giovedì 5 marzo 2026

LE BRACI SANDOR MARAI

La lettura è una felicità silenziosa : apre le finestre su nuovi mondi,  interiori ed esteriori. Rende più ricca la  vita e se poi ci si trova fra le pagine di libri come LE BRACI , la solitudine diviene beatitudine.


Letto per la prima volta forse più di venti anni fa, lo apprezzai e lo inserii nell’elenco dei libri imperdibili.

Qualche settimana fa l’ho rivisto in libreria e lo acquistai intenzionata a farne regalo a un amico.

Ma l’altra sera il libro stava ancora sul tavolino del soggiorno ed io, quasi come se  mi chiamasse, l’ho preso in mano ed ho ricominciato a leggere le prime pagine. Immediatamente ne sono stata catturata scoprendo che non lo ricordavo bene: ho quindi letto le prime 30 e decisi così che l’avrei riletto.

Ebbene ieri dopo l’allenamento quotidiano, sono rientrata in casa, ho spento il cellulare, ho rinviato le varie attività programmate precedentemente e ieri sera l’avevo terminato.

Ho letto davvero molti libri nel corso degli anni ed affermare che questo sarebbe il più bello in assoluto, sarebbe un azzardo, quindi mi limito a definirlo, straordinario, intenso, meraviglioso.

Alla fine della lettura avevo un groppo in gola e le lacrime agli occhi, ma sia chiaro non è un libro commovente : da una storia apparentemente comune, Sandor Marai fa scaturire le domande che durante la vita di  chi vive alla ricerca di sè stesso, non può evitare di porsi. Le relazioni sono sempre complicate poiché l’animo umano ha caratteristiche immutabili.

E la verità sta dietro ai fatti oppure no? I fatti sono solo la conseguenza di una causa?

Quante domande alle quali quasi mai c’è una sola risposta. 

L’autore è nato a Kassa  nel 1900 e morto a San Diego nel 1989  ed è comunque considerato uno scrittore ungherese. Il libro è stato pubblicato a Budapest nel 1942.                                                                          

La trama è molto intensa e soprattutto sorprendente. Accade sempre qualcosa che non ci si immaginava.

Due ragazzi di dieci anni si trovano in un collegio a Vienna entrambi indirizzati dalle rispettive famiglie a intraprendere la carriera militare. Enrik è figlio dell’ufficiale della guardia  ed è molto ricco, l’altro Konrad  proviene dalla Galizia ed i genitori per farlo studiare sono costretti ad affrontare sacrifici immensi.

Il figlio dell’ufficiale della guardia è meno brillante di Konrad, forse anche leggermente rozzo, mentre Konrad apprende tutto velocemente ed è  dotato di una  sensibilità notevole con una naturale predisposizione per la musica.  

Fanno amicizia, un’amicizia che dura 24 anni ,  condividono la stanza dove dormono e Konrad frequenta la casa dell’amico abitualmente : proprio come se fossero fratelli anche se sono molto diversi.

Ma poi accade “qualcosa” di importante , qualcosa che nessuno dei due avrebbe desiderato accadesse,  e quel “ qualcosa”  indurrà  Konrad a partire, anzi  a fuggire.

Fuggire dalla situazione o forse fuggire inutilmente da sé stesso.

Invia soltanto la lettera di dimissioni all’esercito e la mattino di buona ora prende il treno, a dire dal suo attendente, diretto alla capitale. Non informa e non saluta l’amico Enrik nonostante la sera avessero cenato insieme.

Tornerà a Vienna dopo 41 anni e troverà l’amico oramai 75enne ad attenderlo poiché  quest’ultimo aveva la certezza che  Konrad sarebbe ritornato.

Ma poi sei tornato, perché non potevi fare diversamente. E io ti ho aspettato, perché nemmeno io potevo fare diversamente. E sapevamo entrambi che ci saremmo incontrati ancora una volta…”

Un’amicizia, un segreto,  sentimenti plurimi quelli di cui nessuno è esentato a provare,  la complessità della vita e l’ imprevedibilità dell’amore la cui forza a volte devasta ciò che trova. 

Ovviamente questo libro non posso più regalarlo per le troppe sottolineature e le numerose annotazioni.

 STRALCI 

-         Si trascorre una vita intera preparandosi a qualcosa. Prima ci si sente offesi e si vuole vendetta. Poi si attende. 

-         Nel corso del tempo tutto si conserva, però si scolorisce come quelle fotografie di un passato ormai lontano che venivano fissate su una lastra di metallo. La luce i il tempo sfumano i tratti più nitidi e spiccati, che a poco a poco scompaiono dalla lastra. 

-          L’ufficiale della guardia e sua moglie si combattevano in silenzio, avendo come armi la musica e la caccia, i viaggi e i ricevimenti. 

-         …come se la vita fosse una specie di cerimonia disperata, di festa tragica e solenne a conclusione della quale i trombettieri avrebbero fatto squillare i loro strumenti per annunciare ai partecipanti storditi un decreto infausto. 

-         La loro amicizia era seria e silenziosa come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera. E come tutti i grandi sentimenti anche questo conteneva una certa dose di pudore e di senso di colpa. Non ci si può appropriare impunemente di una persona, sottraendola a tutti gli altri. 

-         Il figlio dell’ufficiale della guardia sentiva che la loro amicizia , la loro alleanza, fragile e complessa come ogni relazione umana, doveva essere salvaguardata da tutte le complicazioni causate dal denaro, da ogni ombra di invidia  o di indiscrezione. 

-         I fatti non sono la verità. I fatti ne sono soltanto una parte. 

-         Si a volte i dettagli hanno grande importanza. In un certo senso fungono da adesivo, fissano la materia essenziale dei ricordi. 

-         L’uomo vive finchè ha qualcosa da fare su questa terra…… 

-         Anche la solitudine è un fatto abbastanza singolare… a volte è simile a una giungla, piena di pericoli e   sorprese. La conosco in tutte le sue forme….Si anche la solitudine è misteriosa come la giungla 

-         Ma la cosa peggiore è soffocare in sé le passioni che la solitudine gli ha accumulato dentro.  

-         Perché esiste una verità basata sui fatti. E’ accaduto questo e quest’altro, in questo o quel momento. Sono cose facili da stabilire. I fatti parlano da soli, come si suol dire, e verso la fine della vita tutti i fatti messi insieme lanciano accuse urlando a squarciagola, più forte di un imputato sottoposto a tortura. Su quanto è accaduto non possono esserci equivoci. Ma talvolta i fatti non sono altro che deplorevoli conseguenze. Non si pecca solo mediante le azioni, bensì mediante l’intenzione che ci spinge a compiere determinate azioni. L’intenzione è tutto. 

-         Certe volte mi sembra che le parole, quelle che uno pronuncia, quelle che evita di dire o quelle che scrive al momento giusto, abbiano un’importanza grandissima, forse addirittura decisiva… 

-         Alle domande importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza. Essi sono: Chi sei?... Cosa volevi veramente? …Cosa sapevi veramente?... A chi e a che cosa sei stato fedele o infedele?... Nei confronti di chi o di che cosa ti sei mostrato coraggioso o vile?... Sono queste le domande capitali….. Ciò che importa è che alla fine ciascuno risponde con tutta la propria vita. 

-         Accade di rado che si sappia quale delle nostre parole o delle nostre azioni preannunci fatalmente, in maniera irrevocabile, un cambiamento nelle relazioni umane.   

-         Perché la passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimante  di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà, anche se in cambio non ottiene altro che sentimenti mansueti, amicizia e indulgenza. Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi. 

-         Chi non accetta niente di parziale probabilmente vuole tutto, tutto quanto. 

-         Tutto ritorna, le cose e le parole girano in cerchio, talvolta fanno il giro del mondo, poi un bel giorno si incontrano, si riuniscono e il cerchio si chiude. 

-         Un bel giorno le cose giungono a maturazione e danno una risposta alle nostre domande. 

-         Un’anima può soccorrerne un’altra solo se non è diversa da questa, se la sua concezione del mondo è la stessa, se tra loro esiste una parentela spirituale. 

-         Il fatto è che noi amiamo sempre i diversi da noi, e continuiamo a cercarli in tutte le circostanze. Ed è questo uno dei misteri della nostra vita. 

-         Cos’è la fedeltà, e possiamo imporla alla persona che amiamo, pur desiderando solo di vederla felice? La fedeltà non è forse una sorta di terribile egoismo e vanità, come lo sono la maggior parte delle esigenze umane’ Quando esigiamo fedeltà, come possiamo volere che l’altra persona sia felice? E se non riesce a sentirsi felice nella prigionia della fedeltà , e continuiamo a tenerla rinchiusa, possiamo forse dire di amarla? 

-         Quello che abitualmente viene chiamato tradimento, la triste e banale ribellione dei corpi contro una situazione e contro una terza persona, diventa un fatto insignificante, se ci guardiamo indietro alla fine della vita – insignificante e deplorevole, come un qualsiasi incidente o malinteso.

 -         ….Nulla di sorprendente può ormai accadere: non ti sorprendono più neanche gli eventi inattesi, insoliti o raccapriccianti, perché conosci tutte le probabilità , hai previsto già tutto e non ti aspetti più nulla , né in bene né n male… e questa è la vera vecchiaia. 

-         A volte il tempo ci offre una possibilità , legata appunto a un istante preciso, ma se ce lo lasciamo sfuggire non possiamo fare più nulla.           

 marzo 2026 – Y.P.           

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