lunedì 15 giugno 2020

CARCENTE - I borghi di SAN SIRO ( Lago di COMO)


CARCENTE - Il borgo che preserva il passato  

Carcente,
case di pietra abbarbicate al costone
rimaneggiate con grande deferenza verso le origini,
un reticolo di viuzze in cui respirare profumo di un tempo volato via
vista spettacolare
Carcente,
incantevole fra luci soffuse
e musica coinvolgente seppur discreta.
Carcente  straniero nel cuore di San Siro
un borgo da vivere più che da raccontare.
10 luglio 2016 – Y.P



Sono andata a Carcente, sede del Museo Casa Rurale, più volte in occasione di eventi culturali e l’ultima volta l’anno scorso in una splendida serata d’agosto dedicata alla proiezione del docu-film di Riccardo Maffioli “ PORTAVAMO IL SACCO” a cui ho collaborato.
Museo
In quella circostanza mi ero promessa che sarei ritornata con la luce del giorno per meglio visitare il noto borgo.  Ebbene, oggi pomeriggio ci sono andata e mai avrei immaginato che Carcente fosse evoluto così, così come ora cercherò di descrivere.



Carcente è parte del Comune di SAN SIRO.
La solita strada che da Santa Maria e  da Rezzonico sale su per la montagna: arrivati alla Cappelletta Monumento agli Alpini ci si trova a un bivio, a destra si va per Treccione a sinistra per Carcente.
Qui la rotabile non è particolarmente in salita, è semplicemente solitaria fiancheggiata da frondosi alberi e anche abbondanti roveti, comunque molto gradevole da percorrere a piedi.
Al termine della strada un piccolo parcheggio, una breve salita e s’intraprende la mulattiera pianeggiante che fa da ingresso al borgo.  
Io sono stata accolta dal verso o canto insistente di un cuculo, che ho apprezzato perché era da molto tempo che non avevo modo di udirlo.
In città non ci sono cuculi o forse ci sono cuculi diversi.
Entrando in Carcente da subito si ha l’impressione di trovarsi in un luogo ordinato, curato,  ben tenuto.


Catturano l’attenzione numerosi dettagli che evidenziano l’amore degli abitanti per il luogo e soprattutto l’intenzionalità a conservarne storia e autenticità: son molte le case ristrutturate, ma eccezione fatte per i tetti che sicuramente le piode hanno ceduto il posto a tegole e coppi, le facciate sono state rinnovate lasciando le pietre originali ben in vista.

Carcente è dislocato su un tratto di territorio in pendenza, completamente circondato dai boschi e, dal mio punto d’osservazione sono portata a pensare che case di edificazione recente non ve ne siano.
Le case di Carcente sono quasi tutte recuperate e rimaneggiate.
Tutte molto graziose tranne qualcuna che ancora necessita di ristrutturazione ed è in vendita.

Dedali di viottoli serpeggianti dal fondo acciottolato , che corrono da un uscio all’altro, salite e discese ingannevolmente in apparenza uguali, alcune stradine davvero strette, a occhio e croce un metro circa,  impenetrabili dai raggi di sole, ma molto suggestive.
Alcune pare addirittura che vogliono invitare il visitatore a percorrerle.
Carcente un contesto delizioso dall’atmosfera avvolgente.
Carcente gentile e accogliente, ai miei occhi molto romantico.

Credo che ci sia stato un tempo in cui gli abitanti erano numerosi poiché rispetto ad altri borghi di SAN SIRO ci sono molte case: il lavatoio ossia quella costruzione con vasche di acqua corrente per il lavaggio dei panni, è assai ampio, le fontane a cui si andava a prendere l’acqua sono almeno tre, diverse le piazze e piazzette come Piazza de L’era de sott e Piazza de L’era de volt.

  Inoltre c’è pure una bella chiesetta antistante al Sagrato di San Rocco e San Sebastiano raggiungibile attraverso il Vicolo alla Chiesa, lo stesso vicolo che conduce al Museo.

Nel mio gironzolare ho accolto l’invito della stradina che riportava l’indicazione per Piazza di Prott e sono arrivata così in un bellissimo pianoro ombroso paragonabile a un parco: uno spazio in cui ero già stata anni addietro in occasione di una sagra mangereccia.

Qui la vista si sorprende poiché è possibile vedere quella parte del corollario montagnoso del lago che generalmente non è visibile altrove e anche un buon tratto del ramo manzoniano.



Chi mi segue, sa che mi diletto a descrivere i luoghi unicamente come io li vedo, tralasciando quelle informazioni che sono reperibili nelle guide turistiche e quindi mi azzardo a scrivere che ritengo CARCENTE un luogo di cultura poiché sul tratto di mulattiera che conduce in Piazza di Prott, ho trovato un piccolo spazio assimilabile a un belvedere, con tre panchine ben poste all’ombra di un magnifico albero e su una di esse, c’erano due volumetti. Un invito alla lettura!
E’ comunque innegabile che Carcente sia sensibile all'attività culturale: gli eventi al Museo  infatti sono spesso culturali. Lettura di poemi quali l’ENEIDE, la DIVINA COMMEDIA, mostre fotografiche, musica e altro.
Carcente già ha una sua notorietà specifica riconducibile al Museo, ma penso meriti ancora di più perché paesaggisticamente è davvero meritevole e si contraddistingue dagli altri borghi di San Siro per l’autenticità primitiva conservata.
  

E preservare il passato significa conservare un patrimonio e arricchire il futuro.  
Ovviamente Carcente non è un luogo per vecchi, poiché portare borse e bagagli vari dal parcheggio alle abitazioni può essere complicato e pesante.
Carcente  comunque molto apprezzato dagli stranieri, non  è  affatto un borgo morente e neppure troppo silente: molte sono le case abitate,  dai balconi e terrazzi ho sentito vociare, molti i cani dentro i giardini che abbaiavano al mio passare, ho incontrato due turisti estasiati alla scoperta di angoli particolari e , seduto in poltrona  dinnanzi ad una casa un uomo,  che per un attimo ho distolto alla lettura del libro che aveva fra le mani, per chiedergli un’informazione:
“ Mi saprebbe dire , per favore, dove porta la strada che va verso il torrente, quella dove c’è anche un bel  “ gesiu” con la statuetta della Madonna protetta da  una nicchia in legno? “
“ Certamente.  Termina a Breglia”.


Mi è sembrata una bella mulattiera sicuramente ombrosa poichè penetra la boscaglia e , io durante l’estate la percorrerò. 


Giugno 2020- Y. Pelizzari ( Riproduzione vietata senza autorizzazione)



lunedì 8 giugno 2020

REZZONICO- La perla di SAN SIRO ( Lago di COMO)


REZZONICO- La perla di San Siro

Rezzonico ripreso da Santa Maria


Il borgo di Rezzonico visto dal lago o da Santa Maria offre  una prospettiva alquanto seducente e da sempre è lo scatto fotografico maggiormente utilizzato per rappresentare il comune di San Siro.
Busta comunale del 1990
REZZONICO, “un ensemble” di case e casette spesso unite fra loro da un muro portante in  comune  ( una modalità molto in uso nel passato poichè consentiva risparmio di denaro e di  spazio),  dalla Strada Regina scende sino a farsi lambire dalle acque del lago e i diversi saliscendi come  Via al Castello, Via della Scalottola, Contrada Larga contribuiscono a rendere il contesto suggestivo e fascinoso.  Non solo: la presenza del Castello con le torri  a finitura merlata, una in particolare che svetta sopra i tetti delle case, foggia un colpo d’occhio di grande effetto!




Contrada Larga 

Caratteristico è  anche l’angolo giù al lago raggiungibile passando sotto una breve loggia,
 notevolmente mutato negli ultimi decenni: un tempo vi era un porticciolo per le barche e il pontile per l’attracco dei battelli della Navigazione Lago di Como, mentre ora c’è un’ampia terrazza prospiciente le acque con delle panchine e i rimanenti portici dove i pescatori si ritrovavano a ripulire le  reti stanche.

Rezzonico è stato per lungo tempo principalmente un “ borgo di pescatori” e, le numerose  postazioni  in legno simili a cavalletti dotati di una seduta posizionati a riva dai pescatori contemporanei,  presenti  in Ripa Rivetta e in Ripa Calchera confermano che ancora si pesca.

Non è comunque mia intenzione soffermarmi sulla narrazione di Rezzonico poiché l’ho già fatto dedicandogli diverse pagine del mio libro “ IL MIO PAESE DENTRO UN ROMANZO”, anche se non nego che ad ogni mio ritorno,  Rezzonico mi sorprende sempre a livello emotivo, anche perché rievoca storie di giorni abbastanza recenti tanto che i miei racconti passati avrebbero bisogno di integrazioni e aggiornamenti.
Indimenticabile la visita al borgo in compagnia di Riccardo Maffioli, l’artista bresciano che ha immortalato quel tempo con il quadro divenuto copertina del mio libro!
Anche lui rimase rapito dalla prospettiva regalata da via della Scalottola e in Ripa Calchera e Rivetta scattò numerose foto,  forse per portare con sé scorci da poesia o forse scorci da pittore perché è innegabile che gli artisti vedono ciò che a molti sfugge.
 
Via della Scalottola
Comunque pure Rezzonico negli anni  è  divenuto  un borgo silente.
La chiesetta  in piazza del Castello dal portone sempre aperto e sempre vuota: spesso scendo fino ai portici dei pescatori  senza incontrare anima viva e ritrovando unicamente  ricordi  dal divenire  incerto, forse destinati  a morire: quella che fu la macelleria dell’Angelo che incartava la carne con la tipica carta giallastra, la panetteria del Tony e della Zita dal cui caseggiato non trapela più il profumo di pane, in via Contrada Maggiore  ritrovo l’edifico che ospitava un’altra macelleria di cui mi sfugge il nome del proprietario e infine la bottega di stoffe e biancheria per la casa della Carla, deceduta solo qualche anno fa.

Un’immagine appannata  mi fa rivedere personaggi singolari seduti su di una breve scalinata, i tipici venditori di pesci che quando la pesca era abbondante raggiungevano con i loro cesti pieni di agoni o lavarelli i borghi più distanti dal lago: il Giulietto e il Pino  forse detto Pinon per l’imponente fisicità.
In Ripa Calchera, che si raggiunge passando dinnanzi a quella che fu la sede delle Poste Italiane a cui affluiva l’intera popolazione di San Siro e,  del Ristorante degli I Dea  ( un’importante famiglia del luogo) che  non era solo un ristorante, anche nella bella stagione, quando l’affluenza turistica è notevole,  non è raro potersi immergere nel silenzio rigenerante rotto soltanto dallo sciabordio delle onde che s’infrangono contro gli scogli per poi rinascere al largo.
La Calchera

Rezzonico offre naturalmente scorci pittoreschi, in qualche caso anche per merito degli abitanti che ingentiliscono le strade ancora ben acciottolare con la collocazione di vasi pieni di piantine floreali.
Ritengo che Rezzonico si possa considerare “ la perla di San Siro”.
La spiaggetta della FOPPA è un piccolo angolo di paradiso.
La Foppa


Contrada Maggiore


Ma non mi fermo qui perché a Rezzonico, proprio sul finire del borgo andando verso Santa Maria, su un ampio triangolo di terreno fra Via Rezzonico e la Strada Antica Regina, c’è un edificio la cui storia non vorrei fosse mai dimenticata, anzi auspico con tutto il cuore che l’amministrazione comunale valuti un possibile e generoso riutilizzo.
Mi riferisco all’edificio che fu LA SCUOLA, dove io ho conseguito la licenza di quinta elementare unitamente alla valutazione personale del Maestro Pasquale Langella in cui incitava i miei genitori a farmi proseguire gli studi.  



Al Maestro Langella Pasquale il ricordo stralciato da IL MIO PAESE DENTRO UN ROMANZO ( pag. 24)

“…quando si arrivava a frequentare la quarta e la quinta elementare, si era già “grandi” e l’insegnante doveva eserciatre appieno il ruolo.
Infatti del Maestro PASQUALE LANGELLA conservo il ricordo di un uomo austero, ma a scanso di equivoci preciso subito che si tratta di un ricordo gradevole perché a me il Maestro Pasquale Langella piaceva. Anche lui, come la Maestra, probabilmente godeva di ottima salute poiché era sempre presente.
Ai tempi in cui io frequentato le elementari, seppure non così lontani, i programmi scolastici e i metodi di insegnamento erano ben diversi dagli attuali. Per esempio la geografia si sembra di ricordare che si iniziasse a studiare in quarta elementare: prima l’Italia fisica e poi politica, successivamente l’Europa e infine, in quinta elementare il Mondo. Ebbene il Maestro Langella non era originario del Lago di Como, bensì della Campania, e la sua parlata si discostava assai da quella del nostro paese. Si diceva che fosse napoletano e io, arrivata in quarta elementare e non conoscendo ancora bene la geografia, incominciai a fantasticare sul suo luogo natale.
Il Maestro proveniva da un luogo molto lontano e “lontano” allora aveva un significato diverso da oggi in cui nessun luogo è lontano. Napoli era quindi davvero lontana, quasi in fondo all’Italia dove c’era il mare, un luogo così lontano che no si poteva raggiungere con la corriera, ma occorreva prendere il treno. E io non avevo mai viaggiato in treno.
Forse le prime gocce di passione per il viaggio sono state instillate in me attraverso le personale di quel personaggio che arrivava da “lontano”.
Il Maestro Langella vestiva in modo molto diverso dagli abitanti del luogo: portava la camicia, la cravatta, a volte sopra la camicia il gilè di lana, la giacca e aveva pure gli occhiali con le lenti molto spesse. Ai miei occhi impersonava un vero e proprio “ Maestro”.
Aveva la nomea di essere severo perché in classe teneva sempre in mano una bacchetta sottile di legno. Non è che la usasse abitualmente per picchiare gli alunni anche se poteva accadere.
A quei tempi, se un insegnante dava uno schiaffo a uno scolaro ( “scolaro” sostantivo oramai in disuso), non commetteva un reato: i genitori stessi ritenevano che il gesto avesse scopo educativo.
Il Maestro Langella la bacchetta di solito la utilizzava per indicare qualcosa durante le spiegazioni: ad esempio dei numeri scritti sulla lavagna, i punti sulle carte geografiche appese alle pareti o altro.
Certo, ne momenti in cui alcuni alunni si facevano prendere da eccessiva euforia, lui minacciava di utilizzarla o mò di frusta, ma personalmente l’ho visto fare raramente e mai nei miei confronti.
Utilizzava la su autorevolezza ricorrendo al castigo e precisamente, se un alunno non intendeva rispettare gli ordini impartiti, lo mandava in punizione dietro la lavagna, mai fuori dalla porta perché c’era il cortile e il monello avrebbe potuto scappare o nascondersi.
Personalmente ritengo che abbia educato e istruito molti degli attuali abitanti di San Siro e sicuramente, non solo la sola a conservare di lui un buon ricordo anche perché, oltre a esercitare la professione di Maestro, per diversi anni ha ricoperto pure la carica di sindaco.
E un tempo, sia il Maestro che il Sindaco, nei paesi come il mio, erano considerati personaggi autorevoli, degni di tutto rispetto anche perché spesso avevano un grado di istruzione superiore alla media e soprattutto non esitavano a spendersi per aiutare i concittadini ( anche in questioni che esulavano dai loro compiti)….”


Infine: ora che  la toponomastica ha assegnato il nome alle diverse strade di San Siro mi sfiora l’idea che  sarebbe stato  bello se qualche viuzza di Rezzonico fosse stata dedicata al Maestro Langella Pasquale! Ma forse si può ancora fare….
Giugno 2020 – Yvonne ( Riproduzione vietata)

martedì 5 maggio 2020

RACCONTI PARIGINI- a cura di CORRADO AUGIAS


RACCONTI PARIGINI  a cura di CORRADO AUGIAS

“ Fu nei libri che incontrai l’universo”



Non è tempo di viaggi, non è tempo di visitare capitali e  città europee, non è il nostro tempo bensì questo è il tempo del Covid 19 e fintanto che lui terminerà il suo giro del mondo, è auspicabile che noi ce ne siamo tranquilli ed evitiamo spostamenti non prettamente necessari.
A dire il vero viaggiare io l’ho considero una necessità  convinta che  gli alberi hanno le radici per restare sempre nello stesso luogo mentre gli uomini  hanno le gambe per muoversi, ma  la realtà attuale è poco rassicurante e quindi occorre adeguarsi, magari dedicando gli  spazi altrimenti riservati ai viaggi, alla lettura, poiché anche la lettura consente di viaggiare.



Ebbene , innamorata di Parigi che negli anni ho visitato più volte, nei giorni scorsi ho iniziato a leggere RACCONTI PARIGINI a cura di Corrado Augias, un’antologia di racconti ambientati a Parigi,  scritti da  autori diversi di indiscusso talento  quali: Honorè de Balzac, Eugene Sue, Victor Hugo, Georges Simenon, Gertrude Stein, Guy de Maupassant, Marcel Proust,  Emile Zola e altri ancora.

Ho letto questo libro soprattutto per rivivere momenti ed emozioni  presenti nel mio baule dei ricordi. Momenti divertenti,  gioiosi, piccole avventure che mi fa molto piacere evocare.
Ho soggiornato a Parigi in più occasioni, anche per motivi professionali e  con uomini diversi e purtroppo non ho mai avuto occasione di visitarla in piena leggerezza in compagnia di “un amore” , per cui vorrei tanto che la vita mi regalasse tale opportunità.  Chissà!
Parigi come Venezia è una  città che per antonomasia risulta essere speciale per gli innamorati!
In ogni caso la crociera notturna sulla Senna a bordo di un bateau mouche accompagnata dalle note di La vie en rose rimarrà per me un’esperienza indicibile e ,  uno racconto parigino dentro il libro ne descrive storia, origini e anche atmosfera.

Tralasciando personali divagazioni, RACCONTI PARIGINI curato da Corrado Augias, opinionista, scrittore e autore di programmi televisivi, parigino di adozione e grande conoscitore della città , è un mosaico di venti racconti , scritti in periodi diversi e finalizzati a  celebrare l’indiscutibile  fascino della città.
Un’ampia introduzione di Augias  illustra lo spirito dell’antologia ricorrendo a stralci dello Zibaldone di Leopardi” All’uomo sensibile e immaginoso, che viva, come io sono vissuto gran tempo, sentendo di continuo e immaginando, il mondo e gli oggetti sono in certo modo doppi. Egli vedrà cogli occhi una torre, una campagna; udrà con gli orecchi un suono d’una campana: e nel tempo stesso dell’immaginazione vedrà un’altra torre, un’altra campagna, udrà un altro suono. In questo secondo genere di obbietti sia tutto il bello e il piacevole delle cose”.

Racconti che  ci regalano l’illusione di trovarci a passeggiare per i boulevards della Ville Lumiere, di assaporarne l’atmosfera, di sederci nei caffè letterari dove si sono incontrati e trattenuti  grandi letterati e artisti. Racconti che a tratti fungono da guida turistica e fanno desiderare a coloro che non hanno mai visitato questa città, di andarci, perché Parigi  è da vedere, almeno una volta nella vita. 

Stralci

Jean Cocteau. “ Quando torniamo a casa, di notte, ungo le strade vuote dove i passi risuonano a distanza, quando il chiaro di luna stende i suoi panni trale facciate come a Marsiglia e raddoppia sulla Senna le arcate dei ponti, quando nella propria stanza ogni dormiente aggiunge alla vita parigina il funesto universo dei suoi sogni, quando l’ambizioso si consuma nell’insonnia, quando l’intrigo ingarbuglia i suoi fili criminosi e i giornali stampano i loro insulti- allora, nonostante il coprifuoco, Parigi ritrova il cupo aspetto dei paesaggi stregati di Baudelaire e delle indagini di Monsieur Lecoq.”

Victor Hugo: “ Bisogna amarla, bisogna volerla, subirla, questa città frivola, leggera, che balla e canta, imbellettata, fiorita, temibile, che, come ho detto, se la conquisti ti rendi potente; per lei Massimiliano, antenato di Carlo V, avrebbe dato tutto il suo impero; i Girondini l’avrebbero comprata con il loro sangue; Enrico IV, invece, la ottenne dopo una messa. Parigi si sveglia sempre con il piede giusto. La sua follia, lasciata fermentare, diventa saggezza”

Paul Valery: “ Parigi fa pensare a una sorta di ingrossamento di un organo del pensiero. Vi regna una mobilità tutta mentale. Le generalizzazioni, le dissociazioni, le prese di coscienza, l’oblio, sono qui più repentini e frequenti che in qualunque altro luogo della terra”

Maggio 2020 - Yvonne

giovedì 9 aprile 2020

IL FU MATTIA PASCAL - LUIGI PIRANDELLO


IL FU MATTIA MASCALLuigi Pirandello

(Classici Moderni- Oscar Mondadori)




In   questo tempo “fuori programma” di attesa indefinita, di distanziamento sociale dove occorre organizzare le giornate in spazi limitati perché non è consentito l’allontanamento dalla propria abitazione oltre i duecento metri, sento più che mai il desiderio di vivere quella vita che non è più permessa, per cui per ovviare a tale mancanza , ho deciso di dedicarmi alla lettura di quei libri che da tempo attendevano di essere letti.
E così tre giorni fa è stato il turno di IL FU MATTIA PASCAL.
Una lettura che mi ha letteralmente rapita e che mi ha fatto ulteriormente convincere che alcuni classici ripresi in età adulta hanno un sapore ben diverso da quello assaporato ai tempi della scuola.
IL FU MATTIA PASCAL credo di averlo pure visto in una versione teatrale, eppure non ne conservavo un ricordo particolarmente nitido.



L’autore

Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867 nei dintorni di Girgenti ( oggi Agrigento), nella villa detta “ Il Caos”, dall’ex-garibaldino Stefano Pirandello e da Caterina Ricci Gramitto.
Nel 1880 la famiglia si trasferisce a Palermo dove termina gli studi classici e si iscrive alla Facoltà di ma per poi trasferirsi a Roma per frequentare l’università Romana.
Non mi dilungo sulla vita di Pirandello poiché ritengo sia nota anche perché nel 1934 gli venne assegnato il Premio Nobel per la Letteratura.
Morì a Roma il 10 Novembre 1936.

Trama in sintesi

Mattia Pascal,  per una beffa del destino si ritrova ad essere morto suicida.
La vita che stava vivendo non era per lui affatto soddisfacente: dopo aver assistito alle rovine e al decadimento della sua famiglia originaria, si sposa con Romilda e si ritrova in casa oltre alla moglie anche una suocera alquanto scomoda, per cui nel momento in cui apprende di essere morto suicida, non se ne fa un cruccio bensì decide di giovarsi della circostanza per iniziare una vita nuova.
Si sceglie un  nome e un cognome diverso dal suo e,  poichè  grazie ad una vincita consistente al casinò di  Montecarlo disponeva di una notevole somma di denaro, intraprende diversi viaggi  in Italia e in Europa assaporando la  libertà,  non curandosi per un certo tempo della solitudine.

E innanzi tutto, “ dicevo a me stesso, “ avrò cura di questa mia libertà, ne le farò mai portare alcuna veste gravosa. Chiuderò gli occhi e passerò oltre appena lo spettacolo della vita in qualche punto mi si presenterà sgradevole…..”

Dopo qualche anno di vagabondare sente però il desiderio di stabilità e quindi dopo opportune valutazioni ritiene che la città a lui più confacente fosse  Roma.
Qui affitta una stanza dentro un appartamento di proprietà di personaggi singolari e dove alloggia pure una signorina che vive impartendo lezioni di piano e frequentemente si abbandona ai piaceri dell'alcool.
A Roma la vita non scorre senza intoppi e proprio le complicanze gli fanno comprendere che
 “fuori della legge e fuori di quelle particolarità, liete o triste che siano, per cui noi siamo noi, non è possibile vivere”.

Impressioni personali

Personalmente ho molto apprezzato questo romanzo e lo stile letterario impeccabile di Pirandello.
La tematica principale affrontata è il desiderio che almeno una volta ha trovato terreno fertile dentro ciascuno di noi: “ cambiare vita, cambiare identità”.
E Pirandello al suo Mattia Pascal offre proprio questa possibilità, ma....

Ora, nell’ozio, cominciavo a prender l’abitudine di riflettere su tante cose che non avrei mai creduto potessero anche per poco interessarmi. Veramente, ci cascavo senza volerlo, e spesso mi avveniva di scrollar le spalle seccato. Ma di qualcosa bisogna pure che mi occupassi, quando mi sentivo stanco di girare, di vedere…”

La lettura è indubbiamente avvincente: non mancano pagine brillanti in cui si sorride e non mancano neppure numerosi spunti che inducono a ben comprendere il quotidiano vivere.
L’arguzia e l’intelligenza di Pirandello sono indiscutibili.
IL FU MATTIA PASCAL io lo considero imperdibile per gli estimatori di Pirandello.

Stralci

avrei considerato ad esempio, secondo la naturale disposizione del mio spirito, che se un rosignolo da via le penne della coda, può dire: mi resta il dono del canto; ma se le fate dar via a un pavone, le penne della coda, che gli resta?

La prima volta che mi avvenne di trovarmi con un libro tra le mani, tolto così per caso, senza saperlo, da uno degli scaffali, provai un brivido d’orrore. Mi sarei io dunque ridotto come il Romitelli, a sentir l’obbligo di leggere, io bibliotecario, per tutti quelli che venivano alla biblioteca? E scaraventai il libro a terra. Ma poi lo ripresi; e  -sissignori – mi misi a leggere anch’io…… Lessi così di tutto, disordinatamente; ma libri, in ispecie, di filosofia. Pesano tanto: eppure, chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole.


Ogni oggetto in noi suol trasformarsi secondo le immagini ch’esso evoca e aggruppa, per così dire, attorno a sé. Certo un oggetto può piacere anche a se stesso, per la diversità delle sensazioni gradevoli che ci suscita in una percezione armoniosa; ma ben più spesso il piacere che un oggetto ci procura non si trova nell’oggetto per se medesimo. La fantasia lo abbellisce cingendolo e quasi inneggiandolo d’immagine care.


Aprile 2020- Yvonne

venerdì 3 aprile 2020

GOODBYE, COLUMBUS - PHILIP ROTH


GOODBYE, COLUMBUS  - PHILIP ROTH




Facendo seguito alla recensione precedente relativamente a Stoner, questo “ GOODBYE, COLUMBUS” appartiene ai quei libri che non mi pento di aver letto ma  non ne sono rimasta particolarmente coinvolta. Anzi ha stazionato sul comodino per un tempo troppo lungo e l’ho terminato unicamente perché non amo lasciare i libri in sospeso.

Addirittura ne ho  terminato la lettura soltanto a metà marzo e  già non ricordo la trama dettagliatamente anche perchè si tratta di  un romanzo breve e cinque racconti.
Il romanzo breve in sintesi  narra la relazione fra Neil e Brenda, due giovani appartenente a classi sociali ben distanti.
Lui vive in un quartiere povero di Newark mentre lei nell’elegante Short Hills.
Il punto focale del racconto è incentrato appunto sulla differenza sociale.

Lo stile letterario è indubbiamente di grande pregio: Philip Roth   deceduto nel 2018 è stato uno fra i più grandi scrittori statunitensi e nel 1998 ha ricevuto la National Medal of Art alla Casa Bianca, e nel 2002 il più alto riconoscimento dell’American Academy of Art and Letters, la Gold Medal per la narrativa, quindi lungi da me  dubitare del suo talento.
In ogni caso questo romanzo e racconti  è stato pubblicato per la prima volta nel 1959 e forse non rientra fra le sue opere migliori.

O forse io l’ho letto nel momento in cui il corona virus ha sferrato il suo attacco e potrei non essere stata in grado di apprezzare appieno.

Poche le sottolineature:

pag, 214- La storia di un uomo è il suo destino.

Le opere di Roth sono numerose quindi io direi di rivolgere l’interesse  ad altre.
Ad esempio io ho inserito nella lista dei libri da leggere: Nemesi.

3 aprile 2020- Yvonne

giovedì 2 aprile 2020

STONER John Williams


STONER  John Williams

Ci sono libri che si leggono pagina dopo pagina, magari senza convinzione in attesa del colpo di scena che non arriva mai anche se poi il finale ci fa credere che sia valsa la pena di averli letti,
libri che a volte richiedono settimane per terminarli e poi,  ci sono libri che letteralmente si divorano e giunti all’ultima pagina  rimane la delusione cocente che non ve ne siano altre.
Tempo addietro ero a Piacenza per il solito incontro con amici: entrata in Libreria come da consuetudine, la mia attenzione cade su  JOHN WILLIAMS -  STONER e soprattutto sulla fascetta “ Il caso letterario degli ultimi anni. Oltre 200.000 copie vendute”.
Lo prendo in mano, osservo la copertina rossa raffigurante  il viso incompleto di un uomo e leggo ancora Una scoperta meravigliosa per tutti gli amanti della letteratura”.
Non conosco John William, ma non approfondisco, esco dalla libreria e STONER romanzo è divenuto mio.
Questi sono giorni di tempo ritrovato ed a febbraio quando  decisi di trasferirmi qui al lago aspettando che il covid 19 andasse via ,  mi sono fatta accompagnare da una bella borsa strapiena di libri fra i quali Stoner.
Ebbene sono state  332 pagine che mi hanno costretta sul divano un intero pomeriggio poiché non riuscivo a staccarmene. Era davvero molto tempo che non leggevo un romanzo così avvincente .
Non a caso la postfazione dello scrittore Peter Cameron  afferma che lui lo ha letto per ben tre volte: la prima volta è rimasto sbalordito dalla qualità della scrittura, la seconda volta è stato contento di ritrovare il romanzo immutato e la terza volta gli è sembrato che sia stata la più emozionante e significativa.

Io l’ho letto una sola volta e la storia di Stoner mi ha letteralmente rapita.
Apparentemente una vita comune, difficile , in cui nulla va come dovrebbe andare eppure una vita dall’interiorità straordinaria.
Credo che la forza della trama di questo romanzo sia propria la narrazione di una  quotidianità che
rispecchia molte realtà: matrimoni inconsistenti, relazioni nell’ambito lavorativo difficili, una grande storia d’amore , finita  e mai finita  perché è  innegabile che gli amori impossibili durano per sempre.

L’autore

John Williams, nato nel 1922 da una famiglia contadina, partecipò alla seconda mondiale in India e Birmania. Al suo rientro si trasferì a Denver dove visse con al famiglia e insegnando all’università fino alla sua morte avvenuta nel 1994.
Stoner, è considerato uno dei grandi capolavori della letteratura americana nel Novecento.

La trama

Il protagonista, William Stoner, figlio di contadini, lascia il piccolo paese rurale   per trasferirsi in città da parenti e frequentare l’università  facoltà di agraria, attinente appunto all’attività del padre.  Quasi subito però cambia piano studi  rivolgendo i suoi interessi alla letteratura conseguendo  la laurea con voti soddisfacenti e divenire poi, professore per tutta la vita,  per ben quasi  quarant’anni.
Nel periodo universitario fa amicizia con altri due studenti , un’amicizia inizialmente superficiale scandita dalle bevute di birra nel fine settimana, ma poi divenuta importante anche se nel momento in cui scoppia la guerra in Europa loro decidono di  arruolarsi  mentre lui dopo lunghe riflessioni rimane ad insegnare.
Uno dei due morirà mentre l’altro rientrerà e avrà un ruolo importante all’interno della stessa Università dove hanno studiato e ora Stoner insegna.

Stoner in occasione di un ricevimento incontra una donna di cui si è innamora a prima vista, ma il matrimonio da subito si rivela un fallimento. Lei è una donna complessa, sessualmente problematica e alquanto perfida. Praticamente divine causa dell’infelicità del marito nel contempo che  coltiva la propria insoddisfazione e repressione.
Cio’ nonostante dal matrimonio nasce  la figlia Grace, che lui adora e della quale se ne occupa con dedizione nei primi anni di vita, finchè la moglie decide di farla allontanare  da lui . Grace sarà a sua volta una donna infelice che cadrà nel vizio dell’alcool .
Nell’ambito lavorativo Stoner indubbiamente è un bravo professore ma non viene giustamente apprezzato e incontra sulla sua strada tale Lomax, altro personaggio assai infido che non perde occasione per screditarlo.
C’è una bella storia d’amore con Katherine, il cui corpo era lungo e delicato, soffice e selvaggio. Una di quelle storie che solo pochi privilegiati hanno la possibilità di vivere, ma purtroppo per una serie di circostanze , Stoner e Katherine sono costretti ad interrompere.
Le loro vite si dividono ma le loro anime mai.
Avevano sempre creduto, senza mai porsi veramente il problema, che quando due persone si scelgono, ce n’è sempre una che subisce. Mai avevano immaginato che potessero arricchirsi l’un l’altra; e poiché l’esperienza della verità era arrivata prima della teoria, si convinsero che fosse una scoperta tutta loro

Il finale è drammatico, ma ovviamente io mi fermo qui.

Stralci

“ Deve ricordare chi è e chi ha scelto di essere, e il significato di quello che sta facendo. Ci sono guerre, sconfitte e vittorie della razza umana che non sono di natura militare e non vengono registrate negli annali della storia. Se ne ricordi, al momento di fare la sua scelta”
Per due giorni Stoner non andò alle lezioni e non parlò con nessuno. Rimase nella sua stanzetta a combattere con la sua coscienza, circondato dai libri e dal silenzio.

A 43 anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.  



1 aprile 2020 - Yvonne
  

giovedì 12 marzo 2020

ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO- MARCO MISSIROLI


ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO
Marco Missiroli


Emmanuel Carrere premio FIL di Letteratura in Lingue romanze, di Marco Missiroli ha scritto: “ Missiroli è uno scrittore d’eccellenza”.
Ebbene di Missiroli  avevo letto recentemente  INFEDELTA’ , rientrane fra i finalisti Premio Strega 2019  che avevo molto apprezzato,  tanto da desiderare di approfondire la conoscenza delle sue opere. Vedendo quindi  in libreria ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO,  vincitore del premio Mondello 2015, Universale Economica Feltrinelli  non ho esitato ad acquistarlo .

Trama

E’ la storia di Libero Marsall, un ragazzino di dodici anni, che una sera per caso scopre che la madre , una donna affascinante, tradisce il padre proprio dentro casa, la casa di Parigi dove da poco si sono trasferiti da Milano.
Questa scoperta lo induce a vedere le cose da un’altra prospettiva:  inizia ad osservare la mamma e ne misura il fascino, osserva il padre e cerca di carpirne i suoi sogni e poi si addentra nella conoscenza di una città dalla bellezza folgorante come Parigi.
Il tempo inevitabilmente trascorre : da bambino diviene adolescente per poi avviarsi verso la maturità . Percorso naturale durante il quale il complesso mondo femminile lo affascina e gioca il suo ruolo .
Le prime esperienze di vita, l’incontro con Marie, bibliotecaria  dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine,  che lo chiama Grand Libero.  Marie, una figura importante  per la formazione di Libero anche se i libri che lei consiglierà non sono altro che suggerimenti provenienti dal padre del ragazzo.

“ Sorrise, si mosse leggera tra gli schedari. Pescò un cartoncino e andò al piano di sotto, tornò con un volume altrettanto sottile, si chiamava IL DESERTO DEI TARTARI e l’aveva scritto un italiano di nome Buzzati. Riconobbi la copertina perché papà aveva la stessa edizione”.

E ancora Lo straniero di Camus.

E poi il grande innamoramento : Libero e Lunette e la sperimentazione del  sesso, passione, gelosia, strazio.
Pianse di colpo, e piansi anche io. Non per nostalgia, non per desiderio, ma perché le cose finiscono”.
Infine un viaggio a ritroso, il ritorno a Milano dove c’era l’amica di mamma che un tempo aveva giocato a bridge con un fascista e dove  per mantenersi lavora nell’Osteria di Giorgio sui Navigli. Giorgio, altro personaggio molto interessante.
Libero Marsall, il protagonista del romanzo, è un personaggio che in quarta di copertina viene definito “ totale” ed io non trovo altri aggettivi per meglio descriverlo.
Un personaggio che si è formato sui libri: 
E poi leggevo leggevo leggevo : fu Albertine scomparsa che incorniciò il mio sabato del villaggio sessuale. Era il libro della Recherche che Proust scrisse in memoria dell’amante morto in un incidente aereo. La sua disperazione amplificò la mia gioia: io l’amore l’avevo, e stava per esplodere. Era la ricerca del tempo futuro”:   

Impressioni

E’ un romanzo che ho apprezzato moltissimo e le 258 pagine le ho divorate.
L’ho terminato alle 2 di notte  del 18 febbraio ad Atene e non ho dubbi a consigliarlo.
E’ davvero un gran bel romanzo la cui trama è molto avvincente.

Stralci

-          Allora era questo l’amore? Una prima persona al plurale? Lo chiesi a papà: dalla fotografia sognante della lapide capii che sì, era anche questo.

-          Il rischio si accetta per il sublime

-          “Ti penso sempre, ieri più di sempre: in bibliò è venuto un sedicenne che mi ha chiesto un consiglio di lettura. Ho deciso per la LA COLLINA DEI CONIGLI e mentre glielo davo ti vedevo a mille chilometri di distanza con la paura di scegliere tra la vita e l’oscenità, senza sapere che sono la stessa stessa cosa. L’osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento.”

-          L’arte dell’attesa- Se subito non mi trovi non scoraggiarti- se non mi trovi in un posto cercami in un altro. In qualche posto mi sono fermato e ti attendo. Walt Whitman

Marzo 2020- Yvonne