e suggestive atmosfere che invitano a serate intorno al caminetto, nelle città offre una moltitudine di iniziative culturali come spettacoli teatrali, cinematografici, conferenze, mostre di pittura, di fotografia e molto altro ancora.
Ad esempio attualmente a Milano sono in mostra Francesco Hayez alle Gallerie d'Italia, Giotto, Mucha a Palazzo Reale, Rubens, (terminata a Palazzo Marino) Gauguin al Mudec , a Torino Monet, a Ferrara De Chirico e a GENOVA a PALAZZO DUCALE, i capolavori del Detroit Institute of Arts “ Dagli Impressionisti a Picasso”.
Ebbene, da qualche anno a gennaio amo restare in città, a Milano, che rispetto al passato si è notevolmente evoluta acquisendo prestigio anche in quelle zone un tempo considerate anonime. 
Ma in questo contesto non è mia intenzione soffermarmi sulla Nuova Milano, bensì voglio parlare di GENOVA
piazza De Ferrari- Una fra le più importanti piazze della città



Cattedrale di San Lorenzo

Cattedrale di San Lorenzo - particolare

 
quella città che Petrarca chiamò Superba proprio per la sua bellezza, così descrivendola:
„Vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare"“.
Impossibile non concordare con il grande Poeta: Genova, per ben otto secoli capitale dell’omonima Repubblica Marinara, indubbiamente è una città regale e ne sono testimonianza gli eleganti palazzi storici che affiancano le vie principali del centro.
Basta soltanto osservare la sede dell’amministrazione comunale per rendersene conto ossia il lussuoso Palazzo Tursi la cui edificazione risale al 1500: dopo i vari passaggi di proprietà e rimaneggiamenti che contribuirono ad aumentarne il valore,( forse eccezione fatta per quello voluto da Maria Teresa, vedova di Vittorio Emanuele I, di cui ho letto non rimane traccia), venne acquistato dai Savoia nel 1820 destinato al soggiorno di Vittorio Emanuele I e infine , intorno al 1850 proprietà del Comune e quindi sede dell’amministrazione.
Perché parlare di GENOVA?
19 GENNAIO 2016 PALAZZO DUCALE– Incontro fra amici
( Amo trascorrere il gennaio a Milano nel senso che non intraprendo viaggi lunghi, ma ovviamente non rinuncio alle gite fuori-porta)
Lucio come me ama Milano perché a Milano ci ha vissuto per tanti anni, ma lui è ligure e in Liguria ci vive. Non è di Genova la Superba, ma accomunati dal medesimo interesse culturale, IL PALAZZO DUCALE- sede della Mostra “Dagli Impressionisti a Picasso” risultava essere il luogo ideale per incontrarci.
Dinella, Luisa ed io siamo giunte all’ingresso di Palazzo Ducale fronte Piazza De Ferrari, la piazza principale della città, all’orario prestabilito e ci siamo messe in attesa.
Lucio all’orario fissato era all’ingresso di Palazzo Ducale fronte Piazza Giacomo Matteotti e attendeva.
Noi non telefonavamo per non mettergli fretta, lui telefonava ma noi non udivamo il cellulare.
Concludendo, con un po’ di ritardo ci siamo incontrati e dopo le genuine manifestazioni gioiose , abbiamo concordato che avremmo visitato la mostra.
Già singolarmente iPalazzo Ducale , uno dei più importanti della città , un tempo sede del dogato della Repubblica marinara, potrebbe rappresentare un motivo per raggiungere Genova, se dentro lo stesso è allestita una mostra con i capolavori del Detroit Institute of Art diviene quasi obbligatorio: ovviamente per coloro che sono richiamati dal genere.
La storia del Palazzo inizia nel XIII secolo quando Genova sconfiggendo Pisa e Venezia si vedeva accrescere la propria potenza; una storia molto interessante che è possibile trovare sul sito del Palazzo.
La MOSTRAcomprende una selezione di 52 capolavori esposti al piano nobile, da Monet, Degas, Van Gogh, Matisse, Kandinsky, Renoir, Cezanne, Gauguin, Modigliani, Picasso, personalmente l’ho trovata interessante e pregevole e inoltre visitandola aggregandomi ad una scolaresca ho appreso numerose informazioni e curiosità utilissime a fissarmi nella memoria particolari non trascurabili.
Fra i vari capolavori, sono rimasta notevolmente affascinata da un dipinto di Claude MONET, olio su tela “ GLADIOLI” datato 1876 - rappresentante appunto una grande aiuola di gladioli, policromia floreale, con sullo sfondo una signora di blu vestita con ombrellino come in uso in quell’epoca.
Meravigliosi pure i Modigliani con le donne dai colli da cigno e gli occhi privi di pupille, nonché Van Gogh con le sue pennellate nervose che rientra fra i miei pittori preferiti.
La Mostra è visitabile fino al 10 APRILE 2016 e il prezzo del biglietto intero è di 13 euro.
Terminata la mostra, scattate diverse panoramiche , ci siamo trovati tutti d’accordo nel decretare che era giunta l’ora di gratificare il palato e noi amiche di Milano, nella assoluta certezza che non avremmo dovuto pentircene, abbiamo lasciato la responsabilità della scelta a Lucio fornendo come unica indicazione: “ si desidera locale tipico, anche trattoriaccia, a condizione che il cibo sia speciale” . E Lucio ci ha accontentate : “Trattoria da UGO in via dei Giustiniani nr 86 , dal 1969 chiusa il lunedi”. Sul Biglietto da visita sta scritto anche " Acciughe ripiene e Fettuccine Verdi al pesto. Comunque la cucina è tipicamente ligure.
Terminato il pranzo , avremmo voluto visitare la maestosa Cattedrale di SAN LORENZO, ma i portoni erano chiusi e ci siamo dovuti accontentare di ammirarla esternamente, quindi abbiamo deciso di farci una bella camminata addentrandoci nel Quartiere dei Caruggi ovvero il cuore vero della città, luogo che prima che entrasse in vigore la Legge Merlin rappresentava la meta prediletta per coloro che ricercavano i piaceri del sesso.
Infatti i caruggi genovesi erano noti per la presenza di numerose case di tolleranza e, per coloro non lo sapessero, aggiungo che cosi erano definite perché “tollerate dalla Chiesa”.
Ad essere sincera i caruggi oggi non si presentano come strade incontaminate: in alcuni angoli è evidente il degrado, ai lati di qualche edificio si vedono giovani donne vistosamente abbigliate, apparentemente in innocente attesa di qualcuno. Di chi non saprei….
Gli edifici alti, necessitano di abbondante manutenzione perché lasciano trasparire i segni dell’abbandono: molte facciate scrostate richiederebbero nuovo intonaco, panni stesi alle finestre sui fili di ferro o di spago contribuiscono ad esaltare il disordine, porte e portoni eccessivamente invecchiati senza le cure basiche.
Qualcuno per strada a cui ci siamo rivolti per chiedere qualche informazione, ci ha lasciato intendere che non ci trovavamo in luoghi totalmente sicuri.
Ma a me ha fatto piacere percorrere quei viottoli stretti inverosimilmente, entrare dentro l’anima di quella città che raramente si vede, ma comunque non priva di fascino.
Del resto in tutte le grandi città ci sono quartieri malfamati, zone poco sicure e forse i caruggi di Genova sono i più caratteristici perché emanano un profumo di mistero quasi palpabile.
Risulta facile immaginare che durante le notti qui accada di tutto e qui si ritrovino disperati e cani randagi.
Ogni città ha luci e ombre e se si ricerca l’autenticità spesso la si trova nelle zone d’ ombra.
Noi ci siamo divertiti e comunque anche un poco sorpresi poiché vedere i luoghi in fotografia è sempre molto diverso dal viverli.
Nonostante Lucio conoscesse la zona, in quei dedali stretti stretti , lunghi come budelli, impenetrabili persino dai raggi di sole, quasi quasi ci siamo smarriti tanto che ci siamo rivolti a due poliziotti presenti per chiedere quale fosse la miglior via per uscirne.
Lasciati i caruggi alle spalle, la camminata è proseguita per le vie dello shopping fino a raggiungere il Mercato Orientale a me sconosciuto, ma in realtà il più importante mercato di Genova; principalmente per la vendita di generi alimentari quali frutta, verdura, erbe aromatiche, spezie. Esposizioni scenografiche, soggetti ideali per Renato Guttuso se ancora fosse in vita. 

Infine è scesa la sera , anzi la giornata è volata via, Lucio si è diretto alla stazione dei treni per rientrare nella sua bella cittadina e noi, ci siamo dirette ai parcheggi delle auto e siamo partite alla volta di Milano.
Bella giornata! Ritrovarsi fra amici è sempre “tempo buono”! E se il luogo d'incontro è GENOVA LA SUPERBA diviene tempo idilliaco.
Alla prossima!
( Gennaio 2016 - Racconto frutto della mia personale esperienza di cui mi riserbo il diritto di pubblicare altrove. Y. P.)