Mi ripeto: la lettura è una felicità silenziosa, apre le finestre su nuovi mondi, interiori ed esteriori. Rende più ricca la vita e se poi ci si trova fra le pagine di SANDOR MARAI, la solitudine diviene beatitudine.
Bandita dall’Ungheria per decenni, torna ora in primo
piano in patria come all’estero.
L’ISOLA è apparso per la prima volta a Budapest nel 1934
ed io l’ho appena terminato di leggere.
Credo che si possa considerare l’anticipazione del capolavoro LE BRACI, poiché è lo stesso genere ossia narrazione incentrata sull’ introspezione, sulla ricerca di sé stessi e l’analisi dei sentimenti: domande, dubbi, mai risposte definitive.
“ Quel lungo tacere era l’unica forma di comunicazione, l’unica possibilità di dialogo in quel momento. Sentiva di non aver mai discusso con nessuno con tale foga, profondità e ricchezza di argomenti come durante quel silenzio”.
Il professore Victor Henrik Askenasi, giunto all’età di
quarantasette anni lascia Parigi intenzionato a raggiungere un’isola in Grecia,
dove spera di trovare una risposta ad una domanda che da sempre lo tormenta.
Un interrogativo potente che nei mesi antecedenti la decisione di intraprendere quel viaggio, lo ha indotto a lasciare la moglie, gli studi, la cattedra di greco antico, e ad andare a vivere con una donna assai equivoca: una ballerina russa di nome Eliz che comunque non si rivelerà la sua meta, ma poteva comunque indicargli la strada . Eliz era senza dubbio di un livello inferiore alla moglie Anna che comunque lui amava più.
Non raggiungerà mai la Grecia, poichè a viaggio in corso,
quasi come se il destino decidesse al posto suo , si ferma a Dubrovnick (che
nel tempo in cui è stato scritto il romanzo si chiamava ancora RAGUSA ).
E così a Ragusa, in un pomeriggio dal caldo asfissiante, trovandosi
nella hall dell’hotel dove soggiornava decide di andare a bussare alla porta della
sconosciuta che dopo aver chiesto al portiere ad altissima voce la chiave della sua camera, salendo la
scalinata si era rivolta verso di lui con uno sguardo provocante.
A quel punto il professore aveva avuto la chiarissima
sensazione che la risposta di cui andava in cerca, era vicina: forse era
arrivato il momento di oltrepassare quel limite al di là del quale forse ci
sono le tenebre del crimine e della follia oppure la verità.
fa emergere la complessità dell’animo umano con tutte le
inevitabili contraddizioni perché l’autore si addentra fra le pieghe dell’anima,
del cuore, della mente .
E infine eleganti descrizioni di luoghi , della natura…
Meraviglioso!
Io l’ho molto apprezzato: trovo lo stile narrativo di
Sandor Marai eccellente, singolare, a
tratti persino poetico e non credo di fermarmi qui, ho intenzione di leggerne
altri ad esempio IL GABBIANO.
STRALCI
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La gente
si accontenta della superficie, di quei segni convenzionali che può
scambiarsi senza pericolo, dell’assaggio, e resta assetata per tutta la vita.

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