mercoledì 7 marzo 2018

AVILA – La patria di Colei che parlava con Dio


AVILA – La patria di Colei che parlava con Dio
Cinta murarie di Avila

Non avrei mai immaginato che un giorno sarei andata a visitare questa località la cui notorietà credo sia  legata principalmente a un evento storico-religioso: qui è nata Santa Teresa d’Avila che da quanto si racconta aveva il privilegio di parlare direttamente con Dio.
In qualsiasi momento della giornata, della notte  o comunque quando aveva bisogno, lo chiamava, lo interpellava e Lui rispondeva…
Non contavano le distanze e la mancanza del telefono  era ininfluente.

Ironia a parte, comunque sia, vissuta dal 1515 al 1582,  è stata una donna  notevole : oltre ad essere scrittrice avendo imparato a scrivere e  a leggere ancora bambina, a vent’anni  è entrata in convento e successivamente  ha fondato l’ordine delle Monache e dei Carmelitani Scalzi  dando vita a ben 17 monasteri. E’ annoverata fra le figure che hanno maggiormente contribuito alla Riforma Cattolica e il Papa Paolo VI l’ha inserita tra i Dottori della Chiesa.

Alla sua morte, dal suo corpo vennero presi 17 pezzetti divenuti reliquie: una pezzetto/ reliquia per ciascun convento. Nella casa reliquiario di Avila vi è il suo dito e io l’ho visto, anche se non sarei mai stata in grado di identificarlo come tale.
Questo in sintesi è quanto ho appreso dalla guida turistica che ci  accompagnava.

Ad Avila comunque molto riconduce a lei  e San Juan de la Cruz, poeta scrittore e suo confessore: la chiesa dove è stata battezzata , la casa reliquiario, il Convento di San Josè ( Las Madres) fondato sempre da Lei , la Cattedrale e altro ancora.
Avila - Il mercato nella piazza centrale
Ma Avila non è solo misticismo, è anche una cittadina Medioevale, nel 1985  dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, appartenente alla Castiglia e Leon, distante da Madrid circa 112 chilometri.
Situata su un’altura  rocciosa a 1131 mt s.l.m , attraversata dal fiume Adaja e  delimitata da possenti mura turrite offre di se’ una panoramica difficilmente immaginabile.
Si accede all’interno della cittadina transitando da una maestosa porta ricavata dalle mura e  dopo una breve percorrenza in cui si  prova la chiara sensazione di essere stati catapultati  in un tempo che non esiste più,  ci si immette nella piazza del mercato a forma di un quadrilatero con portici il cui edificio dominante è rappresentato dall’ayuntamiento ( sede dell’amministrazione comunale) che vi risiede da ben 500 anni.
In questi giorni la piazza era già allestita per la Pasqua: dalle finestre degli edifici adibiti ad abitazioni,  sventolavano stendardi  di colore viola e  rosso e la rendevano alquanto suggestiva.
Nonostante il freddo intenso, perché ad AVILA l’aria era davvero gelida,  la piazza era affollata perché vi era il mercato che seppure di dimensioni ridotte sembra rivestire una importanza rilevante.
La parte più consistente di AVILA è racchiusa dentro le mura, ma anche all’esterno delle mura vi sono diverse edificazioni.


La storia di Avila è assai ricca, interessante e anche un po’ leggendaria : dalle documentazioni risulta che nel VII secolo a.c. fu abitata dai Vetoni (un popolo di origini Celtiche)  che furono poi scacciati dai Romani. Dopo la caduta dell’Impero Romano arrivarono gli Alani e dopo ancora i Visigoti e  non vado oltre, ma chi desiderasse approfondire ,Wikipedia è una buona fonte.
Oltrettutto non ho molto da aggiungere poichè sono andata ad Avila con un’escursione organizzata da un’agenzia di Madrid – Julia Travel - e quindi la visita era concentrata su punti specifici.
Posso semplicemente affermare che AVILA è  una cittadina meravigliosa che merita appieno d’essere stata inserita nel Patrimonio dell’Umanità e nonostante il freddo sofferto sono felice di averla visitata.

Marzo 2016 – Narrazione frutto di esperienza personale. -  Y.P. 

martedì 6 marzo 2018

TORRE DEL LAGO PUCCINI


TORRE DEL LAGO PUCCINI
Frazione di Viareggio - Provincia di LUCCA
Sulle orme di Giacomo Puccini


Teatro all'aperto di Torre del Lago

Sono nata sul lago, ho visitato tanti laghi, sono attratta dai paesaggi dove le acque predominano.
Oggi sono qui a cercare  parole e  aggettivi per descrivere un luogo che non è solo  un paesaggio lacustre bensì un luogo UNICO e davvero SPECIALE: Torre del Lago Puccini dove appunto GIACOMO PUCCINI trovò la giusta aspirazione che diede vita a gran parte delle sue opere  immortali come: Manon Lescaut, La bohème, Madama Butterfly, La fanciulla del West, La  rondine e il Trittico.

Torre del Lago è una frazione di Viareggio, in provincia di Lucca è non può essere paragonato a nessun altro luogo perché è davvero suggestivo e avvolto da un’atmosfera particolare, quasi mistica. Si entra nel paese percorrendo un viale che sfocia su  un ampio Belvedere  affacciato sul lago Massaciuccoli  dove sorge la Villa che il grande  compositore fece costruire nel 1899, oggi Museo della Villa Puccini, al cui interno c’è una Cappella in cui sono  custodite le sue spoglie mortali.

La Villa Museo, gestita dall’Associazione Amici delle Case di Giacomo Puccini presieduta da Simonetta Puccini, nipote  e unica erede del Maestro  è visitabile  e meta di turisti provenienti da tutto il mondo.  E’ possibile vedere lo studio con il  suo pianoforte preferito  e una scrivania costruita appositamente per appoggiare le composizioni  e sulla quale sono  esposti diversi oggetti originali fra i quali anche  una boccettina di vetro contenente alcune delle pillole che prendeva,  i ritratti del compositore in varie epoche della sua vita e la maschera funebre proveniente da Bruxelles dove il musicista si spense il 29.11.1924 all’età di 66 anni, la stanza della caccia con i suoi fucili , i  trofei venatori, l’ abbigliamento sportivo compresi scarpe e  stivali, la veranda con i quadri degli amici pittori macchiaioli, compagni di vita e di caccia durante i soggiorni a Torre del Lago. 
Sono inoltre esposti  i  vari manifesti delle sue opere, diversi manoscritti,  la patente di guida ( Puccini amava le auto), in breve nel Museo si ritrova l’ambiente in cui viveva Giacomo Puccini.

La storia ci racconta che  Puccini arrivò a Torre del Lago nel 1891 e dopo averci vissuto qualche anno in case prese in affitto,  resosi conto che qui  il suo genio traeva il massimo rendimento, fece erigere l’attuale villa che conserva intatto l’aspetto originale.
Il biglietto d’ingresso costa 7  euro (all’interno è rigorosamente proibito scattare  foto) e si paga  all’uscita dove un piccolo spazio  funge da biglietteria  e botteghino in cui è possibile acquistare libri e materiali vari inerenti a Puccini ed alle sue opere.
Sempre affacciato sul lago e  poco distante dalla Villa si trova un ampio parco  - Il Parco della Musica-  dove ogni anno nei mesi di  luglio e agosto si tiene il Festival Lirico giunto quest’anno  alla 55.ma Edizione. 
All’interno di questo parco, recentemente è stato realizzato un  teatro all’aperto – GRAN TEATRO- un anfiteatro moderno  con 3100 posti, dedicato a Giacomo Puccini e  inaugurato nel giugno 2008, anno in cui ricorreva il 150.mo anniversario della sua nascita.
Entrando nel parco si passa davanti a delle costruzioni basse, una adibita a biglietteria dove sono  esposti  i programmi del prossimo festival  e l’altra  forse  è  un  piccolo laboratorio   musicale  da cui proviene e si diffonde  nell’aria  musica  lirica contribuendo  a creare nel visitatore un alto coinvolgimento emotivo.
Quest’anno sono in programma anche due balletti di straordinaria bellezza: IL LAGO DEI CIGNI e GISELLE  (12 e 19 agosto ).
Veduta del Gran Teatro


Ho letto che a proposito della realizzazione del Gran Teatro, qualcuno lo ha definito un ecomostro e io anche se  a nulla serve,  mi permetto  esprimere il mio dissenso:se si continua a ragionare in questo modo in Italia  non si realizzerà mai nulla.  Del resto in tutte  le più grandi città europee sono state inserite  opere di architettura contemporanea e  io penso che  sia giusto perché ogni opera deve testimoniare il tempo in cui viene realizzata, ovviamente  tenendo in considerazione il rispetto per l’ambiente. A proposito del GRAN TEATRO PUCCINI,  io  ritengo che esteticamente  sia un edificio  moderno, come solo poteva esserlo un teatro costruito in tempi moderni. Anzi mi piacerebbe moltissimo poter assistere ad uno spettacolo da questa grande platea: immagino che il connubio fatto di  musica, luci, scenario artistico e paesaggistico  creino un ambiente da sogno  indimenticabile lasciando un ricordo indelebile a coloro che avranno la fortuna  di  essere presenti.

“Torre del Lago” – dal 1938 “ Torre del Lago Puccini “ per rendere onore al compositore- merita di essere visitato: non ci sono aggettivi che possano rendergli giustizia. Sicuramente oggi si presenta sotto una veste diversa da quando Puccini la designò suo rifugio  ma ancora  regala  un ambiente rilassante, un insieme che  esalta lo spirito e rasserena l’anima e  forse io  un pochino suggestionata dalla  recente fiction televisiva “ Giacomo Puccini” qui girata,  per qualche attimo ho avuto l’impressione che da un angolo qualsiasi potesse  sbucare proprio  “lui” il celeberrimo Maestro.

Così Puccini descrisse Torre del Lago:
« Gaudio supremo, paradiso, eden, empireo, «turris eburnea», «vas spirituale», reggia... abitanti 120, 12 case. Paese tranquillo, con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cignali, lepri, conigli, fagiani, beccacce, merli, fringuelli e passere. Padule immenso. Tramonti lussuruosi e straordinari. Aria maccherona d'estate, splendida di primavera e di autunno. Vento dominante, di estate il maestrale, d'inverno il grecale o il libeccio. Oltre i 120 abitanti sopradetti, i canali navigabili e le troglodite capanne di falasco, ci sono diverse folaghe, fischioni, tuffetti e mestoloni, certo più intelligenti degli abitanti, perché difficili ad accostarsi. Dicono che nella Pineta "bagoli" anche un animale raro, chiamato “Antilisca”... »

 Torre del Lago Puccini dista dalla rinomatissima località turistica Viareggio 5 km, da Lucca 15 km.

  
Casa Museo Puccini

Marzo 2009 – Innamorandomi di Puccini

lunedì 5 marzo 2018

DUODO PALACE HOTEL - VENEZIA

DUODO  PALACE HOTEL - VENEZIA

entrata Hotel  DUODO in Calle Minelli

Ho soggiornato al DUODO PALACE HOTEL due notti nel gennaio scorso in occasione del mio ritorno a Venezia. La posizione dell'Hotel Duodo situata nei pressi del Teatro La Fenice l'ho trovata ottimale in quanto in circa 10 minuti a piedi per le calli, si arriva in Piazza San Marco.   Io ho fatto la prenotazione tramite il sito di Expedia e direi che è andato quasi tutto bene.  "Quasi" ...scrivo "quasi" perchè dal documento di Expedia  risultava chiaramente che avrei dovuto pagare  68,85 euro a notte comprensivo di tasse. In realtà in Hotel mi hanno richiesto tassa di soggiorno di euro 3,10 a notte  a persona. In ogni caso l'hotel è pregevole e ho pagato.
La colazione (non  compresa nella tariffa) costava 10 euro a persona. Un prezzo in linea con la grande varietà di prodotti messa a disposizione: dal dolce al salato, succhi di frutta, spremute, frutta fresca, cereali, the, caffe, latte, yogurt etc. etc.
La camera sufficientemente spaziosa era ben insonorizzata come pure il bagno che disponeva di tutto quanto è previsto per un hotel 4 stelle. La pulizia indiscutibile. Ho ben riposato. Allego qualche foto della camera occupata . Unica problematica, probabilmente riconducibile al fatto che sarà un palazzo storico, è la mancanza di ascensore. In ogni caso l'addetto porta i bagagli in camera. 


5 marzo 2018 - Yvonne

domenica 4 marzo 2018

REALMONTE - La Città della SCALA dei TURCHI


REALMONTE - La  spettacolare SCALA dei TURCHI


Amo l’azzurro dei cieli tersi e delle acque, amo l’azzurro dal più tenue al più intenso, amo l’azzurro che nasconde le linee di confine fra cielo e mare confondendo anche lo sguardo più acuto.
Dopo aver visto Realmonte ho scoperto che quì  vi  sono degli azzurri che non hanno eguali.

A Realmonte il paesaggio è stupore e io lo ricordo così:


“una immensa distesa mansueta dai colori impensabili arginata dolcemente da una scogliera scolpita armoniosamente dal vento e pazientemente levigata dalle acque e dal tempo, immacolata  come la neve .
Ad un tratto una parte di scogliera si innalza fino a formare un monte, ma costui  non pare voler dominare il mare perché s’innalza ondeggiando dolcemente creando ampi gradoni che a opera conclusa si presentano come una grandiosa scala. La SCALA DEI TURCHI, la principale attrazione di Realmonte, località turistica dalle belle spiagge sabbiose, fondata dal nobile Giovanni Monreale fra il 1650 e 1680, in provincia di Agrigento.

Il Mar   Mediterraneo, baciato da un sole novembrino ancora caldo ma non sfacciato, sembra provare piacere a fare  da specchio alla bianca scogliera, alla Scala dei Turchi, che forse ignara del suo splendore, lascia scivolare la sua immagine nelle acque, penetrandole e sprofondandovi. L’unione o meglio la fusione di questi elementi da origine a una tavolozza trasparente dagli azzurri variegati, a tratti intensi  quasi fino a diventare blue cobalto, in alcuni punti invece  sfumati, di bianco orlati. Infine  il  sole  con luce argentata  stende il suo velo e la tavolozza   diviene    un  mantello regale  degno soltanto di un imperatore.”

Ma per una simile meraviglia non ci sono parole che possano renderla viva e   anche la fotografia è impotente  all’efficacia dell’immagine.
La SCALA dei TURCHI  costituita di marna, roccia sedimentaria a grana fine di natura calcarea e argillosa la cui particolarità è il colore bianco, è lì che si specchia nel Mediterraneo e ci attende.
Non teme le nostre impronte, anzi ci invita a salirci sopra affinché possiamo goderci bellezza e spettacolarità dall’alto.
E’ lì a testimoniare incontri di innamorati che l’hanno scalfita incidendo su di essa, cuori, date, nomi e  poco importa se sono state avventure di un’estate o storie di una vita.
La Scala dei Turchi certamente  è un monumento ai ricordi.
Un angolo di Sicilia  incantevole.
La storia tramandata dice che nei tempi antichi qui vi trovavano riparo i turchi perché è una zona non eccessivamente ventosa, ma in realtà sembra poco probabile che i turchi fossero giunti fino a qui. Inoltre si narra di pirati saraceni che giungevano dal mare, salivano “ la scala “ e saccheggiavano i luoghi circostanti.

Dal mare di fronte, poco distante dalla riva, dalle acque cristalline fuoriescono due scogli ed anche per essi la leggenda vuole che rappresentino due innamorati sfortunati di Realmente: “zitu” e “zita”.

Seduta su un gradone, riscaldata dal sole, intorno il  silenzio è rotto soltanto dal garrito di bianchi gabbiani che planano liberi sul mare calmo,  la mente divaga priva di catene, lo sguardo si perde in questo splendore del creato, ammira la costa fino a capo Rossello. Miracoli della natura che nessun architetto mai  potrebbe realizzare!  

Vorrei rubare un pezzo di scogliera per non dimenticare il suo candore, vorrei portare con me una bottiglia di mare per non dimenticare i colori, ma  desisto, sono consapevole che altrove nulla potrebbe essere  come  appare qui, seduta su un gradone della scala dei Turchi.  
Ogni cosa ha  il suo posto.

E’ in attesa di rientrare nell’elenco dei Patrimoni dell’Unesco.

"23 set 2016 - L'Assemblea Regionale Siciliana ha infatti approvato, nel corso dell'ultima seduta, un ordine del giorno presentato dal deputato del Pd, Giovanni Panepinto, che impegna il governo regionale a sottoporre alla commissione nazionale sui siti Unesco la candidatura della Scala dei Turchi di Realmonte."



Si raggiunge entrando in Realmonte seguendo le indicazioni per LA SCALA DEI TURCHI, quindi si arriva in un  parcheggio  (è uno spazio recintato e   forse è aperto solo nel periodo estivo)  . Io ho parcheggiato in una piazzuola  adiacente. Si percorre una breve  stradina in discesa che porta ad una bella spiaggia di sabbia, andando verso destra  si passa oltre uno stabilimento balneare  e procedendo lungo il litorale per  pochi minuti ci si trova  davanti alla “Meraviglia”.

Novembre 2009- Yvonne 




sabato 3 marzo 2018

LAC de COMO


Lac de Côme et San Siro




Rezzonico
SAN SIRO: les deux visages du lac.

Le  lac de Côme  honoré par de nombreuses représentations a même été appelé «paysage nordique» car il semble que parfois il évoque des aperçus norvégiens: perspectives panoramiques reflète dans les eaux scintillantes, parfois dociles, ébouriffé parfois par le vent  ou la tempête, parfois même menaçant si surpris par la fureur de bellanasco  ou Menaggino. Breva, tivano, bellanasco, menaggino sont quelques-uns des vents typiques de la région que les habitants peuvent reconnaître en suivant les indications transmises de génération en génération.
Sa forme inhabituelle le rend différent de tous les autres lacs; Entouré, clos, presque protégé par une couronne de montagnes, c'est un paysage incomparablement paysagé qui offre à l'observateur

venerdì 2 marzo 2018

RECANATI - Il colle sublime


Recanati:  Il colle sublime
“Borgo stupendo, ma troppo piccolo per una intelligenza troppo grande”

Rientrata da un breve soggiorno a Recanati, una cittadina con circa 22.000 abitanti, situata  su un colle in provincia di Macerata,  mi cimento a trasformare in parole le emozioni che il luogo mi ha suscitato.

Mossa da insensata, eppure reale, attrazione per il Giovane Favoloso nata improvvisamente durante la visione del film omonimo, sono andata a Recanati, il  “natio borgo selvaggio , intra  una gente zotica , vil; cui nomi strani e spesso argomento di riso e di trastullo…. ” descritto dal Poeta  nelle “Ricordanze”.   
Non vi è dubbio che  visitare  Recanati  in un periodo come questo in cui è vestito a festa per l’arrivo del Natale , lo si trova avvolto in una magica atmosfera, esaltata anche dal fatto che  nelle sale cinematografiche di tutta Italia è proiettata la pellicola di Martone dedicata a Giacomo Leopardi che qui è nato, qui ha vissuto gli anni della giovinezza e qui ha composto molti di quei versi e di quelle opere che l’anno annoverato fra i grandi della letteratura e infine, ad onore della correttezza, occorre dire che da qui è “ fuggito” , è morto a Napoli dove si trova la sua tomba.
( Son risoluto ... di pormi in viaggio per cercar salute o morire e a Recanati non ritornare mai più”).
Recanati, sicuramente un paese troppo piccolo per una intelligenza così immensa come quella di Giacomo Leopardi!
Ci si addentra in a Recanati percorrendo la via principale, lunga circa due chilometri e  che va da un capo all’altro del borgo.
Come già scritto, nei periodi pre-natalizi le usanze prevedono che città e paesi indossino l’abito delle grandi occasioni ricco di colori, decorazioni e luci : nelle strade, sugli alberi, sui cornicioni delle case, ovunque è possibile,  vengono  appese  luminarie  di vario genere e poiché è  anche l’occasione in cui ciascuno può esibire la propria creatività, non di rado ci si trova ad ammirare realizzazioni di alberi di natali e presepi originali a volte  con materiali impensabili.
(Per esempio proprio qui  dinnanzi alla Chiesa di SAN VITO è presente un grandissimo albero composto da pallets: lo definirei “ una genialata”).
Dunque anche Recanati non si è sottratta alla tradizione, ma Recanati  conosciuta pure come la  città della poesia, ha appeso luminarie  confacenti alla sua immagine.
Infatti per le vie di Recanati sono appese poesie e  le luminarie quest’anno sono : L’INFINITO, che rientra fra le liriche più belle scritte da Giacomo Leopardi .
( Non sono a conoscenza  se ogni anno vengono appese poesie diverse oppure sono sempre le stesse, ma ciò è irrilevante.)
L’infinito è composto da 15 endecasillabi sciolti : quindi con delle luci  sagomate a scrittura  sono stati ripresi fino a creare una striscia-riga per ogni endecasillabo. Le singole strisce, la cui altezza potrebbe essere verosimilmente all’incirca di 40 centimetri,  sono poi  state  fissate orizzontalmente alle case  da un  lato all’altro della strada  e regolarmente distanziate , sovrastano la via principale: ne consegue che camminando si ha la possibilità di leggere  interamente la poesia.
Inoltre sulle pareti degli edifici che fiancheggiano le strade del borgo sono stati appesi numerosi pallets, i quali ingentiliti con fili decorativi natalizi o composizioni floreali fungono da cornici a speciali cartelloni assimilabili a pergamene con scritte  in bella calligrafia riprendenti alcune delle opere più note  del Poeta come “Il sabato del Villaggio”.

Recanati potrebbe benissimo essere denominato Borgo Leopardi poiché  da ogni angolo trapela amore e  onorificenza per l’illustre cittadino nato il 29 giugno del 1798 e  morto il 14 giugno del 1837: liceo  classico Giacomo Leopardi, Via Sabato del Villaggio, il colle dell’Infinito, la casa di Leopardi, la torre del Passero Solitario, e altro ancora.
Una bellissima statua raffigurante il grande Poeta,  opera dello scultore Ugolini Uncini, dal 1898  troneggia nella centrale  piazza G. Leopardi dove venne posizionata in occasione del centenario della sua nascita. Questa piazza architettonicamente è pregevole : in parte è delimitata  dal palazzo comunale in stile neoclassico  con portici , mentre  a fianco della statua del Poeta  svetta  una grande torre merlata.
Ovviamente recandoci a Recanati è d’obbligo la visita alla Casa del Poeta, aperta al pubblico solo parzialmente in quanto è un edificio privato ed è ancora abitato dai discendenti di Monaldo Leopardi, il padre di Giacomo.

Accompagnati da una guida è consentito visitare il primo piano  dove si trovano le stanze della biblioteca che custodisce ben 20.000 volumi di cui Giacomo Leopardi ne lesse almeno due terzi. Letture compravate dall’analisi delle sue opere contenenti riferimenti specifici a libri letti.
La raccolta dei volumi avvenuta  per opera del Conte Monaldo che desiderava offrire ai figli una formazione eccellente,  inizialmente comprendeva  circa 12.000 testi. Successivamente , con l’arrivo in Italia  di Napoleone Bonaparte , venne integrata  con altri 8000 testi  ricevuti dai conventi vari, i quali timorosi delle devastazioni francesi,  li diedero al Conte per custodirli e preservarli.
Oggi è possibile ammirare tutti questi volumi ben conservati e classificati per categoria la cui dicitura è incisa su targhette ovali applicate in alto agli scaffali e,  si possono anche consultare dopo aver inoltrato specifica richiesta  ai proprietari. A detta della guida, finora sono state effettuate all’incirca 300 consultazioni .   Qui nella stanze della biblioteca vi si trovano esposti anche molti scritti di Giacomo, alcuni semplici fogli di quaderno, altri fascicoli ben rilegati, ma tutto rigorosamente scritto con penna a inchiostro e in una calligrafia perfetta, senza sbavature, senza irregolarità e assolutamente leggibile.
Le stanze emanano il profumo indicibile della cultura  e,  per me, forse suggestionata dalle scene del film,  è stato  facile immaginare  Giacomo Leopardi  seduto al tavolino vicino alla finestra dalla quale vedeva una bella giovinetta che cantava e cuciva. La stessa a cui dedicò molti anni dopo, forse dieci, quando lei era già defunta,   “ A Silvia”. La guida ha detto che in realtà la fanciulla portava il nome di Teresa Fattorini, ma siccome Giacomo aveva in antipatia un’abitante del borgo di nome Teresa , ritenne opportuno sostituire il nome della sua ispiratrice in “ Silvia”.

Con le caratteristiche genetiche  di Giacomo Leopardi , le statiche asseriscono che se ne trovano solo 5 su un milione di nascite per questo sono definiti geni. 

Giacomo Leopardi era dotato da una memoria visiva  straordinaria  che gli consentiva un apprendimento molto rapido tanto che conosceva perfettamente più lingue  come l’ebraico, il sancrito, lingue straniere e qualcuna come il greco, imparata autonomamente semplicemente utilizzando e traducendo la Bibbia.  Questo  sta a anche ad  evidenziare che la biblioteca era fornitissima e disponeva di testi in lingue diverse.
In tutta sincerità confesso che ho provato una grande emozione  salire  quelle  stesse scale che hanno visto salire e scendere Giacomo Leopardi come è stato emozionante entrare nelle stanze della biblioteca :  non ricordo d’aver  mai visto altrove stanze dalle pareti completamente invisibili perché totalmente occupate dagli scaffali   stracolmi di libri. La guida faceva rilevare che gli scaffali libreria sono stati modificati  in altezza mediante aggiunta di altri ripiani  fino a raggiungere il soffitto proprio per il continuo incremento di volumi.
Pare che a quel tempo in Italia non ci fosse Biblioteca migliore e in un determinato periodo il Conte Monaldo decise di aprirla al pubblico per consentire a tutti la possibilità di leggere e apprendere.
Uscendo dalla Biblioteca, immediatamente sulla destra , si trovano dei locali adibiti a Mostra : anche qui sono esposti testi vari, scritti, oggetti di notevole pregio sempre appartenenti ai Leopardi.

Terminata la visita alla Biblioteca e alla Mostra,  proprio  “in sul calar del sole” mi sono incamminata verso  “ sempre caro mi fu quest’ermo colle “, ovvero il colle dell’Infinito , nello specifico la sommità del Monte Tabor.
Andando verso il Colle

Veduta dal Colle dell'Infinito
Una stradina, forse più appropriato dire,  trattarsi di  un sentiero fiancheggiato da alberi frondosi che sbuca in una piccola piazzuola sovrastante un parco e…. meraviglia delle meraviglie  è la panoramica che ci si presenta.
Nessuno dopo di lui  e meglio di lui  ha saputo descrivere quello che si può provare in questo angolo sublime.
 « Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare. »

Il Colle dell’Infinito è parte del parco dove è insediato il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, sede di convegni, seminari, conferenze e manifestazioni culturali.

Recanati vanta parecchi  luoghi ricchi di storia, monumenti,  il Teatro Persiani che per volere di Monaldo Leopardi nel 1823  fu completamente riedificato, il Museo di Beniamino Gigli,  nonché numerose chiese significative  come quella di San Vito, costruita  su un’antica chiesa romanico-bizantina e la cui facciata danneggiata dal terremoto nel 1741 fu rifatta su disegno di  Luigi Vanvitelli. Internamente vi è uno spazio evidenziato in cui  Giacomo Leopardi giovane andava a recitare le poesie e  tenere discorsi religiosi.

La Chiesa di San Michele risalente al 1300 circa e rifatta  nel 1783 su progetto dell’Architetto Carlo  Orazio Leopardi, colui che ristrutturò’ anche  Palazzo Leopardi, ossia la casa natale di Giacomo.    
La torre identificata come Torre del Passero solitario è ben visibile entrando nel cortile del chiostro di Sant’Agostino,  poco distante dalla Casa Leopardi.
 
La torre del Passero solitario
Personalmente non ho visitato accuratamente Recanati, il mio obbiettivo era quello di vedere i luoghi leopardiani  e dei quali non ho trascurato nulla : ho vissuto intense emozioni, la mia infatuazione per Leopardi è in accrescimento e ora  inizio la fase di approfondimento delle sue opere.



Ma voi che mi leggete: non esitate, credetemi, per avvicinarsi a Giacomo Leopardi  nulla può essere più stimolante della  visione del film IL GIOVANE FAVOLOSO e successivamente una giornata per le vie di Recanati.
Sentirete volteggiare nell’aria lo spirito del Poeta e quando giungerete al Colle dell’infinito sono certa che  la  straordinaria spettacolarità panoramica vi lascerà senza fiato e senza neppure rendervene conto vi troverete a leggere la scritta a caratteri cubitali
“ SEMPRE CARO MI FU QUEST’ERMO COLLE  e solo allora comprenderete appieno il significato del verso. 
Dicembre 2014 - Y.P.


giovedì 1 marzo 2018

WINCHESTER Alla ricerca della Tavola Rotonda


WINCHESTER
Alla ricerca della Tavola Rotonda

Per le vie di WINCHESTER
Siamo saliti in auto a Truro, ci siamo fermati a visitare Restormel Castle ed ora  ci troviamo sulla via che ci porterà a Winchester. Sarà la nostra ultima tappa, dopo di che andremo in aeroporto per il ritorno.
Il paesaggio che lasciamo alle spalle è sempre molto gradevole a vedersi, immancabili le distese di narcisi gialli e bianchi che in questi giorni abbiamo visto ovunque, macchie di biancospini,  siepi di arbusti che preannunciano una fioritura  spettacolare, sicuramente una  policromia di colori e i villaggi  dalle graziose casette circondate da graziosi  giardini e vasi di fiori in abbondanza.
Non mancano bianche pecorelle, mucche dal mantello bruno o bianco e nero e cavalli sciolti a  movimentare le verdi praterie.
Un paesaggio da poesia che rimane nel cuore: verdeggianti campagne a tratti  ondulate.
Questa  è l’Inghilterra Sud Ovest.

Siamo  silenziosi, forse anche un pochino stanchi, abbiamo camminato parecchio e inoltre il clima lievemente freddo- umido  ci ha  leggermente disturbati, ma oggi c’è il sole. Certo il sole inglese nulla ha in comune con il sole del Lago di Como ma comunque c’è molta luce e noi siamo alla ricerca della Tavola Rotonda,  la leggenda si può dire che è stata il ” leitmotiv” della nostra vacanza.

La Tavola Rotonda si trova  a Winchester dal 1348 -  contea dello  Hampshire.


Arriviamo a Winchester, capitale del Wessex ( uno dei sette regni anglosassoni) sotto Alfredo il Grande, e dell’Inghilterra dal X secolo alla conquista normanna.  Ne siamo piacevolmente sorpresi: veniamo a conoscenza che è una delle più importanti città storiche del Paese. 
Ben 20 re vi sono sepolti e la città è ricca del Medioevo e dei secoli successivi.  Addirittura nel XI secolo Winchester era importantissima tanto che l’incoronazione di Guglielmo il conquistatore avvenne sia a Londra che a Winchester. Questi incaricò i monaci di Winchester  di eseguire i rilievi per il suo grande libro del Catasto d’Inghilterra.

Purtroppo non abbiamo il tempo sufficiente per una visita approfondita della città, quindi non rimane che cercare prima di tutto il luogo ove si trova La tavola Rotonda e  catturarla con la nostra fotocamera,  poi una passeggiata in centro e una visita alla Cattedrale che ci ricorda anche la famosissima canzone  degli anni ’60 dal titolo Winchester Cathedral  cantata dai New Vaudeville Band.

Parcheggiamo l’auto in una via poco trafficata, ci rivolgiamo a una vigilessa e chiediamo  informazioni. Il luogo che cerchiamo  è molto noto, non siamo sicuramente i soli ad essere venuti fin quì per rivivere  una leggenda e la fortuna vuole che siamo proprio nelle vicinanze della nostra meta.
Pochi passi e ci troviamo  in High Street, una via con bellissimi palazzi d’epoca, edifici in stile georgiano e molti negozi, pub, pasticcerie. La percorriamo fino a raggiungere il palazzo  del   Hamphire County Council   di fronte  al quale vi è   un antico castello normanno ovvero  il  Great Hall, che ospita la leggendaria tavola ove intorno sedevano i  Cavalieri della Tavola Rotonda.
Il palazzo è stato fra i più imponenti d’Inghilterra costruito per volere di  Guglielmo il conquistatore nel 1230 circa: i  massicci portali dell’ingresso  sobri ed eleganti non passano inosservati,  entriamo senza dover pagare nessun ticket , ci troviamo in una grande sala dal soffitto con travi a vista tipici del medioevo  e  grandi colonne in marmo.  
Il luogo evoca un passato importante e forse anche un po’ austero,  ci guardiamo intorno quasi intimiditi e poi alziamo lo sguardo e la vediamo… appesa ad una parete  sulla parte superiore , troneggia , magnifica,  in apparente ottimo stato  la Tavola Rotonda, il tavolo del Castello di Camelot,  ovvero un tavola in legno di quercia dal diametro di 5 metri con al centro la rosa dei Tudor.

Intorno a questa tavola la Leggenda vuole che insieme a King Arthur sedevano  per discutere di questioni di importanza vitale i Cavalieri della Corte, ossia degli uomini coraggiosi  dotati di grande dignità,  gentilezza , nobiltà  e fede che onoravano il loro Re e combattevano giuste battaglie  per la difesa del bene senza codardia.
Inoltre  si dice che la tavola fosse stata creata a forma circolare al fine di evitare conflitti di prestigio: ognuno aveva il proprio posto, compreso il Re,  il capo-tavola era inesistente.
Fra le tante leggende si narra anche  che la Tavola Rotonda fu il regalo di nozze del padre della Regina Ginevra  a Re Artu’.

Noi, da bambini grandi, proviamo meraviglia, stupore, quasi un’emozione : è proprio come la immaginavamo e  ovviamente la imprigioniamo nella nostra fotocamera .
Forse un giorno racconteremo ai nostri nipotini la Leggenda di King Arthur, dei Cavalieri della Tavola Rotonda e soprattutto racconteremo che quei luoghi noi li abbiamo visitati.

Già che siamo qui “imprigioniamo” pure l’enorme statua di bronzo della Regina Vittoria in tutta la sua magnificenza seduta sul suo trono imperiale che si trova nell’angolo di questa grande sala. Qualcuno della compagnia afferma che ella rappresenti  l’emblema del bruttezza femminile, ma Queen Vittoria fu  un esempio di patriottismo, moralità e onestà’ e  gli storici la indicano come simbolo  della solidità dell’impero britannico.
Il suo regno durò ben 63 anni  ( 1837-1901,  il più lungo nella storia dell’Inghilterra ricordato  anche come l’età vittoriana) e negli ultimi venti anni la  popolarità della Regina raggiunse vertiginosi  livelli e  per l’Inghilterra quello  fu un periodo di grande prosperità che non ebbe precedenti.
La statua che ammiriamo è stata commissionata nel 1887 allo scultore Alfred Gilbert per celebrare il Giubileo della Regina.

Il  luogo in cui siamo ci affascina, l’atmosfera è  forse un po’ magica, ma il tempo trascorre veloce e noi abbiamo ancora una visita da fare: la cattedrale.
Non è lontano da qui, percorriamo un breve tratto  di High Street in senso inverso e poi svoltiamo a destra e  circondata da un ampio parco con frondosi  castagni e faggi dai secolari  tronchi , la vediamo…. E’ veramente imponente, quasi impressionante!
Siamo intenzionati ad entrare e in effetti  entriamo, ma dopo un brevissimo tratto  ci viene fatto rilevare che  occorre pagare un biglietto d’ingresso.
A questo punto ci fermiamo: abbiamo pagato ovunque, abbiamo pagato anche per vedere  ruderi privi di manutenzione,  ma non ci va di pagare per entrare in Chiesa.

Non entriamo, ammiriamo la Cattedrale dall’esterno che  evidenzia   uno stato di decadenza e  necessita di una sana manutenzione. Il parco invece è ben tenuto, ben ordinato, neppure la carta di una caramella a terra.   Grazy non è più con noi, …. lo cerco con lo sguardo e lo vedo fra un gruppo di ragazzi, sta parlando  e ridendo come se fosse fra  amici.  Lo raggiungo  convinta che lui abbia incontrato dei conoscenti ed invece  ha  attaccato bottone con un gruppo di studenti italiani in gita scolastica. Eccezionale la forza comunicativa di  Grazy, ovunque va trova qualcuno con cui intavolare discorsi, scambiare opinioni!  Con grande naturalezza mi informa che la scolaresca  proviene da Bologna.

Ci godiamo il nostro tempo qui nel parco, percorriamo lentamente  il sentiero che gira intorno alla Cattedrale, non mancano le  aiuole di narcisi e Cri tenta ancora invano di sterrare un bulbo per il suo giardino e  poi ce ne dobbiamo andare, l’aeroporto  di Londra – Gatwick non è vicinissimo, occorre circa un’ora, potremmo anche trovare qualche ingorgo, inoltre alle 18,00 dobbiamo riconsegnare l’auto  noleggiata. 
(La riconsegneremo alle 18,10 -  tempo massimo consentito per non incorrere in penali. 
La  Cattedrale  di Winchester

 La cattedrale è di stile gotico -romanico, è una delle più lunghe d’Europa (170 m) ed è una fra le più antiche del Regno Unito. La prima chiesa fu costruita nel 648, ma l’edificio attuale fu iniziato nel 1079. È stata sede di incoronazioni di re inglesi, che le portarono grande notorietà e prestigio. La facciata è caratterizzata dalla forma slanciata (tipica del gotico), da un finto portico e da un enorme vetrata. La chiesa è a croce latina dietro l’altare vi è un magnifico coro, tra i più antichi d’Inghilterra (1308). Nei sotterranei vi è una cripta dove sono custodite alcune reliquie (resti o spoglie di santi). Infine nella parte anteriore della chiesa vi è la tomba di Jane Austen scrittrice britannica, figura di spicco della narrativa preromantica inglese. (info da  Wikipedia)
1)       Nel  1993 si è celebrato il 900° anniversario della consacrazione della Cattedrale


Concludendo: Winchester è un gran bella città  dal passato glorioso, ha ricoperto un ruolo molto importante nella storia, ed è la patria  di alcuni degli edifici medievali più grandi d’Europa.Il suo insediamento risale  all’incirca all’età del Ferro e d’allora  vescovi e re hanno lasciato importanti testimonianze durature. Da qui sono passati Romani 70 dC – i Sassoni che l’hanno fanno diventare città imperiale ed ecclesiastica – I Normanni che costruirono il castello –  e via di seguito fino alla nascita della città moderna nel periodo Vittoriano.
Winchester vanta anche sei magnifici musei militari che illustrano la ricca storia della British Army che per mancanza di tempo noi non abbiamo visitato.

Il libro contenente la storia completa della città di Winchester ho letto sia in preparazione a cura di Martin Biddle, un professore di archeologia Medievale dell’Università di Oxford,  che avrebbe diretto gli scavi della citta’ fra il 1962 e il 1975 finalizzati appunto alla ricerca  e  ricostruzione della storia .

La  vacanza è stata breve, è stata intensa, quasi priva di inconvenienti, ho saziato lo sguardo con panorami mozzafiato, ho rivissuto una leggenda, ho assaporato il silenzio, ho goduto la  simpatica e piacevole compagnia di Cri, Grazy, Monica e Walter.

Tornata ,  ho cercato di tradurre in parole le emozioni vissute  e soprattutto ho tentato di descrivere al meglio le immagini che ho impresso nei miei occhi.

 Chissà quale sarà  la prossima  meta?
  
30 aprile 2010- Yvonne