sabato 18 luglio 2026

KOLCHOZ - EMMANUEL CARRERE

KOLCHOZ - EMMANUEL CARRERE 


Dopo aver fatto la conoscenza con EMMANUEL CARRERE tramite la lettura di LIMONOV, non 
ho esitato ad acquistare KOLCHOZ, attualmente rientrante nella classifica dei libri più letti e, qualche giorno fa l’ho terminato.
Forse l’inizio non è particolarmente avvincente, ma a mano a mano che si procede e si familiarizza con i vari protagonisti la lettura diviene coinvolgente. Infine il finale, quasi disatteso nel punto in cui è inizia, è addirittura commovente. 

Credo che se Emmanuel Carrere è considerato fra i grandi narratori contemporanei, un motivo ci sia : probabilmente consiste nel suo saper coinvolgere e sorprendere il lettore con uno stile letterario considerato ibrido e fluido: “ I suoi testi uniscono reportage, biografia, autobiografia e saggio storico. Rifiuta etichette come autofiction e preferisce muoversi liberamente tra realtà documentata e introspezione soggettiva”.

 KOLCHOZ (edito da Adelphi) è da considerarsi a tutti gli effetti un'opera autobiografica e memorialistica. Nello specifico è un memoir familiare e romanzo di formazione in cui Emmanuel Carrere esplora le proprie radici e il lutto per la scomparsa dei genitori. KOLCHOZ è traducibile in un momento di allegrezza e beatitudine vissuto dall’autore: durante l’infanzia in assenza del padre, lui e le due sorelle minori si trasferivano nella camera dei genitori portandosi i materassi e i cuscini che posizionavano intorno al letto. A quel rito la mamma aveva dato il nome di KOLCHOZ. 
Ed il kolchoz alla fine sarà ripetuto- rievocato nella camera dell’ hospice dove i tre fratelli assisteranno la madre nelle ultime ore di vita, a seguito di un cancro devastante.

La stesura di questo romanzo, iniziata pochi mesi dopo la morte della madre, è la ricostruzione puntigliosa della storia delle due famiglie da cui discendeva appunto la mamma, quella russa e quella georgiana: un omaggio esaltante a Helene Zourabichvili divenuta la più influente storica francese dell’Unione Sovietica prima e della Russia poi, fino ad essere eletta segretaria perpetua dell’Academie Francais.

Fatti storici da cui susseguono fatti contemporanei sino alla guerra in Ucraina, analisi che aiutano a comprendere ciò che sta avvenendo intorno a noi, Putin che storici ed esperti concordano sul fatto che la sua figura e il sistema di potere che ha instaurato, noto come putinismo, sfuggano alle classiche definizioni del 900. 

Pag. 108 “ Se il Partito gli dice che il bianco è nero e il nero è bianco, un bolscevico non deve credere a ciò che vede, ma a ciò che il Partito gli dice di vedere” .
 (Comunque penso che la dissonanza cognitiva abbia contagiato anche noi italiani) 

Molto interessante la storia e le vicissitudini georgiane di cui poco se ne parla e se ne scrive. La cugina di Emmanuel Carrère è Salomé Zourabichvili, che ha ricoperto l'incarico di Presidente della Georgia. La madre dello scrittore francese, Hélène Carrère d'Encausse, e la Zourabichvili erano cugine di primo grado, per cui Carrère e la ex Presidente georgiana sono cugini di secondo grado. In conclusione KOLCHOZ sono 407 pagine che meritano d’essere lette al termine delle quali è facile dedurre quanto sia complessa la giusta visione della realtà, e ancora maggiormente lo è se non si è conoscenza della storia, delle tradizioni e della cultura dei popoli coinvolti. 

Quasi inquietante quanto scritto a pag. 288 relativamente alla Georgia “ Le decisioni vengono prese nel cuore della notte nell’ufficio di Misha o nella sua lussuosa villa a Batumi .Sono tutti li, in gruppo, i giovani ministri e i consiglieri speciali americani lautamente foraggiati, stravaccati sulla moquette a divorare vassoi di sushi e sniffare piste di coca prima di partire all’alba su elicotteri dell’esercito per andare in montagna in Svanezia.”

 STRALCI ( significativi soprattutto per chi ama la psicologia come me, e comunque il romanzo di Carrere è considerata pure un’opera psicologicamente potente)

 Da piccoli, i figli amano i genitori; diventati adulti, li giudicano; e qualche volta li perdonano.

 Pag 152: C’entra il carattere, certo, e ciò che facciamo di ciò che è stato fatto di noi – l’unica cosa che conta, diceva Sartre. Ma anche ciò che è stato fatto di noi è importante. E’ importante il luogo da cui veniamo, e ciò che ha formato coloro che ci hanno formato. Sono importanti le scelte, più o meno libere, dei nostri genitori. Quelli che hanno fatto le scelte giuste hanno il mondo in mano e lo lasciano in eredità ai figli. Agli altri restano la vergogna, il risentimento, la sfiducia in sé stessi o la triste risorsa di rappresentare come poetici stravaganti coloro che sono stati oggettivamente complici dell’orrore. In breve: non è la stessa cosa, non genera lo stesso rapporto con il mondo avere avuto come amico di famiglia Romain Gary o Maurice Bardeche. 

Pag 231 – Secondo Freud: ciò che è accaduto nei rapporti con i nostri genitori durante l’infanzia, lo riproponiamo per tutta la vita con i nostri successivi oggetti di affetto. I nostri amori e i nostri odi, la mescolanza fra i due che permea le nostre vite, riproducono i remoti sentimenti di amore e di odio che abbiamo provato per i nostri genitori. 

Pag 207 – Gli scrittori che amo sono gli amici più intimi, più fedeli, più interessanti di quasi tutte le persone che frequento nella vita reale. 

18 luglio 2026 – Y.P.

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