martedì 9 dicembre 2025

MIGLIONICO – Il luogo dove il tempo si srotola a quarti d’ora

 



Sono tornata a MIGLIONICO, il borgo  lucano poco distante da Matera che ho già ampiamente descritto precedentemente e che ho imparato ad amare sino a sentirlo un po' anche “mio”, attraverso le narrazioni di Laura. 

Lei a Miglionico ci è nata: lì ha trascorso i suoi primi decenni di vita  e lì ha lasciato quei ricordi che con il passare del tempo si vestono di nostalgia pungente per cui ogni tanto si abbandona alla rievocazione ed io ascoltandola, ho appreso usi, costumi e anche qualche leggenda.

Oltretutto mi è sempre stato facile immedesimarmi nei suoi ricordi perché comprendo appieno i sentimenti che legano ciascuno di noi alle proprie radici. Pure io sono nata in un piccolo borgo sul Lago di Como ed anche se mi sono lasciata prendere dalla vita in città, non l’ho mai dimenticato e il desiderio di ritornarci è sempre vivo. 

L'ultima volta che ero andata a Miglionico  era nel 2019 , proprio nello stesso periodo  in cui ho soggiornato ora: periodo che definisco  “il  tempo dell’olio”  poiché  Miglionico vanta sul proprio territorio ampi uliveti e fra novembre e dicembre si raccolgono le olive e si portano al frantoio per estrarre l’olio. 

Miglionico sei anni fa,  l’avevo definito “ il borgo più bello del mondo” per la  sua  posizione strategica su di una dolce collina che consente un’ampia visuale sul paesaggio sottostante e circostante  e per l’imponente Castello del Malconsiglio attorno al quale sono posizionate numerose panchine a testimoniare la massiccia presenza di turisti e  abitanti del luogo che vi fanno ritorno, nel periodo estivo.

 


Non  mi soffermerò quindi sull’aspetto paesaggistico di MIGLIONICO,  ma mi limiterò alle impressioni avute in occasione di  questo mio ritorno.

I luoghi come tutte le cose cambiano, nulla è inalterabile e Miglionico rispetto a sei anni fa oserei dire che è sensibilmente migliorato ed infatti è entrato a far parte del circuito dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA.

Alcuni fabbricati sono stati rimaneggiati, le facciate di parecchie case sono state abbellite e tinteggiate di fresco e, sarebbe auspicabile che altre che versano ancora in uno stato precario,  negli anni a venire potessero riacquistare il giusto decoro.   

Il corso che dal Castello raggiunge la torre dell’Orologio è ben curato e gli edifici che lo fiancheggiano addobbati a festa con abbondanti luminarie creano un contesto di notevole impatto visivo: quasi da poter competere con le vie centrali di importanti città. 


Ma MIGLIONICO è soprattutto atmosfera: si respira profumo di autenticità, si percepisce la semplicità di quella vita che in tempo di pandemia ci si era illusi potesse essere rivalutata ma poi non è avvenuto.

Per le vie del borgo nessuno corre, la fretta forse  è una perfetta sconosciuta e gli abitanti credo si conoscano tutti, anche perché complessivamente sono all’incirca duemilatrecento.


Io, “forestiera” a Miglionico, che durante la mia permanenza  con  curiosità più volte mi sono  addentrata per i viottoli, sono stata onorata ad ogni incontro da sorrisi e  saluti cordiali.

Quasi inspiegabilmente, già il giorno successivo al mio arrivo, mi sono sentita perfettamente a mio agio, quasi come se Miglionico lo conoscessi da sempre, anche se quasi certamente parte del merito va alla mia amica che non ha mai tralasciato di presentarmi a tutti coloro che incontrava e con cui si fermava a parlare.

E lei,  a parlare  si fermava con tutti…

Non mi ha infastidita neppure colui  che  vedendomi sola con la macchina fotografica alla mano , dapprima mi ha rivolto un saluto e poi ha dato voce alla sua curiosità chiedendomi  da dove venissi e cosa stessi facendo a Miglionico. 

A MIGLIONICO il tempo scorre lento: il macellaio anche se nella bottega c’è ressa non si scompone e con calma e scrupolosità prosegue nel suo lavoro, il barista offre i suoi servizi con un sorriso, il  fruttivendolo pure,  ma trovando il tempo per uno scambio di convenevoli con i clienti.

E intanto il bell’orologio dentro la torre che svetta oltre i tetti prevalentemente in coppi  e terrazze, scandisce le ore ogni quindici minuti e così,  mentre ad Istanbul mi ero ritrovata ad attendere il richiamo del muezzin per la preghiera, a Miglionico mi sono ritrovata ad attendere il suono delle campane. 





Nella consapevolezza che nulla è come appare, all’apparenza MIGLIONICO è una splendida comunità e il rito dell’accensione dell’albero di Natale nella piazza retrostante la Chiesa Madre ne è stata una bellissima rappresentazione con musica e canti alla presenza del giovane sindaco.

Davvero apprezzabile il coro dei bambini, forse una trentina,  il futuro di Miglionico e pregevole pure il presepe all’interno della Chiesa che conserva opere d’arte e affreschi importanti.             



Non importa se questo borgo, come quasi tutti i borghi italiani, nel periodo invernale dorme: le panchine intorno al castello sono emblema di attesa e in estate mi è stato assicurato che non sono mai vuote. 


8 Dicembre 2025 – Y.Pelizzari




mercoledì 29 ottobre 2025

HAMMAMET e la TUNISIA

 

HAMMAMET e la TUNISIA

 



Partire per le vacanze di mare in autunno è diverso che partire in estate : io abito in città , sono poco distante dal centro dove gli eventi di ogni genere si susseguono e l’offerta culturale è ampia, eppure l’inverno in città a volte m’affatica,  in particolare nelle giornate in cui le condizioni meteorologiche tendono al grigiore con il cielo cinereo.

Per questo motivo quindi  cerco di “allungare l’estate “  con  una vacanza di mare in autunno.

Quest’anno  si è trattato di una vacanza scaturita senza troppo ricercare ed effettuata la prenotazione a settembre   ho raggiunto la Tunisia a ottobre.

 

Oggi  la vacanza sta volgendo al termine ed io sono qui sulla piaggia di Hammamet.

La mia compagna di viaggio si sta prendendo un bagno di sole: ben cosparsa di crema protettiva è immersa nei suoi pensieri: probabilmente con un po' di rammarico sta predisponendosi al rientro in ufficio  o forse sogna il raggiungimento dell’età pensionabile per andare a stabilirsi in Canada.

Pare abbia proprio prescelto  il Canada come residenza per la terza età in quanto non avrebbe la barriera linguistica. Lei come me, ama il francese.

A ben pensarci, io mi fermerei ad HAMMAMET, ora che ho avuto modo di approfondirne la conoscenza.

Cielo e mare: la vista si perde nell’intensità dell’azzurro, cumuli multiformi sospesi come palloncini  sono ispirazione per la creatività. Estraniata all’animosità della spiaggia ancora molto affollata nonostante sia già ottobre inoltrato, ripenso ai giorni appena trascorsi ed alle piacevoli scoperte che ancora una volta mi comprovano quanto il viaggiare sia fonte di arricchimento personale. 



Qui e ora: lui non c’è e mi è impossibile viverlo nell’attesa che attraverserà il fiume per raggiungermi, qui non c’è nessun fiume. Inoltre le due bagnanti in acqua con indosso l’abaya  e il capo coperto, oppure il ragazzo dalla carnagione  olivastra che porta a passeggio un dromedario nella speranza di racimolare pochi dinari concedendo ai turisti la possibilità di fotografarlo o anche il venditore di piccole palme con appresso il proprio vivaio racchiuso in una borsa di paglia, mi ricordano che la distanza che ci separa è notevole nonostante nessun luogo sia troppo lontano.

E neppure lui, mi potrà raggiungere, ne domani,  né mai.

Alba ad Hammamet

Non permetto alla nostalgia e alla tristezza di acchiapparmi e inizio a sintetizzare questo viaggio che annovero fra quelli sorprendenti.

Ignoravo quasi completamente la storia della Tunisia e soltanto conversando con gli abitanti del luogo e con la guida turistica che ci ha accompagnato per due giorni,  ho appreso  che è una repubblica laica, come sancito dalla sua costituzione, sebbene l'Islam sia riconosciuto come religione di stato. Sta a significare che lo Stato è separato dalla religione,  la libertà religiosa è garantita e che sono state adottate leggi a favore di un modello più laico rispetto ad altri paesi a maggioranza musulmana, come l'emancipazione femminile, il divieto di poligamia perseguibile con il  carcere e la possibilità di divorziare. 

Questi pochi elementi mi inducono a desiderare di approfondire, a ricercare notizie online in attesa di acquistare qualche libro specifico ed anche,  a provare simpatia per questo paese.

Ma non è soltanto questo poichè l’incontro con il medico berbero del centro di Talassoterapia mi fa addentrare nella storia dei  popoli berberi .( I Berberi, o Imazighen ("uomini liberi"), sono gli abitanti originari del Nord Africa presenti  da migliaia di anni. Sono un insieme di popoli con una ricca cultura e tradizioni, che si sono distribuiti nel tempo in diverse aree geografiche, dal Marocco e Algeria fino a zone del Sahara e dell'Egitto. La loro storia è segnata da influenze di varie civiltà, come quelle puniche, romane, arabe e turche, ma hanno mantenuto una forte identità culturale attraverso la loro lingua, l'artigianato, la musica e le tradizioni orali). 

 


Panoramica dall'hotel Mehari

Soggiorniamo all’Hotel MEHARI  Golden Jasmine 5 stelle,  proprio di fronte al mare e gli scenari serali e mattutini sono di una bellezza incomparabile, panorami da emozioni! La camera è molto ampia dotata di un bel balcone con tavolo e sedie.  L’hotel, come molti altri ad Hammamet, dispone di un centro di Talassoterapia con piscina che,  a giudizio di altri clienti che lo frequentano da anni,  è considerato un’eccellenza. Rituali di bellezza, massaggi energizzanti per l'armonia del corpo e dello spirito, benefici delle piante, medicina estetica di ultima generazione, per noi un’esperienza piacevole e divertente che saremmo ben disposte a replicare. 

In ogni caso entrambe vogliamo visitare i luoghi  e nel momento che ci viene illustrata la possibilità di fare un tour di due giorni che  ci permetterebbe di raggiungere le maggiori attrazioni tunisine decidiamo di partecipare, ed a parte le levatacce mattutine,  si è rivelata un’avventura fantastica : 1200 km in due giorni, dai confini della Libia ai confini dell’Algeria.

 


La prima tappa del tour  in partenza da Hammamet non poteva che essere El JEM, l’anfiteatro romano con i suoi vomitari classificato secondo,  dopo  quello di Roma,  con una capienza di 35000 spettatori e la parte sotterranea riservata agli animali .

 



cucina casa troglodita

Quindi proseguimento per MATMATA che pare sia definita anche Terra della GIOIA e noi, ignoravamo che esistesse . Evito la descrizione paesaggistica poiché le fotografie in piccola parte rendono l’idea anche se nessuna foto può esibire l’emozione sorprendente del coinvolgimento visivo. Un tempo qui c’erano ben 3000 case abitate dai  trogloditi, ora ne rimangono solo 25, le altre compresi i granai disseminati qua e là sono state abbandonate. Trattasi di case scavate sottoterra nelle rocce per proteggersi dal clima desertico, caratteristica, che rende la vita più sopportabile.

Siamo entrati in una di queste case e la padrona molto gentile  e sorridente ci ha offerto una strana bevanda e ci ha consentito di visitare ogni singolo spazio.

Potremmo lontanamente assimilarle ai sassi di Matera, ma a differenza dei sassi  di Matera esternamente non si vede nulla essendo sottoterra.

Concludo asserendo che gli spazi visitati erano alquanto decorosi nella loro semplicità.

 

A questo punto pranzo a MATMATA in un ristorante caratteristico evocante le case troglodite dove ci sono stati serviti cibi tipici , per i miei gusti alquanto piccanti e poi,  direzione DOUZ poiché la guida asseriva che  il tramonto nel deserto del SAHARA era imperdibile  e nel mentre ci ricordava che il deserto può essere montagnoso, sabbioso o di sale.


 

In un determinato punto ci attendevano numerosi  dromedari,  in groppa ai quali ci siamo addentrati nel deserto, nella piena inconsapevolezza che sarei giunta in un punto così affollato che mi pareva d’essere in piazza del Duomo a Milano.

In ogni caso il calar del sole nel deserto, in groppa al dromedario,  è un’esperienza indicibile da raccontare . Non tanto per l’essere in groppa a un dromedario bensì per  il trovarsi immersi in una bellezza paesaggistica naturale che definirei sublime. Colori, sfumature, atmosfera: contesti molto distanti dal nostro quotidiano occidentale.

 


Dopo la giornata soddisfacente ma leggermente stancante,  cena e riposo all’Hotel SAHARA DOUZ  e poi…alle 4 di mattina partenza per il “lago che  c’è e non c’è “ ovvero per il lago salato di CHOTT  El JERID : una depressione profonda 22 metri sotto il livello del mare per cui  il lago c’è se è piovuto e non c’è in assenza delle piogge perché si  prosciuga.


Per noi c’era  e quindi abbiamo contemplato l’alba : come folli scatenati eravamo tutti a scattare foto e pretendere d’imprigionare l’attimo,  ma il sole in completa autonomia ha fatto un’esibizione incredibilmente spettacolare, si è alzato lentamente ma non troppo e noi,  siamo rimasti col fiato in sospeso. Credo di non aver mai visto nulla di simile perché sono sicura che ne avrei memoria. 

Dopo la nascita del nuovo giorno, abbiamo preso la direzione TOZEUR:  e chi non ricorda la  canzone di Franco Battiato “ I treni di Tozeur”?

Tozeur

Per me i paesaggi non sono panorami, sono luoghi interiori e dovunque mi trovi, pulsano nel mio cuore, mi regalano impressioni, emozioni …. Trovarmi a Tozeur immaginando che le strade che stavo percorrendo erano le stesse che avevano ispirato la canzone mi induceva ad osservare anche quei dettagli a volte trascurabili.


 Dopo aver visitato  TOZEUR , a bordo di jeep  a gruppi di 6, abbiamo intrapreso nuovamente la via del deserto sino a raggiungere un villaggio realizzato  per girare le scene di Guerre stellari, oggi divenuto un’attrazione turistica.  Guerre stellari è stato girato in diversi luoghi  nel mondo come ad esempio  la Giordania, la California  e la Tunisia è stata prescelta  per i paesaggi desertici di Tatooine.

 Quindi ancor in jeep verso una splendida Oasi  in una parte di deserto roccioso poco distante da alcuni resti di un villaggio berbero abbandonato.

Lascio parlare le fotografie….


 







Quindi pranzo a METLAOUI  e poi  di nuovo al via… direzione  KAIROUAN dove si trova  la moschea di ʿUqba, conosciuta anche come la Grande moschea di Qayrawan.


La moschea di Qayrawan è una delle più importanti della Tunisia. Fu costruita da ʿUqba b. Nāfiʿ a partire dal 670 e fu considerata un modello per tutte le moschee successive del Maghreb

L’abbiamo raggiunta verso sera, un’ora e mezza dopo il calar del sole ovvero l’ora in cui i musulmani si recano a pregare quindi  l’abbiamo potuta visitare solo esternamente salendo su una terrazza di un negozio antistante.

Davvero grandiosa e poi …sempre quella strana atmosfera coinvolgente: le luci, i fedeli sotto le arcate in attesa di entrare, i canti che a tratti sembrano pianti o lamenti… 


Infine ritorno ad HAMMAMET dove abbiamo proseguito  la  vacanza.






Hammamet è bella: dalla Medina ai souk, dalla Kasbah alle spiagge dorate, è considerata la perla della Tunisia tra storia, cultura, relax e sapori autentici.

La medina vecchia è graziosa, con belle casette bianche e azzurre ovviamente dalla struttura arabeggiante, del resto siamo in un paese arabo e assiepate ai lati delle strette  stradine numerose botteghe con esposizioni traboccanti di prodotti artigianali ,pellami, stoffe, etc… Quasi assimilabile al Bazar di Instanbul.

Molti degli  hotel luxory  ad Hammamet  è evidente che  sono stati costruiti recentemente: il turismo credo sia l’attività principale.

Ad Hammamet risiede una numerosissima comunità di pensionati italiani poiché la defiscalizzazione non è trascurabile. Non mi azzardo a dare un numero per certo poichè alcuni mi hanno detto che la comunità italiana è di circa 7000 abitanti, altri 10.000…

 


Il MARE! Acque cristalline, spiagge di sabbia fine, clima a ottobre piacevolmente caldo con punte di 30 gradi.

 



Tornarci? Generalmente non torno negli stessi luoghi poiché sono curiosa e desidero sempre mete differenti ma un ritorno ad HAMMAMET, anche soltanto  per usufruire della talassoterapia potrei non escluderlo.

 


 

29 ottobre 2025 – Y.Pelizzari













mercoledì 12 marzo 2025

 

L’ENIGMA DEL SOLITARIO – JOSTEIN GAARDER 

“Cercare di capire chi sono gli essere umani e da dove vengono è un passatempo poco diffuso”

 


In un incontro con amici lettori, dopo aver esternato il mio  entusiasmo  per IL MONDO DI SOFIA di JOSTEIN GAARDER letto qualche anno fa, mi è stato suggerito di leggere anche L’ENIGMA DEL SOLITARIO del medesimo autore.

Ho accolto il suggerimento e l’ho letto ma secondo me non è al livello del primo.

Non si tratta di un romanzo dal contenuto banale, ma lo trovo adatto soprattutto a lettori molto giovani che ancora  non si sono addentrati appieno in certe problematiche e  comunque a ragazzi/e che si pongono domande e sono desiderosi di  conoscere il senso della vita, il senso delle cose.

Lo stile letterario è tipico di un professore di filosofia, quale è l’autore e ne consegue una lettura  molto piacevole anche per gli adulti ed inoltre  non mancano acutissime ed eleganti descrizioni della natura.

 

-         Il rossore dell’alba s’era posato fra cielo e terra come una sottile fusciacca

-         …la luna piena si alzò in cielo. Inondò di luce la valle scura e fece impallidire le stelle.

 

E’ singolare la trama che si disvela con  l’alternarsi della storia che vede protagonisti un padre e un figlio che partono dalla Norvegia in direzione della Grecia alla ricerca dalla moglie e madre che sette anni addietro li  aveva abbandonati per andare alla ricerca di sé stessa e,  la storia che fa da contenuto al “libro del panino” che il ragazzino porta con sé.

 

-         Il mio consiglio a chiunque desideri ritrovare sé stesso è di rimanere esattamente dov’è. Altrimenti rischia davvero di perdersi una volta per tutte.

-         NOI siamo ciò che ricordiamo

-         Non sono bravo a parlare. Probabilmente è perché faccio una certa fatica a pensare e, quando non si riesce a pensare, in fondo non vale neppure la pena di parlare.

-         La nostra vita è come il più fantastico dei racconti d’avventura. Eppure la stragrande maggioranza delle persone considera il mondo del tutto “normale” e per trovare una compensazione alla sua banalità, è costantemente a caccia di qualcosa che esca dalla norma. Questo avviene perché la gente non s’interroga mai sull’enigma che riguarda il pianeta in cui vive.

-         La differenza fra Socrate e tutti gli altri era che questi ultimi, pur non sapendone più di Socrate, erano soddisfatti di quel che sapevano. E chi si accontenta di ciò che sa non potrà mai essere un filosofo.

 

 

Non vado oltre, ma ora dopo aver scritto queste semplici impressioni, mi smentisco e suggerisco a chi ancora non l’avesse letto – poiché la prima edizione risale al 1998 – di leggerlo.

 

 

12 MARZO 2025 – Y.Pelizzari

giovedì 23 gennaio 2025

IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE - FERNANDO PESSOA

Livro do desassossego por Bernardo Soares - FERNANDO PESSOA


Nei giorni difficili, anche se per taluni potrà sembrare egoistico e criticabile, io credo che ciascuno di noi dovrebbe impegnarsi affinchè non si dimentichi di sé stesso/a anche perché, come già è stato scritto, nulla si puo' servire da un vassoio vuoto.
Personalmente nei momenti in cui ho bisogno di lacrime, ho nel contempo, bisogno di fughe rigenerative che a volte consistono nell'andare a vedere un cinema, visitare un museo, una mostra pittorica o fotografica e sempre in incursioni dentro i libri, in particolare uno che considero il libro dell'anima.
Un libro che l'autore ha definito “ libro progetto “: un progetto durato 20 anni e rimasto incompiuto poiché nel 1935 a soli 47 anni, probabilmente a seguito di abuso di alcol e vita sregolata è partito per l’ultimo viaggio.
Quindi il libro – progetto, “Livro do desassossego por Bernardo Soares” non è stato pubblicato dall’autore medesimo bensì pubblicato postumo e il manoscritto giace in ben 450 frammenti - pagine scritte negli archivi portoghesi.
Semplicemente potrebbe definirsi un diario esistenziale, un diario dell’anima , anche se diario non è e i 450 frammenti lasciati da Pessoa non ne costituiscono la trama. Forse potrebbe rientrare anche nelle autobiografie, nello specifico una autobiografia senza fatti.
I frammenti sono relativi a stati d'animo, impressioni e soprattutto riflessioni di colui che osserva da una finestra che ha le persiane che si aprono sia sul FUORI che sul DENTRO.
Fuori il mondo, dentro l’anima.
Non c’è un solo personaggio ma “tanta gente” perché Fernando Pessoa ha creato gli eteronomi, pare se ne possano contare 72 ma i critici asseriscono possano essere molti di più: appunto tutta la gente del mondo.
Osservare, contemplare, sognare, illudersi, scrivere o parolare, riflettere, interrogarsi, amare o non amare , cercare risposte: sprofondare dentro sé stessi.
Sinteticamente racchiude tutta la visione della vita di Pessoa.
Riflessioni così minuziose che è impossibile aggiungere qualsiasi altro minimo dettaglio.
Lo stile letterario è alquanto libero e quanto si possa individuare di discutibile non corrisponde mai all’innegabile. Vi sono pure delle descrizioni paesaggistiche di una bellezza letteraria inenarrabile: la luna, il cielo, i tetti di Lisbona, la rua dos Douradores.
Il semplice impiegato di concetto, un eteronimo di nome Bernardo Soares, a cui Pessoa ha delegato il compito di scrivere questa specie di diario, trascorre la maggior parte del tempo fra le pratiche di import-export nel suo ufficio, la cui finestra consente ampie panoramiche della città: fisicamente quasi immobile è dotato di un’anima in costante fermento, sempre viaggiante lungo il fiume inarrestabile della vita.
Il libro dell’inquietudine – “prosa d’arte che è pura poesia”- viene pubblicato postumo quasi 50 anni dopo la morte del poeta ed è una sistemazione di fogli sparsi.
“L'edizione italiana del libro, pubblicata per la prima volta nel 1986, è curata e tradotta da Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre per Feltrinelli. Nel 2005 è stata pubblicata presso la collana Newton Compton una nuova edizione curata dal professor Piero Ceccucci, sistemata e aggiornata con nuovi testi ritrovati tra le carte pessoane.”
"Nel 2013 è uscito Il secondo libro dell'inquietudine, a cura di Roberto Francavilla che completa il lavoro di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre e gli rende omaggio (e proprio perciò contiene nel titolo l'arbitrio dell'aggettivo secondo).
Fernando Pessoa ( 13 giugno 1888 – 30 novembre 1935), nonostante in vita avesse pubblicato solo 12 racconti è considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese e per il suo valore è paragonato a Camoes.
“ Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia, non c’è niente di più semplice. Ci sono solo due date- quella della mia nascita e quella della mia morte. Tutti i giorni fra l’una e l’altra sono miei” – F. Pessoa
Il libro dell'inquietudine è il mio compagno di viaggio: pagine in cui mi perdo e mi ritrovo.
“ Mi perdo se mi incontro, dubito se trovo, non possiedo se ho ottenuto.”

Qualche STRALCIO
- Vorrei, vorrei…Ma c’è sempre il sole quando brilla il sole e la notte quando arriva la notte. C’è sempre la pena quando la pena ci duole e il sogno quando il sogno ci culla. C’è sempre quello che c’è e mai quello che dovrebbe esserci, non perché è meglio o perché è peggio, ma perché è altro.
- La vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato. Essa ha un senso se è srotolata e disposta in linea retta, o ben arrotolata. Ma, così com’è, è un problema senza nucleo, un avvolgersi senza un dove attorno a cui avvolgersi.
- Dicono che il tedio è la malattia degli oziosi, o che attacca solo coloro che non hanno nulla da fare. Eppure questo malessere dell’anima è più sottile: più che i veri oziosi attacca coloro che hanno disposizione per essa e coloro che lavorano o che fingono di lavorare ( che nella fattispecie è lo stesso).
….Il tedio non è malattia della noia di non aver nulla da fare, ma una malattia maggiore: sentire che non vale la pena di fare alcunchè.
- Ma mi libero dalla preoccupazione scrivendo, come uno che respira meglio anche se la malattia non è passata.
Quando scrivo mi visito solennemente. Ho delle sale speciali, ricordate da altri interstizi della raffigurazione, dove mi diletto ad analizzare ciò che non sento e mi esamino come un quadro nell’ombra.
- Non amiamo mai nessuno. Amiamo solo l’idea che ci facciamo di qualcuno. E’ un nostro concetto (insomma noi stessi) che amiamo.
Amare è stancarsi di essere solo.
- Narrare è creare, perché vivere è soltanto essere vissuto.
- Scrivere è dimenticare. La letteratura è il modo più piacevole di ignorare la vita. La musica culla, le arti visive animano, le arti vive ( come la danza e il teatro) intrattengono……
- Una poesia è l’espressione di idee o di sentimenti in un linguaggio che nessuna utilizza poiché nessuno parla in verso.
Il poeta è un fingitore. Finge così completamente che arriva a fingere che è dolore il dolore che davvero sente. E quanti leggono ciò che scrive, nel dolore letto sentono proprio……
Gennaio 2025 – Y.Pelizzari

giovedì 7 novembre 2024

L'ETA FRAGILE - DONATELLA DI PIETRANTONIO

 

L’ETA’ FRAGILE – DONATELLA DI PIETRANTONIO

Dopo aver letto L’ARMINUTA e BELLA MIA con grande coinvolgimento, non ho avuto esitazione ad acquistare L’ETA’ FRAGILE, vincitore PREMIO STREGA 2024.

 


Credo  che il premio sia assolutamente meritato : lo stile letterario di questa autrice è alquanto singolare, a tratti quasi crudo, ma ritengo che ma ritengo che alcune situazioni e sentimenti appartenenti alla trama , difficilmente si potrebbero descrivere meglio.

L’ETA FRAGILE è toccante, se si è genitori credo lo sia maggiormente. 

“ Non esiste un’età senza paura. Siamo fragili sempre, da genitori e da figli, quando bisogna ricostruire e quando non si sa nemmeno dove gettare le fondamenta”.   

Non aggiungo altro se non qualche stralcio e mi limito a suggerirne la lettura.

 

-         I figli, ci sono tanti modi per perderli. E’ inevitabile a un certo punto.

-         ….è il destino delle madri, non poterli più proteggere, a un certo punto.

-         A un certo punto perdiamo la presa sulla vita dei figli. Vanno da soli e ci guardano spietati.

-         La vita segreta dei figli. Sappiamo che esiste, ma non siamo mai pronti a toccarla.


Novembre 2024 - Y. Pelizzari