sabato 3 dicembre 2022

UNA VOLTA SOLA – MARIO CALABRESI

 

UNA VOLTA SOLA – MARIO CALABRESI

Storie di chi ha avuto il coraggio di scegliere

 



Nonostante apprezzi  Mario Calabresi come giornalista e sapessi delle sue diverse pubblicazioni , prima d’ora non avevo letto nessun suo libro.

UNA VOLTA SOLA ha catturato la mia attenzione  non per il titolo ma per il sotto-titolo. “ Storie di chi ha avuto il coraggio di scegliere” e così l’ho acquistato e non me ne sono pentita.

Si tratta di una raccolta  di quattordici storie  di vite particolari: donne e uomini che hanno scelto di vivere  “senza paura” e con forza nonostante le avversità.

Credo convintamente che la vita sia la miglior maestra e perciò conoscere il vissuto di altri contribuisce ad acquisire conoscenza.  A volte l’esperienza di altri ci fa da consigliera e ci aiuta anche ad evitare errori oppure a trovare in noi quella forza che possediamo  a nostra insaputa.   

Il noto giornalista scrive di aver avuto l’idea di scrivere questo libro  in occasione di un suo soggiorno a Martina Franca, in Puglia dove si era recato per far visita alla mamma di un suo caro amico, Angelo Aquaro, scomparso nel 2019. Durante questa visita mentre la mamma di Angelo gli mostrava una raccolta di articoli scritti dal figlio, a lui è balenata l’idea   poi concretizzata poiché si è soffermato a riflettere su “ quanto nelle vite di ognuno di noi ci siano dei momenti speciali che ci definiscono, che ci imprimono un segno e una direzione”.  

 Non aggiungerei altro, altrimenti dovrei fare una sintesi delle varie storie , per cui mi limito a suggerirne la lettura. E’ un libro ben scritto, ogni storia offre spunti di riflessione e  poi….non mancano gocce di saggezza apprezzabili. Non si tratta di una lettura impegnativa ma tutt’altro che banale.

STRALCI

- La vita piò sempre portare delle situazioni nuove, dobbiamo mettercelo in testa, possono essere belle e possono essere terribili. E questo è il mistero. Non dobbiamo mai ridurre la quota di mistero, nonsappiamo cosa ci può accadere tra un'ora. Se tendiamo a rendere prevedibile la giornata, a fare solo cose programmate, a sapere già cosa faremo stasera alle otto, la nostra vicenda umani s'impoverisce. La vita è una danza tra mistero e cose conosciute, l'impensato è una grande risorsa.

- Sono sempre più convinto che ognuno di noi sia la somma degli amici che ha avuto, degli incontri che ha fatto e dell'educazione che ha ricevuto. 

Dicembre 2022 – Y.Pelizzari

MILANO, città sorprendente

 

MILANO, città sorprendente



Per me che alle spalle avevo montagne, prati verdi e acque di lago, il primo incontro  non è stato troppo piacevole, anzi è stato disorientante. Sin da bambina ero desiderosa di andare oltre quei panorami ben definiti  del Lago di Como e la mia instancabile fantasia  mi aveva fatto immaginare città colorate con palazzi che sovrastavano gli alberi, ampie piazze con monumenti equestri, negozi dalle vetrine sfavillanti. Purtroppo avevo tralasciato molti dettagli, come per esempio la fitta rete di strade presenti in tutte le città,   vie spesso molto simili fra loro,  oppure la nebbia dal velo a trame cineree che confonde  e intristisce ogni cosa. Forse, a ben pensarci , al primo impatto  Milano mi ha spaventata.

Troppo grande per me che ero cresciuta in un borgo troppo piccolo.  

Come avrei potuto districarmi  in quelle vie trafficate, salire su di un tram anziché un altro o utilizzare la metropolitana che correva sotterranea, muovermi con disinvoltura fra persone frettolose che mi passavano accanto con indifferenza?

Eppure, a distanza di anni,  ho una certezza: per  MILANO provai una subitanea attrazione, forse si  trattò di un sentimento ambivalente,  una mescolanza di  curiosità e timore, ma  nel giro di  pochi mesi  ebbi  la consapevolezza che MILANO mi aveva stregata.

La frenesia di questa città, antitesi alla monotonia, si coniugava perfettamente con il mio tormento interiore, tipico della giovane età  ma mai del tutto acquietato e oggi, dopo aver visitato molte altre città del mondo, non tentenno nell’affermare che  MILANO con le sue luci e le sue ombre è la città che più amo.



Certamente  in questi ultimi anni ha subito un notevole cambiamento: i Vicoli dei Lavandai con i panni stesi sui fili ad asciugare e i capannelli di sconosciuti  fermi in piazza Duomo a conversare come fossero amici,  appartengono al passato.   L’evoluzione è tuttora in corso, forse persino a ritmo eccessivamente sfrenato giacché  avviene spesso  che  a  distanza di qualche settimana si vedono spuntare palazzi nuovi, ma secondo me  questo fenomeno  appartiene alla sua peculiarità.

Milano non è certamente una città immobile bensì è  molto dinamica: insegue il progresso, non sfugge a partecipazioni attive a grandi eventi,  è una città che corre.

Sintetizzando , ritengo comunque  appropriato  definirla  “ città sorprendente” perché  spaziando , senza  andare  troppo lontano dal centro storico ci si  trova in luoghi inattesi.



Vi sono angoli molti suggestivi che la modernità non ha contaminato : angoli di una bellezza singolare.



Oltre al Naviglio Grande e il Naviglio Pavese, itinerari d’obbligo per i turisti ,  nomino come esempio  la zona  Naviglio  Martesana,  Borgo Gorla.  Una Milano maliosa che regala l’illusione di trovarsi a chilometri di distanza dal contesto metropolitano. Una camminata in via Tofane e dintorni offre scenografie d’altri tempi:  ristoranti tipici e osterie,  case tinteggiate a colori intensi, simili a quelle dei borghi marinari, che si specchiano nelle acque, orti e giardini rigogliosi,  ville antiche come Villa Angelica o Villa Singer che venne edificata a fine ottocento per  farne una distilleria di profumi ,  persino una casa con la facciata ricoperta di piastrelle a evocare quelle portoghesi . Fra la vegetazione a bordo naviglio spicca anche un albero d’arance. Bancherelle di libri usati , antiquariato e  oggettistica varia  contribuiscono a vivacizzare lo scenario. 



 Una Milano leggermente fuori mano rispetto alle briose vie del centro storico e Citylife, ma così affascinante che la si può  solo amare. Emblematico un cartello al Borgo di Gorla  che fiancheggia il naviglio -  Percorso turistico del Municipio 2 – recante la scritta “ La piccola Parigi”. 


Novembre 2022 – Y.Pelizzari

SAN MARTINO- SEMNAGO ( Lago di Como)

 

SAN MARTINO- SEMNAGO ( SAN SIRO - Lago di Como)

Il panorama che diviene emozione

Alla ricerca di ricordi inesistenti 

SAN MARTINO, una manciata di case  aggrappate a un lembo di territorio scosceso.

Quasi tutte abitate soprattutto in estate,  hanno altezze e facciate diseguali  che rendono il contesto pittoresco. Si potrebbe  immaginare che queste case gareggino fra loro per aggiudicarsi la migliore prospettiva, per scoprire poi che  tale fantasia  è insensata poiché SAN MARTINO, da ogni angolo,  gode panoramiche del lago indicibili. Gli unici pianori, probabilmente realizzati con zappa e badile da mani e braccia laboriose, ospitano la chiesa e il camposanto.  SAN MARTINO in autunno e in inverno è un borgo sonnacchioso immerso in uno scenario rilassante, silenzioso,  ma  sin dalla primavera e poi  in estate,  gente proveniente da più parti, anche dall’estero, lo ravvivano.

 Erano giorni che meditavo di raggiungere SAN MARTINO, quasi sentissi un richiamo e oggi,  appena alzata mi sono decisa a non procrastinare.

Dal borgo di  Noledo  a salire, la carrabile diviene assai ripida e per me che guido prevalentemente in città, risulta difficoltosa, quindi dopo aver lasciato l’auto in un parcheggio di fortuna,  non ho esitato a inerpicarmi sulla mulattiera  dai cigli ingentiliti da floridi cespugli di felci che inizia nei pressi di quella che  un tempo fu “La bottega del Nuto” ( di Noledo).

L’acciottolato versa in condizioni rovinose, ma ha il vantaggio di snodarsi fra prosperose robinie, secolari castagni e abbondanti roveti  i cui fiori in estate diventano succulente more.

Si sale, si prosegue oltre la bella edicola votiva in sasso  edificata in anni recenti a memoria di Suor Rina Saglio, si oltrepassa la Valle dell’Arna  mantenendosi sulla Via degli Alpini  sino a trovare sulla sinistra la deviazione  che conduce a  San Martino.

Una strada  prevalentemente ombrosa  e abbastanza pianeggiante che in pochi minuti, mantenendo una camminata a passo spedito, conduce alla Chiesa  che segna l’ingresso  nel borgo in Piazza di San Martino e Santa Apollonia.

Una bella chiesetta con uno svettante campanile quadrangolare dedicata appunto a San Martino, il protettore dei viandanti. Pare che  il motivo di tale dedica sia riconducibile al fatto che  qui, in tempi molto antichi,  ci fosse un ospizio che offriva ospitalità ai viandanti.

Il tetto della chiesa è stato rifatto recentemente e l’utilizzo di tegole  anziché piode non è del tutto  in armonia con l’ambiente, ma non è da escludere che il fattore economico abbia influito sulla scelta dei materiali. 

In Piazza San Martino e Santa Apollonia la meraviglia è palpabile  anzi è concretezza poiché da qui la vista è sorprendente e, in giornate come quella di oggi in cui la brezza leggera  ha spazzato via persino quella velatura a trame sottilissime tipica dei laghi che confonde le finiture, lo scenario è  mozzafiato.  Sulla piazza oltre la chiesa c’è la Locanda San Martino, una trattoria con cucina tipica locale  e,  il monumento “ Ai  valorosi che caddero per la grandezza d’Italia” .

Qui un piccolo spazio adibito a parcheggio segna l’inizio del divieto d’accesso alle auto: per andare oltre occorre  esclusivamente l’uso delle  proprie gambe.


Le case in pietra con la scala esterna sono quelle che prediligo e alle quali riservo maggior attenzione poiché sono quelle originarie. Molte lasciano credere che non siano più abitate da lungo tempo: in ogni caso sono peculiari a rendere singolare il contesto.

Alcune sono  state ristrutturate con tocchi di evidente modernità e qualcuna vi ha aggiunto anche la piscina. Altre invece sono state  rimaneggiate senza evidenti travolgimenti mantenendo inalterato lo stile originale .



I vicoli acciottolati, stretti, corrono da una casa all’altra, a tratti divengono scalinate che inducono a dubitare che siano stradine pubbliche e non accessi privati.

A San Martino non ho fatto grandi incontri:  nessun gatto mi ha attraversato la strada a portarmi sfortuna come vorrebbe la superstizione e non ho udito cani ad abbaiare mentre la cospicua presenza di arnie è segno che l’aria sia salubre e le api godono di buona vita.

Le finestre e le persiane rimaste chiuse o accostate hanno fugato qualsiasi dubbio sul fatto che il mio passaggio a San Martino possa aver arrecato disturbo ad alcuno.


Belle le  fontane erogatrici d’acqua potabile che se  correttamente datate risalgono al 1900.

La Chiesa che un tempo godeva della presenza costante del parroco poiché era una parrocchia- fu accorpata nell’Unico Ente parrocchiale di Santa Maria Assunta in  Santa Maria Rezzonico nel  luglio 1986-  evoca l’importanza appartenuta al borgo. Poco distante da essa, completamente immerso nel verde e nella quiete c’è il camposanto così  ben curato da sembrare un grazioso giardino. 

Forse l’anticamera del paradiso. 

 Mi sono seduta sul muricciolo che delimita la piazzetta antistante la Chiesa, che senza ombra di dubbio nel passato ha rappresentato il fulcro della vita del borgo.

Con l’inventiva ho cercato  immagini mai archiviate perché mai vissute, ma  sicura che siano esistite. Ho visto il portone della chiesa aperto e  giovani spose abbigliate con cura incamminarsi verso l’altare: donne che non avrebbero poi esitato a dare alla luce nidiate di bimbi.

Ho udito il canto di cori gioiosi e campane suonare a festa.

Accompagnata dai suoi genitori, che mai ho avuto la gioia di  chiamare nonni  perché loro sono partiti prima che io arrivassi,  ho visto mia mamma con  il vestito di seta blu, il suo abito da sposa: radiosa è andata incontro a mio papà che l’aspettava all’altare.

Era un lontanissimo giorno di febbraio e a me  non è dato sapere se facesse freddo oppure no . Ho solo la certezza che qui nella chiesetta di San Martino, quel giorno si celebrò il matrimonio dei miei genitori. Un’immagine incredibilmente vivida seppure non vissuta : lei, mia mamma, così bella, altera nel suo portamento!

Quella mamma che mai ho vista giovane perché sono figlia di genitori vecchi.

Mi sono poi avvicinata a un uomo affaccendato nei fatti propri che se non l’avessi chiamato non mi avrebbe vista e gli ho chiesto se abitasse a San Martino e  se poteva indicarmi la strada che conduceva al cimitero.

Mi ha risposto che si era trasferito altrove e qui è rimasta soltanto la mamma. La casa della mamma, un’altra  casa che  probabilmente un giorno chiuderà la porta per sempre. Mi ha accompagnata per un brevissimo tratto e poi mi ha detto che non mi sarei potuta sbagliare perché la via per il cimitero era una soltanto e l’ingresso stava presso la chiesa.

Ho camminato fra le lapidi, ho cercato quei nomi e cognomi che ripeteva spesso mia mamma e qualcuno l’ho pure trovato.

Sono poi tornata sui miei passi e le cataste di legno ben ordinate mi hanno fatto immaginare case dalle calde atmosfere con ceppi scoppiettanti dentro i focolari.

SAN MARTINO è un gioiello paesaggistico di rara bellezza,  apprezzato anche dagli stranieri come  dimostrano i cognomi riportati sulle targhette delle porte d’ingresso.

Tutti i borghi di SAN SIRO godono di una buona visuale del lago, ma  SAN MARTINO è privilegiato perché permette allo sguardo di raggiungere un buon tratto del ramo di Lecco, oltre all’Alto lago con sullo sfondo le maestose montagne della Valtellina. 

Ho lasciato il borgo alle spalle, mi sono incamminata dalla parte opposta a quella dove sono arrivata sino a raggiungere il tratto di mulattiera in salita che ricongiunge alla carrozzabile sovrastante.

A San Martino, con le mie sneakers moderne e silenziose  ho percorso molti di quei viottoli che  mia mamma ben conosceva  e che, chissà quante volte avrà percorso, in ogni stagione,  con gli zoccoli in legno rumorosi. Quelli fatti a mano con le stringhe e la tomaia in pelle nera,  tipici del lago di Como.

San Martino che  non  ho mai abitato,

San Martino che festeggiava alla grande  Santa Apollonia,

una festa a me pervenuta solo nella narrazione d’altri,

mi ha regalato languide sensazioni.

Ritornerò. 

Per coloro che desiderano approfondire relativamente alla chiesa http://web.tiscali.it/assunta_rezzonico/chiese/sanmartino/sanmartino.htm

 23 maggio 2020- Y. P.

Revisione nr 1 - Novembre 2022 – Y.Pelizzari.

lunedì 14 novembre 2022

 

PASSIONE – PAOLO CREPET

 

“ Molti uomini hanno una vita di quieta disperazione: non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi attorno. Osate cambiare, cercate nuove strade” – John Keating


Qualche anno fa assistetti alla presentazione di quest’opera . La ritenni di mio interesse  e quindi l’acquistai e Paolo Crepet mi fece la dedica. Riposi il libro nella mia libreria e solo qualche settimana fa ho deciso di leggerlo.

Non immaginavo fosse così prezioso: se l’avessi saputo l’avrei letto prima.

 Non si tratta di un romanzo bensì è una raccolta di storie di vita e riflessioni il cui filo conduttore è la PASSIONE.

Cos’è la PASSIONE?

La nuvola di insetti che vola e si posa su quei fiori per poi librarsi nell’aria, ci ricorda che la passione è “ movimento d’animo”,………….  

Con il termine “passione” i clinici antichi indicavano un dolore cronico che portava a una fine ineludibile….”

 Paolo Crepet incontra diversi personaggi, fra i quali Renzo Piano  architetto, Paolo Fresu musicista e scrittore,  e Alessandro Michele   stilista - ( tre uomini molto diversi per età, formazione e biografia, ma accomunati da un’inconfondibile caratteristica: l’inossidabile entusiasmo che anima il loro lavoro e l’assoluta fedeltà ai sogni di gioventù, che ne ha reso possibile l’avverarsi)   -  e pone loro domande relativamente  alle loro esperienze di vita e sempre cosa rappresenti per loro la PASSIONE.

Quella passione che li portati a realizzare grandi progetti , a concretizzare sogni , a dare un senso alla vita.

Ne esce un’opera molto interessante che induce il lettore a riflettere sull’argomento e pure ad analizzare la forza della propria passione nel caso l’avesse.   

PASSIONE non è solo un semplice  sostantivo che spesso viene utilizzato senza soffermarsi sul reale significato: PASSIONE è godere, soffrire, ardore  dolore…

 Siamo sicuri che la ricerca del rilassamento sia positiva?

Già oggi, infatti, per molti giovani trasgredire significa rilassarsi, inibire il più possibile le emozioni forti, tradurre le passioni in musica lenta, prevedibile, blanda.

Ma questo non è forse l’antitesi del significato stesso di passione? E se nessuno insorgerà all’idea che parte di una generazione stia scegliendo la tranquillità emotiva, invece dell’impeto delle idee, sarà difficile pensare a un’innovazione……”   

 Una lettura che è indubbiamente fonte di arricchimento e aiuta a conoscere meglio sé stessi e pure a migliorarsi perché non si finisce mai d’imparare:

“ E il bello è che né l’intelligenza né la passione invecchiano, perché non sono fatte di cellule periture, ma si nutrono della bellezza delle idee, dell’impalpabilità dei sogni, della libertà delle visioni”.  

 Novembre 2022- Y.Pelizzari

sabato 5 novembre 2022

ARCOBALENO – BANANA YOSHIMOTO

 

ARCOBALENO – BANANA YOSHIMOTO


 

Le case tristi, anche senza una ragione particolare, finiscono con il rendere tristi chi li abita”

Mi succede puntualmente transitando dinanzi alle vetrine di una qualsiasi libreria. A volte riesco a trattenermi soltanto o perché vado di fretta o perché me lo impongo, ma quando mi trovo nei pressi  della   LA FELTRINELLI di Piazza Duomo ingresso Galleria Vittorio Emanuele, il suo richiamo lo trovo  irresistibile  e sempre soccombo : quindi entro e quasi mai esco a mani vuote.

Del resto nonostante non sia refrattaria  alla tecnologia e abbia certezza che l’e-book offra praticità e risparmio,  prediligo i libri cartacei . Amo il profumo che emanano, il rumore delle pagine che si girano, la gradevole sensazione di tenerli fra le mani.

Da questa mia passione ne consegue che solitamente non acquisto un libro per leggerlo nell’immediato bensì spesso lo ripongo in libreria e,  a volte mi succede persino di dimenticarmi d’averlo comprato.

Infatti in un giorno piovoso della settimana scorsa,  rimettendo ordine nella mia libreria che oramai occupa tutta una parte, ho scoperto d’aver parecchio arretrato da leggere, fra cui c’era ARCOBALENO di BANANA YOSHIMOTO, il cui prezzo mi induce a credere che l’abbia acquistato molto tempo addietro: euro 6,50. 

L’autrice giapponese è assai nota e vanta un grandissimo numero di lettori anche in Italia dove ha esordito nel 1991 con Kitchen. A seguire: Sonno profondo – Tsugumu – Il corpo sa tutto – La piccola ombra – e molti altri ancora.

 ARCOBALENO secondo me è un piccolo gioiello,  soprattutto per chi ama soffermarsi ad analizzare la complessità dei sentimenti, delle sensazioni e delle relazioni.

E’ una bellissima storia, non una storiella rosa, anche se è una storia che affronta diverse forme d’amore.

Si legge in un batter d’ali.

La protagonista ,  una ragazza orfana di padre, vive con la mamma e la nonna che gestiscono un ristorante.

Terminati gli studi si trasferisce a Tokyo e trova occupazione come cameriera in un ristorante polinesiano il cui nome è appunto ARCOBALENO. Alla morte di madre e nonna si ritrova completamente sola e per superare il dolore cerca di concentrare tutte le sue energie nel lavoro, ma a un certo punto crolla e sviene  .

Il proprietario, il sig. Takada che proprio a seguito di un suo splendido soggiorno a  TAHITI ha aperto ARCOBALENO, tiene molto alla giovane cameriera e al fine di farla riprendere al meglio le concede un mese di ferie di cui in parte lei utilizza per farsi una vacanza proprio a TAHITI.

Il sig. Takada oltre a un cane e un gatto,  ha la moglie incinta del suo amante e lui ne è a conoscenza.

Non vado oltre: il cane e il gatto ricoprono un ruolo non trascurabile ma la bellezza di questo breve romanzo è da ricercarsi nella capacità descrittiva dell’autrice perchè i sentimenti divengono palpabili e i luoghi divengono cartoline.

 Buona lettura!

“ Camminavo raccolta nel mio silenzio e, poiché la vista davanti ai miei occhi cambiava in continuazione, restavo estasiata, come se mi trovassi in un sogno. Avevo l’impressione di non appartenere a quello spettacolo. E che la bellezza del panorama altro non fosse che il seguito dei miei sogni. Di giorno ogni cosa era avvolta da una luce molto intensa, di notte invece dal buio più pesto”.

 Novembre 2022 – Y. Pelizzari

giovedì 27 ottobre 2022

MUSSOLINI IL CAPOBANDA - ALDO CAZZULLO

 

MUSSOLINI IL CAPOBANDA

Perché dovremmo vergognarci del fascismo

ALDO CAZZULLO

 


Non rientra fra le letture di svago. Sulla tematica “ventennio fascista”  è stato scritto molto, ma come accade nella narrazione dei fatti storici, le verità emergono molti anni dopo il suo verificarsi per cui è utile, per coloro  che amano conoscere la storia, accostarsi alle pubblicazioni più recenti. Antonio SCURATI sta compiendo un lavoro pregevole: il suo “ M Figlio del Secolo” – romanzo documentario - ha vinto un Premio Strega e ha venduto più di 120 000 copie , seguito poi da “M  il Figlio della Provvidenza” .

ALDO CAZZULLO, con Mussolini Il capobanda, attingendo ai fatti storici realmente accaduti, offre molteplici spunti per riflettere e induce il lettore a comprendere l’atmosfera del ventennio in cui Mussolini , con la violenza all’insegna del santo manganello e dell’olio di ricino, è salito al potere, ma soprattutto mette in risalto, sempre con  fatti e testimonianze,   quanto siano false certe dicerie e convinzioni purtroppo assai radicate.

 A pg 332 scrive. “ E l’antifascismo sarà anche fuori moda, ma non è fuori tempo. Perché il fascismo non è morto del tutto con Mussolini. E’ finito il fenomeno storico sorto in Italia tra le due guerre mondiali. Ma migliaia di uomini, nel nostro Paese e altrove, hanno continuato a professare quelle idee, e dove hanno potuto,  le hanno tristemente realizzate. Aggiungendo sangue a sangue, crimini a crimini”.

 Nonostante trattasi di una lettura impegnativa da sembrare a tratti  persino incredibile per l’evidenza documentata della crudeltà praticata dalle squadracce nere, le 350 pagine scorrono assai velocemente.

Vengono documentati  delitti noti  di cui i mandanti sono certi, ad esempio quello di Giacomo Matteotti. Sconvolgenti le pagine riguardanti Antonio Gramsci, la morte e il  funerale di cui Pierpaolo Pasolini  ha dato il titolo a un suo libro “ Le ceneri di Gramsci”.

Si fa riferimento a numerosi personaggi che hanno avuto parte gloriosa nella storia del Novecento: Togliatti, Pertini, Turati, etc.  ai quali sono state dedicate strade e piazze e dei quali molti non ricordano nulla.  

Ovviamente si racconta di OVRA, della banda Kock – ( l’esecuzione di Koch avvenuta il 5 giugno 1945 verrà filmata da uo dei suoi prigionieri: Luchino Visconti)-  degli enormi arricchimenti dei gerarchi, facendo cenno anche all’oro di Dongo, di sevizie, di occupazioni, di guerra, della Repubblica di Salò e della ingloriosa fine….trattasi appunto di un libro di STORIA.

Non manca qualche “leggera chicca”  inserite magistralmente dall’autore  per “alleggerire” il contenuto quando si fa troppo “pesante”. 

Il Dittatore aveva molte donne, o meglio ha “usato” molte donne, persino l’ebrea critica d’arte Margherita Sarfatti che gli fu amante nel contempo che la moglie,  Donna Rachele,  cresceva la prole legittima.  Cent’anni fa, in questi stessi giorni, la nostra patria cadeva nelle mani di una banda di deliquenti, guidati da un uomo cattivo e spietato. Un uomo capace di tutto: persino di far chiudere in manicomio il proprio figlio, e la donna che l’aveva messo al mondo”.

Clara Petacci, più giovane di lui di 30 anni,  comunque non fu l’amante storica perché  quella definita nel libro “storica”  era milanese, dalla quale ebbe la figlia Elena Curti  che nei giorni ingloriosi stava con lui a Salò alimentando la gelosia di donna Rachele e Clara Petacci.

 Ma torniamo alla storia.

Lo sapete vero che: “Nell’estate del 1930 Graziani si sente abbastanza forte per conquistare l’oasi di Cufra, e per preparare l’attacco il 31luglio vengono bombardate le oasi di Taizerbo…..Tutte le bombe erano caricate con l’iprite, il tremendo gas vescicante della prima guerra mondiale, bandito dalle convenzioni internazionali”.

 Non esito a consigliarlo poiché dopo questa lettura ciascun lettore sarà in grado di rispondere a chi  dirà che “ ha fatto cose buone”, ad esempio le bonifiche.

“ Filippi smonta anche il mito più duro a morire: le bonifiche. Il regime annuncia di voler risanare otto milioni di ettari. Dopo dieci anni di lavori e spese, proclama di aver bonificato quattro milioni di ettari; in realtà  “erano effettivamente completi o a buon punto solo i lavori su poco più di due milioni di ettari. Di questi due milioni, un milione e mezzo erano bonifiche concluse dai governi precedenti il 1922”. Il resto si farà dopo la guerra, con i soldi del piano Marshall.”

 E a proposito di malaria:  durante il Regime vennero  eseguite delle vere e proprie sperimentazioni sugli esseri umani mediante la somministrazione di mercurio anziché chinino – più costoso - che condussero 28 bambini alla morte mentre decine di altri subirono malformazioni  nel comune di Gruaro . Quando il Regime si rende conto del dramma, si preoccupa di censurare la notizia, le voci vengono cancellate e le famiglie contadine tacitate con il risarcimento di settemilalire.

 Infine ritengo che il contenuto dell’opera di Cazzullo sia davvero molto interessante, infatti rientra nelle classifiche dei libri più venduti. 

Nella storia la parte giusta e la parte sbagliata non coincidono con il Bene e il Male.

Dalla parte dell’antifascismo c’era anche una minoranza di persone malvagie, che commisero delitti che non dobbiamo nascondere ma denunciare. E dalla parte del fascismo, c’erano sicuramente brave persone, che a volte pagarono per colpe non loro. In ogni caso, l’antifascismo resta la parte giusta; il fascismo quella sbagliata”.

 E per concludere riprendo quanto è scritto a pag. 318  a proposito della RESISTENZA , perché pure io sono convinta  che esista della stessa  un’idea del tutto immaginaria.

 La Resistenza non è solo “una cosa rossa”, così come essere antifascista non significa essere comunista o di sinistra. Scelsero di combattere i nazifascisti migliaia di giovani, tra cui c’erano certo comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, monarchici; e soprattutto ventenni che non sapevano neppure cosa fossero i partiti, ma rifiutarono di schierarsi con Mussolini e Hitler. E ci furono molti modi di dire di no. Un no pronunciato da donne, ebrei, contadini, sacerdoti, carabinieri, militari, suore, internati militari in Germania. E frati. Come i francescani di Susa".

 Soddisfatta di aver terminato questa lettura, insoddisfatta delle sintesi appena terminata, non escludo di approcciarmi ad Antonio Scurati con i suoi romanzi-documentari da 800 pagine ciascuno.

 Leggiamo i libri - documentari altrimenti corriamo il rischio di credere a ciò che altri ci  raccontano.

 Ottobre 2022- Yvonne Pelizzari

 

giovedì 15 settembre 2022

LA CITTA’ DEI VIVI – NICOLA LA GIOIA

 

LA CITTA’ DEI VIVI – NICOLA LA GIOIA

 


Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Viviamo nell’incubo di venire derubati, ingannati, aggrediti, calpestati. E’ più difficile avere paura del contrario. Preghiamo Dio o il destino di non farci trovare per strada un assassino. Ma quale ostacolo emotivo dobbiamo superare per immaginare di poter essere noi, un giorno, a vestire i panni del carnefice?” ( pg. 381)

 

 Sono ancora dentro LA CITTA’ DEI VIVI,  non riesco ad uscirne. Ci sono entrata  domenica scorsa quando andandomene in spiaggia  per godermi il caldo sole settembrino  ho deciso di farmi accompagnare da NICOLA LAGIOIA.  Da quel momento non ho avuto più pace e oggi,  quasi con dispiacere o forse con sollievo,  sono arrivata all’ultima pagina. La numero  459 pagine.

Pubblicato da EINAUDI nel 2021 LA CITTA’ DEI VIVI tratta una storia vera, una storia realmente accaduta a Roma nel marzo del 2016 . In un appartamento del Collatino si sono trovati 3 giovani: MARCO PRATI, MANUEL FOFFO  e LUCA VARANI. MARCO E MANUEL figli di famiglie “bene”,   LUCA adottato da una famiglia   di ambulanti di dolciumi.

LUCA VARANI dall’appartamento non è più uscito con le sue gambe: violentato, seviziato, forse torturato è  morto dissanguato.

 NICOLA LAGIOIA in questo libro, a seguito di una minuziosa attività di raccolta documenti comprensiva di atti giudiziari, intercettazioni, perizie, dichiarazioni e numerosissime  interviste  durata anni, ha riscostruito  la storia riuscendo  così a  offrire al lettore una lettura ben diversa da quella divulgata dai media, spesso superficiale incentrata soprattutto ad attirare l’attenzione trascurando appieno la complessità della situazione.  E trascurando pure la realtà di una  città dalle molteplici sfaccettature: un insieme di luci e ombre . Sono certa che alcune pagine “toccheranno” anche il lettore meno sensibile.

Credo che chi ha seguito il caso è a conoscenza che il solo a pagare l’efferato omicidio è MANUEL FOFFO condannato a 30 anni di galera mentre MARCO PRATI si è suicidato in carcere nei giorni antecedenti l’inizio del processo.

 Suggerisco caldamente la lettura di LA CITTA’ DEI VIVI: è senza dubbio molto utile a chi è genitore poichè induce a riflettere su quei  comportamenti abbastanza comuni che in alcuni casi  possono rivelarsi devastanti nella formazione personale dei propri figli.  

Sempre valido il detto “ nulla è come appare” : la cocaina sembra sia alla portata di tutti e il consumo è diffuso più di quanto si possa immaginare, chi si professa convintamente eterosessuale non è sicuro che lo sia, la prostituzione maschile non è  rara come forse si è portati a credere.

E soprattutto: i cellulari consentono ai figli  di raccontare grandi menzogne al fine di far star tranquilli genitori  che desiderano “ stare tranquilli”.

 LA CITTA’ DEI VIVI non è un romanzo come tanti , ritengo impossibile fornire  gocce di trama : gli eventi si susseguono a  ritmo serrato, le problematiche affrontate sono molteplici, quindi mi limito a proporre qualche stralcio e rinnovo l’invito alla lettura evidenziando che occorre comunque avere consapevolezza che si tratta di un vero e proprio pugno nello stomaco.

Infine: il mio modesto giudizio relativamente allo stile letterario  di Nicola Lagioia è semplicemente eccellente . Attenta alle descrizioni, mi sono soffermata su alcune provando "sana invidia" .   

 STRALCI

 Il riconoscimento delle proprie responsabilità in un’azione turpe stava diventando, sul piano emotivo, una prova insostenibile. Nessuno riusciva più a imputarsi una colpa, nessuno riconosceva a se stesso la possibilità del male.

Non c’è niente di più difficile che far cambiare idea ai genitori sul conto dei propri figli. Ci sono genitori persuasi che i figli siano irrimediabilmente dei perdenti, altri credono di avere messo al mondo dei geni, o più modestamente delle creature incapaci di sbagliare. Questo tipo di cecità può esasperare, ma in casi estremi muove a compassione.

 Non c’è niente di più stupido che comportarsi in modo diverso da ciò che si è. Questo mette gli altri nella condizione di fraintenderti, e gli altri sono sempre pronti a giudicare.

 Non si arriva a conoscere tutto nemmeno di sé stessi….

 Settembre 2022- Y.Pelizzari

lunedì 22 agosto 2022

CARO PIER PAOLO - Dacia Maraini

 CARO PIER PAOLO - Dacia Maraini



Quest’anno ricorre il centenario della nascita di Pier Paolo Paolini ( 5 marzo 1922 Bologna – 2 novembre 1975 Lido di Ostia) , che come noto fu un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore e drammaturgo italiano ed è considerato tra i maggiori intellettuali italiani del novecento.
Personaggio poliedrico si distinse in numerosi campi, lasciando contributi anche come pittore, romanziere, linguista, traduttore e saggista.
Ebbene in questa ricorrenza numerose sono le pubblicazioni che si trovano in libreria ed io, affascinata da sempre dal personaggio e soprattutto interessata ad approfondirne la conoscenza, ne ho comprate e lette alcune fra le quali questa: CARO PIER PAOLO di Dacia Maraini.
DACIA MARAINI ( Fiesole 13 nov.1936) e Pier Paolo furono legati da profonda amicizia e collaborarono in più occasioni . Inoltre Dacia Maraini per parecchi anni ( dal 1962 agli anni ‘80) fu compagna di Alberto Moravia il quale a sua volta fu grande amico di Pier Paolo. Ne è conseguito che le frequentazioni dei tre furono assidue tanto che acquistarono insieme persino una casa a SABAUDIA, dove trascorsero molte serate facendo pure programmi che la morte violenta di Pier Paolo, in circostanze ancora oscure, non permise di concretizzare.
Tale premessa si è resa necessaria per meglio comprendere questo libro che vuole essere una raccolta di lettere che Dacia scrive a Pier Paolo evocando avvenimenti precisi , esperienze vissute insieme, soprattutto raccontando i numerosi viaggi in Africa che intraprendevano ogni anno nel periodo natalizio al fine di sfuggire ai riti che detestavano. Partivano sempre in tre: Dacia, Pier Paolo e Alberto tranne in un'occasione in cui partecipò Maria Callas la quale subì il fascino di Pasolini, anzi pare proprio avesse avuto un grande innamoramento sino ad arrivare a pensare che potesse influire e modificare i gusti sessuali di lui…
“ Trovava che tu, Pier Paolo, fossi una meraviglia di uomo: attento, gentile, premuroso, generoso. Ti avrebbe volentieri sposato, anche se sapeva delle tue preferenze sessuali. Ma si può amare una donna senza desiderarla? Questa era la sua domanda a cui io non avevo risposta.”
Da queste lettere, così intense, così profonde ne esce un grande uomo tenero nelle relazioni, gentile nella quotidianità, dalla potente creatività e nel contempo duro e provocatore dalla dialettica arguta e intelligente.
Indubbiamente anticonformista ma anche preda di profonde contraddizioni.
Dalle lettere di Dacia emerge appieno che la sua breve vita è stata contrassegnata dal tormento interiore. Non a caso soffriva di atroci dolori allo stomaco: un’ulcera invincibile non gli dava tregua nonostante ingoiasse medicinali che a distanza di anni si sono rivelate pure nocive e ovviamente non poteva bere alcool e caffè.
Dacia inizia con lo scrivere che spesso lo sogna e da ogni sogno prende spunto per una narrazione :
“ Caro Pier Paolo stanotte ti ho sognato. Avevi il solito sorriso dolce e mi dicevi: “ Sono qua!”. Poi ti toglievi una specie di gilet color malva e aggiungevi . “ Fa caldo”……
E’ così strano che dopo tanti anni, nel sonno, io trovi ancora il modo di ricordarti e di vederti. Sei sempre il giovane cinquantenne che ho frequentato negli anni Sessanta e Settanta: il corpo agile, sportivo, la faccia seria, non imbronciata, ma pensosa, lo sguardo sognante, il passo deciso e sempre pronto a correre……”
Lo stile letterario di Dacia Maraini indiscutibilmente eccellente e io in queste 203 pagine, che ho letto in meno di due giorni, mi sono perduta …sono stata in Africa con lei, Pier Paolo e Alberto, ho attraversato lo Yemen, il Sudan, ho visto scenari inimmaginabili, ho vissuto avventure che purtroppo mai vivrò anche perché l’Africa di quegli anni non è più la stessa di oggi e, ho pure vissuto il muto rifiuto subito da Maria Callas quando in una circostanza sfortunata in un villaggio africano si sono trovati costretti a dormire in due stanzette di una missione. Lei sperava che quella fosse l’occasione tanto attesa ma Pasolini con delicatezza ed eleganza, ( calma autorevole – scrive Dacia) disponeva che le donne dormissero assieme e lui e Alberto pure.
Dacia Maraini racconta che Pasolini era indubbiamente affascinato da Maria Callas, lo si percepiva dagli atteggiamenti, dagli sguardi ma purtroppo il profondo legame che lui aveva con la madre non gli consentiva di fare l’amore con altre donne. Emblematica la poesia “ Supplica a mia madre” di cui riporto solo una parte:
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
Lo scambio di opinioni fra Dacia, Alberto e Pier Paolo era quotidiano e nelle lettere di Dacia si evidenziano le idee , le convinzioni di Pasolini con le dovute argomentazioni, al fine di far comprendere al lettore lo spessore intellettuale del personaggio e non solo i pregi e i difetti caratteriali.
Ovviamente si affronta pure l’argomento omosessualità poiché lui lo era, con forte attrazione per i “corpi giovani” dai quali voleva essere desiderato e che mai avrebbe preso con violenza.
Si sofferma poi sulla sua morte e qui Dacia pone molte domande rimaste a tutt’oggi senza risposta. Lei riuscì ad ottenere un colloquio in carcere con Pino Pelosi, colui che ha dichiarato la colpevolezza dell’omicidio ma non ottenne risposte soddisfacenti bensì la conferma dei dubbi sul fatto che la verità fosse ben diversa.
Potrei continuare ad elogiare quest’opera perché mi ha molto coinvolta ma sia chiaro, la mia fascinazione per Pasolini è notevole e più approfondisco e più me ne innamoro.
La forza del suo pensiero mi ha sedotta.
Agosto 2022- Y.Pelizzari