Dopo aver fatto la conoscenza con EMMANUEL CARRERE
tramite la lettura di LIMONOV, non
ho esitato ad acquistare KOLCHOZ,
attualmente rientrante nella classifica dei libri più letti e, qualche giorno fa
l’ho terminato.
Forse l’inizio non è particolarmente avvincente, ma a mano a
mano che si procede e si familiarizza con i vari protagonisti la lettura diviene
coinvolgente. Infine il finale, quasi disatteso nel punto in cui è inizia, è
addirittura commovente.
Credo che se Emmanuel Carrere è considerato fra i grandi
narratori contemporanei, un motivo ci sia : probabilmente consiste nel suo saper
coinvolgere e sorprendere il lettore con uno stile letterario considerato ibrido
e fluido: “ I suoi testi uniscono reportage, biografia, autobiografia e saggio
storico. Rifiuta etichette come autofiction e preferisce muoversi liberamente
tra realtà documentata e introspezione soggettiva”.
KOLCHOZ (edito da Adelphi) è
da considerarsi a tutti gli effetti un'opera autobiografica e memorialistica.
Nello specifico è un memoir familiare e romanzo di formazione in cui Emmanuel
Carrere esplora le proprie radici e il lutto per la scomparsa dei genitori.
KOLCHOZ è traducibile in un momento di allegrezza e beatitudine vissuto
dall’autore: durante l’infanzia in assenza del padre, lui e le due sorelle
minori si trasferivano nella camera dei genitori portandosi i materassi e i
cuscini che posizionavano intorno al letto. A quel rito la mamma aveva dato il
nome di KOLCHOZ.
Ed il kolchoz alla fine sarà ripetuto- rievocato nella camera
dell’ hospice dove i tre fratelli assisteranno la madre nelle ultime ore di
vita, a seguito di un cancro devastante.
La stesura di questo romanzo, iniziata
pochi mesi dopo la morte della madre, è la ricostruzione puntigliosa della
storia delle due famiglie da cui discendeva appunto la mamma, quella russa e
quella georgiana: un omaggio esaltante a Helene Zourabichvili divenuta la più
influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino
ad essere eletta segretaria perpetua dell’Academie Francais.
Fatti storici da
cui susseguono fatti contemporanei sino alla guerra in Ucraina, analisi che
aiutano a comprendere ciò che sta avvenendo intorno a noi, Putin che storici ed
esperti concordano sul fatto che la sua figura e il sistema di potere che ha
instaurato, noto come putinismo, sfuggano alle classiche definizioni del 900.
Pag. 108 “ Se il Partito gli dice che il bianco è nero e il nero è bianco, un
bolscevico non deve credere a ciò che vede, ma a ciò che il Partito gli dice di
vedere” .
(Comunque penso che la dissonanza cognitiva abbia contagiato anche noi
italiani)
Molto interessante la storia e le vicissitudini georgiane di cui poco
se ne parla e se ne scrive. La cugina di Emmanuel Carrère è Salomé
Zourabichvili, che ha ricoperto l'incarico di Presidente della Georgia. La madre
dello scrittore francese, Hélène Carrère d'Encausse, e la Zourabichvili erano
cugine di primo grado, per cui Carrère e la ex Presidente georgiana sono cugini
di secondo grado. In conclusione KOLCHOZ sono 407 pagine che meritano d’essere
lette al termine delle quali è facile dedurre quanto sia complessa la giusta
visione della realtà, e ancora maggiormente lo è se non si è conoscenza della
storia, delle tradizioni e della cultura dei popoli coinvolti.
Quasi inquietante
quanto scritto a pag. 288 relativamente alla Georgia “ Le decisioni vengono
prese nel cuore della notte nell’ufficio di Misha o nella sua lussuosa villa a
Batumi .Sono tutti li, in gruppo, i giovani ministri e i consiglieri speciali
americani lautamente foraggiati, stravaccati sulla moquette a divorare vassoi di
sushi e sniffare piste di coca prima di partire all’alba su elicotteri
dell’esercito per andare in montagna in Svanezia.”
STRALCI ( significativi
soprattutto per chi ama la psicologia come me, e comunque il romanzo di Carrere
è considerata pure un’opera psicologicamente potente)
Da piccoli, i figli amano
i genitori; diventati adulti, li giudicano; e qualche volta li perdonano.
Pag
152: C’entra il carattere, certo, e ciò che facciamo di ciò che è stato fatto di
noi – l’unica cosa che conta, diceva Sartre. Ma anche ciò che è stato fatto di
noi è importante. E’ importante il luogo da cui veniamo, e ciò che ha formato
coloro che ci hanno formato. Sono importanti le scelte, più o meno libere, dei
nostri genitori. Quelli che hanno fatto le scelte giuste hanno il mondo in mano
e lo lasciano in eredità ai figli. Agli altri restano la vergogna, il
risentimento, la sfiducia in sé stessi o la triste risorsa di rappresentare come
poetici stravaganti coloro che sono stati oggettivamente complici dell’orrore.
In breve: non è la stessa cosa, non genera lo stesso rapporto con il mondo avere
avuto come amico di famiglia Romain Gary o Maurice Bardeche.
Pag 231 – Secondo
Freud: ciò che è accaduto nei rapporti con i nostri genitori durante l’infanzia,
lo riproponiamo per tutta la vita con i nostri successivi oggetti di affetto. I
nostri amori e i nostri odi, la mescolanza fra i due che permea le nostre vite,
riproducono i remoti sentimenti di amore e di odio che abbiamo provato per i
nostri genitori.
Pag 207 – Gli scrittori che amo sono gli amici più intimi, più
fedeli, più interessanti di quasi tutte le persone che frequento nella vita
reale.
18 luglio 2026 – Y.P.

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