domenica 8 marzo 2026

L’ISOLA - SANDOR MARAI

 

Mi ripeto: la lettura è una felicità silenziosa, apre le finestre su nuovi mondi,  interiori ed esteriori. Rende più ricca la  vita e se poi ci si trova fra le pagine di SANDOR MARAI, la solitudine diviene beatitudine.


 Sandor MARAI  ( 1900 -1989) è annoverato fra i grandi maestri della narrativa mitteleuropea. La sua opera

Bandita dall’Ungheria per decenni, torna ora in primo piano in patria come all’estero.

L’ISOLA  è  apparso per la prima volta a Budapest nel 1934 ed io l’ho appena terminato di leggere.

Credo che si possa considerare l’anticipazione del capolavoro LE BRACI, poiché è lo stesso genere ossia narrazione incentrata sull’ introspezione, sulla ricerca  di sé stessi e l’analisi dei sentimenti:   domande, dubbi, mai risposte definitive.                                                                     

“ Quel lungo tacere era l’unica forma di comunicazione, l’unica possibilità di dialogo in quel momento. Sentiva di non aver mai discusso con nessuno con tale foga, profondità e ricchezza di argomenti come durante quel silenzio”.

 Gocce di trama

Il professore  Victor Henrik Askenasi, giunto all’età di quarantasette anni lascia Parigi intenzionato a raggiungere un’isola in Grecia,  dove spera di trovare una risposta  ad una domanda che da sempre lo tormenta.

Un interrogativo potente che nei mesi antecedenti la decisione di intraprendere quel viaggio, lo ha indotto a lasciare la moglie, gli studi, la cattedra di greco antico, e ad andare a vivere con una donna assai equivoca: una ballerina russa di nome Eliz che comunque non si rivelerà la sua meta, ma poteva comunque indicargli la strada . Eliz era senza dubbio di un livello inferiore alla moglie Anna che comunque lui amava più.

Non raggiungerà mai la Grecia, poichè a viaggio in corso, quasi come se il destino decidesse al posto suo , si ferma a Dubrovnick (che nel tempo in cui è stato scritto il romanzo si chiamava ancora RAGUSA ).

E così a Ragusa, in un pomeriggio dal caldo asfissiante, trovandosi nella hall dell’hotel dove soggiornava  decide di andare a bussare alla porta della sconosciuta che dopo aver chiesto al portiere ad altissima voce  la chiave della sua camera, salendo la scalinata si era rivolta verso di lui con uno sguardo provocante.

A quel punto il professore aveva avuto la chiarissima sensazione che la risposta di cui andava in cerca, era vicina: forse era arrivato il momento di oltrepassare quel limite al di là del quale forse ci sono le tenebre del crimine e della follia oppure la verità.

 La lettura è avvincente poiché i colpi di scena non mancano e l’evolversi imprevedibile delle situazioni

fa emergere la complessità dell’animo umano con tutte le inevitabili contraddizioni perché l’autore si addentra fra le pieghe dell’anima, del cuore, della mente .

E infine eleganti descrizioni di luoghi , della natura… Meraviglioso!

Io l’ho molto apprezzato: trovo lo stile narrativo di Sandor Marai  eccellente, singolare, a tratti persino poetico e non credo di fermarmi qui, ho intenzione di leggerne altri  ad esempio IL GABBIANO.

 

STRALCI

 -         La mediocrità dell’essere umano non allevia il dolore della perdita

 -         La gente ha un inventario ristretto di nozioni bell’è pronte: amicizia, amore, matrimonio, avventura, infedeltà ed è convinta che la vita stia tutta qua dentro. E invece non ci sta per niente.  E quel che c’era tra lui, Anna e la sconosciuta non era né matrimonio, né avventura, non aveva alcun nome e sarebbe stato difficile da spiegare che cosa fosse.

 -         Cominciò a realizzare che la felicità non può essere considerata come una proprietà privata, di cui un giorno si entra in possesso quasi si trattasse di un’eredità, e poi bisogna soltanto averne cura e custodirla per impedire che venga  rubata o si svaluti. In realtà la felicità andava inventata di volta in volta, ogni mezz’ora, ogni minuto, si manifestava in maniera del tutto imprevedibile….

 -         Nutriva il vago sospetto  che parlare non fosse lo stesso che conversare.

-         La gente si accontenta della superficie, di quei segni convenzionali che può scambiarsi senza pericolo, dell’assaggio, e resta assetata per tutta la vita.

 -         Senza la notte non può esserci vita, in essa si sgretola tutto ciò che il giorno ha unito e costruito.

 -         Custodire qualcosa è una forma di schiavitù, e lui ormai non aveva più nulla da custodire….

 -         Non è neanche vero che i grandi dolori sono i più difficili da sopportare…Quelli davvero intollerabili sono i piccoli, e non sono nemmeno dolori, se li consideri uno per volta non te ne accorgi neppure, è nel loro insieme che fanno male.  

 8 marzo 2025 – Y.P.

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