SAN MARTINO- SEMNAGO
( SAN SIRO - Lago di Como)
Il panorama che
diviene emozione

Alla ricerca di ricordi inesistenti
SAN MARTINO, una manciata
di case aggrappate a un lembo di
territorio scosceso.
Quasi tutte abitate soprattutto
in estate, hanno altezze e facciate
diseguali che rendono il contesto pittoresco.
Si potrebbe immaginare che queste case
gareggino fra loro per aggiudicarsi la migliore prospettiva, per scoprire poi
che tale fantasia è insensata poiché SAN MARTINO, da ogni
angolo, gode panoramiche del lago indicibili. Gli unici pianori,
probabilmente realizzati con zappa e badile da mani e braccia laboriose,
ospitano la chiesa e il camposanto. SAN MARTINO in autunno e in
inverno è un borgo sonnacchioso immerso in uno scenario rilassante, silenzioso,
ma sin dalla primavera e poi in estate, gente proveniente da più parti, anche
dall’estero, lo ravvivano.
Erano giorni che meditavo
di raggiungere SAN MARTINO, quasi sentissi un richiamo e oggi, appena alzata mi sono decisa a non procrastinare.
Dal borgo di Noledo
a salire, la carrabile diviene assai ripida e per me che guido prevalentemente
in città, risulta difficoltosa, quindi dopo aver lasciato l’auto in un
parcheggio di fortuna, non ho esitato a
inerpicarmi sulla mulattiera dai cigli
ingentiliti da floridi cespugli di felci che inizia nei pressi di quella che un tempo fu “La bottega del Nuto” ( di Noledo).
L’acciottolato versa in
condizioni rovinose, ma ha il vantaggio di snodarsi fra prosperose robinie, secolari
castagni e abbondanti roveti i cui fiori
in estate diventano succulente more.
Si sale, si prosegue oltre la
bella edicola votiva in sasso edificata
in anni recenti a memoria di Suor Rina Saglio, si oltrepassa la Valle dell’Arna mantenendosi sulla Via degli Alpini sino a trovare sulla sinistra la deviazione che conduce a San Martino.
Una strada prevalentemente ombrosa e abbastanza pianeggiante che in pochi minuti,
mantenendo una camminata a passo spedito, conduce alla Chiesa che segna l’ingresso nel borgo in Piazza di San Martino e Santa
Apollonia.
Una bella chiesetta con uno
svettante campanile quadrangolare dedicata appunto a San Martino, il protettore
dei viandanti. Pare che il motivo di
tale dedica sia riconducibile al fatto che qui, in tempi molto antichi, ci fosse un ospizio che offriva ospitalità ai
viandanti.
Il tetto della chiesa è
stato rifatto recentemente e l’utilizzo di tegole anziché piode non è del tutto in armonia con l’ambiente, ma non è da
escludere che il fattore economico abbia influito sulla scelta dei materiali.
In Piazza San Martino e
Santa Apollonia la meraviglia è palpabile anzi è concretezza poiché da qui la vista è
sorprendente e, in giornate come quella di oggi in cui la brezza leggera ha spazzato via persino quella velatura a
trame sottilissime tipica dei laghi che confonde le finiture, lo scenario è mozzafiato. Sulla piazza oltre la
chiesa c’è la Locanda San Martino, una trattoria con cucina tipica locale e, il
monumento “ Ai valorosi che caddero per
la grandezza d’Italia” .
Qui un piccolo spazio
adibito a parcheggio segna l’inizio del divieto d’accesso alle auto: per andare
oltre occorre esclusivamente l’uso delle
proprie gambe.
Le case in pietra con la
scala esterna sono quelle che prediligo e alle quali riservo maggior attenzione
poiché sono quelle originarie. Molte lasciano credere che non siano più abitate
da lungo tempo: in ogni caso sono peculiari a rendere singolare il contesto.
Alcune sono state ristrutturate con tocchi di evidente
modernità e qualcuna vi ha aggiunto anche la piscina. Altre invece sono state rimaneggiate senza evidenti travolgimenti
mantenendo inalterato lo stile originale .
I vicoli acciottolati,
stretti, corrono da una casa all’altra, a tratti divengono scalinate che
inducono a dubitare che siano stradine pubbliche e non accessi privati.
A San Martino non ho fatto
grandi incontri: nessun gatto mi ha
attraversato la strada a portarmi sfortuna come vorrebbe la superstizione e non
ho udito cani ad abbaiare mentre la cospicua presenza di arnie è segno che l’aria
sia salubre e le api godono di buona vita.
Le finestre e le persiane rimaste
chiuse o accostate hanno fugato qualsiasi dubbio sul fatto che il mio passaggio
a San Martino possa aver arrecato disturbo ad alcuno.
Belle le fontane erogatrici d’acqua potabile che
se correttamente datate risalgono al
1900.
La Chiesa che un tempo
godeva della presenza costante del parroco poiché era una parrocchia- fu
accorpata nell’Unico Ente parrocchiale di Santa Maria Assunta in Santa Maria Rezzonico nel luglio 1986- evoca l’importanza appartenuta al borgo. Poco distante da essa,
completamente immerso nel verde e nella quiete c’è il camposanto così ben curato da sembrare un grazioso giardino.
Forse l’anticamera del paradiso.
Mi sono seduta sul
muricciolo che delimita la piazzetta antistante la Chiesa, che senza ombra di
dubbio nel passato ha rappresentato il fulcro della vita del borgo.
Con l’inventiva ho
cercato immagini mai archiviate perché
mai vissute, ma sicura che siano
esistite. Ho visto il portone della chiesa aperto e giovani spose abbigliate con cura incamminarsi
verso l’altare: donne che non avrebbero poi esitato a dare alla luce nidiate di
bimbi.
Ho udito il canto di cori
gioiosi e campane suonare a festa.
Accompagnata dai suoi
genitori, che mai ho avuto la gioia di chiamare nonni
perché loro sono partiti prima che io arrivassi, ho visto mia mamma con il vestito di seta blu, il suo abito da
sposa: radiosa è andata incontro a mio papà che l’aspettava all’altare.
Era un lontanissimo giorno
di febbraio e a me non è dato sapere se
facesse freddo oppure no . Ho solo la certezza che qui nella chiesetta di San
Martino, quel giorno si celebrò il matrimonio dei miei genitori. Un’immagine incredibilmente
vivida seppure non vissuta : lei, mia mamma, così bella, altera nel suo
portamento!
Quella mamma che mai ho
vista giovane perché sono figlia di genitori vecchi.
Mi sono poi avvicinata a un
uomo affaccendato nei fatti propri che se non l’avessi chiamato non mi avrebbe
vista e gli ho chiesto se abitasse a San Martino e se poteva indicarmi la strada che conduceva al
cimitero.
Mi ha risposto che si era
trasferito altrove e qui è rimasta soltanto la mamma. La casa della mamma,
un’altra casa che probabilmente un giorno chiuderà la porta per
sempre. Mi ha accompagnata per un
brevissimo tratto e poi mi ha detto che non mi sarei potuta sbagliare perché la
via per il cimitero era una soltanto e l’ingresso stava presso la chiesa.
Ho camminato fra le lapidi,
ho cercato quei nomi e cognomi che ripeteva spesso mia mamma e qualcuno l’ho
pure trovato.
Sono poi tornata sui miei
passi e le cataste di legno ben ordinate mi hanno fatto immaginare case dalle
calde atmosfere con ceppi scoppiettanti dentro i focolari.
SAN MARTINO è un gioiello
paesaggistico di rara bellezza, apprezzato
anche dagli stranieri come dimostrano i
cognomi riportati sulle targhette delle porte d’ingresso.
Tutti i borghi di SAN SIRO
godono di una buona visuale del lago, ma SAN MARTINO è privilegiato perché permette
allo sguardo di raggiungere un buon tratto del ramo di Lecco, oltre all’Alto
lago con sullo sfondo le maestose montagne della Valtellina.
Ho lasciato il borgo alle
spalle, mi sono incamminata dalla parte opposta a quella dove sono arrivata
sino a raggiungere il tratto di mulattiera in salita che ricongiunge alla
carrozzabile sovrastante.
A San Martino, con le mie
sneakers moderne e silenziose ho
percorso molti di quei viottoli che mia
mamma ben conosceva e che, chissà quante
volte avrà percorso, in ogni stagione, con gli zoccoli in legno rumorosi. Quelli
fatti a mano con le stringhe e la tomaia in pelle nera, tipici del lago di Como.
San Martino che non ho mai
abitato,
San Martino che festeggiava
alla grande Santa Apollonia,
una festa a me pervenuta
solo nella narrazione d’altri,
mi ha regalato languide
sensazioni.
Ritornerò.
Per coloro che desiderano
approfondire relativamente alla chiesa http://web.tiscali.it/assunta_rezzonico/chiese/sanmartino/sanmartino.htm
23 maggio 2020- Y. P.
Revisione nr 1 - Novembre
2022 – Y.Pelizzari.