giovedì 16 agosto 2018

IL FORTE DI FUENTES


IL FORTE DI FUENTES 
Via Forte di Fuentes 24 – COLICO ( Lecco)



Ovunque si vada è interessante vivere il luogo e io che amo camminare, in questi giorni  trovandomi sul lago di Como mi sono imposta di cambiare itinerari.
Ieri sono andata in Altolago poiché avevo letto che in quella zona c’ erano dei forti : il forte Montecchio Nord e il forte Fuentes.
Ho raggiunto il Forte Fuentes in auto fino a Colico e seguendo le indicazioni.
Parcheggiata l’auto in una piazzuola fra gli alberi, ho intrapreso il sentiero  sterrato, leggermente in salita, che inizialmente è fiancheggiato da una parete rocciosa tutt’altro che levigata e poi    serpeggia fra alberi  dai tronchi possenti.

 Dopo una mezz’ora di camminata, sempre seguendo le indicazioni,  sono giunta al sito del Forte ed è stato sorprendente: non immaginavo trovare  nulla di simile, infatti ho poi scoperto che si trattava di una fra le sei perle del Lago.
Dovendo acquistare il biglietto d’ingresso ho richiesto qualche informazione all’addetto e sono venuta a conoscenza che la valorizzazione del luogo è merito di un cittadino di Dervio che oltre ad aver finanziato il progetto se ne è occupato personalmente e da otto anni il sito è aperto al pubblico.
Nel 2017 ha avuto ben 7000 visite, prevalentemente da parte di cittadini stranieri.
Ingresso
Il Forte risale al 1603 ed è stato realizzato per volere di Pedro Enriquez de Acevedo, conte di Fuentes e governatore dello stato di Milano.
“ Il Forte fu crocevia di innumerevoli passaggi di truppe: spagnole, innanzitutto, ma anche francesi e imperiali. Fu costruito come baluardo di confine tra lo stato di Milano e il Nord Europa”
Attualmente sono ben identificabili  il palazzo del governatore  ( anche se la storia dice che il governato vi ha soggiornato raramente) ,l’adiacente chiesa, l’ingresso della cittadella e i resti delle mura di cinta.
Per coloro che volessero maggiori informazioni  esiste il sito www.fortedifuentes.it


Non trascurabili i panorami che si godono: la cittadina di Colico vista dall’ alto, un tratto del corso del fiume ADDA che si immette nel lago, la riserva naturale Pian di Spagna,  i primi paesi della bassa Valtellina e tutto intorno il solito bracciale di montagne.
Il Monte Legnone lo si può contemplare in tutta la sua voluminosità come pure le montagne valtellinesi.
il fiume Adda che si immette nel Lago di Como





In questo stesso luogo vi sono anche delle postazioni di cannoni costruiti in calcestruzzo durante la prima guerra mondiale che dovevano servire come difesa in previsione di un eventuale attacco, ma non sono mai stati utilizzati.
Il luogo è visitabile seguendo dei percorsi tracciati. Inoltre delle casse acustiche ben posizionate diffondono buona  musica durante l’intera visita rendendo l’atmosfera assai suggestiva.
Il Forte di FUENTES è un luogo meritevole di attenzione e mi sono promessa che nei prossimi giorni andrà a visitare anche il Forte di Montecchio Nord , sempre parte dello stesso sito.

14 agosto 2017- Yvonne

lunedì 9 luglio 2018

IL BISOGNO DI PENSARE - VITO MANCUSO



Per meglio PENSARE è necessario CONOSCERE





VITO MANCUSO  teologo e filosofo, non credo abbia bisogno di presentazioni.
Numerose sono le sue  pubblicazioni   e il suo pensiero è oggetto di una monografia uscita in Germania nel 2011. In  youtube si trovano diverse sue lectio magistralis.
Elenco comunque qualche sue opera fra le quali  IO E DIO, Una guida dei perplessi che ha pubblicato nel 2011 e che io ho letto, non nascondendo che ho incontrato qualche difficoltà riconducibile alla complessità degli argomenti. In ogni caso un saggio importantissimo che mi ha fornito alcune risposte a domande che mi ponevo da tempo.
2007- L’anima e il suo destino
2012- Obbedienza e libertà
2012- Conversazioni con Carlo Maria Martini scritto con Eugenio Scalfari
2013- Il principio passione
2016 – Il coraggio di essere liberi

IL BISOGNO DI PENSARE pubblicato nell’ottobre 2017 è già alla settima edizione e sulla fascetta rossa è scritto. “ Prende per mano il lettore e gli fa usare la testa senza mai separarla dal cuore”. 

Il bisogno di PENSARE”, mi ha immediatamente catturata e sin dalle prime pagine mi sono resa conto che si trattava di un saggio di cui  andavo in cerca poiché è mio desiderio comprendere, approfondire, analizzare.
L’attuale metodologia di comunicare a volte mi lascia basita: il conversare spesso a me sembra assolutamente privo di contenuti. Non riscontro la presenza di pensieri, di visioni dietro le parole.
Spesso solo contrapposizioni in cui nessuno ascolta e ciascuno cerca di tacitare l’altro per conseguire i propri fini, non sempre lodevoli.
Ebbene ringrazio VITO MANCUSO per aver scritto questo saggio e invito coloro a me affini che desiderano essere individui pensanti a leggerlo.

Le ultime pagine terminano con “ Quasi una lista della spesa” che consiste in una enumerazione di consigli-suggerimenti utili a raggiungere l’elevazione dello spirito o dell’anima- dipende come lo si vuole chiamare- comunque di perseguire il sogno di una vita diversa e migliore,  fra i quali rientra :
 Leggere sempre con una matita in mano, sottolineare.
Sottolineare poco, solo le cose essenziali, a volte usare due colori”.
Io non ci sono riuscita, ho sottolineato molto, ho riletto assai e molto probabilmente rileggerò ancora.

I contenuti

L’aletta interna cosi recita: “ Perché vivere? Quale scopo date al vostro essere qui. Cosa volete da voi stessi?”
A pagina 13 scrive che lui appartiene a quegli esseri umani che hanno bisogno di pensare, e sottolinea bisogno, non necessità. Differenzia poi bisogno e necessità: la necessità è un’urgenza che viene da fuori, il bisogno un’urgenza che nasce da dentro.
E per pensare bene è necessario intraprendere un viaggio e non un vagabondaggio, per cui Mancuso con argomentazioni abbastanza facili da comprendere e riprendendo pensieri antichi sino a Platone, Socrate, Aristotele ci guida verso un cammino che forse da soli, non tutti  saremmo in grado di compiere.
Certo a me vien difficile sintetizzare un saggio, quindi oltre ad invitare a  leggerlo vado a stralciare quelle riflessioni che mi hanno particolarmente interessata.

Per quanto riguarda il desiderio è dedicato un bel capitolo al termine del quale il lettore è invitato a prendere una posizione schierandosi con lo spirito della profezia ebraica  in cui Gesù fu un grande suscitatore del desiderio come del resto Platone oppure con il Buddha che di contro fu un grande estirpatore del desiderio, da lui definito “brama.
Secondo l’autore non si può vivere senza desiderare, ma è necessario orientare il desiderio, innalzarlo e trasformarlo in una aspirazione.

Differenziazione fra sensazione e percezione

Pag 45 –  Analisi fra il pensiero di Aristotele, il pensiero di Tolstoj , il pensiero di Gandhi.
Importante è avere un pensier, una visione del mondo, una filosofia, una religione, un sistema di valori, una spiritualità: ognuno usi i termini che preferisce, l’essenziale è mirare a una prospettiva che ci consenta di stare al mondo senza subirlo passivamente, ma per quanto possibile, comprendendolo e vivendolo attivamente.

Continua poi distinguendo le opinioni dal pensiero. Le opinioni sono pensieri privi di base teoretica e di visione architettonica,  sono emozioni espresse a parole.
Io a torto o a ragione ho dedotto che gli attuali politici non hanno pensieri ma solo opinioni.

Altro argomento davvero interessante è la differenziazione fra la dimensione costruttiva del pensiero che passa attraverso verbi come osservare, ponderare, considerare, riconsiderare, analizzare, riflettere, meditare e  la dimensione distruttiva rappresentata dal caos che si esplica con verbi quali criticare, disapprovare, investigare, attaccare, contestare, stigmatizzare, stroncare, demolire.
Acquisendo queste conoscenze ne consegue che se ne trae un vantaggio non trascurabile allertandoci nei confronti della comunicazione propostaci quotidianamente e che spesso ci induce a prendere abbagli deleteri. O meglio rende le menti non pensanti delle vittime della manipolazione.

Le idee non sono qualcosa che si pensa ( quelli sono i concetti), ma qualcosa che si vede: sono visioni.

Pag. 53- Sophia e filo-sophia

Questo capitolo per me è davvero avvincente, ovviamente non posso ricopiarlo qui poiché non avrebbe senso. Solo qualche stralci:

 Anch’io sono innamorato della sapienza e la penso spesso, le porto i fiori del mio tempo più prezioso, al mattino presto quando il mondo è colmo di silenzio e di pace e in me si muove l’energia più viva e pulita

Il sofista non conosce nulla di più importante di sé, il sapiente vive dell’amore per l’estetica, l’etica e la scienza.

La filosofia in quanto amore per la sapienza non si può imparare ( secondo Kant)….

Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?


Pag 60 -Sapienza e saggezza

 La saggezza richiede un cuore senza invidie e senza rancori, conciliato,magnanimo, accogliente e soprattutto giusto.

PAG. 67-  Giorni addietro in un attimo che erroneamente avrei potuto definire “ vagabondaggio del pensiero” ho cercato di tradurre in parole sentimenti-sensazioni contrapposte  e ho scritto DUE. Ebbene leggendo Mancuso ho riscontrato che non c’è nulla è nuovo sotto le stelle perché lui ha scritto così:

Non è quindi così strano che io mi ritrovi con il cuore diviso in due idee-guida che attraggono il mio pensare. Di sicuro alcuni filosofi vissero la medesima condizione, testimoniata per esempio da queste parole di Nietsche. “ Dobbiamo scoprire l’eroe e anche il giullare che si cela  nella nostra passione della conoscenza, dobbiamo, qualche volta, rallegrarci della nostra follia per poter essere contenti della nostra saggezza”.

Confrontarsi con i libri, rimanendo padroni nel proprio PENSARE,  ( intendo dire non appropriarsi unicamente dei pensieri degli altri) è importante come è importante dialogare, discutere, esporsi alla confutazione, non voler vincere, ne convincere.

Mi sto rendendo conto che continuerei a elogiare questo saggio che mi ha letteralmente appassionata tanto che questa notte mi sono coricata alle due  pur di terminarlo, ma non si può evidenziare la sua bellezza e soprattutto la sua utilità se non leggendolo interamente.
In considerazione che uscito a ottobre 2017 è già alla settima edizione è certo che Mancuso con questo libro non ha fatto innamorare soltanto me.

Mi fermo qui: lo trovate ovunque e se si acquista nei supermercati si trova scontato del 15%.
Il prezzo di copertina è di 16 euro.


Luglio 2018- Yvonne    

IL FIGLIO PREDILETTO- Angela Nanetti


IL FIGLIO PREDILETTO
Vita dura per chi si ribella, per chi si sente diverso



Per quanto mi riguarda tutte le stagioni con le differenti condizioni meteorologiche  sono perfette per leggere un  libro, ma  ritengo che non tutti i libri siano adatti per tutte le stagioni.
Alcuni necessitano di impegno e concentrazione quindi per favorire l’apprendimento è auspicabile ritirarsi in angoli silenziosi magari durante giornate piovose, altri meno impegnativi si possono leggere in riva al lago, sotto l’ombrellone e in luoghi non necessariamente deserti.
In estate secondo il mio punto di vista sono da privilegiare i romanzi e quelli pubblicati da  NERI POZZA oserei dire che non deludono mai.
L’ultimo che ho acquistato e letto in un baleno è IL FIGLIO PREDILETTO la cui autrice è Angela Nanetti, nata a Budrio in provincia di Bologna, insegnante delle scuole medie e superiori che vive a Pescara. Da 1984 ha pubblicato più di venti romanzi ottenendo premi e riconoscimenti sia in Italia che all’Estero.

Questo indubbiamente è un romanzo molto coinvolgente ambientato in parte in Calabria, territorio aspro in tutti i sensi e forse proprio dall’ asprezza ha preso il nome l’Aspromonte e in parte a Londra.
Si tratta di due storie di ribellione e resistenza  che  corrono singolarmente, ma infine si intrecciano e per un certo verso, si rendono giustizia poiché lui è lo zio  Nunzio e lei è Annina la nipotina che lui non ha mai conosciuta.
Entrambi  hanno lasciato la loro terra quasi forzatamente per ragioni diverse, ma soprattutto perché in Calabria si vive così….le donne dentro i silenzi perché le femmine di casa niente devono sapere, questa è la regola e  “i recchjiuni” non hanno spazio.

Nunzio Lo Cascio un ragazzo speciale: gioca a calcio e dentro gli spogliatoi dove gli atleti  si ritrovano nudi a farsi la doccia lui scopre di sentirsi attratto da Antonio . Attrazione ricambiata. Una sera mentre si stanno scambiando qualche tenerezza, “ sti due recchjiuni” vengono aggrediti da tre uomini incappucciati e malmenati fino a che Antonio  rimane a terra ammazzato. Nunzio Lo Cascio ne rimane traumatizzato e alcuni giorni dopo parte per l’Inghilterra. Ufficialmente ha ricevuto una proposta per giocare in una squadra importante, in realtà si tratta di un’imposizione del padre . Giunto in Inghilterra comunque  entra a far parte di una squadra dove dimostra avere del talento, ma un infortunio grave lo costringe ad abbandonare i campi di calcio per sempre.
La morte di Antonio lo ha profondamente segnato rendendolo  chiuso e taciturno, l’infortunio ha ulteriormente aggravato il suo stato psicologico,  in ogni caso per nessun motivo tornerebbe in Calabria e quindi per mantenersi fa vari lavori fra i quali il cameriere.
Frequentando un corso d’inglese incontra Thomas, l’insegnante, una conoscenza che si rivela molto importante a livello intellettivo, che lo porta a visitare il cimitero dove è seppellito Marx e gli racconta che per spiegare il mondo occorre la letteratura e la filosofia, ma purtroppo ancora una volta la mano della violenza impone il suo volere.
Nunzio Lo Cascio a Londra incontra anche un artista affermato, Funny  che intravede in lui la predisposizione per divenire un grande fotografo.

-          “ Annina! E chistu Funny chi è? Nu ricchjiuni pure lui’”
-          “Un artista, un fotografo famoso”.
-          “E a Nunzio gli voleva bene?”
-          “Vivevano insieme, in una bella casa”.  

Non vado oltre con la trama…  comunque in un giorno qualsiasi in Calabria ci sarà un funerale in pompa magna, dalla chiesa uscirà una bara bianca ricoperta di garofani con al seguito una signora bionda ossia la moglie del defunto….   Peccato che la bara era vuota.

Annina, nipote di Nunzio e nipote di Nonna Carmela, ma soprattutto figlia di un’appartenente a ‘ndrina,  bella e intelligente sogna di fare teatro, ma il padre per lei ha in programma tutt’altro e la mamma, una Santa Rosalia, come la soprannominata la suocera,  se ne sta sempre in pescheria a vendere il pesce e a casa muta, muta  come devono stare le donne da quelle parti.
Annina resiste in quell’ambiente fino al compimento del suo diciottesimo compleanno, partecipa alla grande festa organizzata per l’occasione indossando un costoso abito rosso e fa sfoggio della sua innegabile bellezza. Il padre gli presenta colui che dovrebbe diventare suo marito, ma lei non ci sta…..
Fugge, prende il treno che la porta dapprima a Milano e successivamente, dopo qualche tempo a Londra.
Si deve scontrare con realtà difficili, con uomini che abusano di lei, della sua bellezza fino ad una nuova decisiva ribellione.
Ancora mi fermo qui e scrivo le parole di nonna Carmela, pronunciate da “ morta” , una donna emblema di una realtà a dir poco assurda ma che vedeva dove altri non vedevano,  una donna sorprendente:

Un figlio frocio e comunista e una nipote puttana”. E subito dopo la risata, prima in sordina e poi in crescendo. Sale la risata di nonna Carmela e s’allarga, scuote le cime dei cipressi, rovescia i vasi leggeri e strappa i fiori secchi. Solleva le falde del mio cappotto e mi spinge avanti.
“Vai Annina”, sembra dire. “Vai.”
Perché i morti, si sa, se ne fregano dei vivi e di ogni coerenza e bastano a se stessi. Come i matti.”

Io apprezzo molto i romanzi che hanno basi fondate in realtà esistenti o comunque ambientati in tempi recenti (questo è ambientato negli anni settanta) , mi appassionano le storie delle donne-donne che indifferenti a  giudizi e pregiudizi perseguono un loro sogno .

Questo dal mio punto di vista è un romanzo drammatico poiché  non stento a credere che in alcuni paesini,  magari sperduti sulle montagne, certe realtà sono ancora esistenti.

Come mia abitudine ho letto con la matita in mano, non ho sottolineato molte pagine, ma ciò è irrilevante perché in alcuni libri si possono sottolineare anche soltanto cinque righe, ma spesso quelle cinque righe servono per vivere.

Nulla è più emozionante che leggere un libro poiché è inconfutabile che il virtuale non approfondisce.

Luglio 2018- Yvonne



giovedì 14 giugno 2018

MIO CARO SERIAL KILLER – Alicia Gimenez Bartlett


MIO CARO SERIAL KILLER – Alicia Gimenez Bartlett



Come già più volte scritto,  appartengo a coloro che senza i libri non sanno stare e non prediligo un unico genere, anche se ammetto che  ci sono periodi che mi concentro su singoli argomenti perché è risaputo che  spesso  un libro ne richiama un altro.

In ogni caso Alicia Gimenez Bartlett , nata ad  Almansa nel 1951, spagnola creatrice di polizieschi  e di numerose  opere di narrativa non di genere, rientra fra le mie preferite  per cui vedendo esposto in libreria MIO CARO SERIAL KILLER al prezzo scontato del 15% non ho esitato ad acquistarlo.
Titolo originale : Mi querido asesino en serie

Brevissima trama

La vera protagonista è la non più giovanissima ispettrice Petra Delicado di Barcellona che si trova ad affrontare un caso assai complicato che essendo donna la  coinvolge fortemente.
Si tratta di un delitto seguito a pochi giorni di distanza da altri quattro : tutte donne sole e uccise accoltellate e sfigurate. Vicino ad alcune di loro viene ritrovata una lettera che lascia dedurre che l’assassino è un innamorato respinto.
L’ispettrice Delicado di fronte a questi femminicidi , si indigna e si butta nelle indagini a capofitto per trovare il bandolo della matassa. Al suo fianco c’è  l’inseparabile vice ispettore Fermin Garzon con il quale il rapporto di collaborazione è  ottimo seppure i loro caratteri sono molto differenti.
Ovviamente questi femminicidi attirano l’attenzione della stampa e il timore che per le ramblas di Barcellona vi sia un serial- killer in completa libertà semina un certo timore nella popolazione, quindi alla coppia Delicado- Garzon viene affiancato un ispettore della polizia autonoma della Catalogna, un giovane uomo non del tutto simpatico e i cui metodi di lavoro sono alquanto diversi.
Fra i tre nasce qualche battibecco, ma siccome l’obbiettivo è far luce sul complesso caso, sempre trovano  un accordo  al tavolo della trattoria poco distante  sorseggiando una buona birra, e non solo…. Infine pare che il bandolo parta da una agenzia per cuori solitari, un’agenzia molto seria e riservata che organizza incontri per uomini e donne che chiedono rigorosamente di mantenere l’anonimato e comunque per entrare nel club devono sborasare la quota di tremila euro quale iscrizione. Dalle verifiche dei conti bancari infatti emerge  che tutte le donne uccise avevano prelevato una somma di tremila euro….

Trattandosi di un poliziesco non è il caso che mi dilunghi troppo sulla trama, altrimenti vado a danneggiare il piacere di chi deciderà di leggerlo.
I colpi di scena si susseguono e la lettura è davvero avvincente.
La narrazione si dipana in ben 470 pagine.

Trovo sia un libro ideale per l’estate,  sdraiati sul lettino sotto l’ombrellone o  appartati in qualche angolo ombroso.

Per dare l’idea del personaggio Delicado riporto qualche sua asserzione:

-Gli anni che ti porti sulle spalle devono servire a qualcosa: per esempio a darti il diritto di non tollerare la cretineria altrui e di protestare senza vergogna.

-Bisogna essere disponibili ad innamorarsi, ricettivi, altrimenti non succede niente. Io non credo nel destino.

-L’umanità va avanti mossa dalla passione, e se qualcuno dice il contrario vuol dire che non l’ha mai provata, quindi per me può fare a meno di parlare.

-Bisogna sempre pensare che un futuro esiste, che le cose si aggiustano, cambiano, che ci può essere la felicità, che stiamo vivendo un periodo di transizione e poi verrà qualcosa di meglio.

-Non sono mai contenta dopo una lite, mai. Le liti non mi piacciono perché sono squallide. A differenza delle battaglie offrono ben poca opportunità di gloria.

-La religione non è altro che questo. Spiegazioni assurde di quello che non possiamo accettare.

-          Ciascuno è fatto a modo suo. Tutti dovremmo avere più tempo e voglia di conoscere gli altri. C’è sempre da guadagnarci.

Un altro personaggio singolare è  Elvira , la suocera dell’ispettore Delicado che ai soli fini di indicarne la  personalità prendo uno stralcio di una sua conversazione.
A proposito delle sue amiche. “ Sono delle teste vuote, sempre a criticare i loro figli e a sdilinquirsi per i loro nipoti. Non parlano d’altro. Ma voi credete che una donna piena di interessi come me possa reggere una simile noia?”

Infine elemento non trascurabile: il libro edito da Sellerio, poco voluminoso è comodo da portare in borsa.

Giugno 2018- Yvonne


martedì 12 giugno 2018

IL CATALOGO DELLE DONNE VALOROSE - UN LIBRO NECESSARIO


IL CATALOGO DELLE DONNE VALOROSE - Serena Dandini



Intraprendere la lettura di un libro ritengo sia sempre un’esperienza il cui esito non è prevedibile.
Le motivazione che ci inducono a privilegiare un saggio anziché un noir o un qualsiasi romanzo di narrativa anziché un libro sui problemi sociali, credo siano riconducibili allo stato d’animo del momento.
Vi sono giorni in cui si desidera leggere per il semplice piacere di leggere, altri in cui si desidera leggere per  incrementare le proprie conoscenze, giorni in cui si desidera leggere semplicemente   per informarsi  sull’attualità e altri ancora in cui si sente la necessità di leggere per approfondire determinati argomenti, per ricercare e altro ancora.
Chi  ha  consapevolezza che gli slogan dilaganti sui social non contribuiscono  ad accrescere il proprio bagaglio culturale e soprattutto non consentono di prendere posizioni con cognizioni di causa, sa bene che leggere è d’obbligo poiché è indiscutibile che la vita si vive meglio o peggio in funzione  delle conoscenze acquisite.

Pg. 42- La conoscenza è essenziale per la conquista, solo la nostra ignoranza ci rende inermi”

Nelle librerie vi si trovano libri che soddisfano le esigenze di tutti  e spesso in libreria si fanno incontri importanti poiché lo scambio di opinioni fra lettori a volte  aiuta a farci conoscere libri che magari non leggeremmo semplicemente perché non ne siamo a conoscenza.  
Mi sono dilungata nell’introduzione senza entrare nel cuore dell’argomento  di cui scriverò in seguito  perché vorrei trasmettere la passione per la lettura : ritengo che oggi più che mai tutti dobbiamo LEGGERE, dobbiamo conoscere la STORIA ( quella vera non quella narrata), dobbiamo esercitarci ad avere MEMORIA  per poterci  difendere dalla propaganda aberrante  e manipolatrice che volge a distoglierci dai problemi reali e ad incrementare la crisi di valori.

Ebbene SERENA DANDINI ha scritto un libro necessario per ricordare donne di spessore che meritano di essere ricordate , donne che  con la loro vita hanno segnato la storia, donne divenute immortali. E purtroppo DONNE di cui  molte DONNE non ne conoscono l’esistenza.
Per questo IL CATALOGO DELLE DONNE VALOROSE doveva essere scritto e dobbiamo ringraziare l’autrice che  si è premurata di racchiuderne trentaquattro in  queste preziose pagine.
Un catalogo che ho sfogliato, letto, apprezzato e giunta a pagina 273 mi sono dispiaciuta di averlo terminato.

L’autrice  SERENA DANDINI credo sia  nota a molti poiché oltre ad essere scrittrice di successo è conduttrice e autrice  tv, ha ideato e presentato programmi  come “ L’ottavo nano”, “ Parla con me”, “ La Tv delle ragazze”, “ Avanzi” e altro.

IL CATALOGO DELLE DONNE VALOROSE è  appunto la raccolta di 34 brevi biografie, un assaggio della vita  di “donne formidabili, per alimentarne la memoria e perché  possano essere di esempio per le nuove generazioni”.
Edito da Mondadori, non mi soffermo sull’estetica del libro che trovo assai intrigante  e cito qualcuna delle valorose che mi ha particolarmente ben impressionata, non prima però di citare l’ex-presidente della camera  LAURA BOLDRINI  che non rientra nell’elencazione, ma alla quale va il merito di aver contribuito  all’inaugurazione  nel Parlamento italiano della Sale delle Donne, dove “ tra i ritratti delle costituenti e delle pioniere  che hanno conquistato le prime cariche istituzionali, ci sono due cornici particolari: non contengono nessun ritratto ma un grande specchio affinchè le giovani visitatrici, osservando la propria immagine riflessa, si sentano autorizzate a volare alto e osare quello che finora è stato reputato impossibile”.
 ( Ad oggi in Italia mai nessuna donna ha ricoperto la carica di primo Ministro o di Presidente della Repubblica nonostante nel nostro paese  vi siano molte donne con lauree, master , esperienze e competenze).

Fra le valorose:
- Ilaria Alpi, la nota giornalista  vittima di un agguato mortale a Mogadiscio alla quale non è ancora stata resa giustizia
- Olympe De Gouges  la cui opera del 1791 “ La dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina” è da considerarsi una pietra miliare per la storia delle donne,  in cui esplicitava le rivendicazioni necessarie per una vera democrazia che a suo parere, si poteva raggiungere unicamente con la paritaria uguaglianza tra cittadini e cittadine.
Le sue idee e ideali le costarono la vita tanto che il 3 novembre del 1793 finì sul patibolo : “ …..ella ha voluto essere Uomo di Stato, e la legge ha punito questa cospiratrice per aver dimenticato le virtù che convengono al suo sesso”.
-Grazia Deledda che per sfuggire ad una tradizione implacabile che voleva le donne unicamente spose e mamme non esitò ad abbandonare la sua terra.  Valorosa senza ombra di dubbio: a tutt’oggi l’unica italiana ad aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1926
- Cristina di Belgioioso che mettendo in pratica le teorie socialiste approfondite grazie all’amicizia con il filosofo Thierry ha trasformato la sua tenuta  in un vero e proprio modello di impresa sociale bandendo le ingiustizie e i soprusi a cui erano soggetti i contadini, facendo costruire persino abitazioni e  scuole affinchè i figli potessero istruirsi.  E qui pare che la nobiltà milanese si scandalizzò ritenendo queste iniziative  pericolose  peri privilegi della casta dei proprietari.
La Dandini scrive che fra i primi a indignarsi ci fu Alessandro Manzoni il quale si preoccupò che se i figli dei contadini andavano a scuola non avrebbero più lavorato i campi. Approfondirò ulteriormente ma confesso che   tale asserzione, dal mio punto di vista, non fa onore all’illustre idealista.
- Emma  Goldman , femminista, anarchica, conosciuta come “ Emma La Rossa” che nel 1916  lottava per il  riconoscimento dei diritti  delle donne, teneva discorsi in pubblico orientati  contro la legge che vietava l’aborto e la diffusione di pubblicazioni sul controllo delle nascite. Per queste motivazioni venne arrestata ma le sue ideologie mai tradite.
Il suo pensiero libertario non nasce da sterili teorie imparate sui libri: le appartiene fisicamente, e le è necessario come l’aria che respira”.
-Ipazia nata in Egitto nel IV secolo dopo Cristo. Una donna che contro ogni pregiudizio  che teorizza la presunta superiorità del cervello maschile su quello femminile, volle divenire matematica, astronoma e filosofa. E a soli trentun anni divenne responsabile della Scuola neoplatonica d’Alessandria ma la giovane  non era ben vista dal potere clericale poiché non era accettabile che una donna mettesse in discussione non solo le teorie scientifiche ma anche  la religione adducendo ad argomentazioni intelligenti, ragion per cui venne considerata una donna diabolica e su ordine del vescovo Cirillo ( successivamente fatto santo)  fu uccisa atrocemente.
Margherita Hack di lei scrisse. “ La vicenda di Ipazia ci insegna ancora oggi quale e quanto pervicace possa essere l’odio per la ragione e il disprezzo per la scienza….”
-Miriam Makeba , Mama Africa 
- Irma Bandiera, eroina della resistenza
In questo capitolo sono elencate alcune condizioni della donna al tempo del fascismo e le nuove generazioni non dovrebbero mai dimenticarsene. I diritti di cui  oggi  godono sono frutto di battaglie estreme ad opera di altre donne.
Non a caso al Duce è attribuita la frase. “ Le donne devono tenere in ordine la casa, vegliare sui figli e portare le corna”.
-Miryam Mizakhani,  la prima e fin’ora unica donna al mondo ad aver conquistato la medaglia Fields ossia il premio più ambito per un matematico  
“ Più tempo trascorro immersa nella matematica, più mi entusiasmo”.
-Jeanne  Moreau
Sono affascinata da tutto quello che si trasfroma e avanza infrangendo le regole. Sento che la mia energia deve essere utilizzata per ciò che non è convenzionale”.

Mi fermo qui,  consiglio appassionatamente  la lettura di questo prezioso libro che a me ha dato tanto, ho provato grande soddisfazione nel trovare riscontro ad alcuni miei convincimenti  ( e forse ho leggermente incrementato  la mia autostima).
Ancora ringrazio Serena Dandini per averlo scritto e avermi dato l’opportunità di conoscere donne geniali, talentuose, coraggiose. 


Giugno 2018- Yvonne

lunedì 21 maggio 2018

A BORDEAUX C'E' UNA PIAZZA- Hanne Ostavik

A Bordeaux c'è una piazza

" Hanne ORSTAVIK si riconferma la grande 'pittrice' della letteratura norvegese" M.R.Granlund


Indubbiamente si tratta di una lettura particolare, basta pensare che dopo aver letto una cinquantina di pagine ero quasi intenzionata a chiuderlo e lasciar perdere.
Soffermandomi poi sulle notizie relative all'autrice riportare sull'aletta  pieghevole: " HANNE ORSTAVIK è nata a Tana nel nord della Norvegia, nel 1969. Il suo primo romanzo è del 1994 e ha dato l' inizio a una carriera di scrittrice e intellettuale tra le più interessanti del panorama norvegese ed europeo. Da allora ha pubblicato tredici romanzi, ha vinto numerosi premi ed è stata tradotta in ventisei lingue", ho deciso di insistere ad alla fine sono rimasta molto soddisfatta.

Per apprezzare meglio questa lettura  è opportuno calarsi nell'ambiente e nella mentalità dei paesi nordici che si discosta abbastanza dalla nostra .

Breve trama

La storia  vede protagonista Ruth, un'artista che si reca a Bordeaux per esporre la propria arte. Ruth è stata sposata,  ora divorziata, mamma di Sofi, una ragazza di diciassette anni, incontra Johannes che non è mai stato sposato , non ha mai avuto una relazione seria, " è stato da solo, sempre, solo lui".
A Bordeaux lei arriva qualche giorno prima con il suo trolley poichè  deve incontrarsi con i galleristi  per finalizzare l' allestimento della mostra, mentre lui,  dovrebbe raggiungerla dopo.
Dovrebbe raggiungerla a Bordeaux e lei arrivando in albergo si guarda attorno, lo aspetta .....
La storia fra i due non è una storia comune, lui ama vivere la notte, frequentare locali alquanto particolari, tuffarsi in mezzo alla gente, la folla, il rumore, la musica, l'ebrezza, si eccita in circostanze impreviste e lei lo capisce, forse le dispiace, ma comprende.
La narrazione procede non priva di descrizioni piccanti, a tratti si può credere che alcuni dettagli erotici siano eccessivi, ma non essendo un libro adatto ai bambini,  penso sia accettabile.
 A Bordeaux la gallerista è una donna, si chiama Abel, pure lei divorziata e mamma di  Lily, una giovane ragazza che si accompagna con un ragazzo che va in giro con la custodia di una chitarra.
Artista e gallerista, ovvero Ruth e Abel,  fanno amicizia, escono una sera, si fanno delle confidenze.....in alcuni momenti immaginavo che fra le due si sarebbe scatenata un'attrazione, ma non è accaduto.
Non mi dilungo, ripeto che è un romanzo alquanto singolare, non affatto banale come ingannevolmente fanno presagire le prime pagine, molto introspettivo.
E' definito un romanzo d'amore, ma io credo che il sentimento dominante è la solitudine.
Racconta di INCONTRI, di desiderio di vicinanza e del ritrovarsi soli. Soli vicino a un altro....

Secondo me è un romanzo  molto  profondo, ma il lettore deve impegnarsi a comprendere e soprattutto non soffermarsi unicamente sulle descrizioni da " 50 sfumature di grigio".
Ci sono pagine che ti entrano dentro e non ti lasciano più, ad esempio la pag. 103 in cui descrive che la tenerezza non è in tutti i corpi e .....la trascrivo.

" E' in tutti la possibilità , l'impulso ad agire, a tendersi, verso un altro, verso il calore, l'amore. Ma puoi aver rimosso quell'impulso, bloccato il movimento dentro te stesso, esserti arreso. Esserti arreso tante volte, tanto presto, forse da neonato, da bambino, un bimbo di 4 mesi che tende le braccia, verso qualcuno, verso la mamma, ma la mamma non può, per un motivo o per un altro, forse le hanno insegnato che i bambini non vanno presi in braccio, che così si viziano, oppure è occupata o fuori, via un'altra stanza, non ti sente, o ha iniziato a lavorare, e allora c'è una tata, che guada un film in televisione e non si preoccupa...........non  c'è nessuno a risponderti, non ottieni niente, perciò lasci stare, smetti di provare, dopo un pò ti passa la voglia d provare ancora, perchè fa così male non ottenere, e quindi smetti anche di sentire che hai bisogno, che vuoi. Non vivi, ti chiudi, non senti."

Apprezzabile anche lo stile letterario. Non escludo che leggerò qualche altro romanzo di questa autrice.

Stralci

-" Penso a com'è diverso se è una donna a stare ferma, e un uomo a raggiungerla, e viceversa. Un uomo sta fermo, e una donna gli va incontro. Qual'è la differenza. "

- " Capisco cosa vuol dire uscire, come esce lui, uscire nella città e nel buio della notte, nell'altro, che è nascosto sotto, dentro, dietro."

- " Esiste l'amore? Esiste questo calore morbido ondeggiante che ci passa attraverso e affiora negli occhi ed esce, come luce"

Giugno 2018 - Yvonne


giovedì 10 maggio 2018

CANTO DELLA PIANURA di KENT HARUF


CANTO  DELLA  PIANURA di KENT HARUF


In quarta di copertina sta scritto. “ Vite insignificanti ma indispensabili, per la più semplice delle ragioni: per la voce stupenda, quieta e luminosa, con cui Haruf ci racconta della sua Holt, di questa piccola città dove ci sembra di vivere da sempre e che mai vorremmo lasciare”
E ancora. “ Si sente il ritmo di Hemingway, l’epica di Faulkner e la malinconia di Cechov”.

Rifacendomi alla poesia di Martha Rivera posso affermare senza timore di essere smentita che esistono anche uomini che leggono, che scrivono, che pensano, che  si emozionano dinnanzi a un quadro etc. etc. ed è stato  proprio un uomo così  che la scorsa estate conversando telefonicamente mi ha suggerito di leggere CANTO DELLA PIANURA . Mi disse che si trattava di un romanzo speciale , che sicuramente  avrei apprezzato  considerando che mi piace perdermi nelle descrizioni e nei dettagli….

Ho ascoltato il consiglio, l’ho acquistato e qualche giorno fa l’ho preso fra le mani e sin dalle prime pagine mi sono sentita testimone protagonista della vita a Holt, un paese di niente dove la vita scorre nel niente , ma dove vivono  persone meravigliose che seppure non sanno conversare sanno amare, ma non di quell’amore romantico descritto da poeti e scrittori bensì  di quell’amore generoso che non ha prezzo.

I protagonisti sono diversi:  Guthrie,  un insegnante delle scuole superiori, padre di due bambini, Bobby e Ike,  la cui moglie un giorno decide di andare a vivere da sola e poi ancora di trasferirsi da una sorella e non tornare più a casa. Nessuna separazione traumatica, nessun divorzio, se n’è andata a non è più tornata. Quindi Victoria, una ragazza di 17 anni , studentessa che rimasta incinta viene cacciata da casa dalla madre  e aiutata da un’insegnante Maggie, va a  vivere in una fattoria insieme a due fratelli anziani i quali si affezioneranno molto a lei  tanto che lei preferirà rimanere con loro anziché andare a vivere con il padre della bambina che dapprima l’aveva abbandonata e poi pretendeva di riprendersela come fosse un oggetto si sua proprietà o spettanza.

“ Pensa a come siamo. Scontrosi e ignoranti. Tristi. Indipendenti. Prigionieri delle nostre abitudini. Come si fa a cambiare alla nostra età?”.

 Un ruolo importante quello dei bambini  Bobby e Ike che complici in ogni situazione, qualcuna anche spiacevole, si pongono molte domande e non riescono proprio a comprendere perché la mamma è andata via. senza fornire nessuna spiegazione.
In sintesi un romanzo che narra  una quotidianità semplice come spesso è la vita che corre in molti paesi di tutto il mondo, eppure non priva di eventi degni di studio perché riconducibili a sentimenti non trascurabili.

L’autore Kent Haruf ( 1943-2014) è annoverato fra i più apprezzati scrittori americani ed ha ricevuto diversi riconoscimenti.
Canto della Pianura che è parte di una trilogia ( Benedizione e Crepuscolo)  è stato finalista al National Book Award.

Credo che leggerò anche gli altri .

Canto della Pianura mi ha molto coinvolta, a tratti non ho potuto evitare di fare dei paragoni con il mio paese nativo e infine confesso che mi ha lasciato un velo di tristezza.
In conclusione: un bel romanzo.

Maggio 2018- Yvonne