domenica 31 ottobre 2021

LIGURIA BELLISSIMA!

 

LIGURIA  bellissima!

 



La LIGURIA, un’ampia falce di terra. Protetta da un’armoniosa conformazione montagnosa si  affaccia sul mare: basse  e medie scogliere alternate a piccole spiagge pianeggianti ma soprattutto angoli di paradiso, spesso non distinguibili dalla terra ferma.

In questi ultimi anni grazie ad una ritrovata amicizia, ho avuto modo di apprezzare  questa regione e soprattutto ho avuto la possibilità di conoscere borghi  di straordinaria bellezza di cui, precedentemente,  conoscevo solo di nome  come per esempio: Borgio Verezzi, Finalborgo, Bussana Vecchia, Apricale, Dolceacqua e molti altri ancora.

Ma non solo i borghi: per esempio SAVONA trovo sia una città deliziosa dal fascino particolare nonostante l’atmosfera di decadenza che si respira in  alcune zone.

Ebbene la settimana scorsa,  l’amica pittrice ed io,  incentivate dalle giornate soleggiate di  un autunno dal profumo d’estate, abbiamo programmato una breve vacanza proprio in Liguria, privilegiando la zona dello spezzino,  intenzionate a rivivere quei borghi visitati anni addietro e soprattutto desiderose di coricarci con l’eco del mare nelle orecchie.

Hotel Shelley


Abbiamo  quindi prenotato camere con vista mare all’Hotel Shelley e Delle Palme di LERICI. Situato sul Lungomare di fronte al porto turistico, la scelta si è rivelata più che appagante.


LERICI è sicuramente fra le mete turistiche più rinomate della Liguria ed in effetti è un borgo pregevole caratterizzato da un Castello eretto in posizione dominante sul promontorio roccioso dell'insenatura omonima. Di sera è ben illuminato e  contribuisce ad  impreziosire il contesto.

Inoltre vi è anche qualche buon tratto di spiaggia e una bellissima passeggiata: "Passeggiata Sem Benelli".


Passeggiata Sem Benelli

In questo periodo, nonostante la presenza di turisti era ancora notevole, le vie erano percorribili in tranquillità  ed i parcheggi reperibili anche gratuitamente.  

Senza soffermarmi oltre sul centro di LERICI, è mia intenzione esaltare la singolare spettacolarità di TELLARO, una frazione di LERICI che abbiamo raggiunto a piedi: una passeggiata di circa 5 chilometri che ci ha infuso  energia e buon umore.




TELLARO rientra fra i Borghi più belli d’Italia : le case dalle facciate tipicamente tinteggiate a colori  diversi e dalle altezze ineguali sono adagiate su di una media scogliera, interrotta da un piccolo porticciolo. L’insieme crea un insieme molto allegro ed offre una panoramica da incanto.

Scalinate e stretti vicoli si addentrano disordinatamente nel borgo, a volte facendo insorgere il dubbio che trattasi di ingressi privati, per poi ricredersi.



Interessante la Soto-ria: una galleria che si snoda  per circa 70 metri sotto i palazzi situati di fronte al  mare.   

Disseminati ovunque per i vicoli vi sono vasi di fiori che contribuiscono a rendere il borgo pittoresco: del resto il clima ligure mite tutto l’anno consente fioriture in ogni stagione.


 Il giorno successivo il nostro arrivo, ci siamo imbarcate su di un battello che da LERICI ci ha portate a PORTOVENERE , altro splendido borgo che si trova davanti all’Isola Palmaria.

Panoramica dal mare di PORTOVENERE

PORTOVENERE forse è maggiormente noto di LERICI poichè la grotta di BYRON credo lo abbia reso famoso in tutto il mondo.

 Entrambe a PORTOVENERE c’eravamo state anni addietro ed entrambe alla sera abbiamo concluso che mai avevamo visitato il borgo nella sua interezza.

Appena sbarcate abbiamo percorso il solito itinerario turistico che conduce alla Chiesa di San Pietro, la Chiesa più antica del Golfo  che sorge proprio sullo sperone roccioso estremo che scende a picco nel mare ( Promontorio delle Bocche)  e della quale Eugenio Montale  fa riferimento in una sua poesia.

Loggiato


A fianco della Chiesa io ho trovato particolarmente affascinante il loggiato romanico da cui si gode una vista sublime. Le origini e la storia della Chiesa di San Pietro sono molto interessanti poiché risale al V secolo ed inoltre, rientra fra gli edifici religiosi maggiormente gettonati per la celebrazione di matrimoni.



Sottostante la Chiesa, c’è  la Grotta di Byron al cui ingresso è affissa una lapide commemorativa recante una scritta facente riferimento alla leggenda che vuole che LORD BYRON sfidando le onde , nuotò  da  Portovenere  a Lerici per raggiungere l’amico poeta Percy Shelley che ivi abitava.

Dopo esserci soffermate in questo luogo per un tempo più che ragionevole, deliziate dal suono dell’arpa di un artista che poi abbiamo avuto il piacere di conoscere e intrattenerci, Riccardo Locorotondo, abbiamo intrapreso la salita ed abbiamo raggiunto il Castello Doria transitando davanti al Santuario della Madonna Bianca in Piazza San Lorenzo. 



Piazza San Lorenzo

Al Castello abbiamo trovato scenari paesaggistici inenarrabili: certe esperienze sono semplicemente da farsi e credo che l’autunno e la primavera siano le stagioni che maggiormente si prestano.


Il castello è assai grande e per una visita accurata occorrono almeno un paio d’ore ma soprattutto occorre salire, salire, salire sino all’ultima torretta.






Dal  Castello Doria si deve poi uscire e scendere in Portovenere vecchia: le scalinate sono diverse, c’è solo l’imbarazzo della scelta , in ogni caso tutte portano in basso o meglio nella piazzetta principale .


Fra i tipici carruggi spicca senz’altro quello di Via Giovanni Capellini dove oltre ai vari negozi di artigianato locale e focaccerie,  si trova appunto L’ANTICA OSTERIA del CARUGIO dove  attratte  dall’insegna , abbiamo deciso di fermarci a pranzare per poi scoprire che si trattava di un  ristorante storico rinomato.




Ricavato da locali antichi in mattoni a vista e con i soffitti a volte,  si possono consumare ottimi piatti tipici  della cucina ligure ed ovviamente pesce.

Dopo aver apprezzato la zuppa di pesce e il polpo con patate , ci siamo nuovamente incamminate per gli stretti vicoli dove in molti se ne stavano seduti sugli scalini dinanzi alle focaccerie a mangiarsi tranci di focaccia o farinata.

Piazza principale di Portovenere

La parte di PORTOVENERE opposta alla Chiesa di San Pietro dispone di una bel tratto di spiaggia ed in questi giorni c’era ancora chi si godeva un ultimo bagno. Dinanzi alla spiaggia numerose coltivazioni di cozze.


 

Spiaggia di Portovenere

Sempre nella convinzione che l’ambiente ha grande influenza sul benessere personale, in Liguria ho trascorso giorni immersa nella bellezza della natura oltre che nell’eleganza delle vie di Lerici, ho sognato nei dolci tramonti avvolgenti, mi sono deliziata nei garriti di grassi gabbiani, ho spaziato in compagnia delle onde e del loro canto  e conseguentemente sono rientrata  rigenerata.

 




OTTOBRE 2021- Y.P.

martedì 14 settembre 2021

IL PANE PERDUTO - Edith Bruck

 

IL PANE PERDUTO

Edith Bruck

Vincitore Premio STREGA GIOVANI 2021

 


“Racconta, non ci crederanno, racconta, se sopravvivi, anche per noi”

 IL PANE PERDUTO è un romanzo autobiografico  di Edith Bruck - nome d'arte di Edith Steinschreiber -  scrittrice, poetessa, traduttrice regista e testimone della Shoah ungherese naturalizzata italiana, oggi novantenne.

Un romanzo impressionante, come lo sono spesso i romanzi dello stesso genere: pagine che bucano lo stomaco e che  inevitabilmente portano a chiedersi se la crudeltà umana ha dei limiti oppure no. Durante la lettura  è inevitabile chiedersi come sia potuto accadere  ma anche,  se potrebbe ancora accadere.

Questa di Edith Bruck è una testimonianza sconvolgente che sintetizzerei dicendo che IL PANE PERDUTO narra le vicissitudini di una bimba che ha trascorso anni a peregrinare fra i vari campi di concentramento   e miracolosamente sopravvissuta  , forse anche grazie  all’aiuto della sorella Judith, maggiore di  lei di qualche anno.

Un’odissea che non si è conclusa con la liberazione e con la caduta della Germania…

Dopo l’esperienza vissuta, ricominciare non è stato facile: nata in Ungheria, aperti i lager in Germania è tornata al villaggio natale, ma senza ritrovare più nulla. La piccola casa distrutta , i genitori morti e i fratelli sparsi un po’ ovunque che comunque ritrovati, improvvisamente li ha sentiti completamente estranei.

Raggiungere Israele, non l’aveva acquietata : l’idea di fare il servizio militare, imbracciare le armi, era troppo per lei…Lasciato Israele altro pellegrinare. Dopo la Svizzera è poi  approdata a Roma, a Napoli  “ la soleggiata Napoli” e finalmente è sopraggiunto il sollievo: “ La città stessa, la gente, l’aria, il cielo, erano sorridenti”.

A Roma , infine trovò impiego in un  istituto di bellezza  e incontrò personaggi di spicco fra cui il poeta e regista Nelo Risi il cui sodalizio artistico e sentimentale è durato più di sessant’anni. 

Indubbiamente un romanzo prezioso che farei rientrare nei testi da leggere nelle scuole affinchè

le nuove generazioni abbiano piena consapevolezza di ciò che è accaduto e non si facciano  ingannare da coloro che sostengono che l’olocausto è solo un’invenzione, da coloro che in nome della Patria innalzano muri e inneggiano ai confini.

 Grazie a Edith Bruck per averci raccontato la sua drammatica storia e… secondo il mio modesto giudizio:  Premio Strega giovani 2021 più che meritato.

 

Qualche stralcio:

 

-       La parola PATRIA non l’ho mai pronunciata: in nome della patria i popoli commettono ogni nefandezza. Io abolirei la parola “patria”, come tante altre parole: “mio”, “zitto”, “obbedisci”, “la legge è uguale per tutti”, “nazionalismo”, “razzismo”, “guerra”, e quasi anche la parola “amore”, privata dalla sua sostanza.        

-       Nessuno è quello che è : tutti si adeguano si uniformano ai vari regimi. La vita è difficile fuori dal gregge. Il socialismo e la democrazia vanno rafforzati, ma qui quello che urge di più è la pace. Vivere sulle sabbie mobili è snervante. Il comunismo, nella realtà, diventa dittatura. I dittatori ipnotizzano la massa che non pensa, si unisce al più forte, applaude chi fa promesse. I dittatori sono dei plagiatori, ladri di mente, di sogni, sanno, annusano i desideri della gente e gli dicono ciò che vuole sentirsi dire. Vecchio gioco che si ripete da quando il mondo è mondo”.

 

 

Settembre 2021- Y. P.

giovedì 9 settembre 2021

GOTTRO di CARLAZZO ( provincia di COMO)

 

 GOTTRO

VIAGGIARE non significa soltanto  andare “lontano”. Si viaggia anche per raggiungere luoghi “vicini” mai visitati.




Oggi ho raggiunto GOTTRO , un piccolo borgo appartenente al comune di CARLAZZO che gode di una panoramica veramente singolare : sottostante ci sta il LAGO del PIANO , un piccolo lago che d’inverno si ricopre di ghiaccio, circondato da una riserva naturale con fitti canneti, boschi ed altro e in lontananza il LAGO di LUGANO.





Ho raggiunto GOTTRO principalmente per visitare la Chiesa di Santo Stefano Promartire  dove si trova un organo Serassi del 1858 (opera n. 653), prodotto dalla fabbrica fondata un paio di secoli prima nel quartiere Borgo Palazzo di Bergamo da Giuseppe Sarazzi (1693-1760), il cui padre Pierantonio era nativo di Cardano, località di Grandola e Uniti a pochi chilometri da Gottro. L’importanza dell’organo l’avevo appresa da un servizio televisivo per cui mi ero promessa di andarlo a vedere.


Ovviamente dopo aver visitato la Chiesa mi sono addentrata per le vie del borgo, alla ricerca

del tempo andato  e ciò che ha catturato la mia attenzione è stato il lavatoio.



Veramente un bel lavatoio: non ricordo d’aver visto altrove qualcosa di paragonabile.

Di notevoli dimensioni, coperto con travi in legno a vista, perfettamente funzionante.





Settembre - Y.P.

lunedì 6 settembre 2021

ALBOGASIO - VALSOLDA

 

ALBOGASIO - VALSOLDA

 

Caldo il pomeriggio di settembre! In auto a velocità lenta, sulla strada di ritorno da Lugano, cattura la mia attenzione una bella chiesa solitaria situata su di un colle. Poiché il desiderio di scattare qualche foto non mi abbandona mai, cerco uno spiazzo, parcheggio e cerco una via da percorrere a piedi per raggiungerla.




Mi dico che se la chiesa è in alto è d’obbligo salire ed in effetti di stradine alquanto ripide e pure scalinate  ne vedo parecchie . Decido “a caso”  e prendo Via Mandrogno, ma immediatamente mi rendo conto che avendo ai piedi delle infradito con la suola in cuoio, dovrò affrontare qualche inconveniente, ma comunque non desisto.






M’addentro nel borgo di cui non conosco il nome e non vedo un’anima viva, ma tutto evidenzia che c’è vita dentro le case.

Case prevalentemente in pietra, molto vicine fra loro, probabilmente ci si può passare un piatto da una finestra all’altra, ordinate, ben rimaneggiate, graziose….. indubbiamente un borgo antico.

Salgo ed arrivo alla chiesa e la vista si delizia!



Il Lago di Lugano è sottostante. Finalmente dentro un orto vedo un contadino: lo saluto e gli chiedo il nome del paese e qualche informazione sulla Chiesa.

Mi risponde che il paese si chiama ALBOGASIO e della Chiesa non sa nulla, non se ne interessa.

Poco importa, sarà mia cura documentarmi.

Valsolda  - Annunciazione – ALBOGASIO



La chiesa risalente al 1600 è caratterizzata da decorazioni barocche di epoca seicentesca distribuite nella navata e nelle due cappelle laterali dedicate ai santi Giocchino e Anna e a San Giuseppe, con Storie della Vergine. Una tela della Natività à datata 1645 eseguita da Andrea Tini. All’interno sono sette stemmi affrescati degli arcivescovi di Milano ( 1635 -1719)”

 Ma con mia grande sorpresa dietro la Chiesa trovo la SCALINATA della CALCINERA.

E chi non la conosce la Scalinata della Calcinera?


Infatti è proprio qui che si svolge il momento più drammatico di Piccolo Mondo Antico. 

“ La scalinata è un po’ tortuosa, bisogna scendere alquanti scalini prima di vedere il fondo.

…In quel momento partirono dall’alto del sagrato acute, disperate grida: “Sciora Luisa! Sciora Luisa!”. Luisa non udì… “Sciora Luisa!” . Ella dovette pure interrompersi e voltarsi. Due, tre, quattro donne le furono addosso, stravolte, scarmigliate, singhiozzanti: “Che la vegna a cà subet! Che La vegna a cà subet!”

Le facce, i pianti, le voci la strapparono d’un colpo fuori della sua passione, del suo proposito.

Si avventò fra quelle donne esclamando. “Cosa c’è?”. Ed esse sapevano solo ripetere con gli occhi schizzanti dall’orbita: “ Che La vegna a cà! Che la vegna a cà!”.

“ Ma cosa c’è, stupide’”

“ La Soa tosa, la soa tosa!”

Ella gridò come una pazza: “ La Maria? La Maria? Cosa? Cosa’”, udì fra i singhiozzi nominar il lago, cacciò uno strido e, apertasi la via come una fiera, si slanciò giù per la scalinata.   A. Fogazzaro – Piccolo Mondo Antico.  

 In sintesi   ALBOGASIO  è parte degli intinerari PARCHI LETTERARI  Antonio Fogazzaro ed io tornerò, calzando scarpe idonee per camminare, per percorrere tutte quelle mulattiere dai ciottoli lisci e luccicanti e dai nomi strani: via dei Fiori, Via Valle dei Morti, Via c.affaitati etc.

 



6 settembre 2021 – Y.Pelizzari.

domenica 5 settembre 2021

DUE VITE- EMANUELE TREVI

 DUE VITE

Vincitore Premio Strega 2021


 Le due vite appartengono a ROCCO CARBONE e PIA PERA, scrittori legati da grande amicizia ed entrambi scomparsi prematuramente.

Rocco Schiavone morto a seguito di un incidente nel 2008 all’età di quarantasei anni e Pia Pera a seguito di malattia nel 2016 all’età di sessant’anni.

Emanuele Trevi evidenzia le differenze caratteriali e conseguentemente le diverse condotte ma soprattutto mette in risalto l’amicizia profonda e trasparente che legava i due scrittori , quel legame che è possibile solo quando “ Eros, quell’ozioso infame, non ci mette lo zampino”. 

Ho trovato questo libro delizioso, molti gli spunti per riflettere e la matita che sempre tengo fra le mani mentre leggo, ha avuto il suo da fare. 

-          Non siamo nati per diventare saggi, ma per resistere, scampare, rubare un po’ di piacere a un mondo che non è stato fatto per noi. 

-          Inspiegabilmente, alla fotografia si associa l’idea dell’immortalare, ma è un modo di dire sbagliato , non c’è nulla che più della fotografia, in un modo o nell’altro sempre vincolata all’attimo e al presente, ci ricordi la nostra transitorietà e futilità. 

-          Già è difficile dare un bon consiglio; ma se chi ti parla vuole solo essere ascoltato , allora non c’è più niente da fare. 

Emanuele Trevi ora ex marito di  Chiara Gamberale fa una descrizione di Rocco Carbone che mi ha molto colpita. Scrive che Rocco spesso andava a casa loro a raccontare i fatti suoi e li raccontava  soprattutto a Chiara:  un’interminabile tela  di problemi, di amarezze, di propositi assurdi. Se ne stavano in cucina interi pomeriggi, avvolti in una densa nuvola di fumo, esercitandosi nell’arte impossibile di capire la vita.

 “Esercitandosi nell’arte impossibile di capire la vita”, pure io ci provo. 

DUE VITE intense quelle di Rocco e Pia, magistralmente  raccontate da TREVI  da coinvolgere appieno il lettore ed  aggiudicarsi , secondo me, meritatamente il PREMIO STREGA 2021.

 

Agosto 2021 - Yvonne

sabato 7 agosto 2021

L'ACQUA DEL LAGO NON E' MAI DOLCE - Giulia Caminito



 

Forse attratta dal titolo - essendo io nativa di lago - ho acquistato il romanzo di Giulia Caminito  qualche settimana  prima che il Premio Strega fosse assegnato a DUE VITE.

Ho iniziato la lettura con molto entusiasmo e le prime 130 pagine posso affermare di averle divorate, ma nel prosieguo  mentre  la narrazione s’arricchiva di dettagli l’entusiasmo è diminuito.

Anzi trattandosi di un romanzo, ritengo d’averci impiegato più del dovuto per terminarlo.

Sia chiaro,  dal mio modesto punto di vista di lettrice instancabile, lo considero un bel romanzo: indubbiamente ben scritto, con riflessioni argute e condivisibili  e anche con un buon grado di coinvolgimento, ma nel complesso non mi ha completamente convinta.

Forse la presenza di numerose elencazioni che, sempre a mio modeste parere, non hanno portato valore aggiunto al testo, mi hanno stancata tanto da indurmi, nella parte finale, ad evitarne la lettura.

La trama è interessante: tre storie di giovani donne che crescono.

Ragazze dalle condizioni sociali ben differenti. Storie che si sfiorano,  s’incontrano, s’intrecciano. Sentimenti che nascono, che muoiono. Sentimenti sinceri e sentimenti meschini. Periodi di vita. Adolescenze complesse come spesso lo sono le adolescenze degli anni duemila e, adolescenze annoiate.

La vera protagonista rimane Gaia, viso coperto di lentiggini e capelli rossi che decide di affrontare la vita a modo suo, a volte reagendo alle circostanze con violenza disattesa. Indubbiamente una personalità molto forte forgiata dalla difficile condizione famigliare. 

Gaia : “ …io non so farmi piacevole, non so camuffarmi da santa protettrice, ma sputo fiamme e alzo muraglia.”

 La sua famiglia, dagli scantinati di una Roma indifferente,  grazie alla costanza della mamma Antonia , va ad abitare sul lago di Bracciano.

Antonia è una donna onesta abituata a vivere nelle difficoltà , anzi costretta a lottare quotidianamente, per cui s’impegna sino allo stremo per dare a Gaia, l’unica figlia femmina, un’istruzione che le consenta di vivere una vita migliore della sua.

 Gaia frequenterà una buona scuola  ma sarà comunque sempre “diversa” per il solo fatto di appartenere ad una famiglia umile. Si farà onore nello studio e contrariamente a quanto tutti si attendono da lei compresi gli insegnanti che tentano di orientarla verso studi che le permettono l’ingresso precoce al lavoro, sceglierà la facoltà di filosofia…..

Ma non vado oltre, inserisco qui di seguito qualche stralcio che ritengo significativo:

 - Non è fingere e non è mentire, è omettere, mia madre ci insegna che raccontare le minuzie, le faccende, le piccolezze di famiglia in paese è molto peggio che affrontarlo nudi con le mani legate.

 - …io so bene che nelle stanze da letto si piange e se sento solo silenzio mi spavento.

 - Quanto più lo ripeti – ti amo –più si consuma, è cera che scende a gocce e smoccola, sporca a terra.

- Io vorrei dire che tutti mentiamo sulla nostra famiglia, è quello il covo delle nostre più ardite bugie, dove nascondiamo la nostra identità, ci inventiamo favole, proteggiamo ingiustizie, facciamo incetta di luoghi comuni e ci barrichiamo dietro le grida, le urla, i misteri…

 A proposito di spettatori televisivi:

- In breve tempo discutono sulle discussioni degli altri e discutono sull’utilità o meno di discuterne e discutono sul fatto che dopo mezz’ora di televisione già discutono e discutono sulla presenza della televisione e discutono sull’assenza della televisione, sul loro essere ineducati all’osservazione silenziosa del palinsesto nazionale.

 - Da lontano ogni gravità sembra piuma.

Luglio 2021- Y. P.


martedì 20 luglio 2021

10 VOLTE PIU' FELICI - Owen O' Kane

10 VOLTE PIU’ FELICI Ogni esperienza difficile di oggi costruisce la felicità di domani Owen O’ Kane



 “La mente è il fulcro della nostra esperienza. Si tratta di imparare a controllarla , in modo tale che non sia lei a controllare noi.

 Owen O’ Kane , medico e psicoterapeuta di origine irlandese, ha trascorso molti anni nei reparti di cure palliative. Un’esperienza che gli permesso di sviluppare una capacità, unica nel suo genere, di comprendere come sedare l’ansia e lo stress ed offrire una interessante visione di ciò che porta alla felicità ed alla gioia nella vita di tutti i giorni. Diverse sono le sue pubblicazioni fra le quali spicca LA CURA DEI DIECI MINUTI in cui presenta l’elaborazione di un metodo semplice e veloce, perfetto per la vita frenetica che contraddistingue la nostra epoca, basato sui principi della mindfulness, della terapia cognitivo-comportamentale (TCC), della desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari (EMDR) e delle terapie interpersonali focalizzate sulla compassione. 

 Io, mi sono avvicinata a questo autore a seguito di una piacevole conversazione avvenuta presso il bar dell’ospedale Humanitas con una gentile dottoressa , al termine della quale mi ha fornito qualche suggerimento librario e così ho iniziato con “10 VOLTE PIU’ FELICE” che ho molto apprezzato. Non si tratta di un manuale di istruzioni per essere felici poiché credo che quel testo non l’abbia ancora scritto nessuno, ma indubbiamente è un testo notevole che induce a vedere eventi e circostanze da prospettive diverse. Aiuta a comprendere quanto l’essere umano sia inconsapevolmente autolesionista e conseguentemente quanto sia responsabile della propria infelicità. Owen illustra invece quanto sia importante prendere le distanze da ciò che ci crea malessere. Poiché la felicità è un percorso da compiersi assai difficile e complicato, questo testo contiene validi suggerimenti ed anche delle esercitazioni – soprattutto mentali – per stare bene. 

 “ La felicità non è una polverina magica che cade dal cielo, scegliendo in modo casuale alcune persone a scapito di altre: esige fatica, impegno e spesso impone di lasciarsi alle spalle determinati pensieri e situazioni” 

 Alcuni suggerimenti potrebbero persino sembrare banali ma tramite le domande che l‘autore ci invita a porci , si evince quando sia più facile farci del male anziché del bene .

 “Gli esseri umani, ne sono convinto, sono bravissimi a punirsi con le proprie mani: è un nostro talento naturale”

 Qualche stralcio che ritengo significativo

 Di perdono si parla spesso a sproposito: talvolta in chiave moralista e zuccherosa e questo non serve a granchè. Eppure non si può evitare di a parlarne in merito al rimpianto. Se non riuscite a perdonare voi stessi per gli errori che potete aver commesso ed i rimpianti che vi portate dietro, continuerete a soffrire.

 A volte vivere è come scalare una montagna, e tutti ci trasciniamo dietro un bagaglio in eccesso, perché le nostre menti sono zavorrate da preoccupazioni di ogni tipo. Ma oggi potrebbe essere l’occasione buona per liquidare una parte di quel peso, gettandolo ( per modo di dire) in un precipizio, com’è stato per Mendoza. Quel carico vi opprime, è contrario ai vostri interessi.

 Punto che merita riflessione profonda. In che genere di tribù vivete? Vi siete circondati di persone positive che vi capiscono e vi tirano su il morale? A volte si finisce di far parte di gruppi umani ai quali sentiamo di non appartenere. Vivere così può essere sgradevole e non aiuta ad essere felici. Però possiamo lasciarci alle spalle i rapporti dai quali ci sentiamo ostacolati o quelli che non favoriscono i nostri obbiettivi. Non intendo dire che sia facile. Anzi, spesso i più sterili sono proprio i rapporti di lunga durata, ai quali abbiamo finito per abituarci, e in questi casi è molto faticoso tirarsi fuori………… 
Se non ci si sente apprezzati o trattati con rispetto, allora non si è con le persone giuste: bisogna tenerlo sempre presente.

 CONCLUSIONE

 10 VOLTE PIU’ FELICI, secondo me non è un libro da tenere in libreria, bensì sempre a portata di mano poiché nel quotidiano ci saranno sempre occasioni in cui avremo necessità di riflettere e ricorrere ai suggerimenti di OWEN O’ KANE per non dimenticare che dobbiamo innanzittutto volerci bene.

 Luglio 2021- Yvonne